La primavera di Negri e Calia

Il nuovo libro di Claudio Calia, in bilico tra il fumetto di impegno civile, l'intervista, la biografia, il racconto di un pezzo di recente storia italiana e per la sua...
Articolo aggiornato il 19/04/2015

La primavera di Negri e CaliaA un anno dal già apprezzato Porto Marghera, suo esordio sulla lunga distanza uscito sempre per Becco Giallo, torna in libreria con un nuovo volume. È primavera, Intervista a Antonio Negri, come dice il titolo è tutto incentrato sulla figura di Antonio Negri, uno dei maggiori e importanti filosofi e osservatori socio/economico/politici contemporanei. Negri è stato una delle figure cardine di quello che siamo abituati a indicare come il ’68, anche se il suo impegno politico copre tutta la storia dei movimenti anticapitalistici e antiglobalizzazione, dagli anni cinquanta in poi.
Indicato per anni come il cattivo maestro, il demiurgo che si nascondeva dietro il terrorismo brigatista, Negri ha scontato diversi anni di carcere preventivo sulla base di accuse e teoremi politici e giudiziali non supportati da processi e sentenze, fino ad essere eletto deputato nel 1983 grazie a una candidatura del Partito Radicale mentre era ancora un detenuto nelle prigioni italiane. Il successivo esilio a Parigi, con tanto di espatrio avventuroso, lo catapulta in un diverso contesto culturale a stretto contatto con i maggiori filosofi francesi del calibro di Foucault, Deleuze, Guattari. Proprio in questo periodo, in un ambiente ideale per approfondire la sua analisi sulla contemporaneità, Negri ha l’opportunità di scrivere alcuni fondamentali testi del pensiero anticapitalista moderno, tra i quali Impero, vero e proprio best seller della saggistica occidentale, firmato a due mani con Michael Hardt.

Claudio Calia lo possiamo invece definire un fumettista non del tutto ordinario, perché coniuga un preciso impegno etico, sociale, civile con la sua attività di fumettista o di agit-prop del fumetto. Oltre ad essersi fatto conoscere per mezzo del già citato pamphlet Porto Marghera, Calia è l’animatore instancabile del meritevole Festival, progetto fumettistico che di anno in anno rivolge le proprie attenzioni a una diversa tematica sociale e/o politica. Da questa manifestazione, giunta alla quinta edizione, sono state tratte diverse raccolte dei fumetti presentati in tale sede, come il nuovissimo e appena uscito Zero tolleranza.
Ora, provato che l’interesse di Calia per il fumetto è pari all’interesse di quello che gli succede attorno, non è poi parso tanto strano che approdasse a una casa editrice come Becco Giallo, che proprio sulla ricerca di un fumetto d’impegno civile e di memoria storica ha creato un buon e ormai folto catalogo. Ancor meno strano, quindi, che Calia per il suo nuovo libro scegliesse di confrontarsi con una biografia, o meglio una biografia sotto forma di intervista, di un pensatore eretico, scomodo, lucido e mai banale come Antonio Negri.

Ne è scaturito un fumetto in molti sensi singolare, a partire dalla forma, per il linguaggio usato, fino alle scelte grafiche. Sarebbe facile derubricare questo libro come una semplice biografia o un’altrettanta usuale intervista. In realtà l’autore gioca sapientemente su diversi piani narrativi, usando sé stesso, il proprio punto di vista, le parole di Negri, le pillole di biografia di quest’ultimo, fino alla messa in scena teatrale (nel vero senso della parola) per dare un quadro completo della figura e della vita di questo pensatore. Un fumetto quindi complesso nella forma, ma niente affatto complicato nella lettura. Anzi, questa commistione di “generi” e di “linguaggi” è un felice espediente per coinvolgere il lettore e non annoiarlo con una semplice elencazione di dati e fatti (che pur in questo libro ci sono) come per esempio abbiamo letto nel deludente Malcom X uscito qualche mese fa per . Calia, invece, dimostra di sapere che il fumetto è anche entertainment anche quando esso si propone di informare o formare il lettore. Non è una cosa da poco. Del resto lo stesso autore umilmente e intelligentemente dichiara nelle note che considera questo fumetto “Antonio Negri for dummies“, esplicitando così che l’intento divulgativo ad ogni costo debba essere mutuato dalla massima leggibilità.

Il lato artistico è l’ennesima prova di una consapevolezza nelle scelte e di una maturità nel gestire il mezzo espressivo niente affatto trascurabili. Pur non sfoggiando un disegno sontuoso, che probabilmente sarebbe stato d’ingombro, Calia mette a punto delle tavole semplici ed efficaci, fatte perlopiù di bianchi e neri netti, molto leggibili e narrativamente all’altezza. Non voglio giudicare in assoluto la capacità grafica dell’autore perché sinceramente non ne conosco la versatilità. So invece che in questo libro il disegno è funzionale al tipo di storia che l’autore ha voglia e necessità di raccontare. Un disegno che lascia molto spazio alla parola scritta, come del resto è quasi d’obbligo per un progetto come questo, senza pero’ sottrarsi dal compito di visualizzare, anche attraverso suggestioni, il dialogo tra l’autore e l’intervistato, le parole di quest’ultimo e le varie considerazioni e divagazioni del fumettista, finalizzate a tenere assieme tutti questi ingredienti e a battere il tempo per tutto il fumetto.

Credo che ci troviamo di fronte a un salto di qualità evidente in confronto al già interessante Porto Marghera, proprio per la riuscita intenzione di tenere ben saldo il discorso su un pensatore contemporaneo per mezzo di diversi e articolati strumenti e idee espressive. È primavera penso sia in tutto e per tutto un libro unico nel suo genere e, per tutte le ragioni esposte sopra, un volume assolutamente consigliabile, soprattutto per i più giovani, che con questa lettura avranno modo di conoscere un pezzo della storia d’Italia e apprendere un po’ di cose riguardo al tanto vituperato ’68 – e non è un caso che questo libro esca proprio nel suo quarantesimo anniversario – con una forma e un grado di approfondimento molto distanti dalle banalità e dalle strumentali inesattezze che i media su questo argomento sono abituati regalarci.

Di questo ottimo libro, coraggioso e in molti sensi utile, abbiamo voluto parlarne con l’autore.

INTERVISTA A CLAUDIO CALIA

separatorearticoloCome ti è venuta l’idea di realizzare un libro su Toni Negri?
Ho conosciuto Antonio Negri prima con i suoi scritti, che mi giravano in mano da giovanissimo essendomi presto appassionato di politica, e poi attraverso i miei fumetti. Nel dettaglio, nel 2000 autoprodussi due albetti piccolissimi in cui serializzai I Baccanti, ed il primo albo si concludeva con una citazione dallo Spinoza di Negri. Per tutta una serie di fortuite coincidenze, quel primo albo finì nelle sue mani quando era ancora in carcere a Roma, e da lì iniziammo un rapporto epistolare. Poi, per gli incroci della vita e della mia militanza politica nei centri sociali abbiamo avuto modo di conoscerci di persona. Ho sempre avuto una enorme stima nella sua capacità di leggere il mondo e spiegarlo, quasi di andare nel futuro e tornare indietro a raccontarcelo, come evidenzia Luca Casarini nella sua postfazione al mio libro. Trovarmi dopo otto anni da quella citazione da Spinoza ospitata su un albetto faticosamente fotocopiato, a oggi con un libro intervista a fumetti, ben distribuito e promosso, ad uno degli intellettuali italiani che più apprezzo è per me un importante cerchio che si chiude perfettamente.

E perché proprio un’intervista e non una biografia, partendo magari dai libri che ha scritto?
Devo dire che in tutta probabilità il voler fare un’intervista è stata una scelta “a monte” rispetto poi all’individuazione del soggetto da intervistare. Nel senso che in tutto questo parlare di giornalismo a fumetti in cui spesso mi ritrovo coinvolto, m’interessava proprio il concetto di condurre un’intervista a fumetti. Come motivo supplementare e non da poco, Antonio Negri scoppia di salute! E non si dedicano biografie a chi scoppia di salute, no?

Perché Toni Negri? Hai voluto in qualche modo leggere in modo diverso, e dare un tuo contributo, come si sta facendo in questi mesi, sulle vicende che ruotavano attorno al 68?
Ovviamente, il dato che questo fosse il quarantennale del ’68 mi ha aiutato soprattutto nel convincere l’editore a questa pubblicazione. Ma è evidente che sì, mi piaceva in questo anniversario, in cui tanti degli ex-sessantottini di allora sono disposti a dividere, scegliere, distinguere tra cosa fosse buono e cosa no in quegli anni, portare alla luce le opinioni e le tesi di qualcuno che di quegli anni non si è mai pentito. A fumetti.

Mi sembra che la messa in scena del tuo fumetto, che riprende Toni Negri quasi sempre seduto nel suo studio a rispondere alle tue domande, indichi che tu fossi più interessato al pensiero di Negri piuttosto che alla sua biografia.
Già, perché ritengo che Toni Negri sia un filosofo e sia in questa chiave che vada letta la sua biografia. Vedi, grazie alla campagna mediatica che lo distrusse nei primi anni ’80 (fu accusato, e poi prosciolto, da accuse abnormi, quali essere il capo delle Brigate Rosse e implicato in 17 omicidi), è ancora forte in molti la convinzione che Antonio Negri fosse un qualche tipo di leader politico. Ebbene, io volevo mettere in luce invece quanto Negri fosse, e sia ancora, un filosofo, un osservatore e poi interprete della realtà. Uno dei più lucidi, come attestato da tante fonti internazionali, interpreti del nostro tempo. Decisione conseguente: mi sono prestato poco ai pettegolezzi, che pure avrebbero drammatizzato non poco la storia. Ho fatto piazza pulita di beghe, nomi famosi e meno famosi. È un libro che vuole raccontare, non provocare.

Chi è Toni Negri per te, che hai poco più di trent’anni, e che la grossa speranza dei movimenti anticapitalistici degli anni sessanta e settanta ti è solo stata raccontata?
Premetto che per quanto sia vero che la storia dei movimenti degli anni sessanta e settanta mi è stata solo raccontata, è vero anche che ho partecipato attivamente alla storia, molto diversa, dei movimenti italiani ed europei di fine anni novanta fino ad oggi. Per cui inizio dicendo anche che quello che mi è stato raccontato mi è stato raccontato da narratori d’eccezione. Toni Negri per me, con anche la lucidità di questo libro alle spalle, è la prova che esiste una continuità tra lo ieri e l’oggi, una continuità non fissa, stabile, ma una progressione teorica e pratica. Mentre non posso dire che i movimenti no-global di oggi siano direttamente paragonabili ai movimenti in Italia degli anni ’70, posso senz’altro affermare che c’é una linea non solo temporale che li accomuna, e personaggi come Toni sono utili per capire questa progressione fatta di cicli che si chiudono e si riaprono, sempre in forme e modi diversi.

Mi è piaciuta molto l’idea, come mi sembra hai fatto anche per Porto Marghera, di inserire la tua figura, il tuo pensiero all’interno del fumetto, di modo che fosse esplicitato (se mai ce ne fosse bisogno) che quello che scrivi e disegni è un punto di vista soggettivo, necessariamente soggettivo. Che ne pensi?
Penso che l’informazione sarebbe migliore se si dichiarasse la soggettività del proprio giudizio. Penso ad una intervista a caso che possiamo vedere in TV, tipo a Galan (governatore del Veneto) sul Tg3. Quando mai un’intervista mostra un contraddittorio? Quello che ho voluto fare con questo libro è stato di dare la possibilità a Toni di dire liberamente la sua. Nulla è spacciato per verità assoluta, quello che si legge nel mio libro è una parte di storia italiana letta dagli occhi di Toni Negri. Sta poi al lettore farsi un proprio giudizio: questo tipo di rapporto mi sembra il più onesto possibile nei confronti dell’intelligenza di chi legge.

Che cosa ne pensi del “graphic journalism”, termine che va molto di moda, probabilmente a ragion veduta, ma che in realtà nasconde diversi modi di fare fumetto?
Ti diro’, non ho ancora pensieri definitivi sulla questione. Nel senso che mi ritrovo, dopo avere fatto due libri, Porto Marghera ed È primavera, ad essere considerato da qualcuno come una sorta di “giornalista”. Ecco, io penso che allo stato attuale, tranne pochissimi nomi riassumibili in meno delle dita di una mano, di autori che possiamo considerare “giornalisti a fumetti” ce ne sono pochi. Con e Ted Rall la mia cultura al proposito si esaurisce. Pero’ esistono opere di “giornalismo a fumetti”, che ritengo più un atteggiamento nei confronti del proprio lavoro che una “qualifica professionale”. Io faccio fumetti, e talvolta, diciamo spesso in questo periodo della mia vita, esco con lavori di “giornalismo a fumetti”. Questo basta per definirmi “giornalista”? Penso di no, ma Porto Marghera ed È Primavera, per l’approccio con cui li ho affrontati, possono ascriversi al “genere” che chiamiamo Graphic Journalism.
La primavera di Negri e Calia
Pensi che il fumetto possa sopperire, o almeno integrare, la carenza di punti di vista eterodossi su quello che succede in giro per il mondo, sulle ingiustizie continuamente perpetrate o sulle realtà che poco si conoscono? Oppure è un’illusione combattere l’informazione omologata per mezzo di un media tutto sommato ad esplosione lenta, che arriva per forza di cose molto dopo internet, la tv, la radio, i giornali?
Se pensassi che combattere l’informazione omologata sia una perdita di tempo… perderei il mio tempo a fare altro. Invece – e questa è una riflessione che proviene dal mio lavoro “vero”, ossia realizzare siti web molto spesso incentrati su grandi flussi di informazione – penso che i “libri” siano ancora uno strumento in sé rivoluzionario. Mentre tutto corre veloce, l’informazione in internet, sui giornali ed in tv, il libro è ancora uno strumento che ti dà la possibilità di “fissare nel tempo” qualcosa. A fronte di verità oggi dichiarate e domani smentite, di flussi di informazioni in cui data la velocità tutto diventa immediatamente uguale e si appiattisce su se stesso, il libro è uno dei pochi prodotti della comunicazione che, seppur arrivando dopo tutti gli altri media, è comunque fatto per restare e durare più a lungo. Se al libro uniamo poi il fumetto, che penso abbia in sé delle specificità che lo rendano più appetibile e comprensibile rispetto alla “parola scritta”, a partire da un diverso rapporto empatico che crea col lettore per finire con, inutile negarlo, la minore quantità di tempo che richiede per la lettura, quello che ne abbiamo è per me un ottimo strumento per preservare la memoria.

Che idea ha Negri del fumetto in generale, e che cosa ha pensato di questo progetto quando glielo hai proposto?
Toni cresce nell’Italia della guerra, in cui tanto per dire Topolino, seppur stampato da Mondadori, era considerato una lettura “eversiva”. Poi segue il dopoguerra, con la povertà e la miseria di grande parte della popolazione. Insomma, Toni ha del fumetto l’idea che può avere un intellettuale che, pero’ non ha avuto l’occasione di leggerne troppi durante l’infanzia: è cosciente che qualcosa nella percezione del fumetto sia cambiata negli anni ’70 con , e attribuisce al fumetto la stessa dignità che attribuisce alla parola scritta, al cinema, alla comunicazione più in generale.
Poi ha vissuto quattordici anni in Francia, per cui qualcosa lo ha percepito pure lì. Per dire, quando svolgevo l’intervista a casa sua, a volte si chiacchierava con la sua compagna, la filosofa francese Judith Revel, sui fumetti: pur dicendosi non esperta era capace di snocciolare con tranquillità i nomi di Trondheim, Larcenet e tanti altri, come facenti parte del proprio bagaglio culturale a prescindere.
Insomma, il fumetto in casa Negri/Revel è considerato alla stregua di qualunque altro linguaggio. Cosa ha pensato di questo progetto quando gliel’ho proposto? Ha fatto una grande risata e ci si è buttato a capofitto con fiducia (dovuta anche al fatto che ormai da qualche anno è uno dei più autorevoli “fan” dei miei fumetti), cosa di cui ancora lo ringrazio. All’inizio pensava che lo avrei ritratto in una qualche sorta di costume da Superman, ma non ha preso poi così male che abbia proceduto in maniera diversa.

Abbiamo parlato di:
È primavera – Intervista a Antonio Negri
di Claudio Calia
Becco Giallo, 2008 – 160 pagg. b/n bros – 15,00euro

Riferimenti
Il sito di Becco Giallo: www.beccogiallo.it
Il blog di Claudio Calia: www.claudiocalia.it
Recensione di Porto Marghera: www.lospaziobianco.it/?p=3233
Articolo su Resistenze: www.lospaziobianco.it/?p=2230

Claudio Calia (Treviso, 1976) vive a Padova. Ha autoprodotto diverse opere tra cui I Baccanti e Nuvole. Ha collaborato con Nonzi, Self Comics, Ge Vs. G8, illustrato gli album musicali Quattro città e Il potere del nulla dei Senza Sicura e Angeli e Ribelli di Alberto Cantone. Ha diretto l’antologia , poeta del macabro (Nicola Pesce, 2006). Con Emiliano Rabuiti ha curato le produzioni a fumetti di Radio Sherwood Comix against Global War, Vite Precarie, Fortezza Europa (, 2006), Resistenze – Cronache di ribellione quotidiana (, 2007) e ZeroTolleranza (BeccoGiallo, 2008). Ha realizzato Porto Marghera, la legge non è uguale per tutti (BeccoGiallo, 2007), volume che si è aggiudicato il premio Carlo Boscarato nella categoria Miglior libro nell’ambito della rassegna Fumetti in TV. È primavera – Intervista a Antonio Negri (BeccoGiallo, 2008) è il suo secondo lavoro.

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