Megahex: la gioventù bruciata di una strega, un gatto e un gufo

In "Megahex" Simon Hanselman narra la noia e l'apatia di una generazione senza futuro in una società senza speranza.

Megahex: la gioventù bruciata di una strega, un gatto e un gufoMegg, Mogg e Howl sono tre amici stranamente assortiti: una strega, un gatto parlante, un grosso gufo umanoide. Bazzicano un gruppo di individui altrettanto bizzarri: il Lupo Mannaro Jones, pronto alle peggiori esibizioni autolesioniste pur di attirare l’attenzione, lo gnomo Jack, Robot e Mike il mago.
Sullo sfondo di una pigra, anonima, sporca e desolante ambientazione suburbana incapace di trasmettere un poco di speranza, la spinta iniziale delle loro vicende è la fuga dalla noia e la costante ricerca dello sballo, sia esso per droga, alcool o meglio entrambi.

Megahex di Simon Hanselman ha un’anima decisamente punk nell’esecuzione e il risultato è a tratti divertente, a tratti amarissimo, in ogni frangente poco edificante e con punte di violenza inaudita, stemperate appena da uno stile di disegno infantile, sgangherato, grezzo, senza prospettiva e al contempo coloratissimo.

In storielle che variano da una sola tavola fino a una decina, tutte fitte di vignette in uno schema per lo più regolare e con poche concessioni rispetto alla griglia, assistiamo alle disavventure dei protagonisti tra scherzi malvagi, esibizioni di irrazionale coraggio, espedienti per tirare a campare e tentativi di riempire giornate oziose. Nessuno dei personaggi sembra coltivare un sogno o manifestare la volontà di un cambiamento, come se il loro destino fosse ineluttabile e l’unico modo per affrontarlo fosse vivere alla giornata.
Questo quadro si riflette anche sulla loro caratterizzazione che resta in larga parte superficiale e non si arricchisce da una storia all’altra; per quanto questo potrebbe essere visto come un non-sviluppo coerente con le premesse, la mancanza di un qualche cambio di prospettiva e men che meno di una parabola evolutiva aumenta il distacco emotivo da queste vicende e una certa sensazione di artificioso.

Non aiuta certo la scelta di pubblicare una selezione delle storie che l’autore ha dedicato a questi personaggi, impedendo quindi di poter formare un giudizio più ampio in merito alle loro vicende, anche se d’altro canto la selezione è tutt’altro che limitata.

Megahex: la gioventù bruciata di una strega, un gatto e un gufo

Un potenziale ostacolo per apprezzare l’opera può essere lo scarto generazionale. Pur senza necessariamente condividere la stessa esistenza vuota e disperata, sicuramente a vent’anni si è più vicini e si ha maggiore empatia per certi atteggiamenti, a volte superficiali o proprio stupidi, di passiva disobbedienza a un mondo che appare troppo distante, desolante e irrazionale da sopportare. Sensazioni che si tende a dimenticare ma che, in forma più o meno forte e con modalità magari molto diverse, abbiamo vissuto tutti.
Megahex: la gioventù bruciata di una strega, un gatto e un gufoSimon Hanselman non fa molto per aiutare il lettore a superare questo scoglio e forse non è nemmeno nel suo interesse, anche se resta il dubbio che il quadro, lo spaccato sociale che egli propone sia forzato, esasperato, esagerato.

Questo non impedisce di riflettere sulle responsabilità della società, quindi di tutti noi, incapace di creare un contesto che offra prospettive diverse ai giovani e che soprattutto abbandona proprio i più deboli, i più a rischio, al loro destino. I protagonisti sono giovani adulti senza stimoli per il futuro e quel che è peggio senza una qualche ideologia, qualcosa in cui credere per quanto irrazionale o utopistico, che li spinga a far valere la propria volontà. Così la loro disobbedienza è svuotata di significato, non è resistenza ma solo passiva rassegnazione.

Al netto dell’entrare o meno in sintonia con l’atmosfera e delle riflessioni che possono scaturire da queste storie, si fa fatica a perdonare una generale mancanza di originalità nello stile e nelle scelte dell’autore. Sembra di trovarsi di fronte all’applicazione del manuale del perfetto fumetto underground, dallo stile di disegno alla scelta dei personaggi antropomorfi o assurdi, dall’ambientazione alle tematiche, dal ritmo al tono tragicomico.

Un approccio che contrasta con il concetto stesso di underground, a testimonianza di come anche questo movimento possa essere travisato e mercificato, magari non intenzionalmente, quando diventa fine e non mezzo.

Abbiamo parlato di:
Megahex
Simon Hanselman
Traduzione di Betta Bertozzi
, 2016
pagine, brossurato, colori – 19,00€
ISBN: 8876182772

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