Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo Palloni

Abbiamo intervistato Lorenzo Palloni, membro del collettivo Mammaiuto e autore della graphic novel “The Corner” disegnata da Andrea Settimo.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo Palloni, aretino classe 1987, si diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2009. Ha pubblicato illustrazioni, pin-up e racconti in prosa; ha vinto premi come sceneggiatore e autore unico; è stato inserito in due annual internazionali Youngblood e ha collaborato al progetto RAR – Risate AntiRazziste promosso dall’Unione Europea. E’ uno dei fondatori dell’Associazione Culturale Mammaiuto, autore unico delle serie Mooned ed Esatto, disegnatore di Un lungo cammino e de Il cugino. Per il mercato francese ha scritto il libro The Corner per i disegni di Andrea Settimo (uscito in Italia per Rizzoli Lizard) e il recente L’île (Editions Sarbacane, 2016).
Abbiamo avuto modo di incontrare Lorenzo durante la prima tappa degli incontri di presentazione di The Corner che si è tenuta a Sassari presso la Libreria Azuni il 23 giugno 2016. Con lui abbiamo parlato della graphic novel pubblicata in Italia da Rizzoli Lizard, della sua esperienza appena conclusasi presso la Maison des Auteurs di Angouleme e di che cosa significa appartenere al collettivo Mammaiuto.

 Ciao Lorenzo e bentornato su Lo Spazio Bianco.
The Corner parla di una storia sconosciuta ai più, quella degli anarchici italiani emigrati dall’Italia agli USA nei primi anni del Novecento: le odierne nuove rotte migratorie dal Medio Oriente e dall’Africa ti hanno in qualche modo ispirato? Quali analogie e quali differenze trovi nei due fenomeni a distanza di un secolo?
Sicuramente l’ispirazione c’è. La storia l’ho scritta nel 2009 e ricordo che l’estate di quell’anno era stata caratterizzata da un vasto movimento migratorio nel sud Italia, tanto che mi aveva portato a chiedermi cosa significasse essere un immigrato oggi, soprattutto perchè in passato lo siamo stati anche noi Italiani. Così la prima cosa che mi è venuta in mente è stata come far passare questo messaggio, quindi raccontare la storia di un italiano che avesse vissuto le stesse problematiche che oggi in Italia vivono un indiano o un maghrebino.
La cosa migliore per me era raccontare l’America degli anni ’20, dove i nostri immigrati erano trattati con la stessa violenza sociale che oggi riserviamo a chi arriva nel nostro Paese.
Credo che l’analogia sia proprio questa: la violenza, non silente ma oggettiva, che colpisce lo “straniero” ieri in America come oggi in Europa.
Volevo anche ricordare agli Italiani che in passato queste vessazioni le abbiamo subite sulla nostra pelle; per questo il fatto che il libro abbia trovato il suo primo editore in Francia mi è dispiaciuto, visto che la storia era stata scritta per essere raccontata ai lettori italiani.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniProprio il fatto che la prima pubblicazione sia avvenuta in Francia che cosa significa per te? Nel panorama editoriale italiano non c’è posto per opere del genere (se non come “esportazione” dal mercato francese)?
Probabilmente è così. Io ho contattato Andrea Settimo nel 2009 stesso, lui ha passato circa un paio di anni a fare varie prove e studi e a Lucca Comics 2012 siamo arrivati con il dossier di presentazione del libro che abbiamo fatto vedere tra gli altri a Bao, alla stessa Rizzoli Lizard, a Coconino e, tranne forse quest’ultima, nessuno aveva mostrato interesse.
A gennaio 2013 abbiamo deciso di andare a presentare il dossier ad Angouleme, lasciandone copia a tutti gli editor possibili. L’ultima casa editrice che abbiamo incontrato è stata Sarbacane, che ha creduto in due autori italiani esordienti e nella storia che avevano scritto e disegnato, tanto che il volume è stato pubblicato in Francia ad agosto 2014.
Personalmente, credo proprio che il fatto che fossimo degli esordienti non ci abbia aiutato con gli editori italiani, in aggiunta al segno grafico di Andrea che, al tempo, non era maturo come quello poi effettivamente presente nelle tavole del libro.

Nel libro si nota un’attenta ricerca storica sull’argomento, che si fonde organicamente con la parte romanzata. Quali sono state le fonti principali del tuo studio e quali difficoltà comporta il dover unire aspetti storici e narrazione noir?
Sono partito dall’evento storico principale, cioè l’attentato dell’anarchico italiano Mario Buda a Wall Street del 16 settembre 1920 che uccise 38 persone e che fece di Buda il Bin Laden dell’epoca, l’uomo più ricercato del mondo.
Da questo evento storico ho imbastito un racconto di fiction che s’incastrasse con i fatti realmente accaduti su cui mi sono documentato sia attraverso internet sia attraverso la lettura di molti libri, visto che all’epoca frequentavo ancora la facoltà di lettere. Un grosso aiuto mi è arrivato anche da una mia amica laureata in storia, Caterina, che mi ha permesso di capire e legare insieme le ragioni dei conflitti e le motivazioni che spingevano ad agire gli anarchici all’epoca.
Per quanto riguarda le immagini poi un grosso aiuto è arrivato dagli archivi storici cittadini. Per esempio l’archivio storico di Boston ci ha fornito moltissima documentazione iconografica che si è rivelata molto utile per visualizzare il North End della città che era il quartiere italiano.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniSu questa documentazione come hai inserito il tuo racconto? Hai lavorato nei vuoti che rimanevano?
Fondamentalmente sì. All’epoca ero un grandissimo appassionato lettore di James Ellroy che nei suoi libri prende fatti e personaggi storici e li fa muovere in un’ambientazione sì storica e plausibile ma completamente inventata.
Io ho analizzato le parti delle vicende storiche che rimanevano più oscure o lacunose, soprattutto nella storia di Mario Buda, e ho lavorato su quegli spazi inserendo fatti e personaggi che potessero esaltare e al contempo contrastare il personaggio storico, come per esempio il protagonista della storia Italo Serpio.
Non ho volutamente inserito le figure di Sacco e Vanzetti: non dico fossero troppo abusate ma sicuramente sono così ben conosciute che non ho visto la necessità di parlarne nel libro, anche se ovviamente la loro ombra aleggia non fosse altro per il fatto che l’attentato di Buda è probabile che sia stato proprio un atto vendicativo contro l’arresto di Sacco e Vanzetti.

Pur avendo uno stile diverso da Andrea Settimo siete accomunati dalla capacità di gestire gli spazi e i ritmi grazie a una costruzione attenta delle tavole, in particolare nei vostri lavori noir e thriller. Come si è sviluppato il tuo rapporto con lui? Quanto erano dettagliate le tue indicazioni per le tavole?
Quella di The Corner è stata la mia prima sceneggiatura da professionista e mi rendo conto che fosse dettagliatissima, anche troppo. Avevo così bene in mente la storia, fin nei minimi particolari, che scrivevo veramente tanto, anche la gestione dei personaggi nelle singole vignette.
A Settimo ho detto da subito di prendere la sceneggiatura come una mia necessità personale di mettere nero su bianco le immagini che avevo in testa, ma di utilizzarla con la massima libertà e come più gli piaceva. E lui così ha fatto: leggeva la sceneggiatura e poi la reinterpretava, regalandole uno storytelling migliore.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniQuindi tu al disegnatore hai fornito solo una sceneggiatura scritta, non uno storyboard.
Quando collaboro con altri disegnatori mi limito al ruolo dello scrittore perché voglio che dai disegni esca fuori il loro stile e non il mio. Nel caso di The Corner volevo precisamente lo storytelling che poi Andrea ha utilizzato.

Che cosa secondo te ha in più il fumetto rispetto ad altri media per poter raccontare in modo efficace una parte di Storia trascurata dai libri?
Secondo me il fumetto è più efficace rispetto a un testo letterario, con il quale non puoi immergerti visivamente in un contesto storico che non sempre è semplice da immaginare. Chiaramente se si fosse trattato di un film forse avrebbe funzionato ancora meglio, come per esempio in Crocevia della morte (Miller’s crossing, 1990), pellicola dei fratelli Cohen.
Ritengo che il risultato ottenuto con il libro sia ottimo anche perché Settimo è riuscito a restituire pienamente l’atmosfera che avevo in mente e che volevo raccontare.
Anche il colore è stato fondamentale e ti dico che il pantone usato per l’edizione italiana è migliore di quello dell’edizione francese perchè più simile al color seppia delle foto d’epoca, che doveva contribuire a restituire ancora di più le atmosfere di quel periodo.

Nelle precedenti esperienze con Mammaiuto hai lavorato come autore completo (Mooned ed Esatto) o come disegnatore (Un lungo cammino). Cosa ti ha portato a lavorare a The Corner unicamente come sceneggiatore?
Sin dall’inizio ho pensato a questa storia solo come scrittore perché, se l’avessi anche disegnata, sarebbe venuta fin troppo canonica. Io ho questa convinzione, ancora di più l’avevo nel 2009 quando ho iniziato a scrivere The Corner: abbiamo raccontato quasi tutto, si dice che le storie siano infinite ma io credo che ne abbiamo già scritte molte. Quello che dobbiamo fare è provare a raccontare in modi nuovi storie che sono già state narrate. La storia che ho scritto è a tutti gli effetti inseribile in un canone ma è solo disegnandola in quel modo che Andrea l’ha resa unica.

Che rapporto hai con il noir e l’hard boiled? Quali influenze letterarie credi si siano riversate in The Corner?
Tantissime influenze letterarie, sono un amante appassionato del genere. A parte James Ellroy ricordo di avere scoperto Raimond Chandler quando ancora frequentavo il liceo ed è stato l’autore che mi ha aperto le porte sul mondo del noir. Da lì ho iniziato a leggere Michael Connely, George Pelecanos e molti altri scrittori statunitensi. The Corner effettivamente è stato uno sfogo di tutte le letture fatte nell’adolescenza fino alla fine del liceo e della scuola di comics. Dentro c’è tanto di Dashiell Hammett, per esempio, e pur non essendone appassionato, ci trovo molto del genere western, anche cinematografico quello Sergio Leone.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniThe Corner vi è valsa le nomination al Premio Carlo Boscarato 2016 del Treviso Comic Book Festival come Miglior sceneggiatore, Miglior disegnatore e Miglior fumetto italiano. Vi aspettavate tale accoglienza?
Sinceramente no, anche perchè in Francia non ha avuto l’impatto che ci aspettavamo, un po’ per colpa della nostra assenza sul territorio un po’ perché lo stile di Settimo è distante dal gusto dei lettori francesi. Per tale motivo ci aspettavamo che anche in Italia ricevesse un’accoglienza analoga.
In realtà dal 2014, anno in cui il libro è uscito in Francia, entrambi abbiamo iniziato a essere più conosciuti attraverso un percorso professionale per certi versi parallelo, visto che lui fa parte di Delebile ed io di Mammaiuto.
Le nomination le vedo quindi come una sorta di conferma che in questi anni abbiamo lavorato bene e abbiamo dei lettori che si fidano del nostro modo di raccontare e fare fumetto.
In ogni caso, speriamo bene e incrociamo le dita!

Recentemente sei stato ospite alla “Maison des Auteurs” di Angouleme: cosa puoi dirci riguardo a questa esperienza e cosa secondo te l’Italia potrebbe imparare dal mercato francese, vista la tua esperienza diretta con questa realtà?
L’esperienza di questi ultimi tre mesi alla Maison des Auteurs è stata molto bella, è un paradiso per chi fa un lavoro come il nostro. L’associazione del La Citè de La BD, a proprie spese, ti fornisce uno studio – io ero in un atelier insieme a Giorgia Marras, poi sono arrivate anche Giorgia Casetti e Laura Pozzi, un appartamento (in cui puoi risiedere al massimo per un anno, mentre il tempo che puoi lavorare nella Maison di quattro anni) per abitare e il loro appoggio sul territorio. Tutto questo ti permette di lavorare con molta tranquillità in un paesino piccolo come Angouleme. A loro basta questo: è già un prestigio che tu abbia scelto di lavorare in Francia.
La cosa strana della Maison è che ciascuno passa il tempo nel proprio atelier e non conosci quasi nessuno, fino a che non si organizza qualche serata dove ci si ritrova tutti insieme davanti ad una birra e solo allora hai la possibilità di conoscere autori di tutte le parti del mondo che ti arricchiscono. Ho conosciuto autori indiani, iraniani, spagnoli, americani (tra cui Matt Madden). È un’esperienza che consiglio a tutti di provare a fare, quantomeno provare a inviare il modulo di adesione, poi sta a loro decidere se accettarti oppure no.
Quello che ho capito è che se fai di mestiere l’autore di fumetti in Francia non dico che sei trattato come una rockstar, ma il rispetto è palpabile, anche se hai pubblicato solo due libri come il sottoscritto.
Riguardo a che cosa possiamo imparare dalla Francia. Ti racconto solo un aneddoto: a un festival di Bordeaux ho conosciuto una traduttrice francese di alcuni importanti autori italiani e lei mi ha detto che l’unica differenza tra Italia e Francia e che loro hanno uno stato alle spalle. Hai detto poco…
Il senso è che in Francia si continua a spendere per la cultura perché sanno che c’è un ritorno continuo, anche economico. Una cosa che mi ha particolarmente colpito è che in Francia tutti leggono, in continuazione, sui treni, in metropolitana, nei parchi: tanti libri, ma anche tanti fumetti.
Forse un’esperienza come la Maison des Auteurs fatta in Italia potrebbe portare autori stranieri e prestigio al fumetto del nostro Paese.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniAttualmente sei al lavoro sull’edizione cartacea di Esatto. Quali problematiche ci sono nel rendere su carta un fumetto pubblicato sul web?Dipende da come hai concepito il fumetto, per esempio, Mooned ed Esatto sono nati in due modi diversi. Con il primo avevo in mente questa storia breve da narrare con una griglia rigida ma non avevo assolutamente messo in preventivo di stamparlo. In realtà alla fine è venuta fuori una griglia che era perfettamente modulabile per essere stampata.
Esatto me lo sono immaginato sin dall’inizio già stampato: l’esistenza di questa donna che vive contemporaneamente e nello stesso modo identico e quadrato la sua vita familiare e criminale.
Secondo me le problematiche grosse puoi trovarle in progetti come To be continued di Lorenzo Ghetti dove l’esperienza web non può essere trasposta su carta.
Ho ancora dei problemi a inquadrare con precisione cosa sia un webcomic, nel senso del suo significato; cioè, un webcomic può essere definito tale unicamente se funziona solo su uno schermo digitale o anche se può essere trasposto su carta?
In ogni caso lo scoglio principale nel passaggio su carta resta sempre l’impaginazione: penso ancora a quanto tempo abbiamo passato prima di trovare il formato giusto ai tempi della stampa de I diari della Nuke.

Quindi quando tu pensi a un progetto a fumetti non ti dico che lo pensi per stamparlo, ma immagini da subito la struttura quasi come fosse una pagina cartacea.
Sì, alla fine è così, soprattutto per i lavori di Mammaiuto. Anche perché personalmente raggiungere la stampa su carta è una bella soddisfazione, è come dare la vita a un proprio figlio. Non fraintendermi, è bellissimo mettere i propri lavori gratis on line e avere un riscontro diretto dei lettori, ma quando arrivi su carta è un po’ la gratificazione per te autore che hai lavorato gratis magari un anno e mezzo pubblicando sul web e hai poi la possibilità di avere un ritorno economico e concreto del tuo lavoro.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo Palloni
Da sinistra: Emiliano Longobardi, Lorenzo Palloni e Antonio Solinas durante la presentazione di The Corner a Sassari il 23 giugno 2016

Tu fai parte del collettivo Mammaiuto: come sei entrato a farne parte e che cosa significa lavorare in un gruppo di fumettisti quali siete voi?
Prima di Mammaiuto c’era la Double Shot, associazione culturale e piccola casa editrice fiorentina, che aveva portato in Italia autori di pregio come Liniers e che era formata da buona parte di coloro che poi hanno creato Mammaiuto, tutte persone che avevano una precisa visione del fumetto e che si muovevano attorno alla Scuola di Comics di Firenze dove li ho conosciuti quando ero uno studente. Successivamente ho iniziato a collaborare con alcuni di loro singolarmente.
A un certo punto un gruppo di autori si è staccato da Double Shot per creare qualcosa di nuovo e di diverso e mi hanno chiamato per farne parte: io sono stato l’ultimo a entrare in Mammaiuto anche perchè ero il più piccolo, all’epoca ventitreenne, e a differenza di tutti gli altri ancora non avevo fatto niente nel campo del fumetto.
Tra l’altro forse non tutti sanno che il nome che abbiamo scelto per il collettivo, Mammaiuto, è un omaggio ad Hayao Miyazaki e al gruppo di pirati sgangherati presenti in Porco Rosso: un po’ come noi che ci riteniamo una banda di cialtroni!
All’inizio eravamo in otto e tra di noi c’è stata subito grande armonia e, allo stesso tempo, nessuna pietà gli uni con gli altri quando si trattava di esprimere un giudizio sui progetti presentati da ognuno di noi.
Mammaiuto.it è nato con l’idea di essere una palestra, un luogo dove poter condividere i nostri lavori: nato come un blog, ora è diventato un sito e alla fine per me diventerà una sorta di Netflix del fumetto, vista la quantità di materiale che già ora è presente sui server.
Il pregio fondamentale di fare parte di un collettivo è che ti aiuta a crescere come nessun’altra esperienza, soprattutto nel fumetto: c’è sempre bisogno di qualcuno che ti dia un calcio nel sedere, specie quando sei convinto di avere scritto la storia più bella di tutte.
Io all’inizio facevo cose orripilanti se ci ripenso ma grazie all’aiuto e ai commenti spietati di autori come Samuel Daveti e Giorgio Trinchero sono cresciuto moltissimo e sono riuscito a capire che cosa volevo raccontare nelle mie storie e come farlo.
L’unico di noi che non ha avuto bisogno di calci nel sedere è stato Francesco Guarnaccia, attualmente il più giovane del collettivo, che da subito ha dimostrato di avere una capacità di narrazione straordinaria.
Ricordo di averlo scoperto su internet quando aveva solo 18 anni e gli ho scritto dicendogli che un giorno avrebbe dovuto fare qualcosa per Mammaiuto. Dopo un paio di anni mi ha scritto dicendomi che aveva in mente una storia che è diventata poi la pluripremiata From here to Eternity.
Noi vogliamo fare fumetti con leggerezza. Abbiamo un parlamento interno al collettivo, che fa capo a una pagina FB aperta solo a noi, dove quotidianamente ci teniamo in contatto e discutiamo dei vari progetti, degli eventi a cui dobbiamo partecipare e di tutta l’organizzazione del gruppo.
Ormai da associazione si è trasformata in famiglia, ed è una cosa magnifica.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniHai parlato degli aspetti positivi derivanti da fare parte di Mammaiuto. Quali sono, se ci sono, le zone d’ombra e i lati negativi nel fare parte di un collettivo?
La prima cosa che mi viene in mente è che non tutte le idee sono buone. Se credi di avere in mente l’idea migliore mai pensata e la vai a presentare agli altri, 9 volte su 10 ti viene bocciata. In realtà questo non è proprio un aspetto negativo o una restrizione perché fondamentalmente il gruppo ti sta proteggendo dal pubblicare una storia che non esprime al cento per cento le tue potenzialità. Però è sempre difficile riuscire a trovare l’equilibrio tra il fidarsi del proprio istinto e affidarsi invece a quello degli altri.
In Mammaiuto c’è una democrazia vera e diretta: non c’è qualcuno che decide sopra tutti, il voto di ognuno di noi ha lo stesso valore e la maggioranza vince. E talvolta può anche non essere facile accettare le decisioni della maggioranza, come spesso resta anche il dubbio circa il proprio giudizio espresso, positivo o negativo che sia. Il fatto di essere estremamente sinceri l’uno con l’altro può anche diventare un problema, perchè non sai mai quando puoi ferire qualcuno. Ma in genere ce ne freghiamo.
Poi ci sono anche le occasioni in cui tutti siamo d’accordo: penso per esempio a quando Vincenzo Bizzarri ci ha presentato Il paese dei tre santi (attualmente in corso di pubblicazione sul sito) sul quale non abbiamo avuto il minimo dubbio vista l’estrema qualità del progetto, sia nella narrazione che nel disegno.

Perchè The Corner non è stato pubblicato da Mammaiuto?
Perchè quando l’ho scritto ancora Mammaiuto non c’era, prima di tutto. Avevo sì pensato di pubblicarlo sul web ma Andrea Settimo ha dei tempi di produzione molto lunghi e quindi era impensabile qualcosa di non remunerato dopo un impegno del genere su ogni tavola.

Da Mammaiuto alla Francia: intervista a Lorenzo PalloniRecentemente Mammaiuto ha fatto un passo importante, quando avete stretto un accordo con l’editore Shockdom per la pubblicazione di alcuni vostri titoli. Ci racconti come è nato l’accordo, che cosa comporta e come avete affrontato un passaggio importante come la perdita di un po’ di indipendenza?
Da quanto so Lucio Staiano, il direttore della Shockdom, era interessato fin dall’inizio a From here to Eternity del Guarna, poi si è informato su Mammaiuto e si è presentato da noi dicendoci che voleva avere nel proprio catalogo la versione cartacea dei nostri fumetti. Devo dire che questo era uno dei punti che ci eravamo prefissati fin dall’inizio di Mammaiuto, cioè far sì che il sito intrigasse una casa editrice che ci proponesse di diventare una specie di loro serbatoio di fumetti.
E alla fine è successa questa cosa con Shockdom. È bene precisare che questo accordo ci permette di mantenere tutta l’indipendenza che abbiamo sempre avuto, anche perchè l’accordo è stipulato tra i singoli autori del collettivo che possono anche rifiutare di cedere la stampa della pubblicazione all’editore. Inoltre il contratto con Shockdom prevede che la casa editrice possa eventualmente stampare copia cartacea di un fumetto Mammaiuto solo dopo che si è esaurita la tiratura di 200 copie che di solito si autoproduce il collettivo; in ogni caso, il libro Shockdom esce senza il nostro logo in copertina, proprio perchè si tratta di un accordo con i singoli autori.
In questo modo sono già uscite le ristampe Shockdom di From here to Eternity e de I diari della Nuke, mentre a dicembre uscirà Un lungo cammino e a maggio 2017, spero, uscirà l’integrale di Mooned, in un formato quadrato di qualcosa come 700 pagine.
Chiaramente qualche scontro c’è stato all’interno del collettivo al momento che discutemmo di quest’accordo, ma devo dire che ci ha aiutato molto il fatto che Staiano è arrivato da noi con una proposta precisa e ben strutturata e soprattutto dove si parlava degli aspetti economici dell’accordo, cosa più unica che rara nel mondo italiano dell’editoria a fumetti.
Quando è stato reso pubblico ci sono state alcune reazioni discordanti tra i lettori che ci seguono, alcuni convinti che avremmo perso la nostra indipendenza. Spero che quanto qui detto serva a fugare i dubbi in proposito.
Per noi è stato un passo importante, non credo che sarà l’ultimo che faremo.

 Intervista eseguita dal vivo il 23/06/2016

 

 

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