Napoleone di Bacilieri

La dirompente forza espressiva dell'autore di Zeno Porno al servizio della casa editrice di Tex. Dopo dieci anni di solidazio tra Sergio Bonelli Editore e Paolo Bacilieri, Rizzoli-Lizard rende giustamente...
Articolo aggiornato il 02/12/2015

Da quando sul numero 9 di fecero la comparsa per la prima volta i disegni di – per la gioia dei lettori non-bonelliani e per lo sconcerto almeno iniziale di quelli un po’ più “conservatori”- di inchiostro se n’è speso tanto per parlare, giustamente bene, del lavoro di questo nostro grande autore contemporaneo.Napoleone di Bacilieri

E difatti, all’interno di una (un po’ troppo) consueta staticità editoriale, l’affidare all’artista veronese le matite e poi addirittura le sceneggiature di alcuni episodi di una serie fu quasi un evento. C’è da dire che se fu un azzardo, questo venne fatto all’interno di una collana, il Napoleone di Carlo Ambrosini, che si poteva definire minore tra il parco testate di via Buonarroti e, soprattutto, che già si presentava come un serial un po’ particolare, non certo canonico, con alcuni elementi narrativi inediti per l’editore di Tex: dalla location Svizzera, ai riferimenti psicanalitici, fino alle origini italiane del protagonista. Ho usato volutamente l’aggettivo minore, ma non bisogna fraintendere: ne ho fatto uso solo per indicare che Napoleone non fu certo un best-seller (ma neanche un insuccesso) e non è da intendersi assolutamente in relazione alla qualità delle storie proposte, che, anzi, mediamente erano di buon livello fino a toccare alcune vette di ottimo fumetto.

Tra queste troviamo le tre storie raccolte in questo bel volumone edito da Rizzoli-Lizard qualche mese fa, che ha il merito, a distanza di alcuni anni dalla chiusura delle serie, di dare la giusta rilevanza ad alcune delle migliori pagine di fumetto “popolare” o “di genere” che si siano prodotte in Italia negli ultimi dieci anni. Che queste poi siano state scritte e disegnate da un autore tra i più intelligenti, raffinati e talentuosi di cui ci possiamo fare vanto, non è assolutamente un caso.

Napoleone di Bacilieri

Bacilieri, prima dell’approdo voluto dal creatore della serie Carlo Ambrosini alla corte di Sergio Bonelli, si era già fatto notare per diverse opere che, nel ristretto cerchio del fumetto d’autore italiano, avevano decisamente lasciato il segno. Con Barokko, prima sua produzione di rilievo, aveva mischiato l’avventura con lo sguardo sulla società italiana filtrata attraverso la lente deformante del nord-est. All’interno di Durasagra spiccavano in maniera prepotente le vedute architettoniche (caratteristica ricorrente in tutte le sue opere seguenti) di una Venezia eterna e imponente, tanto da mettere in secondo piano l’importanza della storia: quasi che la città, o almeno la sua interpretazione fosse per Bacilieri un elemento determinante su cui costruire la sua voce narrativa. È invece in Zeno Porno, a mio modo di vedere, che tutto il suo vastissimo bagaglio culturale – in apparenza più legato al lato pop che alla cultura “alta” – visivo, iconografico, cinematografico, narrativo, fumettistico, musicale, viene centrifugato su pagine di esplosiva bellezza e complessità, in cui i diversi livelli di lettura sono esplicitati davanti ai nostri occhi, visibili, tangibili, accostati uno all’altro da didascalie, onomatopee, rumori e balloons vivi, scolpiti, mai visti così prima.

Bacilieri, in sordina, pagina dopo pagina, da autore promettente divenne così uno degli autori di riferimento degli anni 2000 nell’ambito del fumetto italiano, tanto da ottenere proprio quest’anno la meritata consacrazione al Festival bolognese Bilbolbul attraverso l’esposizione principale, condivisa con David B.

Un’evoluzione artistica e una maturazione personale passata anche attraverso le pagine di Napoleone, che per Bacilieri – come più volte ha potuto affermare – si presentò come un’occasione fantastica per mettere alla prova il suo enorme potenziale espressivo. Proprio all’interno delle rigide maglie della classica tavola bonelliana colse l’imperdibile occasione per misurasi con delle regole editoriali che, invece di limitarlo come si sarebbe potuto pensare, lo costrinsero a un lavoro di sottrazione e di limatura del suo stile, tanto che l’apparente semplificazione del suo apparato narrativo e grafico darà come risultato un Bacilieri più facile da leggere, più a fuoco, centrato e col tempo consapevole delle sue enormi capacità. Il suo prossimo lavoro su Salgari, del quale si possono vedere alcune anticipazioni sul suo blog, sembra essere un’ulteriore conferma di questa maturazione.

Nelle tre storie riproposte in questo volume c’è quindi un Bacilieri trattenuto, non strabordante come nelle sue opere più personali e libere, ma non prigioniero di una gabbia. Bensì abbiamo un autore che sfrutta le direttive editoriali e le fa sue, rispettandole e trasformandole contemporaneamente. Non cerca di fare una rivoluzione in casa d’altri, ma accetta le regole e mostra a tutti che sì, anche in contesti segnati da consuetudini consolidate, si possono trovare spazi di espressione inattesi.

Tanto è vero che a ben vedere la tavola bonelliana non è sempre rispettata e che le figure ogni tanto travalicano i contorni della vignetta. Ma non è in questo che si coglie la peculiarità di questa sua esperienza – queste sono solo piccole affermazioni di diversità – ma bensì nei particolari di un disegno (e di una messa in scena) che si colgono in seconda battuta, tanto non distraggono la classica lettura bonelli style. Eppure emergono prepotentemente tratteggi meticolosi, abiti con fantasie che scavalcando la bidimensionalità, figure che spingono con forza i bordi delle vignette, scorci urbani marcatamente caratterizzati e visivamente perfetti, prospettive audaci ma sincere, deformazioni anatomiche e gestuali contenute ma ugualmente eccentriche. Un disegno personale, maturo, potente.

Non solo. Accanto a questo ci sono alcuni elementi narrativi che val la pena di sottolineare e alcuni di essi sono anche aspetti grafici. Il più importante – e ricorrente nella sua produzione – è il già citato utilizzo degli scenari urbani (palazzi, piazze, ponti, strade, auto, ecc. ecc.) che assurgono quasi a strumento narrativo più che a semplice fondale sul quale far giostrare la storia. Sembra cosa da poco, ma in casa Bonelli nessuno aveva mai raccontato così bene una città (che in questo caso è l’elvetica Ginevra). In secondo luogo ognuna di queste storie, che in maniera superficiale potremmo catalogare come avventurose, troviamo sempre una comparsa deviante: il maori alcolizzato di Quando Napoleone di Bacilierimuoiono le balene; l’agente segreto in pensione che vede alieni dappertutto in Gli alieni sono tra noi; i diversi sosia degli investigatori famosi (tra cui quelli dello stesso Napoleone) in Il labirinto. Non che i personaggi di contorno, anche quelli abituali della serie, siano meno carichi di eccentricità, ma quelli sopra elencati, solo con la loro presenza, definiscono un altro punto di vista da cui osservare Napoleone e la sua avventurosa vita di alberghiere e investigatore suo malgrado; come se Bacilieri avesse bisogno di una spalla improbabile per non farsi soffocare dalla “normalità” (per quanto possa essere normale un personaggio di una serie d’avventura) della creatura di Carlo Ambrosini. Chi conosce le storie che Bacilieri ha prodotto al di fuori di questo ambito editoriale sa che sono strapiene di personaggi estremamente caricaturizzati, grotteschi o per lo meno sui generis, ma anche credibili e, azzarderei, iperreali.

Insomma con le storie contenute in questa raccolta e con quelle che successivamente ha scritto e disegnato per Dix – l’altro personaggio di Ambrosini che ha preso il testimone di Napoleone – Paolo Bacilieri ha dimostrato come si possa mantenere una forte impronta autoriale, una propria riconoscibile voce narrativa anche all’interno di una struttura editoriale che mese dopo mese da diversi decenni sforna migliaia di pagine di storie avventurose, misteriose, fantascientifiche, gialle.

In un certo qual modo Bacilieri rimane un’eccezione d’autore all’interno delle collane mensili bonelliane, una variabile capace di trasfigurare col suo talento visivo anche quell’icona gloriosa e immutabile che è Tex, come si è visto sulla copertina di XL del mese di Maggio. Anche questo non è cosa da tutti.

Abbiamo parlato di:
Napoleone
di Paolo Bacilieri
Rizzoli-LiIzard, 2010
304 pagine, brossurato, bianco e nero, 18,50 €
ISBN: 17039406

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