Miti e religioni – Estratto da “Il fumetto supereroico – Mito, etica e strategie narrative”

Un estratto dal volume "Il fumetto supereroico: Mito, etica e strategie narrative" di Marco Arnaudo, in cui viene affrontato il parallelo tra il genere fumettistico moderno e le tradizioni mitologiche...
Articolo aggiornato il 18/04/2015

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative" (Cuneo 1976), laureato presso l’Università di Pisa in Storia della critica letteraria, ha svolto un perfezionamento in Letteratura italiana alla Scuola Normale Superiore di Pisa e un dottorato in Lingue e letterature romanze presso la Harvard University. Insegna alla Indiana University, Bloomington, dove tiene corsi di letteratura italiana e di cultura pop anglosassone (in particolare supereroi e letteratura gialla e di spionaggio). Ha pubblicato il volume Il trionfo di Vertunno: Illusioni ottiche e cultura letteraria nell’età della Controriforma (Lucca, 2008), oltre a saggi Machiavelli, Bruno, Marino, Accetto, Tesauro, Manzoni, Dossi, sui fumetti italiani e americani, e sulle edizioni illustrate di Goldoni e Collodi.
Per Tunué ha pubblicato “Il fumetto supereroico: Mito, etica e strategie narrative“, che sarà presto tradotto e distribuito negli Stati Uniti dalla Johns Hopkins University Press.

I. Miti e religioni

I.1 Dal mito classico al supereroe

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Sin dalle proprie origini, il genere supereroico ha intrattenuto con miti e religioni una connessione talmente profonda che, parlando del genere tutto, Reynolds ha ritenuto di poterlo definire «una moderna mitologia». (1) Gli dèi delle tradizioni nordiche come Thor e Loki sono parte integrante dell’universo supereroico, assieme ad apparizioni meno pronunciate ma significative di figure greche quali Ercole, Ares ed Eros, degli antichi dèi egizi (in genere come villains, i «cattivi»), degli spiriti della cultura nativo-americana e praticamente di ogni pantheon che la specie umana abbia elaborato. La motivazione di questi elementi, almeno all’inizio, poteva essere collegata a una questione abbastanza pedestre di copyright.

Dopo che Siegel e Shuster pubblicarono la prima storia di Superman nel 1938, lo straordinario successo del personaggio condusse molti altri autori a produrre in pochissimo tempo una gran mole di fumetti con personaggi analoghi, dando origine al genere del supereroe in una furibonda corsa al successo e all’appropriazione di idee. Il problema nell’inventare nuovi supereroi era infatti di giustificare i loro poteri senza incorrere in denunce per aver plagiato Superman o gli eroi via via creati, e a questo riguardo l’antica mitologia rappresentava un inesauribile serbatoio di personaggi sovrumani e vicende avventurose di cui nessuno possedeva l’esclusiva.

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Ciò però spiega solo l’arrivo del mito tra i supereroi e non basta a rendere conto di come esso abbia potuto attecchirvi in misura senza eguali negli altri generi fantastici, incluso il fantasy. Difficilmente infatti gli eroi mitologici sarebbero rimasti una fonte costante per il fumetto supereroico se non ci fosse stata tra quelle antiche storie e queste nuove una qualche particolare affinità di tipo narrativo e simbolico. Il tratto comune più evidente sta nella forza e nelle abilità straordinarie che supereroi ed eroi mitologici condividono, mentre sul piano narrativo abbiamo la forte focalizzazione sul conflitto, sia individuale (duello) che collettivo (guerra) e l’insistenza su archetipi narrativi quali il viaggio o la prova. Tali somiglianze di formula, per quanto possano apparire superficiali, sono invece così forti che talvolta gli autori di fumetti supereroici possono ritornare a impiegare i modelli mitici senza neppure rendersene conto. Come spiega Dennis O’Neil discutendo alcune storie di Superman da lui scritte nei primi anni Settanta:

Qualche giorno fa, giusto prima di iniziare a scrivere questi ricordi, mi è capitato tra le mani un riassunto dell’antica epopea mesopotamica di Gilgamesh e mi sono accorto, sbalordito, che si trattava della mia storia di Superman. Eppure, per quanto mi ricordi, non avevo mai letto Gilgamesh prima, né avevo mai studiato mitologia al liceo o all’università. (2)

Per entrare più nello specifico, si può vedere la classica descrizione di avventura eroica formulata dal mitologo Joseph Campbell, quella che egli definisce monomito classico e che presenta come trama basilare ricorrente nelle mitologie di tutto il mondo:

l’eroe si avventura fuori dal mondo della quotidianità in una regione di portenti sovrannaturali: forze favolose vengono affrontate e una battaglia decisiva viene vinta: l’eroe ritorna dalla sua avventura misteriosa con il potere di concedere aiuti ai suoi simili. (3)

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Se ci si basa su questa formula le affinità tra il genere supereroico e il mito classico appaiono davvero notevoli e, soprattutto, più notevoli di quelle tra il mito e qualsiasi altro genere contemporaneo di successo. Ogni volta che indossa maschera e costume e va su un altro pianeta o anche solo sulla cima dei grattacieli per sconfiggere dei supercriminali, il supereroe ripercorre simbolicamente il viaggio tradizionale dell’eroe mitico. Dopo avere abbandonato temporaneamente la comunità familiare agli altri personaggi e al lettore, al pari dell’eroe mitico il moderno supereroe vi ritorna a missione compiuta, quando l’identità comune (Clark Kent, Peter Parker) viene ripristinata e la comunità viene beneficata da una maggiore sicurezza (un criminale arrestato, una minaccia evitata) e/o dal recupero di un bene perduto (ricchezze rubate, persone rapite) e/o dall’apporto di nuova conoscenza (quando ad esempio l’eroe riporta dallo spazio una tecnologia aliena utile ai terrestri). (4)
Nel fare ciò il genere supereroico espande senza contraddirlo il modello mitico tradizionale, aggiungendovi come controparte una maggiore enfasi sulle vicende private dell’eroe quando egli si trova all’interno della comunità. A seconda di come queste componenti vengono dosate da diversi autori, il genere supereroico può così oscillare da una riproposta integrale del monomito classico, con l’eroe rappresentato quasi interamente in azione e fuori dalla società, fino al limite opposto di una soap-opera con incursioni solo occasionali nel mondo del portento. Addirittura, la forma seriale in cui il supereroe si manifesta sembra avvicinare ulteriormente il nostro genere all’universo del mito. Come ha scritto ancora Dennis O’Neil, la scrittura a più mani prodotta secondo i tempi incalzanti del mercato sembrerebbe

una versione maniacalmente accelerata del processo folklorico. Come le fiabe e i miti, le storie di Superman sono iniziate da un autore ma ritoccate e alterate da molti altri, e a causa della necessità continua di produrre, di riempire quelle pagine, di rispettare quelle scadenze, di far uscire tutta quella roba, ciò che avrebbe richiesto generazioni nell’era preindustriale accade adesso nel giro di pochi anni. (5)

I.2. Olimpo moderno

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Se le analogie narrative e tematiche tra mito e supereroi dovevano facilitare il travaso dal primo ambito al secondo, non stupisce che, come abbiamo visto, fin dalle origini gli autori avessero trovato nel mito una ricca fonte di ispirazione per le loro storie. In questo processo il 1940 risulta essere un anno decisivo.
A gennaio infatti appare Flash, il cui costume include piccole ali sull’elmo e sugli stivali e che in apertura di storia ci viene presentato come «la reincarnazione dell’alato Mercurio». (6)

Un mese dopo esce una storia in cui il giovane Billy Batson riceve da un mago il potere di trasformarsi in Capitan Marvel pronunciando la parola Shazam – che è acrostico per la saggezza di Salomone, la forza di Hercules (Ercole), la resistenza di Atlante, il potere di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio. (7)

È un poutpourri di tradizioni Doctor Fate, che esordisce a maggio, che ha appreso la magia di Atlantide, dell’Egitto e della Caldea e che combatte contro un nemico chiamato Wotan (nome germanico di Odino). (8)

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Il dio Mercurio interviene nella Seconda guerra mondiale in una storia di Martin A. Bursten e Jack Kirby del 1940. © Pure Imagination

 

Nell’agosto di quest’anno Martin A. Burstein e Jack Kirby pubblicano la storia «Mercury in the 20th Century», appunto ‘Mercurio nel XX secolo’, un titolo che potrebbe emblematizzare tutti i sincretismi tra supereroi e mitologia. (9) Qui Mercurio, proprio il dio antico, viene inviato sulla Terra da Giove per contrastare i piani di conquista di Plutone, che ha assunto l’apparenza del dittatore Rudolph Hendler (diretto riferimento ad Adolf Hitler). (10) Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"

Fondamentale per il genere supereroico è poi quanto avviene tra fine 1941 e inizio 1942, quando lo psicologo William Moulton Marston introduce nel mondo dei supereroi il personaggio di Wonder Woman. Nella storia iniziale viene preliminarmente narrata la vicenda del popolo delle Amazzoni, che dopo una guerra con Ercole invidioso della loro eccellenza fisica e bellica si ritirarono su Paradise Island in isolamento dal «regno degli uomini». (11)  Ora però il capitano Steve Trevor è precipitato sull’isola mentre inseguiva col suo aereo una spia nazista, e dunque la tecnologia, la cronaca e la guerra hanno violato (fallicamente?) l’immobilità del mondo mitico. Diana, la figlia della regina Ippolita, viene scelta per riportare Trevor nel «regno degli uomini», e questo evento le fornisce l’occasione per giungere negli States e iniziare la sua carriera come Wonder Woman. Nella didascalia all’inizio della seconda storia ci viene detto che Diana possiede la bellezza di Afrodite, la saggezza di Atena, l’agilità di Mercurio e la forza di Ercole (una intestazione che appare all’inizio delle storie di Wonder Woman fino addirittura agli Sessanta), (12)  mentre qualche mese dopo apprendiamo che Diana nacque da una statua modellata da Ippolita e da lei adorata come Pigmalione adorava Galatea, al punto che Afrodite, commossa, infuse vita alla piccola figura. (13)

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La nascita di Wonder Woman da una statua animata, secondo il modello di Pigmalione, 1942. © DC Comics

Per quanto gli autori di Wonder Woman costruiscano uno scenario mitologico molto articolato, in queste prime storie tale retroterra rimane ancora abbastanza nell’ombra; una volta che esso abbia assolto la sua funzione di giustificare i poteri della protagonista, le narrazioni si concentrano spesso su vicende contemporanee, con battaglie contro scienziati pazzi e sabotatori nazisti. La presenza di tali radici culturali nel profilo del personaggio permette però in seguito di accentuare questa componente in maniera più o di meno marcata a seconda dei gusti degli autori e dei lettori. In un ciclo di storie iniziato nel dicembre 1968, (14)  gli autori per esempio decisero di rendere più realistica la loro protagonista, facendole perdere i propri superpoteri, vestendola alla moda invece che nel costume tradizionale e costringendola a imparare il karate per continuare a combattere il crimine.
Dopo pochi mesi (15)  però il mito rientra nella serie in forma di una guerra mossa da Ares contro le Amazzoni, in soccorso delle quali arrivano niente meno che le Valchirie e le truppe del paladino Orlando, in uno degli esempi più tipici della permeabilità tra diverse tradizioni che caratterizza l’universo dei supereroi. In anni successivi la mitologia in Wonder Woman si presenta in particolare con un ciclo di storie dirette da George Pérez a partire dal 1987, in cui anzi Pérez cerca di attenersi alla sola tradizione greca evitando non solo Valchirie e paladini ma anche influenze romane.

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Le truppe di Orlando si uniscono alle Amazzoni e alle Valchirie nella guerra contro Ares. © DC Comics

All’inizio del XXI secolo lo sceneggiatore Greg Rucka reimmerge di nuovo la supereroina nel suo mondo d’origine, in una serie di storie in cui tra l’altro Wonder Woman si scontra con Medusa, si acceca per non essere trasformata in pietra e discende poi nell’Ade per cercare una cura che le faccia recuperare la vista. È peraltro in questa serie che l’ibridazione tra mito e contemporaneità trova uno dei suoi esempi più interessanti, quando Wonder Woman si scontra con Medusa nel centro dello Yankee Stadium, nel Bronx, in diretta televisiva. (16)  Forse mai come in questa storia viene dimostrata la perfetta intercambiabilità tra le epoche storiche nell’universo supereroico, con una battaglia di personaggi antichi che viene a sostituire le contemporanee forme di intrattenimento sportivo, e coi combattenti armati di scudi, spade e asce che coincidono coi giocatori dotati di imbottiture, elmetti e mazze da baseball.

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In uno straordinario incontro di classico e moderno, Wonder Woman decapita Medusa in mondovisione dal Yankee Stadium. © DC Comics

Questa situazione sembra rendere più vera e tangibile una minaccia ulteriore di Medusa, ovvero che in caso di vittoria contro Wonder Woman ella guarderà direttamente in camera, pietrificando i milioni di spettatori all’ascolto. A sorpresa, e tramite le potenzialità allegoriche del mito, l’episodio sviluppa così anche un discorso problematico sulla fascinazione per la violenza spettacolare che contribuisce al successo di molti media moderni. Non solo come lettori della storia ma anche come virtuali spettatori dell’incontro ripreso dalle telecamere siamo spinti a chiederci fino a che punto continueremmo a guardare. Fino a un attimo prima dello sguardo di Medusa? Ma arrivati fin lì, inebriati da quanto già visto, riusciremmo poi davvero a distogliere lo sguardo e a resistere alla tentazione di guardare quell’immagine davvero esclusiva e inedita di cui abbiamo sentito parlare e che costituisce il culmine dello spettacolo in corso? Questo esempio dimostra che l’inserto di figure mitologiche nel fumetto moderno non è obbligato ad essere solamente ornamentale o avventuroso, e che piuttosto esso può costruire messaggi complessi che ci toccano da vicino, riattualizzando l’antichità secondo un principio allegorico relativamente raro nel mondo moderno.

I.3 Il potere dello sciamano

Un altro tipo di tradizione che si fa sentire dietro le storie dei supereroi è quella dello sciamanesimo. (17)

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Dr. Fate

Molte culture nel mondo hanno ospitato sin dalla più remota antichità figure di sciamano anche profondamente diverse tra di loro, ma che tutte hanno in comune alcuni tratti di base quali il potere di contattare degli spiriti aiutanti, l’abilità di viaggiare nel regno del sovrannaturale e la prerogativa di beneficare la popolazione sconfiggendo in battaglia gli spiriti malvagi. (18)

E già così è possibile rilevare un’affinità. Come gli sciamani e come gli eroi del mito secondo Campbell, anche i supereroi fuoriescono dalla grigia scorza della vita comune per combattere nel mondo del sovrannaturale a vantaggio degli umani; (19)  come per gli sciamani, poi, i poteri sovrumani scatenano nella comunità un doppio atteggiamento di rispetto e di timore verso il supereroe, il quale in teoria potrebbe usare le proprie doti tanto per curare che per danneggiare gli altri (20) (e pensiamo in parallelo alla persecuzione dei mutanti nell’universo Marvel o alla lunga campagna di demonizzazione che il quotidiano newyorkese fittizio Daily Bugle ha compiuto contro l’Uomo Ragno). Un legame ancora più stretto, che avvicina il supereroe allo sciamano più che all’eroe mitico, risiede nell’origine dei superpoteri. Come scrive Campbell,

il sacerdote è il membro socialmente iniziato e cerimonialmente investito di un’organizzazione religiosa riconosciuta, nella quale egli riveste un certo ruolo e determinate funzioni in quanto occupante di una posizione che era stata di altri prima di lui. Lo sciamano, invece, è colui che ha acquisito un proprio potere in seguito a una crisi psicologica personale. (21)

Il potere sciamanico è infatti attribuito secondo schemi imprevedibili e privi di norme fisse, di solito in seguito a un’esperienza traumatica che ricorda simbolicamente un percorso di morte e rinascita. La tradizione ci tramanda esempi di sciamani che hanno acquisito i propri poteri in seguito a una grave malattia, all’essere stati colpiti da un fulmine o morsi da un serpente, (22)  proprio come molti personaggi si trasformano in supereroi in seguito ad esperienze profondamente drammatiche: l’esplosione di una bomba gamma per Hulk, un incidente con un camion che trasporta scorie radioattive per Daredevil, una ferita di guerra per Iron Man (il quale è costretto a costruirsi l’armatura per sopravvivere) e via dicendo. Billy Batson addirittura evoca un fulmine che lo colpisce ogni volta che si trasforma in Capitan Marvel, e se andiamo al primo supereroe vediamo che perfino Superman era sfuggito solo di poco all’esplosione del suo pianeta natale – e se questa non è un’esperienza quasi mortale…

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Le origini di Daredevil

Lo shock scatenante e il successivo processo di iniziazione dello sciamano portano poi spesso a una modificazione fisica che può comprendere l’immissione di un amuleto all’interno del corpo, come nei casi in cuigli intestini dell’iniziato si trasformano in cristalli di quarzo che possono poi venire proiettati verso gli altri per curare o per ferire. (23)
Tale metamorfosi segnala la transizione dello sciamano da umano a super-umano tramite l’attribuzione di un corpo speciale, «corazzato», proprio come accade nel genere supereroico quando a un personaggio accade di incorporare un elemento estraneo (lo scheletro del resistente metallo fittizio «adamantio» di Wolverine o la pelle metallica di Silver Surfer e Colosso come corrispettivo degli intestini di quarzo), o quando il personaggio acquisisce la capacità di proiettare energia verso gli altri (dai laser di Dazzler ai raggi ottici di Ciclope, le fiamme della Torcia Umana e così via). Ricordiamo inoltre che quando assume le sue funzioni propriamente taumaturgiche, lo sciamano indossa una maschera e un costume e/o si dipinge il corpo di simboli particolari, che servono sia a indicare sia a generare i poteri speciali, e ad esempio un costume ornato di piume rappresenta gli spiriti-uccello che presteranno allo sciamano il potere di volare. (24)
Per il semplice fatto di indossare un simile apparato visivo-simbolico, scrive Eliade, lo sciamano «trascende lo spazio profano e si prepara a entrare in contatto col mondo degli spiriti», (25) in quanto il costume trasforma chi lo indossa in un essere sovrannaturale, secondo la regola comune all’immaginario religioso che «si diventa quello che si mostra». (26)
Si consideri quanto letteralmente appare nei supereroi la connessione con le abilità animali e l’idea del costume che esprime e/o fornisce il potere sovrumano, e si vedrà subito che le affinità tra sciamani e supereroi sono evidenti. Ricordiamo l’Uomo Ragno e la Donna Ragno, Batman (‘Uomo Pipistrello’), Catwoman (‘Donna Gatto’), Pantera Nera, Wasp (‘Vespa’), Ant-Man (‘Uomo Formica’), Falcon, Hawkman e Hawkgirl (‘Uomo e Ragazza Falco’), l’Avvoltoio, Rhino (‘Rinoceronte’), Octopus (‘Polpo’), Scorpione, Armadillo, l’intera Squadra dei Serpenti, Beast (‘Bestia’), Wolverine (l’orso ghiottone canadese), Tigra, Tigre Bianca, isemi-pesci Marrina e Aquaman, il mostruoso uomo-ratto Vermin, Snowbird (‘Uccello della neve’, che si può trasformare in tutti gli animali artici), Animal Man (che può copiare le caratteristiche di ogni animale); e l’elenco potrebbe continuare con infiniti altri eroi e criminali che mediano letteralmente o simbolicamente i propri poteri dal mondo animale. (27)

Insomma, nessun altro genere si avvicina così tanto a riprodurre il mondo delle forze sciamaniche, in cui esseri umani misteriosamente eletti incanalano poteri animali ora benigni e ora malvagi contendendosi in una lotta senza fine il destino della popolazione comune. Questo parallelo con gli sciamani sembra poi fornire la migliore spiegazione per quella presenza di maschere e costumi che è assolutamente essenziale e specifica del genere supereroico e che solo all’apparenza viene spiegata in termini pratici nelle storie.
La motivazione che spesso gli autori presentano è che il costume serve a proteggere l’identità degli eroi e a prevenire possibili vendette dei criminali contro la famiglia e gli amici dei protagonisti. Se le cose si riducessero a questo, però, Spider-Man potrebbe indossare una maschera da papero o da Pulcinella e la sua identità resterebbe celata altrettanto bene.

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Ancora più problematico è poi il fatto che l’identità di molti eroi è perfettamente pubblica. Fin dagli anni Sessanta tutti gli abitanti dell’universo Marvel sanno che il leader dei Fantastici Quattro è Reed Richards e la sua compagna è Sue Storm; ciò nonostante, quando i due vanno in battaglia indossano comunque dei costumi di foggia speciale e assumono il ruolo di Mister Fantastic e della Donna Invisibile. Insomma, il segreto dell’identità appare a ben vedere più come una scusa a posteriori che come una spiegazione del perché sin dagli inizi gli autori hanno «sentito» che al genere supereroico necessitavano maschere, costumi e in generale la metamorfosi di un umano normale in un essere sovrannaturale dotato di qualificazioni visive emblematiche. Che serviva, insomma, attribuire all’eroe ottocentesco e di inizio secolo (da Montecristo a Flash Gordon) delle qualità e delle pratiche che sono le medesime della tradizione sciamanica.
Al che è del tutto naturale chiedersi se il ripescaggio di tale matrice culturale fosse davvero tra gli intenti di Stan Lee o di Siegel e Shuster. Una risposta positiva sarebbe azzardata e a ben vedere anche non necessaria, quando solo si consideri che l’intenzione di creare personaggi interessanti, potenti e misteriosi può da sola aver portato i nostri autori a muoversi per quelle medesime zone della psiche umana che in altre culture si sono invece tradotte per millenni nella figura del guaritore mistico.

D’altra parte si può anche dare il caso di autori che nella figura del supereroe abbiano coscientemente registrato la presenza di componenti sciamaniche e abbiano scelto di tematizzarle esplicitamente nelle loro storie.

Un esempio si trova già nell’aprile del 1941 con il debutto di Miss Fury, creata da Tarpe Mills. All’inizio della vicenda troviamo la ricca Marla Drake che per andare a una festa in maschera indossa una pelle di pantera che le era stata lasciata da uno zio e che originariamente era proprio il costume cerimoniale di uno sciamano africano. (28)  Sulla strada per il party Marla incappa in un evaso, lo cattura e da lì decide di iniziare a combattere il crimine come eroina mascherata. Marla/Miss Fury non ha veri e propri superpoteri, ma si avvale di armi speciali incorporate nel costume quali gli artigli e la coda (usata come frusta), e dimostra quell’eccellenza fisica che caratterizza Batman o Catwoman (la quale con Miss Fury sembra avere un debito enorme).
Il collegamento simbolico tra le abilità della supereroina, l’energia della pantera e la funzione dello sciamano sembra dunque ben stabilito.

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A sinistra: Marla Drake comincia a combattere come Miss Fury quando viene attaccata mentre sta andando a una festa in maschera. © Pure Imagination A destra: Ghost Rider si scontra con Linda Littletrees, la figlia di uno sciamano Apache trasformatasi in seguace di Satana. © Marvel

 

In un ciclo di storie del 1973, Ghost Rider combatte contro due sciamani apache: Snake Dance, uno sciamano «classico» che sembra in grado di evocare spiriti animali e trasformarsi in serpente, (29)  e sua figlia Linda Littletrees, che abbandonata la riserva durante gli anni del college è stata costretta da una compagna a divenire satanista (!) e dunque ora mescola magia amerindia con sovrannaturale di origine cristiana. (30)

Se i mistici della tradizione nativa americana sono qui rappresentati come villains, questo non avviene senza una fortissima componente di empatia. Le storie di questo ciclo, infatti, insistono continuamente sulle condizioni di miseria a cui la politica governativa ha ridotto i nativi, causando così la ribellione di Snake Dance, mentre la vicenda di Linda Littletrees rappresenta bene il pericolo di perdita o di corruzione delle proprie radici a cui viene esposto il nativo che entra nella civiltà dell’uomo bianco. Le storie finiscono così per mostrare il dilemma devastante della cultura nativa americana: o restare isolati e bloccati nel passato (come Snake Dance), o venire ammessi tra la maggioranza rischiando di perdere sé stessi o infine tramutarsi in un ibrido mostruoso. Più avanti, forse anche per effetto della canonizzazone dello sciamanesimo pop di Jim Morrison, cominciano ad apparire diversi eroi scia-manici.

Miti e religioni - Estratto da "Il fumetto supereroico - Mito, etica e strategie narrative"Nel 1975 la Marvel introduce White Tiger (Tigre Bianca), un eroe che ricava dei poteri in realtà ancora abbastanza generici da unamuleto a forma di tigre, (31)  mentre nel 1978 la DC crea Vixen, un’eroina africana che possiede un amuleto che le consente di prendere in prestito poteri dagli spiriti animali. (32)
L’anno dopo il passo successivo è l’introduzione nell’universo Marvel di un personaggio dal nome di battaglia di Shaman, (33)  un nativo nordamericano che dopo avere studiato chirurgia apprende dallo spirito del nonno le vie dello sciamanesimo e acquista poteri quali il controllo degli elementi e il contatto con gli spiriti (in una ottimistica integrazione tra culture che permette di superare il dilemma di Linda Littletrees). (34)
Seguono in rapida sequenza due personaggi Marvel di nome Talisman: il primo del 1982, che è uno sciamano aborigeno australiano, e l’altra del 1983, che è la figlia di Shaman e l’erede dei poteri del padre. (35)

In anni più recenti, poi, la tradizione sciamanica si è presentata non solo in forma localizzata in personaggi specifici, ma anche come influenza sui supereroi tradizionalmente «non sciamanici».
Nella storia in cinque parti Shaman, del 1989-’90, Dennis O’Neil riscrive in chiave mistica le origini di Batman, (36) che pure erano state riadattate realisticamente solo pochi anni prima nel famoso Batman: Year One di Frank Miller e David Mazzucchelli (1986-’87). La vicenda di O’Neil riprende da vicino gli eventi di Year One, aggiungendo però poco prima di essi un’avventura di Bruce Wayne che in Alaska rischia di morire assiderato, viene salvato da uno sciamano locale, e durante il rito curativo ha una visione di un misterioso dio-pipistrello. Lo stesso volto e la maschera sciamanica del suo curatore gli appariranno quando dopo la sua prima e disastrosa sortita come giustiziere sederà sanguinante nel suo studio meditando dubbiosamente sul futuro.

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Lo spirito del pipistrello appare al giovane Bruce Wayne in una riscrittura delle origini di Batman. © DC Comics

Qui insomma non è solo un pipistrello che vola attraverso la finestra ma anche il ricordo di un’esperienza sciamanica a determinare la scelta dell’identità segreta di Batman, e anche in momenti successivi della storia le abilità di combattimento del personaggio e la sua capacità di sfuggire ai proiettili nemici vengono collegate piuttosto esplicitamente al potere sciamanico che gli deriverebbe dall’indossare la maschera di pipistrello. (37)
O’Neil ha insomma notato che tra il supereroe Batman e gli sciamani corrono le medesime affinità che ho descritto qui sopra – coi vari traumi della vita di Wayne (omicidio dei genitori, quasi-morte alla prima sortita) quali tappe dell’iniziazione sciamanica, e col costume animalesco comecatalizzatore di potere. È bastato a quel punto aggiungere poche scene (il salvataggio in Alaska, la visione, un rito eseguito da Bruce stesso) per ricodificare il personaggio in una chiave inedita eppure familiare, compatibile con quanto prima sapevamo di lui. L’autore in questo modo si fa anche critico e interprete, poiché nell’aggiungere il proprio contributo allo statuto del personaggio evidenzia ciò che tale personaggio implicava in precedenza.

Qualche anno dopo in The Kents, un prequel della serie di Superman, scopriamo che nel 1860 un antenato della famiglia terrestre di Clark Kent era entrato in possesso di una coperta sacra irochese con quello che noi riconosciamo essere il simbolo di Superman. Come spiega la mezzo-nativa Mary Glenowen, che poi diventerà la moglie di Nathaniel Kent,

le cinque linee [i lati del simbolo] rappresentano ognuna delle cinque tribù della confederazione [irochese] […]; il simbolo all’interno è un serpente… uno degli animali della medicina. Rappresenta la guarigione e l’interezza. Deganawidah, il legislatore e profeta che aiutò a formare la confederazione irochese, parlò di un grande eroe che deve venire dal cielo per unire l’Est e l’Ovest in una sola nazione. Credo che questo sarà il suo segno. (38)

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Il simbolo di Superman viene presentato su una coperta sciamanica appartenuta per decenni alla famiglia Kent. Lo sciamanesimo, dunque, avrebbe ispirato in qualche misura la missione eroica di Superman. © DC Comics

Ci viene insomma dato ad intendere che i poteri e i simboli di Super-man siano i medesimi degli sciamani irochesi e che anzi proprio all’interno di quella cultura fossero stati profetizzati l’arrivo di Superman da Krypton e la sua missione supereroica.

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Il discorso di Ezekiel costringe l’Uomo Ragno a considerare la possibilità che i suoi poteri derivino da unospirito totemico. (C) Marvel

Ricordiamo infine il personaggio Marvel di Ezekiel, un affarista che ha acquisito poteri simili a quelli di Peter Parker tramite un rituale mistico e con l’aiuto di uno sciamano peruviano. (39)

In una storia Ezekiel espone a Peter un’inedita versione del noto episodio del ragno radioattivo, spiegando che forse i poteri di Spider-Man derivano dallo spirito totemico del ragno piuttosto che dalla radioattività:

Chi e cosa tu sei colma la separazione tra il ragno e l’uomo. Ma non sei il primo. Ci sono poteri totemici che vanno indietro fino all’alba dei tempi. La loro presenza rimane in noi quasi come una memoria di specie. Chiedi a uno sciamano o a un sacerdote egiziano […]. Noi raccontiamo storie, indossiamo maschere, costruiamo statue e diciamo preghiere alla memoria. Alla memoria che un tempo, quando il mondo era giovane, grandi forze camminavano sulla Terra. Forze che colmavano la separazione tra gli umani e le altre specie. (40)

L’autore (J. Michael Straczynski) di nuovo ha letto i richiami sciamanici impliciti nella tradizione del personaggio e del genere, magari ricordandosi del passaggio di Eliade sui poteri derivanti dal morso del serpente. Tutto quello che occorreva, a quel punto, era accentuare quelle potenzialità per rendere davvero Spider-Man uno sciamano dello spirito del Ragno.

 

Riferimenti:
Scheda del volume: www.tunue.com/catalogo-tunue/?libro=il-fumetto-supereroico.html


Note:
  1. Questo il sottotitolo di uno studio di Richard Reynolds, Superheroes: A Modern Mythology, Jackson, University of Mississippi Press, 1992 (cfr. soprattutto le pp. 53-60). Su supereroi, religione e mitologia cfr. Donald LoCicero, Superheroes and Gods: A Comparative Study from Babylonia to Batman, Jefferson, McFarland & Co., 2008; Greg Garrett, Holy Superheroes!: Exploring the Sacred in Comics, Graphic Novels, and Film, Louisville, Westminster John Knox Press, 2008; Chris Knowles, Our Gods Wear Spandex: The Secret History of Comic Books Heroes, San Francisco, Weiser Books, 2007; B. J. Oropeza (a cura di), The Gospel According to Superheroes: Religion and Pop Culture, New York, Peter Lang, 2005; C. J. Mackie, «Men of Darkness», in Wendy Haslem – Angela Ndalianis – Chris Mackie (a cura di), Super/Heroes from Hercules to Superman, Washington, D.C., New Academia Publishing, 2007, pp. 83-95; Jamie Egolf, «Dreaming Superman: Exploring the Action of the Superhero(ine) in Dreams, Myth, and Culture», ivi, pp. 139-51; Peter Coogan, «The Roots in Myth, Epic and Legend», in Id., Superhero: The Secret Origin of a Genre, Austin, Monkey Brain Books, 2006, pp. 116-25; Geoff Klock, How to Read Superhero Comics and Why, New York – London, Continuum, 2002, pp. 39 sgg. 

  2. Dennis O’Neil, «The Man of Steel and Me», in Dennis Dooley – Gary Engle (a cura di), Superman at Fifty!: The Persistence of a Legend!, New York, Macmillan Publishing, 1988, pp. 46-58, p. 55. 

  3. Joseph Campbell, The Hero with a Thousands Faces, Novato (CA), New World Library, 2008, p. 23 (trad. it. L’eroe dai mille volti, Parma, Guanda, 2007). Cfr. anche Stephen Harper, «Supermyth!», in Glenn Yeffeth (a cura di), The Man from Krypton: A Closer Look at Superman, Dallas, Benbella Books, 2006, pp. 93-100. 

  4. Si veda un esempio recente in Kurt Busiek – Jesus Merino, Superman n. 673, aprile 2008, poi ristampato nel volume Shadows Linger, New York, DC Comics, 2009. Al termine della storia Superman porta sulla Terra i macchinari degli alieni che hanno cercato di invadere il pianeta. Si noti che nella storia tale nuova tecnologia viene chiamata boon (aiuto, sostegno) e boon era precisamente il termine impiegato da Campbell nel passaggio riportato per descrivere gli apporti positivi dell’eroe alla comunità. 

  5. Dennis O’Neil, op. cit., p. 51. 

  6. Gardner Fox – Harry Lampert, in Flash Comics n. 1, gennaio 1940, ristampato in Golden Age Flash Archives n. 1, New York, DC Comics, 1999. Un precedente solo parziale si trova in Namor, the Sub-Mariner, del 1939, che possiede anche lui le alette ai piedi ma è creatura acquatica e non viene introdotto come discendente mitologico: cfr. Bill Everett, «The Sub-Mariner», in Motion Picture Funnies Weekly, aprile 1939, non distribuito, poi pubblicato in Marvel Comics n. 1, ottobre 1939, oggi disponibilenel volume The Golden Age of Marvel Comics, New York, Marvel Comics, 1997. Anche la pettinatura di Quicksilver, il mutante dotato di supervelocità dell’universo Marvel, ricorda la forma delle alette di Mercurio. 

  7. Bill Parker – C.C. Beck, Whiz Comics n. 2, febbraio 1940, ora in Shazam!: The Greatest Stories Ever Told, New York, DC Comics, 2008. Nel 1942 viene introdotto il personaggio comprimario di Mary Marvel, sorella di Billy, a cui la parola Shazam conferisce come poteri la grazia di Selene, la forza di Ippolita (Hyppolite), la destrezza di Arianna, la rapidità di Zefiro, la bellezza di Aurora e la saggezza di Minerva. Cfr. Otto Binder – Marc Swayze, Captain Marvel Adventures n. 18, dicembre 1942. 

  8. Gardner Fox – Howard Sherman, in More Fun Comics n. 55, maggio 1940, ora ristampato in The Golden Age Doctor Fate n. 1, New York, DC Comics, 2007. 

  9. Martin A. Bursten – Jack Kirby, «Mercury in the 20th Century», in Red Raven Comics n. 1, agosto 1940, adesso nel volume The Complete Jack Kirby n. 1, New York – Atlanta, Pure Imagination, 1997. 

  10. Jack Kirby ricicla le medesime idee di questa storia l’anno seguente, quando introduce un personaggio visivamente identico a Mercurio (stesse alette in testa e ai piedi), anche lui in lotta contro il cugino Plutone, ma chiamato «Hurricane [Uragano], figlio di Thor, dio del tuono, e ultimo discendente degli antichi immortali greci» (in Captain America Comics n. 1, marzo 1941, ristampato in Golden Age Captain America n. 1, New York, Marvel Comics, 2005). Questo Mercurio-parente-di-Thor era chiaramente un trucco per ripresentare il personaggio di un anno prima su una rivista diversa ed evitare problemi coi diritti, ma si direbbe che questa unione tra Thor e Mercurio sia rimasta in qualche modo cara a Kirby e possa spiegare l’elmo con le ali che l’autore attribuirà al suo Thor nel 1962 (in luogo del più prevedibile e «nordico» elmo con le corna). E non saranno allora alette di Mercurio anche quella sulla maschera di Capitan America, pubblicato per la prima volta nello stesso numero che ospita Hurricane? 

  11. William Moulton Marston – Harry G. Peter, All Star Comics n. 8, dicembre 1941 – gennaio 1942, ora in Wonder Woman Archives n. 1, New York, DC Comics, 1998, pp. 10-11. 

  12. Idd., Sensation Comics n. 1, gennaio 1942, ora in op. cit., p. 18. 

  13. Idd., Wonder Woman n. 1, estate 1942, ora in Wonder Woman Archives, cit., p. 151. 

  14. Denny O’Neil – Mike Sekowsky, Wonder Woman n. 179, dicembre 1968, ora nel volume Diana Prince: Wonder Woman n. 1, New York, DC Comics, 2008. 

  15. Idd., Wonder Woman n. 183, agosto 1969, ora in op. cit. 

  16. Greg Rucka – Drew Johnson, Wonder Woman, vol. 2, n. 210, novembre 2004, ristampato nella raccoltaEyes of the Gorgon, New York, DC Comics, 2005. 

  17. Cfr. Lucy Wright, «Shamans vs (Super)heroes», in Wendy Haslem – Angela Ndalianis – ChrisMackie, op. cit., pp. 127-37. 

  18. In certi casi infatti la guarigione operata dallo sciamano comprende una componente avventurosa affine a quella delle vicende dei supereroi più che a una storia medica. Ciò avviene quando la malattia sia determinata dal fatto che l’anima del paziente ha lasciato il corpo ed è imprigionata nel mondo degli spiriti, e quindi lo sciamano è costretto a recarsi in trance in quel piano di esistenza, sconfiggerne i guardiani e liberare l’anima del malato. Cfr. Joseph Campbell, The Masks of God: Primitive Mythology,New York, Viking Press, 1959, p. 261 (trad. it. Mitologia primitiva: Le maschere di Dio, Milano, Mondadori,2000), Piers Vitebsky, Shamanism, Norman, University of Oklahoma Press, 2001, pp. 66-69 e74-78 (trad. it. Gli sciamani, Torino, EDT, 1998) e in generale l’ampia trattazione in Mircea Eliade, Shamanism:Archaic Techniques of Ecstasy, London, Arkana, Penguin Books, 1988 (ed. or. Le chamanismeet les techniques archaïques de l’extase, Paris, Payot, 1968; trad. it. Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Roma, Edizioni Mediterranee, 1999).  Il testo di Eliade, considerato un classico canonico per decenni, viene messo in discussione da Alice Beck Kehoe, Shamans and Religion: An AnthropologicalExploration in Critical Thinking (Long Grove, Waveland Press, 2000), che segnalo per permettere al lettore un confronto indipendente. Per un discorso sul neo-sciamanesimo e sull’impatto della tradizione sciamanica nella cultura contemporanea cfr. Roger Walsh, The World of Shamanism: New Views of an Ancient Tradition, Woodbury, Llewellyn Publications, 2007. 

  19. Va comunque annotata una significativa differenza, ed è che lo sciamano viaggia nel mondo degli spiriti in stato di alterazione mentale, spesso indotta da apposite droghe. Questo tratto manca nei fumetti di supereroi, anche perché la rappresentazione di droghe (o l’uso di esse da parte degli eroi) è stata a lungo vietata dal Comics Code – un codice di autocondotta decretato dagli autori di fumetti negli anni Cinquanta per rassicurare i genitori dei lettori sulla moralità delle proprie creazioni. Sul Comics Code cfr. David Hajdu, The Ten-Cent Plague: The Great Comic-Book Scare and How It Changed America, New York, Farrar, Straus and Giroux, 2008 (in corso di pubblicazione in italiano come Maledetti fumetti! Come i comics hanno cambiato la società americana, Latina, Tunué, 2010); Amy Kyste Nyberg, Seal of Approval: The History of the Comics Code, Jackson, University of Mississippi Press, 1998. 

  20.  J. Campbell, The Masks of God, cit., p. 249. 

  21.  Ivi, p. 231. 

  22. M. Eliade, op. cit., pp. 3-32, soprattutto 19 e 28. 

  23. J. Campbell, The Masks of God, cit., p. 255. Cfr. anche Id., The Hero with a Thousand Faces, cit., p. 149; M. Eliade, op. cit., pp. 46-48 e 57. 

  24. Ivi, pp. 156-60. Ma cfr. tutto il capitolo «Symbolism of the Shaman’s Costume and Drum», ivi, pp. 145-80. 

  25. Ivi, p. 147. 

  26.  Ivi, p. 179. 

  27. Non deve stupire la compresenza in questa lista di eroi e criminali. La tradizione infatti comprende sia sciamani che impiegano gli spiriti animali per guarire, sia sciamani che si avvalgono dei medesimi poteri per perseguire scopi malvagi. 

  28. Vecchi episodi della serie, inclusa l’origine dell’eroina, oggi si leggono in Tarpe Mills, Miss Fury, New York, Pure Imagination Publishing, 2007. 

  29. Scrivo «sembra» perché dalla storia non risulta chiaro se questi incantesimi avvengano veramente o se si tratti di un inganno (magari dovuto a suggestione ipnotica) operato da Snake Dance. Anche questa ambiguità non è comunque estranea alla figura tradizionale dello sciamano, che alcuni vedono come autentico operatore del sovrannaturale e altri come abile prestigiatore imbroglione. 

  30. Gary Friedrich – Tom Sutton, Marvel Spotlight n. 8-11, febbraio – agosto 1973, ora nel volume Ghost Rider Essential n. 1, New York, Marvel Comics, 2005. 

  31. Bill Mantlo – George Pérez – Jack Abel, «An Ending!», in The Deadly Hands of Kung Fu n. 19, dicembre 1975. 

  32. La prima storia di Vixen fu stampata nel 1978 in un grave momento di crisi per la DC Comics, all’interno della raccolta in tiratura ridotta Cancelled Comic Cavalcade (vol. 2), creata principalmente per stabilire il copyright sui personaggi. Per il vero inizio editoriale della carriera di Vixen, cfr. Gerry Conway – Bob Oksner, Action Comics n. 521, luglio 1981. Da pochissimo Vixen ha ricevuto gli onori di una propria miniserie, Return of the Lion nn. 1-5 (dicembre 2008 – aprile 2009) di G. Willow Wilson e Cafu, in cui l’eroina compie un viaggio iniziatico simile a quello degli sciamani tradizionali. 

  33. Chris Claremont – John Byrne, Uncanny X-Men n. 120, aprile 1979, ora in Uncanny X-Men Omnibus n. 1, New York, Marvel Comics, 2006. 

  34. Colpisce anche il fatto che Shaman all’anagrafe si chiami Michael Twoyoungmen, ovvero ‘due giovani’, un cognome che rappresenta la sua doppia natura di scienziato medico e di mistico guaritore, di «canadese» e di «nativo», ma che potrebbe anche alludere a quella duplicità intrinseca (persona comune e speciale) che come abbiamo visto gli sciamani condividono con tutti i supereroi. 

  35. Rispettivamente introdotti in Mark Gruenwald et al., Contest of Champions n. 1, giugno 1982, poi in volume omonimo, New York, Marvel Comics, 1999; John Byrne, Alpha Flight, vol. 1, n. 5, dicembre 1983, ora in Alpha Flight Classic n. 1, New York, Marvel Comics, 2007. Si ricordi anche Gateway, uno sciamano australiano che in diverse storie degli X-Men aiuta gli eroi a viaggiare per il mondo usando i suoi poteri di teletrasporto. Il personaggio fu introdotto in Chris Claremont – Mark Silvestri, Uncanny X-Men n. 227, marzo 1988. 

  36.  Dennis O’Neil – Edward Hannigan, Shaman, in Batman: Legends of the Dark Knight nn. 1-5, novembre 1989 – marzo 1990, poi ristampato nel volume Batman: Shaman, New York, DC Comics, 1998. 

  37.  In un punto, addirittura, Bruce Wayne con la maschera di Batman indosso esegue un rito di guarigione guidato da un vecchio sciamano. 

  38. John Ostrander – Tom Mandrake, The Kents n. 4, novembre 1997, poi ristampato nel volume The Kents, New York, DC Comics, 1999. Cfr. la lettura di Ivan Baio in Supereroi™. Araldica e simbologia dell’eroismo dai miti classici a Superman e The Authority, Latina, Tunué, 2006, pp. 76-80. 

  39. J. Michael Straczynski – John Romita Jr., Amazing Spider-Man n. 507, luglio 2004, ora nella raccolta The Book of Ezekiel, New York, Marvel Comics, 2004. 

  40. Idd., Amazing Spider-Man, vol. 2, n. 31, luglio 2001, ora nella raccolta Coming Home, New York, Marvel Comics, 2002. 

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