Paranoid Boyd #1: intervista a Renato Riccio

In occasione dell'uscita del primo numero di Paranoid Boyd abbiamo intervistato Renato Riccio, disegnatore della prima parte dell'albo.

Paranoid Boyd #1: intervista a Renato Riccio ha esordito professionalmente sulla testata Khor, edita da Star Comics.
Per la stessa casa editrice, ha successivamente creato la miniserie
Legion 75 insieme al fratello Walter Riccio.
Ha collaborato anche con la Sergio Bonelli Editore per
Dylan Dog e per il romanzo a fumetti Darwin.

Riccio si è occupato di disegnare la prima parte di #1 e in occasione dell’imminente uscita dell’album gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro.

Ciao Renato, e grazie per averci concesso questa intervista.
Come sei stato reclutato tra le file dei disegnatori di Paranoid Boyd?

Avevo già lavorato con Andrea Cavaletto, ed era stata una bella esperienza. Durante la scorsa edizione di Lucca Comics ci siamo incontrati e mi ha proposto di collaborare a una nuova miniserie, ed eccomi qui.

Quali sono le tue precedenti esperienze nell’ambito del disegno?
Ho esordito professionalmente sulla miniserie Khor, per Star Comics. In seguito, con mio fratello Walter Riccio è nata Legion 75, miniserie sempre per la stessa casa editrice. Parallelamente ho collaborato insieme a Luigi Piccatto su Dylan Dog e Darwin, romanzo a fumetti edito da Sergio Bonelli Editore.

Paranoid Boyd #1: intervista a Renato RiccioCosa ti ha attratto maggiormente di questa serie?
Andrea è una persona carica di entusiasmo, che riesce a trasmettere la passione che riversa nelle sue creazioni anche ai suoi collaboratori. Già questo, da solo, è stato uno dei motivi che mi hanno fatto accettare questa collaborazione. Soprattutto, i pochi indizi che avevo prima di conoscere la sceneggiatura definitiva descrivevano un’opera ambiziosa e di grande impatto visivo, in cui ci sarebbe stata grande possibilità di divertimento.

Quali influenze ti hanno contagiato per tratteggiare le atmosfere horror del fumetto?
Graficamente sono state una grande fonte di ispirazione le atmosfere cupe e drammatiche di autori come Mike Mignola, Nicola Mari e naturalmente Luigi Piccatto.

È stato difficile far rivivere nel tuo segno personaggi che dovevano rispettare il character design impostato da altri?
No, direi che personalmente è un compito abbastanza divertente, non si fa altro che reinterpretare attraverso il proprio stile ciò che un altro ha proposto. La sfida sta nel riuscire a mantenere i caratteri salienti del personaggio ma nello stesso tempo farlo proprio.

Com’è funzionato il lavoro sulla serie, per quanto riguarda voi disegnatori? Vi siete confrontati, siete stati in contatto, oppure ognuno ha realizzato il suo numero in autonomia?
Abbiamo lavorato in autonomia, ma abbiamo cercato di mantenere la coerenza che è d’obbligo in miniserie realizzate a più mani.

Paranoid Boyd #1: intervista a Renato RiccioLavorerai anche su altri numeri della serie?
Sul capitolo 8, che è quello conclusivo.

Oltre a Paranoid Boyd, ci sono altri progetti professionali in vista?
Parallelamente a Paranoid Boyd ci sono in cantiere un altro numero di Dylan Dog e il seguito di Darwin.

Durante la tua carriera hai disegnato un paio di albi di Dylan Dog (Maxi Dylan Dog #22 e Dylan Dog Color Fest #12): il tuo modo di disegnare l’orrore in quelle occasioni e in Paranoid Boyd è stato affine oppure hai avuto un approccio differente? Se sì, per quali motivi?
La differenza principale sta nel fatto che, diversamente da quanto accade in un lavoro a più mani come Dylan Dog, nel caso di Paranoid Boyd gestisco il lavoro in completa autonomia, quindi ho modo di sperimentare soluzioni diverse, e riversare nei disegni più direttamente le ansie, gli incubi e il senso di repulsione che la sceneggiatura richiede.

Con tuo fratello Walter avevi fondato qualche anno fa il team Ricciobros: quali influenze e scambi di punti di vista ha portato nel tuo modo di lavorare questo sodalizio artistico, oltreché famigliare?
Il legame con Walter è molto forte, e i nostri interessi e le nostre influenze nel tempo sono state le stesse o quantomeno sono state complementari: il team Ricciobros, che continua tuttora a esistere e ideare, non è altro che la concretizzazione di questo legame.

Sei tra gli ideatori della miniserie Legion 75, pubblicata da Star Comics qualche anno fa: come definiresti l’atmosfera di quella testata? Vedi punti di contatto con il mood di Paranoid Boyd?
Entrambe le serie direi che affrontano l’orrore fisico e l’orrore psicologico con l’intento di andare a scavare allo stesso modo nell’uno e nell’altro senso.

Ringraziamo ancora Renato Riccio per averci concesso questa interessante intervista.

Intervista condotta via mail da Andrea Bramini e Paolo Garrone il 20/08/2015

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio