Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destino

Ripercorriamo la storia di Mazinga Z, il robot gigante ideato da Go Nagai, con l'aiuto di Alessandro Montosi e gli omaggi di LRNZ e Luca Genovese.
Articolo aggiornato il 09/01/2017

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoSono ormai trascorsi quarant’anni da quel giorno del 1972 in cui il fumettista giapponese ipotizzò che da un’auto bloccata nel traffico cittadino, potessero fuoriuscire gambe e braccia in modo da scavalcare le altre auto in coda e spostarsi più liberamente.
È questa l’intuizione da cui trae origine , robot gigante guidato – proprio come nel caso di un’auto – da un pilota umano collocato all’interno della sua testa.

Tuttavia, sebbene già allora Nagai sia un autore di successo in Giappone per via di fumetti comico-erotici come Harenchi Gakuen (’68, in Italia La scuola senza pudore, J-Pop, 2015), egli pensa fin da subito a Mazinga Z come al protagonista di una serie animata, proponendone la realizzazione alla Toei Animation – con cui Nagai stava già collaborando per Devilman, anch’esso del ’72 e nato per il volere della Toei di creare un’opera ispirata al manga horror nagaiano Mao Dante, creato l’anno precedente e interrottosi bruscamente –, che accetta.

Ottenuto anche il consenso di Fuji TV, inizia la lunga lavorazione – durante la quale l’aspetto e il nome da dare al robot cambiano più volte – che culmina nell’esordio, il 3/12/’72, del primo episodio di Mazinga Z (titolo internazionale Mazinger Z; titolo giapponese: Majinga Zetto), anime che ottiene un successo trionfale in Giappone, raggiungendo la durata di 92 episodi, inaugurando il filone dei robot giganti guidati internamente da un pilota – come i suoi due sequel Il Grande Mazinga e Ufo Robot Goldrake – e facendo divampare il merchandising legato alla serie TV.

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoMalgrado il successo, non tutto va per il meglio. L’anime nasce nel periodo in cui alla Toei sono in corso gli scioperi degli animatori, il che provoca una bassa qualità tecnica delle prime puntate, ricche di errori (come la colorazione dei pugni del robot nel secondo episodio, dove divengono bianchi) presenti persino nella sigla di testa, dove i “Raggi Fotonici” sono rappresentati erroneamente.
Anche per Nagai si verificano dei problemi: la pubblicazione del suo fumetto di Mazinga Z sulla rivista settimanale per adolescenti Shonen Jump della Shueisha viene interrotta, costringendo l’autore a trasferirlo sul mensile per bambini TV Magazine della – editore per il quale Nagai si stava già occupando del manga di Devilman. Il cambio di editore, di periodicità e di target della nuova rivista, provocano un forte snaturamento di tutto ciò che Nagai aveva realizzato nelle sue prime storie e l’annacquamento dei nuovi episodi fumettistici che si limitano ad aderire il più possibile a quanto narrato nella serie TV.

Il fumetto di Nagai debuttò nell’ottobre del ’72 su Shonen Jump e, se confrontato con quanto poi mostrato nella serie TV, contiene varie differenze:

  • narrative –  nel manga, ad es., Mazinga Z viene creato dal folle e sfigurato scienziato Juzo Kabuto come “regalo” per il nipote Koji, e non come strumento con cui difendere l’umanità dal dottor Hell come invece avviene nell’anime;
  • figurative – diversi dettagli dell’aspetto dei personaggi e di Mazinga Z sono diversi rispetto alla serie TV: il robot di Koji, ad es., ha i bordi degli occhi di colore rosso, dettaglio destinato a influenzare Hideaki Anno per Evangelion;
  • concettuali – all’inizio del manga, Mazinga Z dà l’impressione di possedere una propria volontà e Koji deve impegnarsi a lungo per riuscire ad imporsi efficacemente su di esso per evitare che il robot continui a provocare morte e distruzione in città, cosa che accentua l’ambivalente natura di dio-demone del robot, sottolineata dal suo stesso nome che unisce i termini Ma, cioè “demone”,  e Jin, “dio”;
  • e stilistiche – l’entrata in scena del robot e i primi disastrosi tentativi di pilotarlo da parte di Koji rievocano le atmosfere demoniache e di devastazione urbana narrate da Nagai in Mao Dante, accentuate dal fatto che il robot è spesso rappresentato come una silhouette nera dalla quale emergono solo gli occhi bianchi.

Nagai, oltre ad inserire nel manga diversi momenti umoristici in cui affiora la sua comicità maliziosa che lo rese celebre in patria, non esita ad arricchirlo con elementi horror, poiché, come da lui ricordato, per la caratterizzazione di Mazinga Z non pensa ad un eroe, ma ai mostri come Godzilla, capaci di distruggere intere città e di uccidere persone come se fossero insetti; ad ulteriore prova delle sue intenzioni c’è il fatto che, nel manga, il colore prevalente del robot sia il nero, scelta cromatica insolita per un protagonista in quel periodo.

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destino

Gli aspetti horror del fumetto vengono trattati in modo originale e sorprendente per l’epoca: oltre a far schizzare olio dai robot che vengono danneggiati e mutilati, Nagai dà vita a indimenticabili figure negative e grottesche, come nel caso del Barone Ashura, creatura dal corpo e dal volto per metà di uomo e per l’altra metà di donna, geniale allegoria di coloro che usano il proprio lato maschile e autoritario verso i subordinati, mentre quello più femminile e docile con chi possiede qualifiche superiori (peculiarità del personaggio ripresa e resa celebre dalla serie TV).
Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoAnche i soldati al servizio di Ashura, le Maschere di Ferro – esseri umani trasformati in ubbidienti robot mediante l’innesto di circuiti nei loro cervelli –, offrono spunti non banali: uno di essi afferma che è bello essere privi di volontà, poiché così non si ha nessuna necessità di pensare e si può solo ubbidire ciecamente agli ordini, liberandosi di ogni preoccupazione; a tutto ciò si contrappone il protagonista Koji Kabuto che condanna come idiozie quelle parole, che è dotato del libero arbitrio che gli consente di scegliere di divenire un dio protettore e non un demone distruttore e che, come già detto, riesce ad imporre la propria volontà ad un gigantesco robot apparentemente ingovernabile.

Si ha l’impressione che Nagai, nel suo manga, volesse approfondire i concetti di libero arbitrio (che consente a ciascuno di noi di comportarci come meglio crediamo, nel bene o nel male), di forza di volontà individuale (che può avere anche effetti negativi creando attriti o conflitti, come nel caso della rivalità tra Ashura e il Conte Blocken) e di responsabilità (Koji diviene gradualmente più consapevole dell’importanza del suo ruolo di pilota del robot), condannando i tentativi di chi cerca di prevaricare le volontà altrui con la forza, attingendo a quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale col nazismo e il fascismo, sensazione accentuata dall’arrivo del macabro Conte Blocken, ex-ufficiale nazista ora a comando dell’Armata della Croce di Ferro (soldati con divise simili a quelle delle truppe del Terzo Reich), il cui aspetto orripilante (che lo accomuna a personaggi del cinema horror come il dottor Hill di Re-Animator 1 e 2) ne rispecchia la follia e la crudeltà.

Tuttavia il passaggio da Shueisha a Kodansha blocca e stravolge il lavoro di Nagai, che da quel momento perde interesse nella realizzazione di manga robotici, preferendo delegarli a suoi assistenti come Gosaku Ota (che si occupa di altre edizioni fumettistiche di Mazinga Z, del Grande Mazinga e di Goldrake, unendole in una trilogia narrativa) e (suoi i manga della saga del Getter Robot). Malgrado tutto, il manga nagaiano di Mazinga Z edito da Shueisha finisce per influenzare anche lo staff della serie TV, trasponendo dal fumetto la storia di Loreley e del dottor Stroheim, narrandola nell’ep. 61.

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destino

Col tempo, anche il rapporto Toei/Nagai si incrina, interrompendo così bruscamente una proficua e gloriosa collaborazione, scatenando anche problemi e strascichi legali che continueranno a ripercuotersi per lungo tempo, vanificando, negli anni ’80, il progetto nagaiano della serie animata Dai-Mazinger, bloccato dalla Toei che ne era rimasta esclusa.

Successi e amarezze divengono, negli anni successivi, compagni di viaggio inseparabili di Mazinga Z che, debuttando il 4 marzo 1978 sulla TV spagnola TVE (1) , rappresenta la prima serie robotica nagaiana ad essere trasmessa in un paese occidentale (ad essa farà seguito Goldrake, trasmesso dal 4 aprile dello stesso anno in Italia). Di Mazinga Z in Spagna vengono mandate in onda solo 32 puntate (la serie verrà poi ridoppiata e completata negli anni ’90, quando è trasmessa da TeleCinco) che provocano un successo incredibile (ma anche forti polemiche), facendo di esso il robot più amato dal pubblico ispanico.

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoLe cose vanno diversamente in Italia, dove il robot esordisce su Rete Uno (l’attuale Raiuno) il 21/01/1980, all’interno del programma-contenitore 3…2…1…Contatto!, quando ormai nel nostro paese sono già arrivate numerose altre serie robotiche e Mazinga Z non può quindi offrire quegli aspetti innovativi che ne avevano decretato i successi nipponici e spagnoli.
Come se non bastasse, il 1980 è anche l’anno in cui in Italia si intensificano le polemiche contro gli anime e in particolare contro i robot, cosa che provoca l’interruzione della serie TV (dei 92 episodi originali ne vengono trasmessi solo 51, peraltro tutti oggetto di tagli di diversi minuti), destinata a rimanere incompleta per molti anni (le puntate lasciate inedite dalla Rai saranno recuperate solamente nel 2015 con la serie in DVD curata da Yamato Video) e ad essere replicata in rare occasioni dopo il 1980.

Tuttavia, grazie all’indimenticabile doppiaggio italiano della serie TV (2) , ad alcuni film di montaggio realizzati e doppiati malamente in Italia (Mazinga contro gli Ufo Robot, Gli Ufo Robot contro gli Invasori Spaziali, Mazinga contro Goldrake) che hanno per primi fatto conoscere Mazinga Z (Mazinga contro gli Ufo Robot esce in Italia nell’estate del 1978, cioè molto prima dell’arrivo della serie animata su Rete Uno) e le sue interazioni con altri personaggi nagaiani, ai suoi legami con Goldrake e altre serie ideate da Nagai, alla sua caratteristica di opera imprescindibile per conoscere e comprendere l’animazione giapponese, Mazinga Z è sopravvissuto alle molto difficoltà incontrate in Italia e può oggi contare su un solido gruppo di fan.

Fan Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoche devono attendere la fine degli anni ’90 per poter seguire con un nuovo e corretto doppiaggio i cortometraggi Mazinga Z vs. Devilman e Mazinga Z vs. il Generale Nero (opera in cui si assiste all’arrivo del Grande Mazinga, e dove Koji esibisce la piena consapevolezza delle responsabilità derivanti dal suo ruolo di pilota del robot, esclamando: “Se voglio che l’umanità abbia un futuro devo combattere, anche a costo di cadere insieme a Mazinga Z!”) e addirittura il 2009 per poter leggere in italiano il manga originale di Nagai (edito nella prima versione da D/Visual, attualmente pubblicato da J-Pop).

Quelle degli anni ’70 non sono le uniche avventure cartacee e animate di Mazinga Z, poiché, col passare degli anni, Nagai ne ha più volte ripreso personaggi e vicende, ideandone versioni parodistiche (il manga Il ricordo di K-Kun, dove la K sta per Koji Kabuto; oppure la serie OAV del ’90 Il pazzo mondo di Go Nagai), inserendoli in altri suoi manga di successo (come nel caso dell’episodio “La fortezza d’acciaio”, presente nei vol. 16/17 di Violence Jack) o tentando di realizzarne nuove e più curate versioni adatte al pubblico adulto, come nel celebre caso del manga MazinSaga (’90), rimasto incompiuto, ma che rappresenta tuttora la più matura e profonda rielaborazione della saga di Mazinga Z.

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoNagai ha inoltre acconsentito alla creazione di nuovi robot legati al mondo di Mazinga Z, come nel caso della serie OAV Mazinkaiser (2001), la quale ha a sua volta generato un proprio epigono con l’anime Mazinkaiser SKL (2010, opera narrativamente autonoma e slegata dal precedente Mazinkaiser e dalla saga di Mazinga Z, ma che sembra liberamente rifarsi all’albo Mazinger U.S./Mazinwarrior, creato nel 1988 da Nagai per il mercato statunitense).
Viene perfino realizzato un sequel fumettistico della trilogia animata composta da Mazinga Z/Grande Mazinga/Goldrake con il manga Dynamic Heroes (2005) di Kazuhiro Ochi, in cui ritroviamo Koji, Mazinga Z e tutti gli altri personaggi principali della trilogia, a cui se ne aggiungono altri provenienti dagli anime anni ’70 di Devilman e Cutie Honey.

Per quello che riguarda le produzioni animate, la più rilevante è la serie TV Shin Mazinger Z (2009, 26 episodi, titolo alternativo: Mazinger Edition Z: The Impact!). Diretta da Yasuhiro Imagawa (noto in Italia per la regia degli OAV basati sul Giant Robot di Mitsuteru Yokoyama e per aver preso parte all’anime Getter Robot: The Last Day), quest’opera offre al pubblico una reinterpretazione della saga di Mazinga Z, Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destinoche racconta nuovamente la storia dall’inizio attingendo a diverse fonti (ad es. il manga Z-Mazinger e il Mazinga Z realizzato da Nagai per Shueisha nel ’72, dal quale è recuperato il personaggio dell’ispettore Ankokuji), innestandovi al suo interno nuovi personaggi provenienti da altri manga nagaiani, come nel caso della misteriosa Tsubasa Nishikiori – una sua caratterizzazione simile a quella dell’anime è presente nei vol. 6/8 di Violence Jack, mentre una sua versione più giovanilistica appare in Guerrilla High –, che ricopre un ruolo determinante nell’anime, a scapito di personaggi essenziali della saga originale come il dottor Yumi e Sayaka, fatto che può risultare sgradevole a molti dei fan del robot.

Dunque le avventure di Mazinga Z e dei suoi personaggi, malgrado i molti problemi incontrati nel corso degli anni, sembrano essere tutt’altro che terminate e prive di spunti di interesse e di analisi, cosa che fa di quest’anniversario un qualcosa di vitale da celebrare con interesse e attenzione, e non una semplice commemorazione di un personaggio ormai dimenticato e obsoleto.
Quindi tanti auguri di lunga vita a te, Mazinga Z!

 

OMAGGI A MAZINGA Z

Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destino
LRNZ: Machine Go! (clicca per ingrandire)
Lunga vita a Mazinga Z, robot dal tormentato destino
Luca Genovese: Mazinga fuori! (clicca per ingrandire)

 

 Articolo pubblicato originariamente il 19 marzo 2012


Note:
  1. qui ne trovate la prova hemeroteca.lavanguardia.com/preview/1978/03/04/pagina-46/33765457/pdf.html?search=Mazinger 

  2. che, seppur contenente la storpiatura del nome del protagonista in “Ryo Kabuto”, può vantare le indimenticabili caratterizzazioni di Claudio Sorrentino/Ryo, Gil Baroni/Boss, Lino Troisi/Dottor Inferno, Armando Colonnello-Laura Gianoli/Barone Ashura 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio