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La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Julia

La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Julia
L'ennesimo scontro tra Julia e la sua antagonista Myrna è raccontato in albo dalla costruzione sofisticata in cui gli autori rielaborano i cliché propri della...

Il ritorno di Myrna, l’antagonista di , è l’occasione per testare la capacità della serie di di mantenere uno standard qualitativo medio/alto. La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di JuliaIn una serie costituita ormai da elementi e situazioni ricorrenti (argomento ben trattato da Guglielmo Nigro qui) la gestione di un appuntamento così importante e ciclico rappresenta un ottimo banco di prova per saggiare la capacità (e, perché no?) l’impegno profuso dagli autori nella loro opera.

Il risultato è interessante e, arrivo a dire, sorprendente. Sorprendente per la modalità narrativa che la sceneggiatura, a firma di Giancarlo Berardi e , mette in mostra. Dentro un episodio lineare, scorrevole e piacevole, si dipana senza intoppi una storia parallela, che si racconta attraverso i personaggi di contorno; una storia complementare a quella principale, che si articola attraverso quelli che a prima vista potrebbero sembrare dei “momenti di passaggio” dell’intreccio, privi di un significato preciso.

Sovvertendo la consolidata architettura degli episodi, Myrna è la protagonista dell’albo: relegata la titolare della serie al ruolo di comprimaria, La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Juliaè sua la voce narrante e sono i suoi deliri a venire rappresentati nelle tavole, al posto degli incubi di Julia. Il tutto per raccontarci la prospettiva della criminale, il classico viaggio nella mente dell’assassino, restituito per fortuna in maniera sobria e senza drammatizzazioni stucchevoli. Ma l’aspetto interessante sta, come dicevo, nel racconto parallelo, nel binario che affianca costantemente quello percorso da Myrna, lungo il quale si trovano a condividere pezzi di itinerario personaggi che definiremmo ordinari.

A ciascuno di questi la storia dedica uno sguardo, a volte rapido altre più prolungato, grazie al quale è possibile intravedere un elemento di aderenza con la serial killer, quando non un’affinità vera e propria. Le innocue perversioni sessuali  messe in scena all’inizio dell’albo, la propensione alla giustizia sommaria, l’omicidio come strumento di soluzione dei conflitti: a essere protagonista di questi episodi non è Myrna, ma sono i vari comprimari di una vicenda che, pur focalizzandosi sulla protagonista, riesce a raccontare con grande efficacia delle storie di derive ordinarie, La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Juliamostrando come il confine tra normalità e anomalia sia labile, mettendo in scena quella che potremmo definire, un po’ grossolanamente, la banalità del male.  Piuttosto che raccontarci, per l’ennesima volta, la storia di un individuo divenuto criminale perché vittima di una storia personale fatta di abusi e difficoltà, Berardi e Mantero ci mostrano, con una naturalezza che sorprende, anche l’altra faccia della medaglia, ovvero come sia facile che persone comuni abbiano degli atteggiamenti che sfociano nella degenerazione.

Non a caso Myrna riesce a muoversi senza grosse difficoltà in mezzo ai cittadini “normali” sfruttandone quando le debolezze quando le aspirazioni, capitalizzando le affinità presenti tra lei e le persone circostanti. La scena finale, anticipata dalla copertina, in cui Julia e Myrna si fronteggiano coltello alla mano rappresenta il climax di questo racconto strutturato per analogie, esplicitate chiaramente nella scena madre: adesso Julia e Myrna sono pressoché indistinguibili, La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Juliapersino la criminologa è costretta ad arrendersi ed a impugna un’arma, non ricorrendo al fido e affabile posacenere nascosto nella borsetta. La valenza simbolica del confronto è evidente ed è rafforzata dal suo esito, che non sveliamo per quanti volessero leggere l’albo. Basti dire che l’immagine del bosco con cui si chiude l’episodio è allegoria di un’oscurità indistinta che alberga dentro ciascuno, la tenebra dentro cui fuggire o addirittura perdersi, come Myrna.

 Tornano alla mente le parole di “Serial Killer” di Franco Battiato scritte da Manlio Sgalambro:

 “non avere paura della mia trentotto, che porto qui nel petto, di questo invece devi avere paura, io sono un uomo come te”.

Abbiamo parlato di:
Julia  #169 – Myrna: rabbia antica
Giancarlo Berardi, Maurizio Mantero, Steve Boraley
, ottobre 2012
132 pagine, bianco e nero, brossura – € 3,40
ISBN: 9771127177005

 

La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Julia

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