Il passato, il presente e il futuro dell’indagatore dell’incubo

Martedì 6 dicembre, al Circolo dei lettori di Torino, si è tenuto l'incontro "Dylan Dog - Nascita di un Mito": un viaggio alla (ri)scoperta dell'Old Boy.

Martedì 6 dicembre, al Circolo dei lettori di Torino, si è tenuto l’incontro – Nascita di un Mito, curato da Fabrizio Accatino.
Durante l’evento Mauro Marcheselli, Angelo Stano e Claudio Chiaverotti hanno ripercorso l’intera storia dell’indagatore dell’incubo, arrivando infine ad analizzare anche le storie attuali e la figura di Tiziano Sclavi.
Gli autori, nella prima parte del dibattito, hanno parlato del loro periodo iniziale in Bonelli e delle prime storie che hanno prodotto.
Seguono alcune dichiarazioni fatte dagli autori durante l’evento in grado di riassumere i concetti principali.

Il passato, il presente e il futuro dell'indagatore dell'incuboMauro Marcheselli: Quando ho iniziato a lavorare in redazione non conoscevo bene Dylan, anche perché era un personaggio nuovo. Nei primi periodi comunque facevo qualsiasi cosa in redazione; dopo un po’ ho portato alcuni soggetti a Tiziano tra cui Il lungo addio. Anche se i soggetti magari erano buoni, è sempre stata la sceneggiatura di Tiziano a fare la differenza.
Dylan Dog è un personaggio che bisogna conoscere bene, dato che basta una parola fuori posto all’interno di un dialogo per cambiare l’essenza del personaggio.

Angelo Stano: Per me disegnare era un gioco che è diventato un lavoro. All’epoca il mercato francese era la meta a cui tutti ambivano. Prima di lavorare su DyD avevo in testa i fumetti horror/terror di bassa lega. Mi sono comunque reso subito conto che Dylan Dog non era un eroe classico.
Il fumetto era impostato con un taglio moderno, grazie a un linguaggio dinamico unito a elementi horror intervallati anche da sprazzi di umorismo surreale.
Avevo molto timore di non riuscire a disegnare tutte le 96 pagine; la faccia di Dylan doveva assomigliare a quella di Rupert Everett, anche se all’inizio nessuno sapeva precisamente cosa disegnare. Per questo molti disegnatori hanno creato Dylan con il loro stile. Io ho cercato di dare al personaggio un taglio psicologico profondo e l’editore ha capito che il mio tratto poteva funzionare. Non volevo però distanziarmi dallo stile classico del fumetto popolare per qualche ragione specifica. Mi sono semplicemente messo al servizio di Dylan.

Claudio Chiaverotti: Io sono entrato in Bonelli con Martyn Mystère e sono poi sbarcato su Dylan scrivendo Il buio. Tiziano è il mio eroe, ho ancora in testa i suoi consigli; non ricordo nulla di quello che ho studiato a scuola ma le sue perle di saggezza non le ho scordate.
Il mio Dylan viene fuori dai film che ho visto e forse è un po’ più violento rispetto agli standard classici, ma è questione di punti di vista.

Durante l’evento ci si è anche soffermati sulle scelte che hanno spinto Tiziano Sclavi ad allontanarsi sempre di più dal suo personaggio portando i vari autori presenti a raccontare quel fatidico momento.

M.M.: Tiziano ha sempre sofferto di depressione e ha dovuto spesso lottare contro vari problemi; questo probabilmente ha contribuito al suo allontanamento dalla serie. Poi ovviamente, datoIl passato, il presente e il futuro dell'indagatore dell'incubo il grandissimo successo di Dylan Dog, Sclavi è stato letteralmente osannato dal pubblico e le aspettative sono aumentate a dismisura. Dylan era conosciuto da tutti, finiva sui giornali e chiunque si aspettava sempre il massimo da Tiziano. Se un autore deve scrivere un capolavoro al mese è ovvio che si blocca.

A.S.: Ricordo che Tiziano ha fatto molta fatica a finire il numero 100. Mi diceva «Angelo, non ce la faccio, fatti dare un’altra sceneggiatura».
Alla fine sono andato a casa sua e le ultime 20 pagine me le ha dettate; Tiziano non voleva scrivere il passato di Dylan Dog e anche per questo è stata una fatica per gli altri autori tornare sulle vicende passate del personaggio.

C.C.: Sclavi ha sempre scritto belle storie. Se devo dare una valutazione da 1 a 10, dico 13. Le meno belle potevano arrivare al massimo a 10 meno.

È stato poi chiesto scherzosamente a Claudio Chiaverotti come mai indossa sempre gli occhiali da sole anche nei luoghi chiusi.
L’autore ha risposto che li indossa perché è molto timido e davanti a un gran numero di persone deve per forza tenerli altrimenti si blocca.
In chiusura è stato dedicato ampio spazio alle domande del pubblico a cui gli autori hanno risposto in maniera esaustiva.
Si è creato da subito un grande interesse verso la recente nuova storia di Tiziano Sclavi Dopo un lungo silenzio e verso la particolare scelta di realizzare la copertina completamente bianca.

M.M.: Tiziano era molto preoccupato perché non tornava su Dylan da parecchio tempo. Comunque, fin dalla prima pagina si capisce immediatamente che è una storia sua.
Per quanto riguarda la scelta di usare la copertina bianca, non so se avrei dato l’ok. Oggi comunque i tempi sono cambiati e una cosa del genere si può fare perché ha senso. Magari invece Sergio avrebbe detto «siamo matti?».

A.S.: La copertina bianca secondo me è stato un modo per avvicinarsi ancora di più ai lettori. Molti fan su Facebook hanno piazzato le loro copertine personalizzate.

Si è anche discusso del fatto che i tempi sono cambiati e che ovviamente anche Dylan Dog è mutato nel corso del tempo.

Il passato, il presente e il futuro dell'indagatore dell'incubo

M.M. e A.S.: All’inizio non c’erano delle vere e proprie linee guida e così ogni autore poteva agire abbastanza liberamente. In seguito si è preferito adottare una linea di condotta comune per evitare di esagerare sotto vari aspetti, tentando di non spingersi troppo oltre con la violenza o le scene di sesso.
Ovviamente oggi è cambiato tutto e un bambino può tranquillamente guardare Il Trono di Spade a mezzogiorno senza batter ciglio.

Un’ultima riflessione è stata fatta riguardo il modo di Tiziano Sclavi di intendere la morte.

M.M.: Per Tiziano la morte ha sempre avuto un grande fascino, anche perché il suo stile di vita in determinate situazioni lo ha portato molto vicino a farla finita. Ha vissuto periodi diversi che l’hanno sicuramente spinto a pensare alla morte. Effettivamente anche io, vista l’età, dovrei iniziare a pensarci.

A.S.: Il problema di Tiziano non è il suo pensare alla morte ma il suo male di vivere. La nostra vita quotidiana è piena di difficoltà ed è questo il fulcro di Dylan Dog. Gli altri eroi sanno sempre uscire dai guai in qualsiasi situazione, Dylan no.
Il senso di inadeguatezza è sempre tangibile nelle storie di Tiziano ed è stata proprio questa profonda caratterizzazione del personaggio a rendere DyD amato dal pubblico sia maschile che femminile (quest’ultimo all’inizio mancava nelle pubblicazioni Bonelli).
Il rapporto con la vita e la morte è un motivo ricorrente nelle storie di Tiziano, ma il fulcro di tutto è l’analisi della realtà.

C.C.: Tiziano si è sempre trovato a proprio agio con le storie cupe. Io oggi sono al lavoro su Morgan Lost, che è un personaggio molto dark, anche se solitamente non penso mai alla morte.
Secondo me la vita finisce troppo presto, ci vorrebbero almeno 200-300 anni per fare tutto. Vedo la morte come una cosa spaventosa.

1 Commento

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  1. Alessandro Armiento

    27 dicembre 2016 a 19:31

    quale sarebbe la parte sul futuro del personaggio?

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