I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

Un trittico di storie spaziali di Carl Barks che, come New Horizons, ci porta nel Sistema Solare: il Valhalla cosmico, L'isola nel cielo e Nel paese dei sogni.

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

Nel giugno del 1994 faceva il suo esordio nelle edicole italiane Paper Fantasy, albo bimestrale che per 35 numeri, fino a febbraio 2000, propose ai lettori alcune tra le più belle storie fantastiche realizzate in ambito disneyano. Spaziando tra il fantasy e la fantascienza, la rivista, diretta da Sante Scarcella, ristampò saghe come Il razzo interplanetario di Carlo Chendi e Luciano Bottaro, o i Ki-Kongi di Rodolfo Cimino e Giorgio Cavazzano, o i Paperoidi di Romano Scarpa. All’interno della rivista, però, ebbe spazio anche , iniziando dalla famosa Luna a 24 carati, una delle storie spaziali più famose dell’Uomo dei Paperi.
D’altra parte Paper Fantasy presentava ai lettori anche un corposo apparato redazionale di approfondimento su alcune delle tematiche trattate dalle storie proposte in ciascun numero: animato dallo spirito di quell’impostazione editoriale, e sfruttando le fascinazioni della recente missione Nasa New Horizons, avvicinatasi a Plutone fino a fotografarlo, ho scelto tre delle storie spaziali di Barks che a mio giudizio meglio si avvicinano a quelle fascinazioni scientifiche.

Divinità extraterrestri

Storia uscita originariamente nel 1961 su Uncle Scrooge #34 (ultima ristampa italiana su Uack #13), Il Valhalla cosmico racconta di un pianeta che periodicamente ogni tot secoli si avvicina alla Terra, generando una serie di sconvolgimenti sismici e climatici, ma anche la possibilità, per gli abitanti di entrambi i pianeti di giungere sui rispettivi dirimpettai.

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

In particolare il pianeta Valhalla è popolato dalle divinità della tradizione nordica e da alcune divinità greco-romane. L’ambientazione scelta da Barks è quella di una sorta di medioevo terrestre dove però ogni magia è spiegabile attraverso una qualche avanzata tecnologia, forse ispirandosi alla famosa citazione di Arthur C. Clarke:

Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

D’altra parte fornire alla storia delle basi scientifiche è importante per l’Uomo dei Paperi, che sfrutta la seconda pagina della storia proprio per inserire una plausibile spiegazione degli eventi.
I paperi di Barks: verso Plutone e oltreLa materia della storia, però, è mitica: l’obiettivo di Barks è, infatti, quello di raccontare il mito portandolo con i piedi per Terra. Gli abitanti di Valhalla, infatti, vengono raccontati come goliardici personaggi in costumi medioevali, rappresentati con leggerezza ma anche con il giusto pizzico di ironia: basti pensare a Ercole, rappresentato come un vecchio viandante rinsecchito. Non manca poi una frecciatina al caotico mondo metropolitano terrestre, grazie alla reazione scomposta del fabbro Vulcano, che era la causa dell’avvicinamento tra i due pianeti. La paura generata dal caos terrestre ha così permesso ai paperi di convincere Vulcano a smettere la fabbricazione dell’oro dal ferro, interrompendo l’inevitabile avvicinamento tra Terra e Valhalla.

Sulle orme di Buck Rogers

Se nel Valhalla cosmico il viaggio tra i due vicini spaziali era esemplificato dalla vicinanza tra i due pianeti e dai conseguenti sconvolgimenti climatici, ne L’isola nel cielo, i nostri eroi si preparano a viaggiare verso la fascia degli asteroidi a bordo di un’astronave.

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

Uscita nel 1960 su Uncle Scrooge #29 (ultima ristampa italiana su Uack #11), può essere suddivisa in due parti ben distinte. La prima parte, il viaggio nello spazio vero e proprio, dove Barks immagina anche l’esistenza di una sorta di ristorante spaziale che anticipa la Stazione Spaziale Internazionale, è esplicitamente ispirata a Buck Rogers, soprattutto per l’apparato visivo (1) . La seconda parte, invece, è ambientata su uno sperduto pianeta sassoso che orbita intorno a un compagno più grande, verde e rigoglioso.
L’asteroide di roccia è abitato da un popolo di indiani cosmici di poche e non troppo comprensibili parole. È interessante osservare come i paperi adulti (Paperino e Paperone) si comportano come i classici conquistadores: prima si sentono in pericolo e poi, forti della protezione di armi più avanzate, credono di poter fare ciò che vogliono sulla terra appena scoperta.
I nostri causano anche la scomparsa dell’unica ricchezza del popolo: uno stormo di uccelli che deponevano le uova sui sassi dell’asteroide, e ciò cambia l’atteggiamento degli indiani nei confronti dei paperi. Ancora una volta saranno i più intelligenti e tolleranti Qui, Quo, Qua a risolvere la faccenda, innanzitutto spingendo zio Paperone a condividere le loro scorte con gli autoctoni. Questi, tra l’altro, alzando ogni giorno lo sguardo, vedono sulle loro teste un pianeta rigoglioso di vita e risorse:

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

Questo è il supplizio di Tantalo! Vivere davanti a tutta quell’abbondanza, e dover mangiare solo uova!

Questa semplice osservazione è la chiave di volta per il cambio di atteggiamento di Peperone: sarà infatti quest’ultimo a prendere la decisione di tendere un cavo tra i due vagabondi celesti per permettere al piccolo popolo delle stelle di raggiungere il verde compagno di orbita.
Considerando la scarsezza di risorse dell’asteroide di origine che non avrebbe dovuto permettere lo sviluppo di vita, è evidente come l’intento di Barks sia quello di proporre ai lettori in termini positivi il valore della solidarietà, intesa non come una donazione fine a se stessa, ma come fornire un’opportunità di crescita e sviluppo a chi, per molti motivi (in questo caso essenzialmente geografici), non ha potuto coglierla.

Yuggoth in salsa disneyana

Di incredibile attualità astronomica si rivela, infine, Nel paese dei sogni (2) : uscita nel 1959 su One Shots #1025: Vacation in Disneyland (ultima pubblicazione italiana su La grande dinastia dei paperi #18), vede come protagonisti Archimede Pitagorico e Ciccio in viaggio verso un pianeta che si troverebbe oltre Plutone. Il condizionale è d’obbligo, visto che la missione dei due si basa su un sogno dell’assistente di Nonna Papera.

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

La premessa è, dunque, incredibilmente lovecraftiana, e non solo per l’ispirazione sognante che porta verso un pianeta sconosciuto, ma anche perché lo stesso Lovecraft fu tra quelli che sostennero l’esistenza di un pianeta nella porzione di cielo poi effettivamente occupata da Plutone (3) .
Per ovvie esigenze narrative il viaggio è breve, giusto poche pagine anziché i nove anni e mezzo di New Horizons, che attualmente sono il viaggio più breve che una navicella costruita dall’uomo riuscirebbe a compiere fino a Plutone, e porta i due compagni su un pianeta popolato da… Cicci, troppo pigri persino per cogliere una mela a meno che non cada direttamente nella mano!
Archimede, allora, animato da buone intenzioni, proverà a dare una scossa alla popolazione, con risultati a dir poco incredibili, ottenendo infatti uno sviluppo della loro civiltà vertiginoso persino per l’inventore, figurarsi per il pigro assistente di Nonna Papera.

I paperi di Barks: verso Plutone e oltre

Il finale, poi, sembra una variazione sulla scena di Vulcano in Valhalla cosmico: se in quel caso c’era una critica abbastanza esplicita al caos del mondo moderno, in questo caso la critica è indiretta, mediata dallo sviluppo caotico dei Cicci extraterrestri pronti in pochissimo tempo a bruciare le tappe dello sviluppo tecnologico.
Viste le differenze di temi trattati in appena tre delle storie spaziali, si può concludere, con cognizione di causa, che l’esplorazione dello spazio, vista dall’Uomo dei Paperi come un’ulteriore opportunità narrativa, viene utilizzata da Barks per raccontare le sue favole moderne con il solito obiettivo di ridere dei e pensare sui difetti della nostra società.


Note:
  1. Riguardo l’esplicito debito di Barks alla striscia fantascientifica, vedere Carl Barks: Conversations di Donald D. Ault 

  2. Al momento la sceneggiatura della storia, come da scheda I.N.D.U.C.K.S., non può essere attribuita a Barks 

  3. Vedi lettera a Scientific American del 16 luglio 1906 

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