La Vitamina N e l’ossatura dello spirito

La Vitamina N e l’ossatura dello spirito

[Le immagini in questo post sono tutte © Graziella Antonini – illustratori.it/GraziellaAntonini ]

Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a Pinocchio, e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accorse che era travagliato da un febbrone da non si dire.

Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d’acqua, e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:

– Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. –

Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po’ la bocca, e poi dimandò con voce di piagnisteo:

È dolce o amara?

– È amara, ma ti farà bene.

– Se è amara, non la voglio.

– Da’ retta a me: bevila.

– A me l’amaro non piace.

– Bevila: e quando l’avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.

– Dov’è la pallina di zucchero?

– Eccola qui – disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d’oro.

 

Mio padre è lì, seduto in fondo al mio letto con il libro aperto in mano. Io sono mezzo svenuto, il malanno cronico non è niente di grave ma ogni tanto mi piglia la crisi che mi lascia pallido ed esanime per qualche giorno, impossibilitato ad alzarmi.

Intanto, mentre io boccheggio e ribalto gli occhi, mio padre è lì, nella semioscurità. Sfruttando la luce proveniente dal corridoio, con voce moderata ma espressiva, pazientemente mi legge Pinocchio. Altre volte, il Signor Bonaventura o Le Mille e una Notte.

pinocchioQuesto è uno dei ricordi più antichi che mi affiorano quando pronuncio la parola “storia”.

Come la Vitamina D rinforza la nostra ossatura, la Narrazione rinforza la struttura della nostra personalità.  Le storie ci danno una lettura del mondo, consolidano il nostro scheletro come una potente integrazione di calcio, e senza di esse rischiamo di crescere rachitici nell’animo.

La Vitamina N – chiamiamola così – fortifica il nostro organismo psicologico fornendoci soluzioni ai problemi, o anche solo esponendo in maniera esplicita i problemi cosicché noi li si possa riconoscere come tali. La narrazione orale – le fiabe come le favole – sono nate per darci spunti su come reagire al presentarsi di un determinato conflitto, esteriore o interiore. A spiegarci che il male esiste ma che può essere sconfitto. Che le difficoltà non mancano ma poi si cresce, si impara dagli errori, si trova una propria dimensione. Che l’esistenza dell’infelicità non confuta l’esistenza della felicità e possiamo proseguire nella nostra ricerca del tesoro.

Ogni storia è uno scrigno pieno di parole scintillanti. Ogni parola a sua volta è uno scrigno che se viene aperto dà l’accesso a mondi avventurosi. Quando faccio qualche lezione di narrazione con i bambini li spingo ad aprire qualche scrigno sconosciuto. La parola “Borneo”, cos’è?, cosa significa? La parola “Borneo” racchiude in sé giungla, esploratori, machete, animali feroci, varani… “Varano”, altra parola sconosciuta: draghi di komodo, lucertole giganti, animali preistorici, comportamenti sociali unici nel regno animale. Altro scrigno, altra narrazione.

Ogni narrazione è uno scrigno che contiene parole, ogni parola è uno scrigno che contiene narrazioni.

A proposito di bambini, giorni fa a un incontro presso il WOW di Milano dicevo che le narrazioni servono tra le altre cose a ricordarci che si può fallire, anche più volte, ma che poi alla fine si può riuscire in ciò che desideriamo. Come Paperino può andare incontro a mille fallimenti per poi risolvere il guaio che ha combinato, anche uno studente può prendere diverse insufficienze ma poi con l’impegno recuperare in tempo per la fine dell’anno scolastico.

Se come afferma Cicerone la Storia è maestra di vita, la storia con la s minuscola è la tua compagna di banco che ti suggerisce e ha la pazienza di spiegarti i capoversi più difficili. Perché lei è tua amica.

Restiamo sempre sul mondo del bambino, che è permeabile alla Vitamina N tanto quanto un neonato al latte materno.

Quando ero piccolo di solito giocavo con i pupazzi dei Masters. Il mio preferito era Stratos, curioso che portasse lo stesso nome di un cantante che sarebbe stato tra i miei preferiti da adulto.


Intervallo: AreaLa mela di Odessa


Dicevo, da piccolo giocavo con i pupazzi dei Masters, che per chi non lo sapesse erano della specie di alieni nerboruti, e li facevo interagire a modo mio.  Mi sedevo lì sul tappeto della mia cameretta, mettevo i miei Masters uno davanti all’altro, e cominciava la storia, o il gioco, o entrambe le cose. Erano più le chiacchiere che le mazzate se devo essere sincero, e purtroppo non ricordo che cosa si dicessero. So per certo che ce n’era uno a due teste e il tormentone era che non andavano mai d’accordo e il pugno destro picchiava la testa sinistra e il sinistro picchiava la destra. Al di là di questo, mi è chiaro che raccontavo delle storie a me stesso.

Quando un bambino gioca con i pupazzi, oppure dice “Facciamo che io ero… e tu eri…” sta inventando una storia da raccontare a se stesso. Si sta allenando nella palestra della mente, si sta spiegando il mondo intorno a sé, ne sta dando un’interpretazione e sta costruendo mattoncino dopo mattoncino la struttura della sua personalità.

La Vitamina N è nata per spiegarsi il mondo, non per niente ogni mitologia e religione è fatta di narrazioni. Mi piace provare a immaginare l’origine – in quella “infanzia” della civiltà che fu l’antichità – della figura ad esempio di Anfitrite, figura mitologica associata al mare, identificata dai romani col nome di Salacia e descritta da Apuleio ne Le metamorfosi “col grembo grave di pesci”. Mi figuro quindi dei marinai che per spiegarsi le bizze dei flutti e l’alterna pescosità si raccontano a vicenda dei cagionevoli umori e stati (la gravidanza?) di un’entità ultraterrena presente nel profondo degli abissi. Sto facendo una narrazione della narrazione, me ne rendo conto, ma come immaginerete è più forte di me. Se lo faccio di mestiere dopotutto è perché mi piace.

Lasciando il porto dell’infanzia e inoltrandosi nell’oceano dell’età adulta, lo scheletro si rinforza, i muscoli si ispessiscono, e la narrazione diventa collagene: dà alla nostra mente l’apertura e l’elasticità che necessita perché noi non si diventi quei famosi analfabeti funzionali di cui si fa tanto parlare di recente. Romanzi che ci narrano di epoche lontane, o che ci raccontano di luoghi e culture esotici, ma anche di drammi e gioie di piccole persone sedute in stanze che potrebbero essere oltre la parete di casa nostra. Conflitti universali e panorami interiori. Paesaggi reali o immaginari come il Paese delle Meraviglie di Alice, la Coconino di Krazy Kat, la Slumberland di Little Nemo. Conoscere il mondo – i mondi possibili – attraverso le vicende di personaggi e narratori è il modo migliore per sviluppare spalle abbastanza forti da sopportare il peso delle difficoltà che la vita ci mette davanti. Leggere è lo stretching dell’anima che ci rende aperti, reattivi, empatici, umani.

E mentre la navigazione della nostra vita prosegue, il mare si fa più calmo e avvistiamo il porto della vecchiaia. C’è in alcuni l’errata convinzione che a una certa età sia normale leggere sempre meno. Come se si conoscesse già abbastanza del mondo e non si avesse più niente da imparare. Ma così come da anziani i nostri muscoli si irrigidiscono e le nostre ossa diventano fragili, leggere (e raccontare storie ai nostri nipoti, naturalmente) è sempre la famosa Vitamina N che rinforza il nostro scheletro e mantiene elastici i legamenti che collegano i ragionamenti tra loro. Leggere della vita che cambia intorno a noi ci mantiene vigili e aperti, anche a 90 anni.

Dopotutto, della saggezza ce ne facciamo ben poco se non sappiamo più con che lingua farci capire dal nuovo mondo che ci circonda e non abbiamo i mezzi per trasmetterla, quella saggezza.

E così, se ripenso a cosa significa per me “raccontare storie”, torno a quel letto, alla spossatezza del malanno, nella semioscurità, a quella voce paterna, lievemente roca, che attraverso le narrazioni costituiva una medicina in grado di curarmi tanto quanto le fastidiose iniezioni che mi faceva il dottore.

Perché senza storie, senza la Vitamina N, in quei momenti sarei stato semplicemente un bambino solo e malaticcio buttato lì come un cencio. E invece, grazie alla narrazione ho scoperto che si può trarre qualcosa di positivo anche dal malanno.

Con la Narrazione ho scoperto che si può visitare mondi colmi di meraviglia come il Paese dei Balocchi o la Baghdad di Shahrazad restando nel proprio letto, zattera che solca gli abissi della Fantasia.

 

– Son lieto di vedervi – rispose Sindbad. – Voi forse avete udito parlare confusamente delle mie strane avventure, e de’ pericoli corsi sul mare durante i miei tre viaggi; in ogni modo poiché il destro mi si offre spontaneo, ve ne farò un fedele racconto.