Morgan Lost #2 – Non lasciarmi (Chiaverotti, Talami)

Al secondo albo, Morgan Lost evidenzia tutti i limiti del nuovo progetto di Claudio Chiaverotti.

Morgan Lost #2 - Non lasciarmi (Chiaverotti, Talami)Seconda parte dell’avventura d’esordio per il nuovo personaggio ideato da .
La vicenda iniziata nel primo numero scava nel passato del protagonista presentando nuovi comprimari fissi e delineando maggiormente quello che sarà probabilmente il vero grande nemico della serie.
Il primo albo aveva evidenziato potenzialità interessanti e timore per gli evidenti limiti.
In questo albo restano quasi unicamente i secondi: dialoghi senza parvenza di realismo o naturalezza, spesso ridondanti e superflui, uniti a continue spiegazioni che non lasciano spazio al dubbio o al non detto (emblematico in questo senso il flashback con protagonista la mentore di ). Tutto volto a tranquillizzare i lettori, a guidarli per mano nella comprensione della storia in modo  artificioso e invasivo.
L’uso della bicromia appare superficiale, come un mero orpello spalmato sulle vignette senza un significato ben definito e senza che una ricerca di atmosfera dietro al suo impiego, arrivando quasi a nascondere i fitti grigi dei dettagliati disegni di Giovanni Talami, probabilmente la parte migliore dell’albo.
Al netto dei primi due numeri, Morgan Lost è un esempio perfetto dell’importanza del “come” rispetto al “cosa”: anche ingredienti interessanti – seppure non necessariamente originali – non possono reggere il peso di una storia se non vengono cucinati come si deve o se manca il coraggio di creare qualcosa di più di una minestra riscaldata.

Abbiamo parlato di:
Morgan Lost #2 – Non lasciarmi
Claudio Chiaverotti, Giovanni Talami
, novembre 2015
98 pagine, brossurato, bicromia – 3,50€
ISSN: 9772421692003

Morgan Lost #2 - Non lasciarmi (Chiaverotti, Talami)

3 Commenti

3 Comments

  1. francesco

    11 gennaio 2016 a 17:19

    per me la cosa che odio di questo fumetto, che comunque mi piace, è il fatto che il protagonista esclami di continuo”Hell”. Ecco, per me è una cosa patetica. Mi trasmette un senso di ridicolo.

    • la redazione

      la redazione

      11 gennaio 2016 a 23:21

      Si, la mancata percezione del rischio di scivolare nel ridicolo con certe scelte narrative è un difetto sicuramente presente.

      • francesco

        12 gennaio 2016 a 15:38

        mi stupisce, più che altro, che lo stesso autore o i suoi collaboratori e redattori, non abbiano notato questa cosa cos’ fastidiosa…tutto qua.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio