dr house heart tema

Il tema, ovvero: l’anima di una storia

Argomento, quello del tema di una storia, già sviscerato più volte sia sul mio blog personale che sul mio profilo Facebook. Pertanto cercherò di non essere troppo ripetitivo e di fornire qualche nuova riflessione correlata.

Si tratta di uno di quei “fondamentali” della narrazione che si danno per scontati ma su cui tendenzialmente ci si ragiona poco.

L’affermazione è la seguente:

Il tema è l’anima di una storia.

Inghessenso?

Dunque. Scrivi storie dalla struttura perfetta, piene di gag e di colpi di scena, eppure risultano trascurabili e il lettore se ne dimentica il giorno dopo averle lette? Oppure hai dell’ottimo materiale narrativo ma la storia sembra andare in mille direzioni, senti di non avere una bussola, i personaggi risultano poco coerenti, non sai come finirla?

Quello che dico spesso quando qualche esordiente mi chiede consigli su una storia (sì, capita pure a me anche se non sono Dostoevskij) è: Fai un passo indietro.

Chiediti:

Che cosa voglio raccontare?

Cioè:

Qual è il tema della storia?

Magari vuoi comunicare un tuo sistema di valori. Esplorare un aspetto del mondo che hai notato e ti sembra poco rappresentato nella fiction. Vuoi fare la morale o al contrario dimostrare che non esiste morale. Vuoi spiegare qualcosa che hai imparato oppure formulare una domanda che ti sei sempre posto e a cui non hai trovato risposta.

Il tema della storia è il binario seguendo il quale tutti gli elementi trovano una collocazione, formando finalmente il puzzle che cercavi e dando un senso profondo alla vicenda che stai narrando, invece di restare una superficiale sequela di eventi che succedono a delle persone.

Molto spesso nella nostra storia il tema lo inseriamo senza accorgercene. Se la storia fila liscia ok, ma se sentiamo che non va a parare da nessuna parte, è utile farci sopra una riflessione. Una volta scovato il tema, siamo più consapevoli della direzione che vogliamo prenda la nostra storia.

Per questo dico: Fai un passo indietro e chiediti che cosa vuoi raccontare davvero. Una volta che hai trovato il nucleo concettuale, l’emozione cardine che punta in una direzione precisa, hai trovato una bussola che ti indica il Nord. Un treno in corsa a cui basta aggrapparsi per veder procedere la narrazione rapidamente e verso un finale ineluttabile.

Se la struttura di una storia ne è lo scheletro, se dialoghi e colpi di scena ne sono la carne, il tema ne è l’anima. Una storia senza un tema, o con un tema non a fuoco, è una storia senz’anima, di cui ci si dimenticherà presto.

Per carità, niente in contrario alle storie senza un tema preciso che si fondino unicamente su una sequela di gag o di scene d’azione o di colpi di scena. Possono essere anche molto divertenti. Ma in linea di massima a me – e non sono l’unico – le storie che interessano davvero sono quelle memorabili, che mi lasciano qualcosa dentro. Qualcosa che fermenta e che lavora al mio interno e sposta di un millimetro la mia visione del mondo.

Ma tutto questo parlare teorico rischia di confondere. Facciamo un esempio. Fingiamo che io stia scrivendo una puntata di un medical drama. Ho scoperto che esiste una rara patologia del cuore e voglio usarla come caso di puntata. A che tipo di paziente affibbio questa patologia? Un uomo anziano? Una ragazza giovane? Uno sportivo? Che personaggi sono? Che relazioni hanno? Come si evolve la storia e come faranno i nostri medici a individuare la malattia giusta e curarla?

Faccio quindi il consueto passo indietro: Che cosa voglio raccontare?

Mettiamo che al momento io un tema già in testa non ce l’abbia e voglia inserirne uno per dare anima alla mia storia, quindi lo devo cercare.

Dunque. Stiamo parlando di patologia del cuore. A cosa mi fa pensare il cuore? All’amore. Scartiamo magari il solito amore romantico ragazzo/ragazza, che cos’altro posso raccontare? Be’, uno dei temi a me cari potrebbe essere l’amore materno, la delusione tra genitori e figli, l’incomunicabilità. Il senso di colpa, l’incapacità di essere empatici e saper ascoltare le stesse persone che vivono sotto il tuo tetto. Ecco allora che arriva l’idea: a soffrire di una patologia cardiaca è una mamma di mezza età. Ha avuto un grave litigio con sua figlia ventenne, che se n’è andata di casa e non è più tornata. La madre ha il cuore spezzato, sia metaforicamente che materialmente.

Risaliamo quindi il tema, la nostra metafora, e troveremo il binario giusto su cui far procedere il nostro treno delle conseguenze.

Pausa canzone. Megadeth – Train of Consequences

Dicevamo. La mamma dal cuore spezzato ha una patologia cardiaca. Come risolvere la situazione? Trovando la figlia e facendola riconciliare con la madre. In questo contesto, proprio nel momento in cui sembra tutto perduto, il nostro eroe in camice ricorderà un particolare accennato dalla figlia ritrovata. Qualcosa riguardo il passato o il comportamento di sua madre, che gli sarà utile per individuare la malattia giusta (e, di conseguenza, la cura).

Tout se tient, come si suol dire. Per curare il problema medico bisogna curare anche quello spirituale. Un cosiddetto MacGuffin come lo spunto di una patologia cardiaca – già di per sé interessante – ci è servito per raccontare un tema a cui siamo legati: la delusione tra genitori e figli. Abbiamo soddisfatto sia il lato razionale che quello emotivo dello spettatore/lettore/fruitore (ma anche il nostro di autore). La nostra storia aveva un’anima.

[Disclaimer: L’esempio della mamma con la patologia cardiaca forse ha delle aderenze con qualche vecchia puntata di Dr. House, purtroppo la mia memoria non è abbastanza funzionante da ricordarlo con precisione. Chi mi conosce sa che quella della memoria non è una scusa.]

Faccio un altro esempio, stavolta meno ipotetico e di cui mi ricordo bene. La miniserie di cui sono autore insieme a Davide Caci e Fabiano Ambu, LAW, pubblicata qualche anno fa da Star Comics.law roxanne salati carloni tema

Quarto episodio intitolato “Roxanne”, l’unico che ho scritto da solo dall’inizio alla fine, soggetto e sceneggiatura. Farò ora degli spoiler, pertanto se siete intenzionati a recuperare la serie vi consiglio di saltare il prossimo capoverso.

In Roxanne il processo verteva su un’accusa di stupro ai danni di una ragazzina. La questione era appurare se lei fosse consenziente o meno. In sostanza, viene fuori che lei subiva effettivamente violenza, ma allo stesso tempo era convinta di essere fidanzata col suo carnefice. Quando però scopre davanti a un intero tribunale che lui la disprezza, la deride e la usa, salta tutto. E non racconterò oltre. Per fare chiarezza –  che mi sa sono stato un po’ ermetico – la storia che ho scritto in Roxanne voleva raccontare una violenza altrettanto grave di quella fisica: essere violentati nei propri sentimenti più intimi.

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© Disney

Faccio un altro esempio prendendo spunto da un’altra mia storia, stavolta disneyana: Zio Paperone e la sfida da 50 $. La narrazione viene innescata dalla più classica delle situazioni: una sfida tra Paperone e Rockerduck. La scommessa è che Paperone riesca a vivere per due mesi con il solo stipendio da inserviente in un fast food, il che per un duro che si è fatto da sé come Scrooge sembrerebbe una passeggiata. Ma una serie di eventi ci fa capire che non è esattamente così. Intercorrono scaramucce e amicizie tra il protagonista e i personaggi che animano il microcosmo del fast food, e tra una gag e l’altra si viene traghettati al classico lieto fine.

Tutto qui? Non proprio. Perché avevo un tema molto chiaro in testa. Volevo raccontare le sfide delle nuove generazioni. Nel periodo in cui scrivevo il soggetto di quella storia avevo notato come negli ultimi anni si fosse creato un gap, un divario tra vecchie e nuove generazioni apparentemente incapaci di comunicare tra loro. Gli anziani che hanno attraversato la guerra o gli anni di piombo spesso sono convinti di essere gli unici ad aver passato le vere difficoltà. Oggi c’è il benessere, la tv, i cellulari, i centri commerciali, tutto è facile e pronto. Una volta ci si spaccava la schiena, mentre i ragazzi di oggi non sono più disposti a farsi il mazzo. Il che può essere in parte vero, ma non del tutto.

I nuovi poveri oggi non lavorano la terra, non tirano su muri o montano pulegge. O meglio: lo fanno ma sono in massima parte immigrati. Il ragazzo medio oggi ha una laurea di cui non sa che farsene e lavora in un fast food o in un call center, sognando il giorno – sempre più lontano – di contare davvero qualcosa per gli altri e per se stesso.

Questo ho voluto raccontare: forse un po’ pretenzioso, ma era un argomento a cui tenevo particolarmente. E Paperone, da vecchia roccia che si è spaccato la schiena nel Klondike, era il personaggio perfetto a cui far fare questo viaggio attraverso le nuove istanze di un mondo che si evolve più nella forma che nella sostanza. Ma – paletto importantissimo – ho sempre cercato di non perdere di vista la lettura semplice e per tutti. Per cui ho infarcito la storia di gag e di relazioni tra i personaggi in modo che se anche l’ambizioso tema della storia non fosse colto dai più giovani, la storia sarebbe stata ugualmente godibile. Almeno lo spero.

Mi fermo qui con gli esempi e chiudo con una considerazione.

La narrazione fin dai primordi dell’umanità nasce come insegnamento. Ti racconto un fatto che mi è avvenuto, per avvertirti di cosa può succedere in una determinata situazione. Ed eventualmente come risolverla. A volte nasce come auto-insegnamento: provo a immaginare una situazione inedita e mi chiedo come si potrebbe risolverla. A volte l’insegnamento è proprio che non esiste soluzione e bisogna accettare che ciò che accade, accada e basta.

Ecco, il tema della storia è proprio questo. È il vero argomento di discussione di una storia, alla fine della quale si potrebbe imparare qualcosa su sé stessi o sul mondo. Anche nel caso che l’insegnamento sia che non c’è niente da imparare.

Quindi, quando state scrivendo una storia, ad un certo punto ditevi: sì ok, tutto bello, divertente… ma che cosa voglio raccontare?

Prossimamente, un post in cui mi diverto a scovare un po’ di temi sotterranei di film e serie tv molto conosciuti. Con la speranza di innescare un po’ di curiosità e di “caccia al tema” nei vostri fumetti/film/romanzi/telefilm preferiti.

Stay tuned.