Memorie di una Rockstar a Cartoomics

Alto e magro, passo spavaldo, sguardo di pungente ironia, Roberto Recchioni, co-padre di John Doe e Napoli Ground Zero, non avrebbe difficolta' a passare per una rockstar; una di quelle...
Articolo aggiornato il 11/11/2015

Memorie di una Rockstar a CartoomicsÈ l’alba. Che per me significa che sono le undici del mattino.
Il telefono squilla.
Non deve essere un mio amico. Tutti i miei amici sanno che a quell’ora sto ancora dormendo.
Ruzzolo giù dal letto e rispondo.

– Signor Recchioni?
– Uhmmm…
– È la segreteria di Cartoomics… volevamo informarla che ha vinto il premio IF come Promessa del fumetto Italiano. La aspettiamo in fiera alla cerimonia di premiazione.
– Uhmmmmmm…

Riattacco il telefono.
Due ore dopo, in un disturbato dormiveglia, mi sorge una domanda: promessa del fumetto italiano? Ma se lavoro da dieci anni esatti!

Chiamo l’amico Tito, che oltre ad essere un abile sceneggiatore, oltre a essere un grande amico, collabora anche con Cartoomics. Magari lui ne sa si più.

– Tito… ma che è ‘sta cosa della promessa?
– Sì, lo so… suona strano. Ma non è un premio per gli esordienti. Negli anni passati lo stesso premio lo hanno vinto gente come la Barbato, Bacilieri, Frezzato…
– Mica cazzi…
– No, infatti. È un premio per quelli che potrebbero rappresentare il futuro del fumetto in Italia…
– Oddio… c’é gente a cui prenderebbe un colpo a pensare che io possa essere il futuro del fumetto. Vabbeh dai… ci vediamo a Milano.

Parto per Milano.
Il primo giorno di fiera, come una vera Rockstar, lo salto e vado a fare spese in giro per Milano con il mio fratello di sangue Bertelé (ognuno ha i fratelli di sangue che si merita… a me è toccato quello scassaminchia di Bertelé. è andata peggio a lui, comunque).

Il sabato sono in fiera.
La fiera di Milano è, più o meno, come al solito. Ovverosia una manifestazione che non ha mai trovato una sua identità precisa, divisa com’é tra la sua natura di fiera da collezionisti e commercianti e fiera del fumetto con ospiti e incontri. Se proprio dovessimo inscriverla in una categoria… direi che è una fiera figlia della Expocartoon di Traini.

Il piano terra è dedicato all’aspetto più canonico della fiera: gli stand delle case editrici e dei vari distributori, gli spazi incontri e le mostre.A conti fatti, le case editrici presenti non sono nemmeno poche… solo che per qualche strano motivo, a Cartoomics sembrano fare meno scena che a una Lucca qualsiasi. Ma è solo un’impressione, forse dovuta alla distribuzione non ragionatissima degli spazi.
Comunque ci sono Panini, Astorina, Paoline, Bonelli, IF, Dream Colours, Play Press e qualche altra che sicuramente non ricordo. Manca l’Eura. Ma non è una novità.
Le mostre sono disposte talmente male che a stento le vedo. Anche gli incontri, per quanto interessanti, sono sacrificati in spazi poco ragionati. Curioso.
Specie perché in fondo al piano terra di spazio ce ne è tantissimo… solo che è occupato da un palco su cui (mi pare di capire) si alternano le varie manifestazione di cosplayer.

Il piano superiore è più divertente e sembra in qualche modo “più sentito”.Una buona sezione dedicata ai commercianti di ogni tipo con collezionisti di fumetti d’epoca, librerie specializzate, venditori di dischi in vinile, un banco che vende prodotti da sexy shop giapponese, alcuni commercianti di tavole originali, un chiosco che vende magliette comuniste, pupazzetti di ogni forma, dimensione e colore. Un divertente mercatino delle pulci dove il fumetto predomina ma non è certo l’unico prodotto in vendita.
La mattina scorre tranquilla e le uniche cose da segnalare sono:

– un amico di uno stand che mi regala una bella maglietta con il teschio.
– L’assalto da parte di due otaku alla mia ragazza. I due non riescono a resistere alla tentazione di chiederle se, sotto la risicata minigonna che indossa, porti le mutandine. I cartoni animati fanno male.

Il pranzo è uno di quegli informali pranzi di “lavoro” che poi si rivelano più interessanti e proficui di mille cene formali. Io, Faraci, Bertelé, Cajelli, Gomboli e Fornaroli passiamo un paio d’orette a parlare di mercato, di Diabolik, di progetti futuri e altro. Offre Gomboli… ma il conto per una manciata di panini è da ladrocinio. Fossi stato in Mario, gli avrei mandato Diabolik a vendicarsi.

Inganniamo il tempo con le chiacchiere. Io mi faccio il sangue cattivo a leggere lo scandaloso annuario di Fumo di China del 2004 (che riesce ad ignorare il fatto che John Doe sia uscito in edicola e sia una delle due uniche proposte editoriali italiane ad alta diffusione di quest’anno)… poi è ora delle premiazioni.

La sala è piccola e inadatta. Era meglio il teatro in cui si faceva fino all’anno scorso. Pazienza.
La platea è quella dei grandi eventi, pero’. Ritiro il premio davanti a Bonelli, Lepore, Gomboli e molti altri. Se avessi avuto bisogno di qualcosa per pompare il mio gia abbondante ego, questa occasione sarebbe stata perfetta.

Devo dire che, insospettabilmente, sono emozionato.
Il premio poi è proprio bello e la motivazione mi riempie d’orgoglio:

a un giovane autore che si è gia guadagnato uno spazio importante nel mondo del fumetto, sia come sceneggiatore, sia come autore completo. Per la capacità di unire dramma e commedia, azione e riflessione, in trame sorprendenti e originali, sviluppate dentro e fuori gli schemi del racconto popolare.

Sono parole di un amico, lo so. Non per questo fanno meno piacere.

Rifuggiamo da cene ufficiali e ci rintaniamo tutti in un ristorante tipico milanese in cui Tito sembra di casa.
Diego arriva in ritardo.
Luca cincischia con il cibo.
Tito è perso nei suoi ricordi di giornalista rock.
La compagna di Marco Schiamone di Alta Fedeltà, cerca di rubarmi la scena mostrando un bel pancione da donna incinta. Fortunatamente sono un asso nel attirare i riflettori su di me e per tutta la sera si parla di fumetti, di cinema e di musica. Inutile dire che le varie moglie, compagne e fidanzate, resistono a stento alla tentazione di darsi fuoco con la benzina dell’accendino.

Il giorno dopo è domenica, devo ripartire e non vado in fiera.
Sono una rockstar. È il minimo che possa fare.

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