Anno uno: un nuovo racconto delle origini di Wonder Woman

In "Wonder Woman Anno Uno", Greg Rucka e Nicola Scott raccontano con grande sensibilità come Diana di Themyscira divenne Wonder Woman.
Anno uno: un nuovo racconto delle origini di Wonder Woman
#3: variant cover di Nicola Scott.

La prima cosa che colpisce in Wonder Woman Anno Uno è l’espressività del volto di Diana: tanto stereotipata e “da calendario” è la principessa di Liam Sharp in Le bugie quanto comunicativa, empatica e piena di emozioni quella di Nicola Scott. E sulla ricchezza comunicativa di quel viso costruisce un racconto delle origini che gioca sull’intrecciarsi di emozioni intense ma sempre trattenute e che illuminano i visi e i corpi intrecciandosi, mescolandosi.

La messa in scena di Rucka e della Scott di un così importante momento del mito di Wonder Woman ha questo di particolare: che rifiuta l’enfasi e sceglie uno sguardo gentile. Per rendersi conto della leggerezza di questo guardo, basti osservare come riesce a restituire la naturalezza delle relazioni sentimentali fra le amazzoni. Bandito l’eroismo, dell’epica resta una versione malinconica, la consapevolezza della fine di un’epoca felice.
L’aereo che cade su Themyscira segnala che l’isolamento (fosse bando o protezione) dal mondo è finito. Il velivolo non porta banalmente esseri umani maschi, ma porta, carico ben più impressionante, la morte nell’isola delle Amazzoni immortali. E la morte è una chiamata alla responsabilità, al confronto con la vita, con il cambiamento. L’apertura nel cielo distrugge le basi del sistema (culturale, sociale e politico) dell’isola: è il mondo di fuori che chiama, è la chiamata degli dei alle Amazzoni.

Anno uno: un nuovo racconto delle origini di Wonder Woman
Wonder Woman Rinascita #3: Diana, a differenza delle altre amazzoni, non ha memorie del mondo.

L’intreccio di questo primo episodio di Anno Uno è costruito tramite l’alternanza di due linee narrative, la prima centrata su Diana, la seconda su Steve Trevor. Questa alternanza, oltre a ritmare il racconto, innesca la risonanza emotiva fra le vicende dei due protagonisti, che sono intessute anche all’interno delle singole tavole.

Della vita di Trevor precedente all’arrivo su Themyscira, viene sottolineata la capacità di costruire e mantenere legami con i suoi colleghi: Trevor è una figura positiva, che unisce autorevolezza ed empatia verso i suoi commilitoni, così che il rapporto professionale riesce a diventare amicizia sincera. L’efficacia del racconto si manifesta particolarmente nella sensazione che anche dietro ai personaggi secondari ci sia una vita completa, pienamente definita e in divenire.

La fondamentale differenza fra i due archi nei quali Rucka suddivide Wonder Woman Rinascita sta nel fatto che, mentre Le bugie è un viaggio verso l’ignoto, Anno Uno è un’attualizzazione di un racconto noto. La risonanza fra le due vicende è trasparente e sta esattamente nel gioco della memoria e nel ruolo del passato. Diana tenta di ricostruire o ritrovare il proprio passato “autentico”; Anno Uno è il racconto della sua trasformazione in Wonder Woman, del suo venire al mondo. Quello che ci attendiamo è che Rucka esplori le relazioni fra questo racconto delle origini e la manipolazione del passato su cui Diana indaga.

Anno uno: un nuovo racconto delle origini di Wonder Woman
Wonder Woman Rinascita #3: Rucka e Scott affermano in modo netto, ma con estrema leggerezza e sensibilità, l’esistenza di legami sentimentali fra le amazzoni. Significa che l’amore nutre le vite anche a Themyscira.

A completare l’albo, il terzo episodio della mini dedicata a Poison Ivy, Il ciclo della vita e della morte. A metà della vicenda, si resta ancora sorpresi dalla ricchezza degli spunti e dalla povertà del loro sviluppo. L’intreccio costruito da Amy Chun, Clay Mann e Stephen Segovia procede senza valorizzare alcuna particolare emozione: non il pathos della maternità, non la tensione del mistery e nemmeno la sensualità della protagonista, ridotta al gioco di inquadrature di una mise discinta.

Perfino la potenzialità data dal fatto di seguire la storia dalla parte di un “villain”, potenzialità che sta non tanto nel poter far compiere all’eroina azioni proibite a un eroe “buono”, quanto nella tensione morale insita nel far parteggiare per un personaggio come minimo ambiguo, è giocata (bruciata) in un passaggio rapido che si esaurisce in se stesso, dal momento che si riduce all’eliminazione di un personaggio insignificante. E, come già scritto, la scarsissima definizione dei personaggi si manifesta particolarmente nella stereotipia dei dialoghi. L’episodio si conclude con l’entrata in scena di Catwoman: vedremo se e come gli autori ne sfrutteranno personalità e carisma.

Abbiamo parlato di:
Wonder Woman #3 (Superman l’uomo d’acciaio #35)
Greg Rucka, Matthew Clark, Nicola Scott (WW); Amy Chu, Clay Mann, Stephen Segovia (PI)
Traduzione di Stefano Formiconi
, Febbraio 2017
48 pagine, spillato, colori – 2,95 €
ISBN: 9788893514974

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