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Cronache

Paul Azaceta: orrore in alta fedeltà

Cronaca dello showcase di Paul Azaceta, creatore insieme a Robert Kirkman di Outcast, a Lucca Comics & Games 2015.

Paul Azaceta: orrore in alta fedeltàIl 1° novembre, ultima giornata di , presso la Chiesa dei Servi ha avuto luogo lo showcase di , il co-autore di ha risposto alle domande del pubblico, e anche alle nostre, mentre lavorava alla realizzazione di un disegno che ha ben sintetizzato l’anima del fumetto di cui è co-creatore con e le dichiarazioni rilasciate durante la conferenza.

Nucleo portante della discussione è stata certamente la capacità narrativa di suscitare la paura, linea che ha innalzato il tema della conferenza a una questione più ampia e universale: cosa genera nell’animo umano l’orrore più profondo?

L’oscurità del male, rappresentata in Outcast dalle presenze demoniache che perseguitano il protagonista, si rispecchia secondo Azaceta meglio nel bianco e nero, che nel colore, poiché i contrasti della bicromia costituiscono un’efficace metafora visiva della drammatica sofferenza dei personaggi.

Paul Azaceta ha dichiarato infatti che la sua arte è sempre stata pensata e concepita per il bianco e nero e ha aggiunto inoltre che Kirkman era concorde su questo aspetto dell’opera e l’aveva scelto come disegnatore della serie proprio per l’espressività del suo tratto in bicromia. Non sorprende quindi che i due autori di Outcast siano stati favorevoli alla scelta editoriale di saldaPress di proporre al pubblico italiano un’inedita versione in bianco e nero, diversa da quella originale a colori, opportunamente e appositamente ritoccata da Azaceta.

I panorami del West Virginia si sono così avvantaggiati di drammatici contrasti che bene hanno reso il senso di isolamento di quest’area degli Stati Uniti, il cui orizzonte sulle presenze umane più vicine risulta costantemente chiuso da un filare d’alberi o da una siepe o da altri ostacoli naturali e scelta appositamente per aumentare il senso di minaccia nel lettore.

Paul Azaceta: orrore in alta fedeltà

La fedeltà del realismo narrativo e visuale alle località in cui è ambientata la serie contribuisce al sentimento di terrore del lettore, soprattutto statunitense, poiché Kirkman e Azaceta si documentano sulle fotografie di luoghi reali per la realizzazione delle pagine, così ad esempio una pompa di benzina nel fumetto non risulta una stazione di rifornimento qualunque, ma proprio quella che si trova su una precisa strada del West Virginia.

Al fine di non sacrificare il realismo dei panorami occidentali virginiani, Kirkman ha concepito anche l’idea di inserire vignette quadrate che permettono di soffermarsi su dettagli raccapriccianti senza rallentare il ritmo della narrazione.
È sorta quindi spontaneamente a questo stadio della discussione una domanda che abbiamo sottoposto ad Azaceta: cosa suscita in un essere umano la paura più schiacciante? Non sapere cosa gli accadrà o sapere che gli accadrà qualcosa di terribile?

«Entrambe», ha risposto il disegnatore «l’orrore peggiore è infatti sapere che sta accadendo qualcosa di brutto, senza sapere precisamente cosa».

È di questi sentimenti che Azaceta stesso si carica durante la realizzazione delle sue tavole allo scopo di provare le stesse sensazioni che cerca di trasferire su carta nel momento stesso in cui lavora.
Proprio l’alta fedeltà ai sentimenti e ai luoghi umani costituiscono dunque il potere evocativo di Outcast, insieme alla convinzione che in fondo ciò che ci spaventa di più è quanto ci circonda.

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