Paranoid Boyd e la multimedialità

Intervista a più voci su un progetto che interseca più media: parlano i fautori di un originale esperimento su Paranoid Boyd.

Vi proponiamo un’intervista multipla in occasione dell’uscita del numero 4 di . Si tratta di un numero speciale, con delle caratteristiche peculiari che lo rendono un esperimento crossmediale molto interessante.  Tecnicamente, è sia spin-off che prequel di quanto narrato nel numero 0. È una storia completa di 60 pagine scritta dall’ideatore della serie Andrea Cavaletto con Marta Carotenuto e disegnata da Enrico Carnevale, con copertina del visionario illustratore inglese Blake Malcerta. Non vi anticipiamo nulla della trama, sennonché ne fa parte uno degli eventi storici che più hanno colpito l’opinione pubblica dall’inizio del millennio. Ma non è l’unico elemento di realismo del soggetto. Tra i protagonisti della storia c’è una metal band reale, i The Foreshadowing, di caratura internazionale, che per l’occasione ha composto un brano intitolato appunto Paranoid Boyd, che potrà esser ascoltato da chi acquisterà la variant edition. Questa edizione è particolarmente cara al creatore Cavaletto, che ha sottolineato come sarà stampata in tiratura limitata di 300 copie con una wraparound cover di Simone Delladio; conterrà inoltre, ed è l’aspetto più significativo, un QR Code che permetterà di ascoltare in esclusiva in streaming il pezzo.
Gli intervistati sono:
(sceneggiatore)
Marta Carotenuto (sceneggiatrice)
(disegnatore)
Marco I. Benevento (cantante dei The Foreshadowing)

Paranoid Boyd e la multimedialità

Sappiamo che avete lavorato molto su questo progetto di interconnessione multimediale. Ci raccontate cosa significa per voi la multimedialità e quali pensate siano le sue possibili prospettive e future applicazioni per il fumetto?
Marta Carotenuto (MC): la multimedialità, per quanto mi riguarda, è sperimentazione; l’utilizzo di più media permette di fare interagire codici espressivi apparentemente inconciliabili. Con Paranoid Boyd #4 si è cercato di fare convergere tra loro due mondi distanti, quello della musica e quello del fumetto.  Grazie al contributo dei The Foreshadowing, che hanno inciso l’omonimo brano “Paranoid Boyd”, il “sonoro” è entrato a far parte di un contesto, quello del fumetto, da cui di solito è escluso.
Andrea Cavaletto (AC): con questo volume di Paranoid Boyd non solo abbiamo una canzone che fa da colonna sonora alla serie (in streaming solo con la variant, ve lo ricordo), ma abbiamo anche i membri della band come co-protagonisti della storia stessa. Trovo la cosa molto originale e il risultato è a mio parere fantastico.
Enrico Carnevale (EC): di fatto non ho mai pensato che un media fosse superiore a un altro in maniera assoluta, e questo per un semplice fatto di comunicazione, piuttosto che di promozione. Abbiamo la fortuna di poter vedere, provare, sentire, vivere un’infinità di emozioni e situazioni diverse, e il ruolo dei media è proprio quello di riprodurle, trasmetterle, comunicarle. Quindi ecco, per me la multimedialità ci permette di oltrepassare i limiti propri del singolo mezzo, sia che si parli di un fumetto, che di un video, un testo o un brano musicale.
Marco I. Benevento (MB): viviamo di multimedialità e ipertestualità. Fruiamo quotidianamente, spesso distrattamente, di media che si fondono tra loro; un po’ mi spaventa l’eccesso, perché rischia di rendere questa fruizione piuttosto superficiale.
Quindi, a maggior ragione, ben vengano le iniziative come questa, che possono portare maggiore attenzione a elementi specifici.
Il futuro per il fumetto lo immagino sempre più interattivo.

Un progetto simile significa brainstorming di gruppo per far combaciare i vari tasselli. Ci descrivete come avete lavorato insieme e che direttive vi siete dati per coordinarvi? Ma soprattutto, che tipo di esperienza è stata?
AC:
tra i vari gruppi che ascoltavo mentre scrivevo Paranoid Boyd c’erano i The Foreshadowing ed ho iniziato a fantasticare su quanto sarebbe stato bello avere una vera canzone che facesse da colonna sonora alla serie. Tutto è partito da lì. Li ho contattati, ci siamo messi d’accordo e, come avviene quando c’è il giusto feeling, le cose sono andate a posto da sole… La collaborazione tra me, Marta, Enrico e i The Foreshadowing è stata perfetta!
MB: non c’è stato un vero brainstorming. Andrea mi ha dato grande libertà. Ho conosciuto la storia e il mondo di William Boyd leggendo i numeri precedenti a quello a cui abbiamo partecipato, dopodiché, con i ragazzi della band, abbiamo letto la sceneggiatura, abbiamo sbirciato alcune delle (bellissime) tavole di Enrico, e quello ci è bastato. Il pezzo è nato così, suonando, come se lo conoscessimo già.
MC: ho avuto la fortuna di collaborare con Andrea sin da subito, partendo dall’ideazione del soggetto fino alla stesura della sceneggiatura definitiva.  È stato un lavoro di scrittura a quattro mani, coordinato e supervisionato da Andrea. Marco e The Foreshadowing si sono prestati a essere inseriti nella storia, diventandone i protagonisti. Hanno collaborato con noi dandoci molte dritte su come caratterizzare i personaggi a loro ispirati. Il confronto e il brainstorming in questa fase sono stati fondamentali. Enrico, infine, ha abilmente trasformato il testo in tavole disegnate, con la supervisione di Andrea.  E’ stata un’esperienza stimolante e formativa. Ho lavorato con ottimi professionisti da cui ho imparato molto perfezionando le mie competenze da sceneggiatrice. Ho avuto la possibilità di osare, sperimentare impostazioni e codici meno classici.
EC: io sono l’ultimo anello della catena, quindi ho avuto il compito di realizzare graficamente l’albo seguendo la sceneggiatura di Andrea e Marta. Ho inviato loro (e a Rossano Piccioni) il lavoro fase per fase (storyboard, matite e chine), ricevendo di volta in volta correzioni – che per fortuna son state pochissime – o via libera. Con Marco in realtà non ci siamo mai sentiti, per cui adesso spero solo che il lavoro non dispiaccia né a lui né agli altri membri del gruppo. Il mio contributo nel brainstorming si è limitato alla trasformazione della sceneggiatura in immagini – un processo in cui mi son preso non poche libertà e ho spesso rielaborato le indicazioni date per le vignette. Fortunatamente né Andrea né Marta hanno mai contestato le mie scelte. Si è trattata di un’esperienza molto formativa, sia per via della quantità di lavoro – del tutto nuova per me – sia per la complessità della storia: ci sono due grandi sequenze che sono state davvero davvero difficili da realizzare. Però posso dire di essermi divertito un casino a disegnarla.

Paranoid Boyd e la multimedialità

Il fumetto è già per sua natura cross-mediale perché produce narrazione utilizzando sia parole sia immagini. Pensate che l’utilizzo congiunto di altri media renda ancor più radicale la sua natura ibrida oppure ritenete che lo trasformino in qualcosa di nuovo?
AC: il cross media è un argomento davvero interessante. Qui non si tratta più di fare un fumetto e pensare che potrebbe magari diventare un film o un videogioco o magari una serie tv. Qui si tratta di pensare a un progetto che abbia già tutti gli elementi tipici dei vari media dentro di sé. Per come la vedo io, Paranoid Boyd ha tutte le carte in regola per essere un progetto crossmediatico con un potenziale.
MC: viviamo in un’epoca storica in cui il linguaggio è in continua e rapida trasformazione, stessa cosa vale per i canali utilizzati per la trasmissione della comunicazione. Sicuramente anche i codici comunicativi del fumetto subiranno l’influenza di questi cambiamenti. Basti pensare all’evoluzione che c’è stata negli ultimi vent’anni con l’avvento delle nuove tecnologie: il fumetto, tradizionalmente, ha sempre utilizzato un linguaggio verbale-iconico avvalendosi di un medium cartaceo, ultimamente il prender piede del digitale ha permesso nuove sperimentazioni e la messa in discussione di regole considerate quasi universali. Secondo me, non è da escludere che parallelamente al diffondersi di prodotti ibridi, come ad esempio i motion comic, possa nascere un qualcosa del tutto nuovo.
EC: dipende dall’utilizzo che si fa della multimedialità. Personalmente, non amo molto gli adattamenti e le rielaborazioni – penso immediatamente al cinema come esempio principe, all’orrendo (secondo me) V for Vendetta, al secondo Sin City, o allo stesso Watchmen, che per quanto fedele alla trama letterale dell’albo cartaceo, purtroppo tralascia un’infinità di chiavi di lettura che solo il fumetto permette. O ancora ai motion comics, che con la loro natura ibrida tra immagini statiche e immagini in movimento mostrano una sintesi più risibile che godibile. Al contrario, apprezzo quando un personaggio viene utilizzato all’interno di media diversi, purché si tratti di storie e contesti originali, o comunque di universi indipendenti come quelli dei cinecomics americani. Nel nostro caso di Paranoid Boyd, invece, abbiamo il fumetto e il suo limite principale di non avere colonne sonore: la musica, quindi, ci aiuta ad aggiungere un aspetto in più che accompagni la storia, ne descriva meglio le atmosfere, ne riveli lati nascosti e, perché no, spinga il lettore verso nuove ipotesi e interpretazioni personali.

Quanta influenza ha avuto la musica nell’ideazione di questo numero?
AC
: questo volume è come un concept album. È come se fosse strutturato in brani. Ogni traccia ha una sua identità e un suo ritmo. Abbiamo il pezzo iniziale veloce e drammatico, dove le percussioni si fanno sentire. E poi segue un’alternanza di brani tra il doom/gothic e beat da discoteca, con spruzzatine di industrial. Fino ad arrivare al gran finale in cui la storia esplode in tutta la sua malata potenza, urlando.
MC: la musica è la struttura portante di quest’albo, la maggior parte della storia ruota intorno al panorama musicale. Ne ho ascoltata moltissima in quel periodo. Oltre a essere la colonna sonora di quei momenti, molte canzoni sono state fonte d’ispirazione per citazioni, ambientazioni e dialoghi.
EC: per quel che riguarda la “mia parte”, ha avuto molta influenza. Ne ho ascoltata tantissima durante le lunghe giornate seduto al tavolo da lavoro, e ha svolto un’infinità di ruoli: a volte si limitava a riempire il silenzio, altre invece mi accompagnava, altre ancora dettava il ritmo di lavoro, mi sosteneva quando ero stanco, mi dava energia e il giusto stato d’animo. In molte tavole il suo apporto è stato imprescindibile e determinante, ma il bello è che questo lo sappiamo solo io e Lei.

sta abituando i lettori a grandi collaborazioni (si pensi a Bill Sienkiewicz e Tanino Liberatore su The Cannibal Family): dobbiamo aspettarci altre ospitate nella prossima stagione di Paranoid Boyd?
AC
: sto valutando insieme a Rossano Piccioni (ndr: “patron” di Edizioni Inkiostro) il modo migliore di procedere con Paranoid Boyd. Nella seconda stagione avremo nuovamente un team di disegnatori di altissimo livello (tra riconferme e new entry) e sì, stiamo vagliando dei nomi interessanti che mettano anche questa serie sotto i riflettori. Troppo presto per dire di più, ma le sorprese non mancheranno.

Intervista condotta via e-mail nel giugno 2016. 

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