Matador, un sogno tra duelli intensi e lente battaglie

Matador di Diabolo Edizioni narra la giovinezza del torero Lorenzo Pascual Garcìa “Belmonteño”, tra la concitazione delle arene e il silenzio della steppa.
Articolo aggiornato il 30/11/2016

Matador, un sogno tra duelli intensi e lente battaglieDiventare torero in Spagna in tempi di guerra e povertà è un sogno difficile da realizzare. Riuscire a diventare anche un torero acclamato e importante in quelle stesse condizioni è il miraggio dei sognatori ambiziosi, o, per alcuni, solo degli ingenui.

Nato nel 1921 in una campagna assolata nel cuore della regione castigliana, Lorenzo Pascual Garcìa cresce in brutti tempi per sognare: la sua famiglia riesce a malapena a mantenersi, la scuola è un lusso che i suoi genitori non possono permettersi e lo scontro armato tra fazioni politiche interne alla nazione è solo l’ennesimo rischio da evitare. È chiaro allora come in un contesto del genere aspirare a sfidare la morte duellando con un toro infuriato, tra gli applausi di un pubblico assetato di spettacolo, possa apparire facilmente un desiderio fuori luogo, oltre che sfacciatamente presuntuoso. In un momento storico in cui la parola d’ordine è “sopravvivenza”, la ricerca nobile di una sfida eroica sembra un capriccio infantile e sconsiderato piuttosto che una prova di determinazione e coraggio.

Seguendo da vicino la storia vera di Lorenzo, il racconto di Manolo López Poy mostra invece come per l’aspirante torero “sopravvivere” sia solo l’obiettivo sottinteso di un cammino dalla meta ben più audace, ma certamente più gratificante. Matador, un sogno tra duelli intensi e lente battaglieLo scontro con il toro, che sia all’interno di un’arena celebre o in un recinto deserto, è ogni volta l’occasione per mettere alla prova se stessi contro un avversario al quale bisogna sempre portare rispetto. Non c’è mai crudeltà né odio nei confronti del forte rivale a quattro zampe, ma soltanto sguardi tra pari e gesti eleganti e calcolati per vincere, non per uccidere.

Tuttavia, il rapporto con il toro è solo uno degli aspetti trattato in Matador: il confronto più drammatico di questa storia è quello tra “Monteño”, come si fa chiamare Lorenzo, e la sua terra, dove lo scorrere del tempo sembra segnare solo l’età degli uomini senza scalfire le usanze più antiche. Se ciò che muove il giovane torero è il continuo desiderio di superare se stesso, l’unico ostacolo alla sua realizzazione è la lunga “gavetta” a cui viene obbligato dagli organizzatori delle corride: costretto a confrontarsi con tori di seconda categoria, non può dimostrare mai a pieno il proprio valore. Così, spinto dall’impazienza dei sognatori, Lorenzo decide di cercare nell’America del Sud il riconoscimento negatogli in Spagna.

Su queste scelte, combattute, rimpiante, riprese, si gioca la vicenda raccontata in questo fumetto: le corde emotive che risuonano costantemente durante la lettura sono quelle di sentimenti come l’amarezza e la malinconia nei confronti di una terra che si critica e si continua ad amare, che si abbandona e dove si vuole ritornare. Delusioni e speranze rinate sono i due estremi di un ciclo che si ripete nei capitoli di quest’opera (“sole e ombra”, “ovazione e silenzio”) che, accennando di volta in volta ai principali eventi del periodo storico raccontato, dividono in quattro parti la giovinezza del torero.

Matador, un sogno tra duelli intensi e lente battaglie

Matador non aspira a narrare episodi eclatanti di eroismo o di rivincita sociale: vuole solo ricordare le sfide affrontate da Lorenzo, le sconfitte subìte e i successi ottenuti lontano da casa. Tuttavia, la narrazione rimane in bilico tra la ricostruzione biografica fedele e la storia esemplare di un torero di umili origini: l’inserimento di alcuni episodi spesso lascia presagire una riflessione “esterna” più approfondita su alcuni temi che invece vengono affidati unicamente ai dialoghi dei personaggi, limitando il racconto a una semplice cronaca di eventi.

Il tratto di Miguel Fernández, al contrario, si sarebbe prestato facilmente ad accompagnare lo sguardo in digressioni più riflessive: spesso, infatti, il disegnatore inserisce, tra sezioni fitte di dialoghi, brevi respiri silenziosi che contemplano il paesaggio, da quello stretto tra i palazzi cittadini europei a quello ampio sulla steppa spagnola, in netto contrasto con i campi verdi e gli alti edifici dell’America meridionale. Con l’essenzialità del suo segno e la varietà delle gamme cromatiche, tenui e calde nel vecchio continente e sature e fredde nel nuovo, Fernández riesce a restituire molto bene l’atmosfera di un’epoca su entrambe le coste dell’oceano. Alla forza delle linee, invece, è affidata la resa delle emozioni: se la sorpresa o la rassegnazione alleggeriscono il viso dei personaggi dai dettagli superflui, la rabbia o la concitazione deformano come maschere immobili le fattezze degli uomini, caricando di energia le parole pronunciate.

Matador, un sogno tra duelli intensi e lente battaglie

Matador, oltre a raccontare la storia vera di un uomo coraggioso, offre lo spaccato di due terre che parlano la stessa lingua ma rimangono divise da un oceano.

Abbiamo parlato di:
Matador
Manolo López Poy, Miguel Fernández
Traduzione di Riccardo Zanini
Diabolo Edizioni, febbraio 2014
88 pagine, cartonato, a colori – 14,95 €
ISBN: 9788415839743

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