Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta

Si può raccontare un eroe con quasi 70 anni di vita editoriale e un patrimonio sterminato di storie alle spalle, come fosse la "prima volta"?

È affascinante la sfida fumettistica affrontata da e con Il magnifico fuorilegge, 32° appuntamento annuale oversize di , un albo “speciale” in un senso diverso rispetto ai tanti pure notevoli racconti a fumetti che l’hanno preceduto nella serie dei celebri “Texoni”.
I due autori portano agli occhi dei lettori un Tex giovane e irruento, un outlaw che, se da un lato appare come un vibrante omaggio al personaggio delle origini creato da Gianluigi Bonelli e Galep nel 1948, dall’altro ne potrebbe costituire una sorta di Secret Origins o, meglio ancora, un Year One.

American Tex

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017

Secret Origins e Year One sono termini da comic book americano di supereroi. Eppure, per quanto lontani dall’impostazione classica di una serie come quella del ranger bonelliano, sono i più idonei a testimoniare l’originalità dell’operazione compiuta da Boselli e Andreucci.

Così come accade negli universi narrativi DC Comics e Marvel, dove le origini di Superman o Spider-Man vengono spesso rinarrate, aggiornandone la mitologia, o aggiungendo particolari inediti, Il magnifico fuorilegge (ri)mette in scena il giovane Tex delle origini, tormentato bandito in fuga. Siamo ben lontani dal rassicurante ruolo di “poliziotto del West” e raddrizzatore di torti che il personaggio ha assunto nel tempo in compagnia dei fedeli pard.

Il nuovo racconto si colloca, quindi, temporalmente nella fase “prototipale” della serie, nella quale Gianluigi Bonelli non aveva ancora messo a fuoco appieno l’identità dell’eroe e, di pari passo, Aurelio Galeppini doveva ancora dargli un profilo grafico e figurativo stabile. Boselli e Andreucci scelgono di ripartire proprio da lì.

Nel 1948, ne Il totem misterioso, l’eroe esordisce, appollaiato su una roccia del Rainbow Canyon, fuorilegge “suo malgrado” inseguito da una banda di agguerriti malfattori. Sessantanove anni dopo ne Il magnifico fuorilegge, Tex si ritrova di nuovo nella gola di un altro canyon, rapinatore “a sua insaputa”, incalzato da un manipolo di vigilantes.

Peraltro, a suggerire che tutta la sequenza d’esordio di questa ultima avventura sia una ripresa/variazione dell’incipit della primissima, è già Graziano Frediani nella bella introduzione al volume. Grazie a un sapiente script boselliano, il “fiato corto” della sequenza compressa di vignette del formato striscia, si espande nel lungo respiro della gabbia bonelliana attuale.

Una gabbia a sei vignette per tavola che questo Texone mutua con rigore assoluto dal formato quaderno della serie regolare, quasi a sottolineare che la novità narrativa del plot stavolta debba prevalere sulla novità dell’interpretazione grafica, tradizionale elemento d’appeal della pubblicazione annuale.

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017 Sergio Bonelli Editore

Hall of Tex

Il magnifico fuorilegge rovescia l’assunto per cui il fascino dello speciale debba risiedere nell’interpretazione figurativa inedita dell’eroe offerta da un (ogni volta) diverso maestro del fumetto, italiano o internazionale (da Magnus a Zaniboni, da Enrique Breccia a Joe Kubert, etc.). Spesso a questi autori, l’apparato editoriale concede il lusso dell’eccezione grafica (tratto, figurazione, architettura delle tavole) rispetto alla regola, pedissequamente obbligata per i cartoonist che lavorano alla serie mensile.

Tra questi ultimi c’è Stefano Andreucci, che ormai da tempo appartiene alla scuderia degli autori regolari della serie. La sua presenza nella collana dei Texoni rimanda a quella di altri grandi “texiani doc” – dal creatore Galep al maestro Giovanni Ticci – chiamati nel tempo a misurarsi con il formato maxi dello speciale annuale. Da questo punto di vista, la collana rappresenta ormai anche una memorabile Hall of fame bonelliana, nella quale Andreucci – vale la pena ribadirlo – si ritaglia un ruolo di sicuro rilievo con quest’albo del 2017.

Il suo young Tex ammicca con eleganza nei tratti e nel vestiario alla dinoccolata figura dell’eroe che Galeppini disegnava alle origini, ma al tempo stesso riesce a preconizzare la fisionomia dell’eroe adulto tipica di Giovanni Ticci, con la mascella volitiva e il sorriso spavaldo. L’occhio dell’appassionato ha piena familiarità con il Tex di Andreucci così come il disegnatore romano ha piena familiarità con i ritmi tipici del racconto texiano. Le due cose si compenetrano, rendendo meno appariscente l’efficacia della sua interpretazione figurativa, a favore della verve debordante, quasi “eversiva”, della sceneggiatura di Boselli.

Anche se, è giusto dirlo, la classicità dello stile di Andreucci porta con sé innovazione e personalizzazione del segno texiano in un modo tale che possiamo definire l’autore come il più americano tra i disegnatori bonelliani (come il suo allievo – e non è certo un caso – Michele Rubini), laddove “americano” indica la dinamicità esplosiva e l’attenzione al dettaglio di alcuni classici maestri dei comics a stelle e strisce. In particolare, non è difficile ritrovare alcune pose “kirbyane” tra le pagine di questo Texone.

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017 Sergio Bonelli Editore

Per raccontare una storia come quella presente in questo Texone, secondo i meccanismi di seguito analizzati, Boselli aveva bisogno proprio di un disegnatore come Andreucci: un disegnatore che conoscesse bene il suo modo di sceneggiare e come valorizzarlo a livello grafico e visivo. Un disegnatore che fosse già a suo agio con Tex, con le cadenze delle storie mensili, con la canonica griglia bonelliana, ma che allo stesso tempo facesse apparire nuovo e diverso il personaggio raccontato in questo speciale.

Il vangelo secondo Tex

Che cosa può aggiungere Il Magnifico fuorilegge alla consolidata mitopoietica texiana? Dal nostro punto di vista, aggiunge il sapore – inedito e per certi versi spiazzante – dell’apocrifo. Avete presente quei vangeli “non autorizzati” della vita di Gesù, ora attribuiti ad altri discepoli, ora alla stessa Maria Maddalena? Perdonateci la lieve blasfemia ma le mitologie dei grandi personaggi seriali – da Ercole a Sherlock Holmes, da Superman a Tex Willer – funzionano allo stesso modo, in particolare quando gli eroi di finzione, grazie al loro imperituro successo,  sopravvivono ai loro autori di carne.

Peraltro, gli evangelisti di Aquila della notte – in passato Guido Nolitta, Claudio Nizzi, Decio Canzio e Michele Medda e oggi Gianfranco Manfredi, Tito Faraci, Pasquale Ruju e, ovviamente, Mauro Boselli – sono sempre stati ufficialmente delegati a proseguire l’opera dall’editore e dallo stesso GL Bonelli, al contrario di tutti quei romanzieri che, nel tempo hanno riutilizzato Sherlock Holmes, senza porsi il problema di cosa ne pensasse Arthur Conan Doyle dei loro apocrifi.

Boselli cosa pensasse Gianluigi Bonelli dei Tex altrui lo sa bene. Ha avuto l’onere e l’onore – ci tramandano le cronache di Via Buonarroti – di apprendere a bottega la sua arte, fianco a fianco con il maestro. Quanto di quell’imprinting sia ancora presente nel suo vissuto d’autore è difficile misurarlo, ma di sicuro sarebbe altrettanto arduo negarlo. E, non potrebbe essere diversamente perché Boselli si trova oggi a gestire l’eredità più cospicua di Bonelli padre, cioè un eroe seriale che fonda la sua efficacia su una fabula classicamente iterativa.

Da profondo conoscitore della serie e della narrativa popolare tout court, Boselli non punta mai a stravolgere le fondamenta costruite da Gianluigi Bonelli, perché ha piena consapevolezza che il perdurare del successo poggia su quelle basi. Per dirla in parole povere, Boselli non si è mai sognato – e crediamo mai si sognerà – di mandare in pensione Kit Carson o, far perdere un duello a Tex solo per creare un eclatante quanto effimero colpo di scena nella serie. Semmai, rispetto all’approccio più ortodosso e “filologico” di Claudio Nizzi, che l’ha preceduto del ruolo di sacerdote maggiore del rito texiano, il suo officiare si contraddistingue per una diversa vocazione a ristrutturare “dall’interno” l’impalcatura seriale.

Il Magnifico fuorilegge ne è un buon esempio e si innesta nel solco di una attualizzazione che Boselli sta portando avanti da qualche anno: nelle storie della collana dei cartonati alla francese, nella testata mensile e adesso anche sul Texone. Una ricostruzione del passato texiano, attraverso una serie di “frammenti narrativi” che si sviluppano in storie ambientate nelle zone d’ombra presenti tra le avventure vissute dal ranger e già raccontate ai lettori, quasi a voler regalare al personaggio una sorta di biografia ragionata e coerente con i suoi quasi settant’anni di vita.

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017 Sergio Bonelli Editore

Il Tex di Gianluigi Bo…selli

Collocando la vicenda in una cornice temporale precedente (il passato di Tex) a quella narrata di solito sulla serie mensile (il presente di Tex), Boselli si conquista la possibilità di scavare tra le pieghe del già detto per dire qualcosa di nuovo. Si tratta di un dispositivo narrativo tipico dell’autore milanese che, fin dal suo esordio ufficiale sulla serie con Il passato di Carson fino alla recente storia doppia Jethro!/Gli incappucciati del Klan, vi ricorre  con una certa frequenza e con una indiscutibile efficacia.

In quest’ultimo Texone, il salto temporale in realtà è ancora più forte, perché mentre rispetto alle storie citate poc’anzi esiste comunque un “prima” e un “dopo” del personaggio già narrato da GL Bonelli e conosciuto dall’appassionato, il giovane, magnifico, fuorilegge cavalca attraverso praterie narrative quasi mai esplorate prima.

E questa libertà assoluta che il lettore respira dalla prima all’ultima tavola della storia – azzardiamo – deve aver divertito parecchio un veterano della penna come Boselli, permettendogli di fornirci la sua versione meno dogmatica e più viscerale dell’eroe.
Un Tex alternativo, raccontato in modo a tratti alternativo, verrebbe da dire. C’è una vignetta, in questo senso emblematica, in cui Kit Carson seduto attorno al fuoco insieme allo stesso Tex che sta rievocando la vicenda, lo incalza:

“…Taglia tutto quello che è superfluo e noioso dalla tua storia… lascia solo le parti interessanti e l’azione!”      

Battuta metafumettistica, che suona come una rivendicazione di poetica. Questo Tex che deve ancora diventare “davvero” Tex si può e si deve raccontare in maniera diversa, con un ritmo meno compassato e più disarticolato rispetto al solito, con una scansione delle sequenze sempre tipicamente bonelliana ma anche inequivocabilmente boselliana.

Forse più ancora che nei ritmi, è nell’allestimento del mondo narrativo (situazioni, personaggi, etc.) che il Magnifico fuorilegge marca una sua peculiarità drammaturgica rispetto alla serie mensile.
Un Tex diverso, ci tiene a ribadire Boselli, ma pur sempre Tex, la cui fama lo precedeva già anche quando era un giovane fuorilegge: il suo nome era conosciuto dai i suoi “compagni” outlaw e pronunciato con deferenza, specularmente a come fanno oggi i suoi avversari criminali parlando di Tex Willer il ranger.

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017 Sergio Bonelli Editore

QuarTex

Se il Tex adulto agisce, di solito, assieme ai suoi tre fedelissimi pard (Tiger Jack e i due Kit, Carson e Willer), ecco che anche questo Tex giovane, nel corso dell’avventura, sente la necessità di costituire una sua squadra di partner/spalle. E il quartetto alternativo che troviamo nel Magnifico Fuorilegge ripropone alcune caratteristiche fondanti del quartetto classico. Il vecchio Dusty “funziona” da Kit Carson , come il giovane Will Kramer ricorda Kit Willer. L’indiano Tiger Jack, invece, viene rimpiazzato dalla figura femminile di Nita.

Il fatto non è casuale, dimostra quanto Boselli nel rigenerare la fabula texiana, tenga comunque conto degli stilemi e dei moduli codificati nella serie ed ereditati dalla grande narrativa popolare. I pard sono una variazione moderna degli “aiutanti magici” delle fiabe. Stanno a Tex come il dottor Watson sta Sherlock, o come Aramis, Athos e Porthos stanno a D’Artagnan. Il sociologo Alberto Abruzzese ha fatto notare giustamente come ciascuno di loro personifichi una diversa età della vita: Kit Willer la gioventù, Tex e Tiger la maturità, Kit Carson l’anzianità. Di queste età, i pard incarnano, nel loro agire per il bene collettivo, le migliori qualità (l’audacia di Kit, l’energia di Tex e Tiger, l’esperienza di Carson) combinate insieme per avere la meglio sul cattivo di turno.

Il quartetto de Il magnifico fuorilegge rappresenta il capovolgimento di questo meccanismo generazionale a fini narrativi: l‘impulsività di Will così come la pavidità di Dusty e la diffidenza di Nita alimentano altrettanti conflitti drammaturgici nel corso della storia e solo quando i personaggi arrivano a confrontarsi con questi loro “fatal flaw”, trovano un nuovo equilibrio. Lo stesso vale per l’eroe protagonista che, seppure già “infallibile” sul piano dell’azione – la fama di grande pistolero che lo accompagnerà da ranger, lo contraddistingue già da fuorilegge – , dimostra maggiore fragilità sul piano psicologico.

Il magnifico fuorilegge: Tex, come fosse la prima volta
© 2017 Sergio Bonelli Editore

Questa articolata costruzione tensiva permette a Boselli e Andreucci di mettere in scena un Tex inedito e originale senza rinnegarne la tradizione, che prosegua nel cammino di costruzione di una “continuity retroattiva” intrapreso  sin qui.
Un cammino esclusivo che il nuovo giovane Tex, percorre al galoppo con il fedele Dinamite e con compagni di viaggio ogni volta sorprendentemente diversi. Non sappiamo dove questo cammino lo condurrà ma a leggere una storia così appassionante come quella dell’ultimo Texone, viene voglia di fare come i criminali del Rainbow Canyon di sessantanove anni fa: “restargli alle costole.”

Abbiamo parlato di:
Tex Albo Speciale #32 – Il magnifico fuorilegge
Mauro Boselli, Stefano Andreucci
Sergio Bonelli Editore, giugno 2017
240 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,90 €
ISSN: 977112365500260032

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