Una “Quasi signorina”: intervista a Cristina Portolano

Crescere a Napoli, vivere a Bologna, disegnare fumetti: in questa intervista la storia di Cristina Portolano raccontata in "Quasi signorina"

Una "Quasi signorina": intervista a Cristina Portolano nasce a Napoli nel 1986, frequenta il liceo artistico e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha collaborato con alcuni collettivi d’autoproduzione (Ernestvirgola, Delebile, Teiera, Squame), vinto diversi premi (nel 2011 il Prix of graphic journalism presso Napoli Monitor e nel 2014 il Premio Carlo Boscarato come “Autore Rivelazione” al Treviso Comics Book Festival) . Oggi lavora come illustratrice, come insegnante d’educazione artistica e tiene laboratori di arte grafica e murale. Quasi signorina è il suo primo graphic novel, pubblicato a maggio del 2016 da Topipittori. Abbiamo approfittato dell’uscita di questo libro per farle qualche domanda.

In questo libro hai raccontato la tua infanzia trascorsa a Napoli. Come mai hai scelto di soffermarti su questa parte della tua vita?
Ho scelto questa parte della mia vita perché è ancora quella che ricordo meglio e ritenevo interessante raccontare. Poi la necessità nasce anche da una costatazione presuntuosa: non ho letto ancora nessun libro o fumetto che racconti come è cresciuta una bambina nata nell’86 a Napoli.

Cosa rappresenta per te la tua infanzia? Vivi con nostalgia le esperienze fatte da bambina o ne ricavi energia per affrontare la realtà da donna adulta?
Ne ricavo energia, o più che energia, la chiamerei consapevolezza.
L’infanzia rappresenta un calderone di esperienze che ci servono sicuramente per affrontare la vita adulta ma per essere anche adulti migliori di quelli che ci hanno cresciuto. Poi non sempre si riesce.

I momenti che descrivi denotano dei ricordi piuttosto vividi; c’è qualche aneddoto che non sei riuscita ad inserire?
Non ho inserito moltissimi aneddoti proprio perché erano aneddoti e non servivano alla storia che stavo raccontando. Perché, pur se di base autobiografica, ho voluto raccontare prima di tutto una storia.

Una piccola curiosità: che reazioni hanno avuto le persone che si sono viste ritrarre nel fumetto?
Hanno avuto delle reazioni molto intelligenti e per me inaspettate.

Una "Quasi signorina": intervista a Cristina Portolano

Che rapporto hai con la città di Napoli? In cosa credi ti abbia aiutato o, al contrario, ostacolato?
Non potrei essere quella che sono se non fossi nata a Napoli. Credo di avere un buon rapporto con questa città adesso, ma me lo sono sudato.
Amo tutto quello che questa città ti dà e ti toglie.
Ti pone sempre di fronte a nuove sfide con te stesso ed è così che ti offre un’opportunità di crescita. Questo mi ha molto aiutato. Gli ostacoli, poi, ho imparato ad aggirarli in fretta.

Cosa ti ha spinto, quindi,  a lasciare la tua città e perché hai scelto di trasferirti proprio a Bologna?
Quando ero adolescente ero un po’ “sbandata” ma nulla di drammatico. Sbandata come tutti gli adolescenti. Però avevo una passione, leggevo un sacco di fumetti e, un po’ per incoscienza un po’ per sfida, decisi che dopo il liceo mi sarei trasferita a Bologna dove molti di questi fumetti si facevano.  Sentivo che a Napoli avevo esaurito le esperienze che potevo fare.
Ero alla ricerca di nuovi stimoli esterni che però rispondessero alla mia necessità di crescere, artisticamente e come persona.

Da cosa ti sei sentita più influenzata nell’elaborazione di uno stile personale?
L’idea dello stile, come ha detto recentemente Gipi in una video-intervista, è una stronzata. Mi spiego meglio: non ho mai cercato la formula magica, uno stile che funziona, da proporre all’infinito.  Cerco sempre il segno e la forma che mi consentano di rappresentare un certo tipo di storia e trasmettere un certo tipo di emozioni.

Ci sono dei disegnatori a cui ti senti particolarmente affine o che hanno avuto un ruolo fondamentale nella tua formazione?
Sicuramente nella mia formazione hanno avuto un ruolo fondamentale autori come David B, Igort, Marjane Satrapi, Rutu Modan, Jessica Abel, Gipi, Daniel Clowes, Chester Brown, Seth, ma ci sono sopratutto scrittori e registi come la Morante, Parrella, Carver, Martone, Ferrante, Garrone, Pasolini, Monicelli, Zavattini. Mi sento molto affine e ha avuto un ruolo fondamentale nella scrittura di Quasi signorina il mio amico e autore Pietro Scarnera.

Una "Quasi signorina": intervista a Cristina PortolanoRaccontaci qualcosa della tua esperienza nelle autoproduzioni; qual è la differenza più significativa che hai notato nel lavorare, invece, con una casa editrice come  Topipittori?
Fare autoproduzione è gratificante. È un modo per produrre e veder realizzato a tuo modo quello che credi manchi nel mondo e senti sia necessario creare. La mia esperienza con tutte queste realtà è molto positiva e  sono molto contenta che esistano persone come Sara Pavan (Ernestvirgola), Francesca Protopapa (Squame), Giulia Sagramola (Teiera) e Bianca Bagnarelli (Delebile) che portano avanti le maggiori etichette di autoproduzione oggi in Italia.
Lavorare con i Topipittori è bello e il fatto che arrivassi dalle autoproduzioni da un lato mi ha aiutata ma dall’altro mi ha anche creato dei problemi con l’editore, perché ho la tendenza a fare troppe cose che non mi riguardano più. Quando hai una casa editrice alle spalle ti senti un po’ più sicura,  sai che il tuo lavoro sarà distribuito e promosso a prescindere dalle tue forze fisiche e mentali. Quindi hai la possibilità stare tranquilla e rilassata, ma io non ci riesco proprio!

Com’è oggi per una giovane artista lavorare in Italia e, nello specifico, a Bologna?
Io a Bologna ho studiato e qui ho investito su me stessa, ragion per cui ho degli amici che sono diventati la mia famiglia, ci vivo bene, ho le mie abitudini e la mia quotidianità. È stimolante come città, trovo sempre cose interessanti da fare e culturalmente gratificanti. Spesso a molti viene a noia e se ne vanno, alcuni ci restano mal volentieri. Io credo di aver fatto pace con me stessa e ho capito che, come in ogni città dove una persona può scegliere di vivere, è sempre bene allontanarsi ogni tanto per vedere cosa c’è altrove, per poi dopo ritornare e gioire di quello che si ha.
Come giovane artista lavorare in Italia oggi è bello però non basta, bisogna sempre avere un occhio fuori. Alla fine ogni posto in cui scegli di stare è uguale a un altro ma ci sono problemi diversi dappertutto.

Sul blog di Topipittori c’è un tuo efficacissimo resoconto a fumetti della genesi di Quasi signorina. Come mai hai proposto il libro proprio a Topipittori?
Ho proposto il libro proprio a loro perché presentano questa collana editoriale, “Gli anni in tasca graphics”, che mi sembrava particolarmente adatta  per la mia storia. Quindi la scelta è stata istintiva e se non avessero accettato loro sarei stata nei guai perché non avrei saputo proprio a chi altro proporla .

© Topipittori, Cristina Portolano

Come ti collochi rispetto alle varie esperienze letterarie a cui accenni e cosa pensi del fenomeno Elena Ferrante?
Rispetto alle varie esperienze letterarie esistenti, dici? Io non conosco moltissimo, ammetto di essere ignorante e pur guardandomi molto intorno finisco col recepire una minima parte di quello che esiste.
Come ti ho già detto,  avevo la necessità di creare qualcosa che mi ero accorta non esistere ancora. Di Elena Ferrante non ho ancora letto nessun libro di quelli de L’amica geniale perché le copertine non mi piacciono e mi rifiuto di comprare queste edizioni, ma ho adorato L’amore molesto, che continua ad essere uno dei miei punti di riferimento.
Però Elena Ferrante appartiene ad un’altra generazione, non alla mia. Allo stesso modo anche altre scrittrici che adoro e leggo tutt’oggi.
Non voglio collocarmi da nessuna parte, ma è ovvio che ciò che racconto è storia recente che vale la pena indagare e raccontare. Ovviamente, ognuno può farlo a proprio modo e con la propria voce.

Grazie a Cristina Portolano per la sua disponibilità.

Intervista tenuta via mail a maggio 2016

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