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Lo spazio della memoria: il fumetto e la Shoah

Per non dimenticare. Vi riproponiamo un excursus sui fumetti che hanno narrato una delle più grandi tragedie della storia umana: la Shoah.

Negli ormai diversi anni di attività, Lo Spazio Bianco ha sempre avuto una particolare attenzione per quelle opere che, in vario modo, hanno raccontato una delle più grandi tragedie della storia umana: la . Oggi ricorre l’anniversario dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche nel 1945. Quel campo e la sua storia sono diventati negli anni il simbolo della discriminazione e della malvagità a cui possono giungere le azioni e le idee umane, nonché un monito per le generazioni che son seguite.

Lo spazio della memoria: il fumetto e la ShoahRaccontare, ricordare, denunciare, avvertire, rielaborare il lutto, obiettivi perseguiti attraverso tutte le forme della narrazione: la letteratura, il cinema, la fotografia, il fumetto.
Lo Spazio Bianco ha voluto dare il suo piccolissimo contributo andando a spulciare il suo archivio, riprendendo in mano le recensioni, le interviste e gli articoli di approfondimento dedicati al tema, aggiornando il lavoro svolto in oltre dieci anni. Il risultato è l’articolo riepilogativo che vi proponiamo con queste righe, una sorta di “percorso nella memoria”, una guida alla lettura dei i contributi dati in questi dieci anni dai nostri collaboratori.

L’inizio ideale di questo percorso è l’ articolo scritto nel 2009 da Simone Rastelli, Il fumetto e la Shoah, in cui viene fatto un bilancio delle opere a fumetti che hanno trattato l’argomento.

L’ideale secondo passo potrebbe essere l’articolo del 2004 Da Spegelman a Kubert, lezioni perdute di Davide Occhicone, in cui vengono messe a confronto due opere i cui fatti narrati sono distanti nel tempo ma purtroppo vicini nella loro tragedia, sono esse Maus, di Art Spiegelmann  e Fax da Sarajevo, di Joe Kubert.

Per chi volesse approfondire la conoscenza del capolavoro di Art Spiegelman, una lettura molto interessante è la recensione che Guglielmo Nigro scrisse nel 2007, in occasione dell’edizione presentata in allegato ai prodotti del Gruppo Editoriale L’Espresso.

Il sopra citato maestro del fumetto, Joe Kubert, è inoltre autore di Yossel di cui è disponibile una recensione accompagnata da un articolo di contestualizzazione storica.

Lo spazio della memoria: il fumetto e la Shoah

 

La tragedia è stata narrata in vari modi: attraverso le voci, spesso a lungo inascoltate, di chi l’ha vissuta, come in Auschwitz di Pascal Croci o attraverso alcune voci che più hanno contribuito alla creazione e alla diffusione di una coscienza storica sull’argomento, quella di Anne Frank, il cui diario è stato riadattato a fumetti da Sid Jacobson e Ernie Colón o quella Joseph Joffo di cui il fumetto Un sacchetto di biglie di Kris e Vincent Bailly riprende le omonime memorie. Attraverso la riscoperta del passato da parte di nostri contemporanei, come in Noi non andremo a vedere Auschwitz di Jérémie Dress o in La proprietà di Rutu Mordan; attraverso la fiction come in La Stella di Esther di Eric Heuvel (di cui vi offriamo anche un’intervista all’autore); infine attraverso la rielaborazione fantastica, più o meno velata, come in Esperanto di Otto Gabos, Magneto: Testamento di Greg Park e Carmine di Giandomenico o God Loves, Man Kills di Claremont.

Lo spazio della memoria: il fumetto e la Shoah

Tre articoli continuano questo nostro ideale viaggio: Eisner l’ebreo scritto nel 2010 da Andrea Plazzi,  Il complotto, lo sguardo del maestro Will Eisner sui Protocolli dei Savi di Sion, scritto da Alberto Casiraghi nel 2005 e, infine, Frammenti di memorie nel fumetto italiano, scritto nel 2010 da Simone Rastelli. Nei primi due articoli è attraverso due opere del grande Will Eisner che viene analizzato l’antisemitismo e il pregiudizio razziale diffuso nello spazio e nel tempo, premessa culturale delle tragedie del novecento. Frammenti di memorie nel fumetto italiano, infine, grazie alle sue riflessioni a proposito di un problema cruciale quale la trasmissione della memoria storica, rappresenta l’ideale fine di questo excursus.

Più recentemente altre opere si sono unite a quelle segnalate, affrontando l’argomento in maniera peculiare.
La seconda generazione di Michel Kichka, una riflessione sul significato che la memoria della Shoah ha per generazioni diverse;  la biografia di Primo Levi a opera di Piero Scarnera; infine, La Shoah spiegata ai bambini, un’allegoria sotto forma di fumetto per cercare di spiegare ai più piccoli cosa sia stata la Shoa. Perché la memoria non può non dipendere dalla testimonianza e dall’educazione verso coloro che erediteranno il nostro futuro.

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