Se il Papa non avesse mangiato i cruschi di Manzù…

Giuseppe Palumbo e Giulio Giordano ci raccontano Giuseppe De Luca e l'episodio che ha portato alla costruzione della Porta della Morte in San Pietro.

“ebbene confesso, la Basilicata esiste…”.

Se il Papa non avesse mangiato i cruschi di Manzù...Permettete una punta di campanilismo, perché, nonostante sia dai più ignorata, la Basilicata e i suoi personaggi ricorrono spesso nella storia. Ne I cruschi di Manzù la bistrattata regione appare sia nel retaggio culturale della coppia di autori, lucani doc, sia a livello culinario con la presenza dei buonissimi peperoni cruschi di Senise, per l’occasione addirittura personificati e caratterizzati da uno spiccato umorismo. Giacomo Manzù, uno dei più importanti scultori italiani del 900, è l’autore della celeberrima Porta della Morte in San Pietro. Il lavoro di una vita, che, inframezzato da altre opere certo non meno significative, l’ha occupato dal 1947 sino al 1963. Comunista, mal visto dalla Chiesa proprio per questo, viene sponsorizzato dall’amico e intellettuale lucano Giuseppe De Luca, che ne intravede le profonde capacità artistiche. E sarà proprio la mediazione di De Luca presso papa Giovanni XXIII, durante una cena a base di peperoni di Senise, a permettere di concludere positivamente la realizzazione della porta.

Il fumetto è bipartito: a una prima parte cronachistica, affidata a Giulio Giordano, piena di didascalie e che poca scena lascia ai personaggi, si contrappone una seconda più umana, focalizzata sull’analisi della porta e della figura del Manzù, a opera di . Se la sezione di Giordano  è fin troppo simile a un resoconto, “turbata” solamente dal siparietto dei peperoni cruschi parlanti, quella di Palumbo è invece più affettuosa nel suo raccontare l’arte del Manzù e i suoi tormenti per la gestazione della porta.
Anche il disegno è declinato in modo da porre l’accento su questo cambio di registro: a quello realistico e pulito della cronaca, se ne contrappone uno ricco di neri, potente, sporco, a volte persino volutamente inintelligibile. In un gioco di giustapposizioni, questa seconda parte accosta le immagini della porta a quelle del suo scultore; approfondisce, inoltre, il travaglio umano e artistico causato dallo scontro tra le sue posizioni di comunista e ateo e la volontà del clero. La necessità di avvicinare la rappresentazione sacra alla figura umana, trasformandola in immanente – cruccio artistico alla base della costruzione della porta – è una priorità che nel fumetto, e in particolare nella più riuscita seconda parte, esce fuori e pesa come un macigno nelle molte vignette dove appare Giacomo intento alla meditazione. E grazie al montaggio delle vignette sembra proprio che sia dal camminare in mezzo alla gente e dal fermarsi nelle sacrestie che egli modelli e scolpisca quello che sarà poi il suo capolavoro.

Oltre al Manzù è centraSe il Papa non avesse mangiato i cruschi di Manzù...le anche la figura di De Luca, unico membro del clero a credere nello scultore e a insistere affinché la porta venga consegnata alla basilica. La caratterizzazione di De Luca è senz’altro ben riuscita: in pochi ma efficaci dialoghi viene delineata una figura di spessore eppure profondamente devota alle proprie radici – come dimostra la presenza del peperone crusco e dei fagioli di “Sarconi”. E’ toccante, inoltre, la dedica della porta da parte del Manzù al suo amico De Luca. Questo episodio, un’immagine singola che si apre verso il bianco della vignetta a tutta pagina, è senz’altro la sequenza più potente di tutto il fumetto, quella dove il lettore viene emotivamente colpito da questa testimonianza di stima e amicizia.

Questo fumetto piccolo, per dimensioni ma non certo per levatura artistica, e la narrazione accorata di un episodio importante di arte contemporanea confermano ancora una volta la dedizione che contraddistingue i lavori dell’editore lucano Lavieri, il quale da anni si sta dimostrando molto vicino a particolari realtà italiane con fumetti di qualità.

Se il Papa non avesse mangiato i cruschi di Manzù...

Abbiamo parlato di:
I cruschi di Manzù
Giuseppe Palumbo, Giulio Giordano
Lavieri edizioni – 2015
32 pagine, brossurato, bicromia – 6.50 €
ISBN: 9788896971451

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