Il mondo surreale di Olivier Schrauwen

Abbiamo intervistato Olivier Schrauwen, fumettista belga dal gusto surreale, parlando del suo ultimo graphic novel, "Arsène Schrauwen".

Il mondo surreale di Olivier SchrauwenOlivier Schrauwen è nato a Bruges nel 1977, e dopo aver studiato animazione l’Accademia d’Arte di Gent, e fumetto presso l’Istituto St. Luc di Bruxelles, ha pubblicato i suoi primi lavori su antologie e riviste come “Hic sunt leones”,“Demo”, “Spirou”, “Electric Comics”. Grazie a uno stile ispirato ai grandi vignettisti del passato e soprattutto a Winsor McCay, conquista in breve tempo la critica mondiale. Nel 2006 pubblica, per l’editore belga Bries, My Boy (Comma 22, 2009), suo primo lavoro di ampio respiro, che gli vale la prestigiosa candidatura al Festival di Angoulême 2007 come miglior libro dell’anno. Nel 2014 pubblica il suo ultimo lavoro, “Arsene Schrauwen” per Fantagraphics Books.

Ciao Oliver, benvenuto in Italia e grazie per il tempo che ci concedi. Nel nostro paese il tuo nome non è molto conosciuto, eppure hai lavorato molto sia in Europa che negli Stati Uniti. Puoi brevemente raccontarci di te e del tuo inizio nella carriera di disegnatore e animatore?
Ho studiato animazione a Ghent e fumetti a Bruxelles. Inizialmente ho lavorato principalmente come animatore, ma per gli ultimi otto anni mi sono concentrato sempre più sui fumetti. Ho fatto dei volumi a fumetti, ho lavorato per magazine auto-prodotti e ho contribuito a qualche antologia.

L’ultima opera che hai pubblicato per Fantagraphics Books è “Arséne Schrauwen”. Come si capisce dal titolo, riguarda un membro della tua famiglia, ovvero tuo nonno. Come mai hai voluto usare lui come protagonista di questa surreale e criptica storia? C’è un motivo particolare che ti lega a lui?
La storia è narrata da O. Schrauwen, un personaggio che è ispirato a me ma non è me. Lui parla di suo nonno, che ricorda il mio, ma non è il mio. Grazie a questa particolare costruzione di trama, sono in grado di intrecciare finzione e realtà. Non ho cercato di confondere il lettore, è che la storia è così assurda e inverosimile che nessuno crederebbe mai che è effettivamente vera. Ho provato tuttavia a renderla vera. Ho dato al protagonista il nome di mio nonno, in modo da sentire una certa empatia con lui e per cercare di evitare di realizzare una patetica opera di genere coloniale con un protagonista stronzo.

Il mondo surreale di Olivier SchrauwenSempre parlando della storia, viene da chiedersi quale sia il peso effettivo della componente biografica nella vicenda. Immagino sia una curiosità che viene a chiunque legga il libro, vero?
Esatto ed è stato intenzionale. Quando un autore è emotivamente intrecciato al proprio lavoro, rivelerà sempre qualcosa riguardo se stesso nella sua opera. A prescindere che egli sia qualcuno che realizza storie macho sui vichinghi o qualcuno che sta facendo letteralmente una propria autobiografia come Chester Brown. Alcune volte le storie macho vichinghe rivelano di più sull’autore di quelle con un approccio opposto. Mi intrigano proprio questi approcci opposti ed è evidente questa cosa in Arséne.

Le tue storie sono caratterizzate da atmosfere oniriche che filtrano la realtà attraverso una lente deformante, rendendo ogni situazione grottesca e irrealistica. A questo contribuiscono anche le metafore grafiche, come le trasformazioni dei personaggi in animali o in figure stilizzate che sembrano uscite da un libretto di istruzioni. Da dove nasce questo approccio narrativo a vicende che hanno comunque una radice nella realtà?
Sono fortemente influenzato dalla tradizione del fumetto dell’assurdo fiammingo, in particolare da Kamagurka. Ho un approccio simile e utilizzo spesso queste strategie, sebbene il mio obiettivo non sia sempre umoristico. Sto cercando di allargare i miei orizzonti drammatici. Per cui alcune scene nei miei fumetti potrebbero avere l’aspetto di una battuta ‘assurdista’, ma l’intento è invece totalmente serio.

Altro elemento spesso presente è quello del Colonialismo, che anche in Arséne Schrauwen si materializza con un viaggio in una terra selvaggia e straniera, in una “Colonia” da cui parte una spedizione per costruire una città utopica in mezzo alla natura incontaminata. Si può leggere in questi elementi una riflessione sul passato (e probabilmente anche sull presente) di molti paesi Europei?
Beh, è ancora più generale. Quello che voglio fare è mostrare un individuo rapportarsi al mondo e alla storia del mondo. Arséne sembra insignificante, non efficace, ma è anche parte del mondo e le sue azioni hanno delle conseguenze.

 Il tuo è uno stile molto particolare, caratterizzato da molte contaminazioni provenienti dal mondo del design e dell’illustrazione. Quali sono state le principali influenze che hanno plasmato la tua tecnica?
Sono talmente poco informato sul mondo del design e dell’illustrazione che non saprei dire nemmeno quali sono le mie maggiori influenze. Sicuramente però mi ispiro a decine di informazioni visuali solo guardando fumetti o scorrendo decine e decine di blog di Tumblr.
Sto ancora cercando di sviluppare questi aspetti, provando e sbagliato, sperimentando nuove cose. Quello che voglio è che nei miei fumetti tutti appaia giusto.

Il mondo surreale di Olivier Schrauwen

Come pensi che la tua esperienza nel mondo dell’animazione abbia influito sulla tua produzione da fumettista?
Un animatore spesso sviluppa uno stile e un’estetica specificatamente per un singolo progetto. Lo stile di disegno non è fissato. Inoltre, disegnare una pagina per me non è un procedimento costante e graduale. Disegno rapidamente, solo con la matita, e provo diverse pose, espressioni e angoli, sino a che non mi sembra adatto.

Vari elementi del racconto mi hanno colpito, ad esempio la costruzione delle tavole che muta da pagina a pagina  e viene influenzata da elementi di design e da layout che prendono il sopravvento. Che ruolo hai dato a queste strutture nello sviluppo della narrazione?
Quando immagino le storie, non hanno l’aspetto di fumetti. Le immagino più come film. Quando comincio a disegnare cerco di affrontare quell’iniziale visione (che spesso è molto sfocata) con gli strumenti e il linguaggio che ho come fumettista. Il linguaggio visuale deriva poi da questo tentativo. Arséne non è cinematico per nulla, anzi. E’ l’opposto. Eppure continuo a sperare che, quando cominci a leggere, sia possibile vedere alcune delle immense qualità che un buon film può avere.
Arséne ha una presentazione molto regolare, quasi noiosa, di 6 riquadri per tavola, ed è solo per dare un’enfasi drammatica che ho cambiato il layout.

Il mondo surreale di Olivier SchrauwenAnche il colore gioca una parte fondamentale nella storia: come mai hai deciso di utilizzare una bicromia fatta di aperti contrasti (rosso-blu) per gran parte della storia, per poi concludere usando una più ampia tavolozza?
Ho lavorato con una paletta di colori limitata per la maggior parte dei miei fumetti e qui ho portato questa scelta all’estremo. E’ un modo per enfatizzare gli scopi narrativi del colore.
Alla fine del fumetto ho voluto realizzare una sezione dove sembrava essere tornati alla realtà. Mettendo colore, le pagine sembrano più convenzionali. L’ho fatto principalmente per ragioni satiriche.

A Bologna hai esposto alcune tavole tratte da Arsène Schrauwen. Quali sono state le basi della tua scelta per l’esposizione? Hai seguito un tema particolare?
Oltre ad Arsene ci sono pagine di fumetti che ho fatto più o meno nello stesso periodo, principalmente nel 2014. Perciò l’esposizione è più o meno una fotografia di quello che si poteva trovare in giro nel mio atelier in quel periodo.
Oh, e le brave persone di Squadro hanno anche scannerizzato un giornale con una recente storia.

Grazie Olivier, speriamo di rivederti presto in Italia.

Traduzione di Elisabetta Gatti e Alessandra Cognetta

Intervista realizzata via mail tra il 17 e il 20 novembre 2015.

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