Primavere e Autunni, radici cinesi tra le vie di Milano

"Primavere e Autunni" di Rocchi e Demonte riflette nel percorso di un uomo quello della Storia e delle relazioni all’interno della Comunità cinese di Milano.

Primavere e Autunni, radici cinesi tra le vie di MilanoPrimavera è sinonimo di nascita, inizio. Se giustapposta ai concetti di declino, vecchiaia, tramonto, che l’autunno porta con sé, allora abbiamo un’idea di quanto possa essere lunga una vita.

Il titolo del fumetto di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, uscito per la casa editrice Beccogiallo nel settembre 2015, riprende metafore a noi di certo familiari, ma le possibilità di Primavere e Autunni non si limitano a ripescare nei nostri riferimenti culturali. Questo titolo infatti suggella il forte valore riconosciuto dagli autori al legame con la Cina: Primavere e Autunni è uno dei Cinque classici della letteratura cinese antica, un’opera storiografica (gli Annali dello stato di Lu) e attribuita a Kong zi, il Maestro Confucio.

Questo riferimento è importante per comprendere la narrazione autobiografica che Matteo Demonte realizza attraverso il fumetto. Si tratta della storia del proprio nonno, un giovane cinese di pochi mezzi, il quale, con estremo spirito d’iniziativa, si imbarcò in un’impresa che cambiò le sorti dell’intera famiglia.

Primavere e Autunni esordisce con l’arrivo del Sig. Wu (poco più che un ragazzo), a Milano (raggiunta solo dopo essere passato per Parigi, Amsterdam e Milano). La trama tutta narra principalmente delle imprese, dei successi, dei fallimenti e del lascito di quest’uomo alla propria famiglia e alla comunità cinese della metropoli italiana per eccellenza. Quest’opera ha il merito di trattare, in maniera molto personale ma allo stesso tempo tendenzialmente documentaristica, la storia della Comunità cinese di Milano, su cui merita leggere, tra le postfazioni, quella Daniele Brigadoi Cologna, sinologo e sociologo).

Primavere e Autunni, radici cinesi tra le vie di Milano

Il racconto non è inteso come la storia di un solo uomo e punta piuttosto a riflettere il percorso di tutti quegli individui che contribuirono la più antica (e attualmente la più numerosa) comunità cinesi in Italia. Il protagonista lascia il proprio piccolo villaggio di montagna alla volta di un mondo sconosciuto, ma al suo arrivo ad accoglierlo vi è già una piccola rete di rapporti umani sinceri e saldi. Basati non esclusivamente sull’appartenenza culturale, ma su valori umani universali.

L’importanza del concetto dei rapporti umani e sociali – le relazioni (guanxi)- è fondamentale per il singolo all’interno di una società che lo valorizza solo a patto di incastonarlo nella propria rete. Per Wu, l’occasione nasce dall’incontro con Z., un mercante di cravatte: “Wu e Z. strinsero un accordo” e grazie a questo accordo Wu riesce pian piano ad inserirsi, tra le maglie della società della splendente Milano degli anni ‘20.

Primavere e Autunni, radici cinesi tra le vie di MilanoE se nel presente è difficile scorgere i tratti della Storia, è ancora più importante questo lavoro di Demonte e Rocchi, che mirano a trasportare il lettore in una dimensione alternativa, alla ricerca delle radici, offrendogli un punto di vista difficilmente esplorato.

La questione della ricerca delle radici è estremamente importante all’interno della cultura cinese, che ha attraversato, negli ultimi cento anni, una serie quasi inimmaginabile di stravolgimenti: dalla caduta dell’Impero, alla fondazione della Repubblica Popolare, all’apertura economica di Deng Xiaoping. Ombre lontane, la cui importanza storica difficilmente influenza il nostro quotidiano, ma vitali per chi si ritrova figlio (o, in questo caso, nipote) di due culture, e sente il bisogno quasi fisico di raggiungere le profondità di quella che può essere una contraddizione e un’impagabile risorsa.

Il prezzo della ricerca è spesso dolore, e le condizioni sono, in ogni caso, severe. Demonte approfondisce la Storia, attraverso una storia, attraverso la costruzione di tanti legami che sono parte di un unico legame: quello con la propria patria.
Nonostante Wu combatta per mantenere il senso d’appartenenza, Milano lo avviluppa, coinvolgendolo, affascinandolo, donandogli una carriera che non avrebbe mai immaginato, rapporti saldi, una famiglia. Grande protagonista è la Milano capitale internazionale, in un ininterrotto parallelo tra la storia della Cina moderna e l’ultimo secolo italiano.

Il Sig. Wu si lega a Giulia, un’immigrata cremonese, sarta, donna pratica e fondamentale per gli sviluppi della carriera del giovane cinese. E mentre la vicenda di Wu, di sua moglie, dei loro figli e di tutti i loro amici si snoda attraverso la storia del XX secolo, la tensione tra due culture tiene viva una sorgente di vita e di inquietudine, poiché la storia di chi ce l’ha fatta, non è necessariamente una storia di successi, e , nel caso del Sig. Wu, appare più come una storia di compromessi.

Primavere e Autunni, radici cinesi tra le vie di MilanoMolto interessante la scelta di riportare in caratteri cinesi (tradizionali, non semplificati) la traduzione dei dialoghi tra i personaggi e di parole e concetti chiave. La letteratura in traduzione spesso priva il lettore del piacere di osservare l’estetica dei caratteri, che in questo caso invece contribuiscono a rendere ancora più elegante la forma e più efficace il contenuto.

Per quanto concerne lo stile, si tratta di un accurato lavoro sull’immagine, “un ibrido che usa sì il segno grafico, ma la maggior parte delle volte lo inquadra in un formato video” (Rocchi, p.136). Il lavoro in digitale e sulla fotografia sono preponderanti, in particolare per la fisionomia dei personaggi e per gli sfondi. Questa scelta, oltre a conferire un senso di staticità e permettere al lettore anche un certo distacco, pur avendo il merito di avvicinare l’obiettivo di fedeltà storica e biografica, va a scapito di una linea più personale, che avrebbe dato forse spazio ad un’immedesimazione più profonda.
La grafica è comunque estremamente piacevole ed elegante, arricchita con diversi accorgimenti e dettagli che saltano all’occhio a una lettura attenta (tra questi, i caratteri e l’insistenza sul valore del “simbolo”).

La tendenza complessiva è dunque al distacco documentaristico, alla serietà (colpisce la quasi totale assenza di ironia), che ne rallenta la lettura. Questa freddezza non significa totale assenza di emotività e coinvolgimento personale, da parte dell’io narrativo. Spesso nel racconto si aprono dei piccoli squarci e sembra di poter scorgere il cuore pulsante di un legame transgenerazionale e transculturale.

Abbiamo parlato di:
Primavere e Autunni
Ciaj Rocchi, Matteo Demonte
, settembre 2015
162 pagine, brossurato, a colori – 10,00 €
ISBN: 8899016127

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