Paranoid Boyd #1: intervista a Francesco Biagini

In occasione dell'uscita del primo numero di Paranoid Boyd abbiamo intervistato Francesco Biagini, disegnatore della seconda parte dell'albo.

Paranoid Boyd #1: intervista a Francesco Biagini ha esordito professionalmente in Francia, lavorando per il celebre editore Soleil sulla serie Terra Inferno.
Successivamente ha collaborato con la Boom! Studios americana per le testate Dead Run, Dingo, Elric – L’equilibrio perduto e Higher Earth.
La sua carriera prevede anche numerose collaborazioni come illustratore per videogiochi, libri ecc.

Biagini si è occupato di disegnare la seconda parte di #1, e in occasione dell’imminente uscita dell’album gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro.

Come sei stato reclutato tra le file dei disegnatori di Paranoid Boyd?
Tutto merito del grande , che mi ha proposto il progetto dicendomi: “Nel capitolo che ho pensato per te c’è un immenso demone degli abissi”.

Quali sono le tue precedenti esperienze nell’ambito del disegno?
A livello professionale ho iniziato con l’editore francese Soleil (Terra Inferno) e poi in seguito con l’americana Boom! Studios (Dead Run, Dingo, Elric – L’equilibrio perdutoHigher Earth). Ovviamente dopo anni di gavetta tra riviste, piccole produzioni e molto, molto internet.

Cosa ti ha attratto maggiormente di questa serie?
Ho già detto di un immenso demone degli abissi?

Quali influenze ti hanno contagiato per tratteggiare le atmosfere horror del fumetto?
Purtroppo (o per fortuna) non ho bisogno di influenze particolari per questo tipo di atmosfere, in cui sembra che mi ci trovi fin troppo a mio agio. A parte questo, il mio stile guarda molto ai maestri del chiaroscuro “estremo”, tipo Mike Mignola, Nicola Mari, Jorge Zaffino e altri.

È stato difficile far rivivere nel tuo segno personaggi che dovevano rispettare il character design impostato da altri?
Non troppo, il mio stile tende a essere molto “coprente” anche quando lavoro su input derivati da altri autori.

Paranoid Boyd #1: intervista a Francesco Biagini
Com’è funzionato il lavoro sulla serie, per quanto riguarda voi disegnatori? Vi siete confrontati, siete stati in contatto, oppure ognuno ha realizzato il suo numero in autonomia?

È di nuovo merito del buon Cavaletto, che ha supervisionato e coordinato il tutto (anche da sotto l’ombrellone), con mail, telefonate e post. Un gruppo privato su Facebook ci ha permesso di caricare le immagini di studi e tavole finite man mano che procedevamo, per permetterci di seguire una strada uniforme.

Lavorerai anche su altri numeri della serie?
Al momento credo solo su questo (che già così sono impegnatissimo!)

Oltre a Paranoid Boyd, ci sono altri progetti professionali in vista?
Ora sto lavorando per la Graphic India al motion comic tratto da 18 Days di Grant Morrison e per la Liquid Comics alla miniserie Coming of Rage, su testi di Wes Craven e Steve Niles.

Paranoid Boyd #1: intervista a Francesco BiaginiChe differenza c’è nel lavorare tra il mercato italiano e americano, del quale tu hai avuto esperienza con Boom! Studios e non solo?
Purtroppo non ho molta esperienza di lavoro sul mercato italiano, ma di sicuro (come dirà chiunque abbiate intervistato in merito) la maggior differenza sono le tempistiche isteriche di quello americano. Ad esempio vedo che molte serie italiane hanno una pianificazione e progettazione grafica molto lunghe e ponderate, specie se a tema fantasy/fantastico (ambienti, vestiti, character design, etc.); io per fare dodici numeri di Elric mi dovevo inventare tutto quanto da zero, vignetta per vignetta, man mano che arrivava la sceneggiatura!

Da Dead Run a Dingo, quali elementi e suggestioni hai ripreso per approcciarti al lavoro in Paranoid Boyd?
Ovunque non riesca ad arrivare, ci vado giù di neri pesanti, ragionando su quale inquadratura, taglio di ombra o dettaglio possano creare angoscia. Diciamo che è una sorta di filosofia di vita.

Sei anche illustratore per libri, CD e videogiochi: che differenze ci sono, nella tua esperienza, nell’approcciarsi a un’illustrazione piuttosto che alle tavole di una storia a fumetti?
In un’illustrazione lo storytelling si concentra in una singola immagine che deve avere un impatto fortissimo, specie se è una copertina che finirà su uno scaffale insieme a centinaia di altre. Una tavola a fumetti richiede invece una forte conoscenza della narrazione sequenziale; mai, come vedo talvolta in alcuni autori inesperti, pensarla come un semplice assemblaggio di singole perfette immagini scollegate! Proprio per questo per me la fatica maggiore in una tavola non è il disegno in sé, quanto la pianificazione dello storytelling nel layout iniziale, visto che da quello deriva tutta la leggibilità della narrazione e quindi la funzionalità dello stesso medium fumetto.

Ringraziamo ancora Francesco Biagini per averci concesso questa interessante intervista.

Intervista condotta via mail da Andrea Bramini e Paolo Garrone il 20/08/2015

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