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Il tema è il germoglio nella scarpa

Come accennato nell’ultimo post, vorrei provare a scovare i temi sotterranei contenuti in alcuni film. In questo modo cercherò di spiegare meglio cosa intendo quando dico che il tema è l’anima di una storia.

Pixar: Wall-E
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© Disney / Pixar

L’esempio che faccio spesso quando parlo del tema di una storia è a proposito di Wall-E, bellissimo film di animazione della Pixar del 2008. Quello che dirò qui di seguito è comprensibile solo a chi ha visto il film, naturalmente. Perciò se non volete SPOILER vi consiglio di passare oltre.

Uno dei temi che scorrono potenti in Wall-E è quello della gravidanza.

Gravidanza?! In un film di robottini?! Ma che dice il Salati?

Naturalmente è tutto ciò che riguarda la gravidanza in senso lato: la gemmazione, l’attesa, la nascita di una nuova vita. Una nuova vita come speranza di rinascita della Terra.

Wall-E a un certo punto della storia offre a Eve forse l’unica cosa bella che sia riuscito a ricavare nel mondo che lo circonda: il germoglio di una pianticella. Non sa nemmeno lui davvero cosa farsene, ma il suo gesto è il simbolo di un amore che sta nascendo nei confronti della robottina bianca.

Eve mette questo germoglio nella pancia e va in standby, rimane in attesa. Sarà proprio quel germoglio, donato da Wall-E e covato da Eve, a riportare la speranza di una nuova vita sulla Terra. E questa nuova vita è il prodotto dell’amore tra Wall-E e Eve. Ecco quindi uno dei temi che hanno dato un’anima a questa storia: la gravidanza.

Pixar: Brave

Ora che potrei aver catturato un pochino la tua attenzione, parliamo di un altro film Disney/Pixar: Brave.

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© Disney/Pixar

Quando scrissi la mia interpretazione sul mio blog personale, qualche nerd da forum dall’alto di comprovate competenze e anni di esperienza in campo di narrazione e intrattenimento [sarcasm mode: off] ebbe da ridire sulla mia ipotesi. Il fatto che la stessa mi venisse invece avvalorata da stimati colleghi e da successive iniziative della stessa Disney mi conferma la mia impressione a lungo ponderata: mai dare retta ai nerd da forum.

Qual è il tema tanto spinoso di Brave?

L’omosessualità.

Attenzione: non ho detto che Merida è omosessuale. Ho detto che il tema del film è l’omosessualità. Sono cose ben diverse.

In un microcosmo ben definito come quello delle principesse Disney, una principessa che decide di non sposarsi con un uomo è un’anomalia evidente e un chiaro segnale di cambiamento. Un piccolo terremoto.

Se fosse stato un classico film Disney, dopo aver scartato i principi che non le aggradavano Merida avrebbe scelto magari un garzone, un vecchio amico con cui giocava da bambina. La persona giusta per lei sarebbe stata pur sempre un maschio. Sarebbe stato un tipico finale Disney.

E invece no. Il tema viene enunciato a chiare lettere proprio dalla madre di lei: ognuno dovrebbe seguire il proprio cuore ed essere libero di decidere chi amare.

E’ proprio la madre di Merida a ostacolare prima la volontà della figlia per poi finire per accetterla e farla addirittura propria. E’ una bella metafora prima dell’outing con se stessi, di scoprire e accettare la propria omosessualità, e poi del coming out e dell’accettazione della situazione da parte della famiglia. Qui gli amici Pixar si stanno rivolgendo ai genitori dei ragazzi più che ai ragazzi: accettate i vostri figli per ciò che si riveleranno e lasciate che amino chi vogliono. E’ un tema potentissimo per un film dedicato a tutte le famiglie del mondo e a ogni età. E nessuno mi toglierà dalla testa che parli di omosessualità.

Naturalmente non si sarebbe potuta creare per un film Disney addirittura un’eroina lesbica. Sarebbe stupido pensarlo. I tempi non sono ancora maturi, il film deve poter essere venduto in ogni angolo del globo (come immagino sappiate, la Disney è un’azienda di intrattenimento generalista), presentato a comunità con culture diverse e visto da persone di tutti i credo religiosi. Il mondo va cambiato un pezzo alla volta. Un personaggio dichiaratamente gay avrebbe creato polemica e ostracismo in alcuni settori del mondo (anche occidentale). Avrebbe generato contrapposizione, barricate, poca comprensione e non avrebbe raggiunto il punto. Ognuno sarebbe rimasto della propria idea, facendo magari perdere anche spettatori ai film Disney.

Mentre se esuliamo dall’aspetto più materiale della trama e ci concentriamo sull’anima, il tema, cioè che bisogna essere liberi di amare chi si vuole, ci rendiamo conto che è universale, forte, emotivo. Può toccare il cuore di chiunque nel mondo senza contrapporsi direttamente ai dogmi che gli regolano la vita. Toccare il cuore delle persone è la rivoluzione più efficace per cambiare il mondo.

Perciò sì, Brave parla di omosessualità.

Segnalo che dopo Brave ci fu la comparsa di una famiglia con “due mamme” nella serie Disney “Buona fortuna Charlie”, in seguito i dipendenti Pixar produssero un video contro l’omofobia, e più recentemente la Disney ha donato un milione di dollari alle famiglie delle vittime della strage della discoteca gay di Orlando. Chi vuol capire, capisca.

Ma se ci sono temi sotterranei nei film di animazione, a maggior ragione li troviamo nei film live action.

Zemeckis: Forrest Gump

Prendiamo per esempio Forrest Gumpforrest tump, zemeckis, capolavoro di Robert Zemeckis.

Per molti, il tema principale di questo film è il mito del successo, del positivismo, dell’american dream.

Ma c’è un altro tema che io vedo in questo film e che in un certo senso lo accomuna ai Promessi Sposila Divina Provvidenza.

Se ci facciamo caso, Forrest Gump non fa niente per meritarsi il successo che ottiene in tutto quello che fa, se non limitarsi a essere una brava persona. Si comporta bene con tutti, è sempre positivo, vede sempre del buono in ognuno. In cambio, il Destino lo traghetta indenne attraverso le difficoltà e lo premia con tanto successo e un figlio. «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli», dice il Vangelo. Forrest è proprio il povero in spirito cui spetta il regno dei cieli.

Quando Forrest corre per tutta l’America addirittura viene preso per una sorta di nuovo Messia. E in questo contesto è in grado di fare dei “quasi miracoli”, trasmettendo un po’ della sua provvidenza ad altri “fedeli”, che tramite lui riescono a raggiungere il successo. Un ragazzo sta cercando un’idea per degli adesivi, e quando grida “Merda!” Forrest risponde “Capita”. Ecco che da quel momento il ragazzo farà un sacco di soldi vendendo gli adesivi “Shit Happens”. Idem un ragazzo che cerca un’idea per delle t-shirt: Forrest asciugandosi il viso con una maglietta lascia giù una sorta di “sindone” a forma di smile, creando una nuova moda che donerà soldi e successo al ragazzo che divulgherà questo logo. Il classico sogno americano, ma donato dalla Provvidenza tramite il Messia Forrest Gump.

Il concetto viene espresso ancora più esplicitamente da Forrest stesso davanti alla tomba di Jenny, quando dice:

Non lo so, se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza. Ma io… io credo… può darsi le due cose. Forse le due cose càpitano nello stesso momento.

Infine, se vi ricordate, all’inizio e alla fine del film vediamo una piuma trasportata dal vento (la brezza di cui parla sulla tomba). E’ la metafora della mano di Dio che porta sul suo palmo Forrest Gump, candido e leggero come la piuma.

Quando sono arrivato a questa conclusione, mi sono stupito: possibile che in un film americano sia così presente un concetto legato al Cattolicesimo come la Divina Provvidenza, prodotto in una cultura a maggioranza protestante (e in un mercato come quello hollywoodiano, dove i produttori sono in buona parte ebrei)?

L’idea di successo tipicamente americana e protestante – semplificando e banalizzando molto – è che se lavori e ti dai da fare allora sei buono. Se sei ricco è perché Dio ti ha voluto premiare per il lavoro che hai fatto. L’esatto contrario di Forrest, la cui unica vera occupazione è essere buono con i propri simili. Un ideale più tipicamente cattolico, che potremmo magari riscontrare in Italia, Spagna, Irlanda. Con la differenza che in America sono fissati con i soldi e il successo, perciò la particolarità di Forrest Gump è proprio questa: di essere cattolico americano.

Poi sono andato a cercare la bio di Robert Zemeckis, regista del film, e ho scoperto che è cattolico (oltre che americano, chiaramente).

Ah, ecco. Tout se tient, ancora una volta.

Per quanto mi riguarda, poco importa se Forrest Gump ha un sottotesto religioso: è un capolavoro e l’interpretazione di Tom Hanks è eccelsa. E’ bellissimo e lo riguarderei un sacco di volte.

Zemeckis: Polar Express

Niente a che vedere invece con un altro film dello stesso regista e interpretato dallo stesso Tom Hanks: Polar Express.polar express Un film veramente brutto, e in cui il tema religioso è talmente esplicito e didascalico da rovinare una storia potenzialmente bella.

Non voglio nemmeno sprecarci troppo tempo io nello scriverne e voi nel leggerne, ma il tema del film è senz’altro la fede in Dio. Il bambino protagonista non crede in Babbo Natale, e tutta la storia è incentrata sulla scoperta dell’effettiva esistenza del barbuto rossovestito. Una volta che il protagonista crederà effettivamente nella sua esistenza, vivrà un Natale felice. La metafora è palese e addirittura pedante.

Unica nota positiva: l’ottimo lavoro del sempre grande doppiatore (e attore) Francesco Pannofino, che doppia sia il controllore del treno che Babbo Natale (perché entrambi interpretati da Tom Hanks).

Mad Men

Per concludere questa carrellata di temi filmici, vorrei prendere in considerazione una serie tv: Mad Men.mad men, don draper

La mia serie preferita dopo The Wire.

Anche in questo caso farò degli SPOILER quindi vi consiglio di leggere solo se avete almeno visto tutta la prima stagione.

Il tema è l’apparenza esteriore come condizione cruciale dell’America dal dopoguerra ad oggi.

E grazie tante – direte voi – ovvio che in una serie sul mondo della pubblicità il tema sia l’apparenza.

Quasi banale, direte voi.

Il fatto è che qui il tema viene affrontato da un punto di vista profondo, filosofico. E viene espresso tramite l’esplorazione – stagione dopo stagione – della personalità di Don Draper.

Don è indubbiamente figo. Geniale, stiloso, si fa sempre rispettare. Eppure non esiste. Ha rubato l’identità di un altro. Vive una vita non sua. Si vende come qualcosa che non è. In sostanza, fa del marketing di se stesso.

Fin qui tutto bene, se non fosse che Don è profondamente infelice. Tutta questa apparenza lo rende un essere umano vuoto. Questo vuoto interiore deve essere costantemente riempito: con il sesso, l’alcol, il fumo, la ricerca di una vita familiare conformista.

Ma tutto quello che fa non riuscirà a riempire il suo vuoto esistenziale. Egli è la metafora stessa degli Stati Uniti: una nazione che essendo nata senza identità se n’è cucita una addosso. Una nazione che ha la felicità nella costituzione – ottima mossa di marketing politico – e tra la popolazione un alto tasso di infelicità, di dipendenze. Ricchezza materiale e povertà interiore. Una comunità con un enorme vuoto filosofico ed esistenziale e che si imbelletta con abili mosse di marketing. Un vuoto che da decenni si espande anche nel nostro continente. Un buco nero culturale che risucchia ogni diversità e risputa il tutto rimasticato e appiattito, pronto per essere venduto in comode confezioni di plastica. Una malattia che contagia ormai tutto l’Occidente.

Mad Men è la storia contemporanea degli Stati Uniti e dell’Occidente in generale, e andrebbe studiato a scuola.

Questo tema in Mad Men viene enunciato fin dall’inizio. Non per niente la prima puntata si intitola “Smoke Gets in Your Eyes“: fumo negli occhi, che è il mestiere stesso di Don Draper. Così come il fumo è presente massicciamente nella prima scena e in tutta la serie. E così come è di fumo che si parla nella prima scena e le sigarette sono il prodotto più importante trattato nella prima stagione.

Mad Men, Don Draper, l’America, l’Occidente intero: un grande vuoto interiore e tanto fumo negli occhi.

E voi? Quali temi riuscite a scovare nei vostri fumetti/film/romanzi/musical/videogiochi preferiti?