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Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17
In questa nuova puntata di First Issue focus puntato sulle novità delle Big Two, Marvel e DC Comics. Ma anche su molti altri debutti, come la nuova serie di Kot e Žeželj per la Image Comics e il James Bond disegnato da Luca Casalanguida.

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica bisettimanale de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questa diciassettesima puntata ci concentriamo sulle novità pubblicate mercoledì 10 e 17 gennaio 2018.

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17

Sono tre le novità interessanti presentate da Marvel Comics.
Cominciamo da Old Man Hawkeye, la serie dedicata all’occhio di Falco del futuro dal quale proviene Old Man Logan, che Federico Beghin recensisce per noi.

Old Man Hawkeye #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Il mio consiglio? C’è qualcosa che vuoi vedere, qualcosa che vuoi fare…fallo ora“: l’infermiera di notte rivolge queste parole a un Clint Barton condannato alla cecità. L’uomo che in passato era noto come Occhio di falco vuole giustizia. In Old Man Hawkeye #1, ambientato prima della celebre miniserie Old Man Logan di Mark Millar e Steve McNiven, le brave persone lottano per sopravvivere, mentre i supercattivi spadroneggiano. Questo scenario negativo viene presentato con rapidità ed efficacia dallo sceneggiatore Ethan Sacks, attraverso l’impiego di personaggi problematici. Clint è odiato dai familiari, Logan non ha intenzione di ricominciare a combattere e i brutti ceffi senza scrupoli non mancano.
Nei dialoghi si sommano frasi secche, come se gli interlocutori fossero ormai poco abituati a parlare, dovendo vivere in un mondo in cui a contare sono solo le azioni violente. Ma che si tratti di sequenze statiche o dinamiche, si segnala sempre il tratto nitido e spettacolare di Marco Checchetto. Il disegnatore trasmette i sentimenti dei personaggi nei primi piani, variando poi la regia delle scene d’azione: Clint centra i bersagli all’interno della griglia da nove vignette, mentre Madrox incontra Venom in una splash-page il cui impatto visivo aumenta grazie alla colorazione realistica di Andres Mossa.
Questo primo capitolo cattura agilmente l’attenzione del lettore, lasciando intravvedere un ampio margine di manovra per gli autori, sebbene la serie sia un prequel.

Nel mondo mutante della Casa delle Idee si festeggia un anniversario importante: trent’anni fa debuttava la serie di Excalibur di Chris Claremont e Alan Davis. Il primo Annual della testata X-Men Gold è il luogo deputato a omaggiare quello storico mensile.

X-Men Gold Annual #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17L’era Legacy ha tra i punti fondamentali del suo manifesto il recupero della tradizione e del feeling narrativo degli eroi che da sempre hanno contraddistinto la Casa delle Idee. In questo clima non si poteva non omaggiare, a trent’anni di distanza dalla nascita, uno dei gruppi mutanti che più hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati, Excalibur.
Il compito viene affidato a Marc Guggenheim e Leah Williams – coadiuvati alla parte grafica da Alitha E. Martinez , Criag Yeung (chine) e vari coloristi – che in X-Men Gold Annual #1 riportano sulle scene lo storico gruppo mutante britannico con il suo nucleo originario. Della squadra Oro degli Uomini X fanno parte Kitty Pride, Nightcrawler e Rachel Grey (a.ka. Prestige, un tempo conosciuta come Rachel Summer/Fenice) che si riuniscono ai coniugi e neo genitori Meggan e Brian Braddock (Capitan Bretagna) per un’avventura.
Purtroppo l’occasione è sprecata e non fa che confermare quanto ci sia necessità oggi nell’universo mutante Marvel di una testata come lo fu quella creata da Chris Claremont e Alan Davis nel 1988 (e le lettere a fine albo lo confermano), capace di mettere insieme una narrazione complessa e stratificata e un’ironia e una leggerezza di fondo che Davis sapeva ricreare splendidamente nelle proprie tavole.
Guggenheim e la Williams non riescono a dare profondità ai personaggi, né a ricreare quel sentimento di fraterna amicizia che li univa e che si esplicava in dialoghi a metà tra la comicità e la filosofia. Tutto resta artefatto, al livello superficiale di un omaggio che pare più imposto dall’alto che voluto dagli autori.
Anche i disegni rasentano appena la sufficienza, con volti dei personaggi a tratti irriconoscibili e con un Brian Braddock in versione hipster che pare una caricatura, laddove nelle mani di Davis sarebbe stato l’elemento grafico catalizzatore dell’’intera storia.
Si salva solo la copertina, di Davis appunto, che richiama quella storica dell’albo di debutto di Excalibur e che non fa che aumentare la nostalgia degli appassionati per un tempo felice di storie mutanti che pare ormai perduto da troppi anni.

Infine, segnaliamo l’uscita di Amazing Spider-Man – Venom Inc. Omega, lo one-shot firmato da Dan Slott, Mike Costa, Ryan Stegman e Fernando Sandoval che chiude il crossover tra le testate del Ragno e quella della sua arcinemesi.

La casa editrice di Burbanks fa debuttare la New Age of Heroes, linea editoriale incentrata su una maggiore partecipazione dei disegnatori alle trame delle storie. La prima nuova testata che esordisce è Damage e ce ne parla Andrea Gagliardi.

Damage #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Tony Daniel e Robert Venditti si prendono sulle spalle l’onere e l’onore di introdurre New Age of Heroes che, nelle intenzioni, è la nuova linea editoriale della DC Comics maggiormente incentrata sulla figura del disegnatore.
Il primo albo di Damage sembra confermare le impressioni lasciate varie preview viste negli scorsi mesi: il prodotto sembra molto vicino a quello stile Image anni ‘90 che ha poi caratterizzato l’editoria supereroistica per quasi un decennio.
Daniel sembra particolarmente ispirato e il tratto è curato e ricco di dettagli, è chiaramente lui il narratore principale del duo composto con Venditti e lo si nota dalla sovrabbondanza di pagine ad ampio respiro: su venti tavole totali ben dodici sono impaginate su spread page e due su splash page.
La più logica conseguenza è che lo spazio per raccontare la storia di Ethan (questo il nome del protagonista) sia veramente ristretto. Tra un’esplosione e una scazzottata Venditti fa del suo meglio per dare sostanza a una trama più carica di interrogativi che di risoluzioni. Ne esce fuori un prodotto dal bassissimo tempo di lettura, ben disegnato ma eccessivamente povero di contenuti. Speriamo che gli episodi successivi possano darci qualcosa di più.

Segnaliamo poi un altro one shot dedicato ad Harley Quinn, Harley Quinn – Be Careful What You Wish For Special Edition firmato dai soliti Amanda Conner e Jimmy Palmiotti, con la stessa Conner ai disegni insieme a Chad Hardin, Otto Schmidt e Ben Caldwell.

In Image fa il suo esordio una maxiserie in dodici parti scritta dal duo europeo Aleš Kot e Danijel Žeželj.
Di Days of Hate #1 ci parla Emilio Cirri.

Days of hate #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Aleš Kot ormai è indissolubilmente legato alla Image grazie a lavori come Zero, Material, Wolf e Generation Gone. Se il suo nuovo lavoro per l’editore viene poi svolto in coppia con il talento indiscusso di Danijel Žeželj e colorato da Jordie Bellaire, allora il primo numero di Days of Hate non può che destare attenzione.
In un futuro imprecisato, gli Stati Uniti sono stati scossi da una guerra civile e da un regime autoritario e fascista. Due donne, Amanda e Xing, vivono ai poli opposti della nazione, ma sono legate da un passato doloroso, una relazione finita male che ha distrutto la vita di entrambe. Amanda adesso è sulla lista dell’ FBI, e Xing non vede l’ora di fargliela pagare.
Aleš Kot ci trasporta in un mondo distopico, in cui apatia e radicalizzazione fomentano un odio strisciante ma potente, pronto ad esplodere come una bomba incendiaria, un mondo sovrapponibile al nostro, dove lo scontro politico e culturale trova sempre più spesso la strada della violenza. E se l’ambientazione è stata ormai usata (e abusata) in libri, film e fumetti, Kot riesce a darle un volto ancor più oscuro, più tagliente, attraverso personaggi che sono corrosi da un sentimento feroce e puro, che nasce dal profondo dell’animo umano.
A dare corpo a questi abissi ci pensano le matite spesse e corpose di Žeželj, che come in una xilografia definisce i personaggi con linee marcate e nere, definendo i corpi e soprattutto i volti con chiaroscuri netti e un segno squadrato,  raggiungendo l’apice con la rappresentazione di una Los Angeles notturna, oscura, misteriosa e brutale, illuminata dalle luci dei palazzi e delle esplosioni. Jordie Bellaire interpreta al meglio il segno di Žeželj usando una tavolozza limitata, in alcune tavole addirittura monocromatica, per poter integrarsi ed esaltare il tratto del disegnatore.
Days of hate ha una partenza lenta, che però mette in campo tanti elementi interessanti, intreccia politica, radicalizzazione, critica sociale e vicende personali in un mix che si preannuncia esplosivo e inaspettato.

Segnaliamo l’inizio di una commedia supereroistica, The Further Adventures of Nick Wilson. Eddie Gorodetsky  (sceneggiatore di varie serie comedy televisive, da Willy il principe di Bel Air a Mom) e Marc Andreyko mettono in scena un primo numero ricco di dialoghi e situazioni brillanti, interpretato al meglio da Stephen Sadowski, che unisce uno stile vagamente realistico a una buona gestione dei tempi comici.

Chiudiamo con Ice Cream Man #1, scritto da W. Maxwell Prince per i disegni di Martìn Morazzo e i colori di Chris O’Halloran, uno strano horror dai colori vivaci.

Abstract Studios, , , Legendary Comics e Valiant Comics

Quest’anno cade il venticinquennale di un fumetto diventato ormai oggetto di culto, anche in Italia: Strangers in Paradise di Terry Moore.L’autore, per celebrare l’anniversario pubblica con la sua Abstract Studios il primo numero di Strangers in Paradise XXV, contenente l’inizio di una nuova avventura delle protagoniste Katchoo e Francine.

IDW Publishing continua lo sfruttamento del franchise di Star Wars con la pubblicazione di testate dedicate a un pubblico giovane. Sono usciti infatti Star Wars Adventures – Forces of Destiny – Hera firmato da Devin Grayson, Eva Widermann e Monica Kubina, e Star Wars Adventures – Forces of Destiny – Rey di Jody Houser, Arianna Florean e Adele Matera.

Per Dynamite Entertainment prende il via una nuova miniserie dedicata James Bond scritta da Aleš Kot che “raddoppia” dopo la sua uscita della nuova miniserie per Image Comics. Ha letto per noi James Bond – The Body #1 Marco Marotta.

James Bond: The Body #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Aleš Kot prende il testimone da Warren Ellis, che era stato autore delle due precedenti miniserie sull’agente segreto britannico, e inaugura The Body con un numero introduttivo solido e che prepara efficacemente il terreno per la storia che si dipanerà nel corso dei prossimi mesi.
L’incipit della trama è piuttosto semplice: uscito malconcio dall’ultima missione -un incarico sotto copertura a una serata di gala per sventare un tentativo di assassinio-  007 si fa visitare da un medico dei servizi segreti al quale, nel frattempo, fa un resoconto della missione appena svolta. La gran parte dell’azione viene dunque mostrata in flashback e l’autore si dimostra da subito abile nel costruire una perfetta spy story bondiana, estremamente classica nel suo svolgimento ma nondimeno (o forse proprio per questo) soddisfacente: c’è l’elemento thriller dell’indagine sul campo per identificare il killer prima che agisca, la conseguente scena d’azione adrenalinica e l’immancabile twist finale che getta nuovi interrogativi sulla vicenda. Il tutto scandito da un buon ritmo, garantito in particolar modo dai frequenti scambi di battute tra Bond e il dottore, pungenti ed ironici, presenti anche durante i flashback come voci fuori campo.
Il comparto artistico è invece affidato a una coppia tutta italiana. I disegni di Luca Casalanguida convincono per il discreto grado di dettaglio e per l’attento utilizzo di neri che contribuiscono a dare tridimensionalità alle figure umane, a dispetto di espressioni facciali che appaiono un po’ “ingessate”. La colorazione di Valentina Pinto, dal canto suo, può vantare un buon lavoro sulle ombreggiature e ammanta l’albo di tinte quasi noir che ben rispecchiano l’atmosfera della storia.

Per Dynamite segnaliamo inoltre il debutto di BSG vs BSG #1, prodotto legato al franchise di Battlestar Galactica e firmato da Peter David, Johnny Desjardins e Mohan.

Legendary Comics dà alle stampe il primo numero della miniserie in sei parti Pacific Rim Aftermath, legata alla pellicola cinematografica del 2013 di Guillermo del Toro. L’albo è scritto da Cavan Scott per i disegni di Richard Elson e i colori di Guy Major.

Chiudiamo con Valiant Comics che presenta il primo numero della mini di quattro Ninjak vs. the Valiant Universe, sponda a fumetti di un prodotto multimediale. La storia è di Eliot Rahal per i disegni di Joe Bennett e Belardino Brabo e i colori di Ulises Arreola.

Esclusive

Eccoci, come in ogni puntata, allo spazio gestito dal nostro Simone Rastelli che ci parla di due interessanti uscite indipendenti presenti sulla piattaforma digitale Comixology.

Champions of the Earth #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Una nuova coppia di supereroi – The Scarab e Jupiter Man – è arrivata a Empire City, ha scacciato il precedente duo, finito in prigione per vari reati e fra un’impresa e l’altra partecipa a film e trasmissioni televisive.
Questo primo episodio di Champions of the Earth – serie in bianco e nero firmata da Alexander Banchitta e James Riccardo (testi), Coco Amboro (disegni), Scott Shiver (toning) – ci racconta la vera storia dei due nuovi beniamini di spettatori e cittadini, ben lontana dalla gloriosa sequenza di imprese che i due millantano. Il tono è parodico e la caratterizzazione dei personaggi caricaturale, dal punto di vista sia grafico sia caratteriale, in una combinazione che giustifica il didascalismo della narrazione, senza però offrire spunti.
Il racconto si sviluppa infatti linearmente, senza particolari guizzi né emozioni: la meschinità dei due protagonisti è squadernata sulla pagina, ma l’approccio comico ne depotenzia l’impatto alla lettura, facendola scadere al livello di storielletta buffa, togliendo ombre e non raggiungendo il grottesco. Al centro del racconto, una parentesi dedicata ai precedenti eroi cittadini fa da primo passo per l’intreccio vero e proprio, che avrà al proprio centro la lotta per il ristabilimento della verità.

Soft #1

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Scritto e disegnato da Diego S., il primo episodio di Soft scorre impalpabile, in un bianco e nero caratterizzato da un tratto sottile per delimitare corpi e oggetti, sfondi scarni, tanto bianco e dialoghi e pensieri leggeri, ma che ci rendono subito familiare la protagonista, Margaret Fang.
Margaret si è trasferita da un piccolo paese nella grande città; l’ampiezza del nuovo appartamento e dei bagagli ce la fa intuire di famiglia più che benestante  e una telefonata con la madre pare confermarlo e lungo queste pagine la seguiamo mentre parla con i traslocatori, fa la spesa, acquista street food, riflette sulla sistemazione dei bagagli simili piccole cose quotidiane. Un nulla, si direbbe, che tuttavia trasuda vita, o, meglio, allusione a una vita articolata. E alla fine, la lettura ci lascia con la curiosità di scoprire di più su questa persona, di seguirla nei suoi piccoli gesti e pensieri.
Nato come webcomic, Soft è disponibile presso margaretsoftcore.tumblr.com. Piccola curiosità: l’edizione web utilizza anche per i pensieri di Margaret il lettering che il comic usa perla voce da cellulare, risultando molto più freddo.

Beast no more

Old Man Hawkeye #1 e Damage #1 in First Issue #17Derivato da un progetto cinematografico, Beast no more, one shot scritto da Jennifer van Gessel per i disegni di Joan Marin, colorati da Leticia Morgado, è – merita sottolinearlo subito – un’autoproduzione di livello assolutamente professionale. Il racconto è ambientato nella profonda provincia statunitense e ruota attorno al desiderio da parte di un padre di una “famiglia ideale”, dove “ideale” significa “arricchita da figli maschi”. Il sogno tuttavia si infrange e l’uomo, complice l’esperienza della guerra – che lo restituisce alla famiglia dopo anni di silenzio, cupo e sfigurato, diventa paranoia e fonte di terrore quotidiano per moglie e figlie.
Scrittura, dialoghi, tempi della narrazione, interpretazione dei volti e toni cromatici rendono in maniera efficace l’atmosfera oppressiva dello scenario, che trova sfumature d’incubo quando la protagonista e voce narrante, Blanch, rinuncia alla possibilità di una vita altrove. In particolare, elemento fondamentale della narrazione è sicuramente la composizione serrata, necessaria per racchiudere tutta la vicenda nella lunghezza di un albo. Tuttavia, la sintesi, efficace nel mostrare le potenzialità della vicenda, annulla le dinamiche narrative e lascia una sequenza di punti chiave, che, naturalmente, risultano spesso degli stereotipi: alla fine ci ritroviamo con la messa in scena di un soggetto, che di fatto illustra i punti salienti di un intreccio che avrebbe meritato uno spazio ben maggiore.

L’appuntamento con First Issue come sempre si rinnova tra due settimane, il 7 febbraio, con tante nuove uscite a stelle e strisce.
Stay tuned!

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