Real #1

Takehiko Inoue Planet Manga, Sett. 04 - 228pp. b&n B. - 5.50euro
Articolo aggiornato il 03/11/2015

Real #1 è oramai uno dei nomi su cui andare a colpo sicuro tra i tantissimi mangaka sbarcati nelle edicole e fumetterie nostrane. Lanciato dal divertente e scatenato Slam Dunk (titolo che ha spezzato la presunta ritrosia dei lettori italiani per i sportivi), che narra, tra sport, adolescenza e ironia, gli inizi dell’irascibile e simpaticissimo Hanamichi Sakuragi nel mondo del Basket, ed affermatosi anche al pubblico più raffinato con l’ambizioso Vagabond, la storia di Miyamoto Musashi, nel Giappone dei samurai e dei ronin, che consacra il grande talento grafico dell’autore, Inoue si dedica nuovamente al suo amore per lo sport. Con Real infatti l’autore torna a calcare i palazzetti da basket, ma al “classico” utilizzo della metafora sportiva come crescita personale, affianca il tema dell’handicap e della forza di vivere come strumento per superarlo.

“Non invidiatelo. Queste ruote sono ormai le gambe di Vince. Non invidiatelo anche se non avete gambe meccaniche.”

Uno dei protagonisti di cui veniamo a conoscenza in Real, rappresentate del tema che sarà quello portante della storia, è infatti Kiyoharu Togawa, un ragazzo costretto sulla sedia a rotelle in seguito alla perdita di una gamba; il suo amore per la pallacanestro e il desiderio di vittoria lo porterà ad incrociare la strada con la strana figura di Tomomi Nomiya, un teppistello dalla rude simpatia (che ricorda per molti versi Hanamichi Sakuragi, ma con un velo di tristezza sotterranea), ritiratosi da scuola in seguito ad un grave incidente in moto, nel quale è rimasta coinvolta una ragazza, ora costretta a sua volta sulla sedia a rotelle. I temi sono quelli cari a Inoue già in Slam Dunk, opera con la quale è difficile non fare paragoni, cioé l’agonismo, lo sport come integrazione tra i ragazzi, il cameratismo – come sentimento diverso, parallelo ma non complementare, all’amicizia – , la sfida con gli altri come appendice della sfida con se stessi.

A tutto questo, si aggiunge la volontà di superare i propri limiti, sia fisici, nel caso di Togawa, sia mentali, come la paura di Nomiya di scontrarsi con la ragazza che ha reso inferma. Ed è chiaramente il primo di questi aspetti a colpire di più il lettore, con l’autore che, nella figura del ragazzo in carrozzina, evidenzia bene la voglia di vivere al massimo delle sue possibilità; un episodio è lo specchio più fedele di questo aspetto, quello in cui il ragazzo si trova a confronto con i suoi ex-compagni della squadra di basket in carrozzina, verso cui prova rabbia per il sorriso con il quale accettano la sconfitta: come se per loro fosse accettabile perdere, arresisi alla propria condizione di dis-abili, in contrasto con la volontà di vincere sempre e comunque di Togawa, e di dimostrare di essere piuttosto diversamente-abile.
Una distinzione sottile ma che rappresenta il fulcro del messaggio di Inoue, che affronta un tema difficile in maniera delicata e molto umana, senza cercare il pietismo nel lettore, ma anzi mostrando la forza di vivere e di sentirsi vivi.

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio