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Lorenzo Ghetti, spunti per la comunicazione visiva

Partendo dalle risposte di Lorenzo Ghetti, intervistato da Custagliola e Cirri, abbiamo evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

, pisano, frequenta l’Accademia di belle arti di Bologna ed è membro del collettivo Delebile. Il suo webcomic To Be Continued, storia di normali ragazzi che hanno superpoteri in un mondo pieno di supereroi che sono vere e proprie rockstar, è balzato all’attenzione del mondo del fumetto italiano per via dell’interessante modalità di fruizione da parte dei lettori, basato sulla tecnologia jQuery Scroll Path.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Lorenzo Ghetti, To Be Continued

Dario Custagliola ed Emilio Cirri lo hanno intervistato per Lo Spazio Bianco nel marzo 2015. Prendendo spunto dalle sue risposte, ho evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

L’idea narrativa di To Be Continued mi è venuta arrovellandomi sulle possibilità narrative che può dare il tema del supereroe, e cercando di approcciarmi non tanto partendo dal superpotere, quanto dalla vita normale.

Citando Peter Coogan e il suo The Secret Origin of the Superhero: The Emergence of the Superhero Genre in America from Daniel Boone to Batman, il supereroe è un personaggio eroico con una missione disinteressata e a favore della società; chi possiede superpoteri, tecnologia molto avanzata, abilità mistiche o doti fisiche o mentali molto sviluppate; chi ha una super-identità e un costume che funge da icona, e che tipicamente esprime la sua storia o personalità, poteri e origine. Tipicamente i supereroi hanno duplici identità, di cui quella non comune viene tenuta ben celata.

Inizialmente mi ero quasi imposto come regola che non si sarebbero mai visti i poteri dei protagonisti in scena, ma non volevo che il lettore potesse pensare che magari non erano superuomini, ma solo dei fuori di testa.

Si possono distinguere una gamma di attributi che vengono comunemente considerati parte di ciò che rende tale un supereroe. Il classico supereroe possiede alcune caratteristiche tipiche, di cui evidenzio quella che comprendono una forte componente colore: il costume.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
I classici del fumetto di Repubblica, Serie Oro: Superman – La morte di Superman

Il costume vistoso e distintivo viene spesso usato per celare l’identità segreta: le sue caratteristiche tipiche sono i colori sgargianti e un simbolo identificativo, come una lettera stilizzata o un disegno sul torace. Superman è tuttora considerato il primo supereroe, che introduce molte delle convenzioni che avrebbero definito il termine, compresa un’identità segreta, poteri sovrumani e un costume colorato con un simbolo e un mantello.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Hal Jordan/Lanterna Verde nel film d’animazione Lanterna Verde: Prima missione

Oltre al costume, tra le caratteristiche tipiche del supereroe ci può essere una debolezze insolita che limita il personaggio o lo mette in una situazione di pericolo quando il nemico intende sfruttare tale debolezza. Rimanendo in tema di colori, ricordiamo il colore giallo per Hal Jordan, la seconda Lanterna Verde: l’anello di Abin Sur non può nulla contro gli oggetti di tale colore.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Stefano Torregrossa, Supereroi a colori

Sempre a proposito di colori, Stefano Torregrossa ha pubblicato un post davvero interessante su onicedesign.it, dal titolo Supereroi a colori, nel quale cita a sua volta Gidi Vigo, designer israeliano che si è cimentato nel distinguere il verde di Green Lantern dal verde di Hulk, domandandosi se il rosso di Iron Man e quello di Daredevil si assomiglino.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Doc Manhattan, Perché gli eroi dei cartoni e telefilm giapponesi vestono sempre di rosso?

Doc Manhattan ha scritto invece sull’Antro Atomico del perché gli eroi dei cartoni e telefilm giapponesi vestano sempre di rosso. Secondo lui, quella dei codici colore è una storia che nasce probabilmente con la Squadra G di Gatchaman / La battaglia dei pianeti e arriva ovunque: nelle squadre di eroi dei cartoni animati o dei telefilm giapponesi, al protagonista tocca il rosso, gli altri devono spartirsi i restanti colori principali.

Ho iniziato a interessarmi a tutti quegli autori che, per un motivo o per un altro, pubblicavano gratuitamente sul web strisce, pagine e storie, e ho iniziato a seguirne alcuni. In generale mi avevano molto colpito perché sembrava il campo da gioco perfetto per fare un po’ di sperimentazione, per buttarsi in una storia senza doverci pensare troppo.

Ho iniziato così a parlarne con Carlo Trimarchi, web designer che avevo conosciuto lavorando a BilBOlBul, per cui anche lui aveva fatto uno stage.

Una possibilità che volevo da subito sperimentare era quella di andare in ogni direzione possibile: non essendoci il “limite” della stampa e quindi della pagina, volevo avere la libertà di poter creare un percorso che cambiasse direzione, se poteva essere utile alla narrazione.

Parlando di questo desiderio con Carlo, per chiedergli come sarebbe stato possibile applicarlo, lui mi mostrò subito jQuery Scroll Path.

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jQuery Scroll Path, demo

La parallasse è, come recita Wikipedia, il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione.

Il parallax scrolling (effetto parallasse) è una particolare tecnica di scorrimento utilizzata in computer grafica, che simula visivamente un fenomeno 3D su oggetti bidimensionali. In sostanza, al movimento del mouse si muovono diversi strati, che sono delle semplici immagini posizionate una dopo l’altra.

Oltre a jQuery Scroll Path è possibile sperimentare con altre demo gratuite, come Super Scroll Orama, jParallax, Parallax Scrolling Clouds, Skrollr e Plax, solo per citarne alcune.

Ho sempre trovato il tema del superumano molto interessante versatile, perfetto per parlare un po’ di qualunque cosa. In fondo il superuomo è il personaggio perfetto, racchiude in sé tantissimi archetipi narrativi.

Nel caso specifico di To Be Continued mi piaceva l’idea di privare di tutto il lato meraviglioso e sopra le righe del supereroe e cercare di calarlo in un contesto in cui ormai è normale, quasi banale, dopo settant’anni di presenza superumana nel mondo e un’ovvia crescita esponenziale di suoi rappresentanti.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Marvel Italia, Wolverine n. 1/2 gennaio 1999 (tiratura limitata)

Mentre i tipici supereroi sono universalmente riconosciuti come detentori di buone qualità e specifiche caratteristiche, alcuni rompono gli schemi e rientrano invece nella casistica dei personaggi divergenti:

Wolverine degli X-Men appartiene a un’intera sottoclasse di supereroi-antieroi che sono più violenti dei classici supereroi, e spesso portano ad opporsi i membri dei buoni e dei cattivi. Altri esempi sono Rorschach, il Punitore e, in alcune versioni, Batman. I loro metodi, spesso, non sono distinguibili da quelli dei loro avversari. L’Uomo Ragno è stato ritratto come un eroe uomo-qualunque, spesso mostrando scarse capacità di giudizio e venendo schiacciato dalle responsabilità dategli dalla lotta al male come supereroe nonché dalla vita civile come umano. Hulk è di solito definito come un supereroe, ma è dotato di scarso autocontrollo e le sue azioni hanno spesso, inavvertitamente o volontariamente, minacciato la popolazione.

Il genere supereroistico (declinato nelle varie forme, dal fumetto al cinema) in Italia ha un pubblico consistente. Tuttavia il fumetto italiano non ha prodotto molte opere di questo genere. Guardando la produzione in rete, mi sembra che i webcomic stiano ridando lustro a generi che erano un po’ stati esclusi dalle logiche di mercato e dagli scaffali delle edicole.

Lorenzo Ghetti, spunti per la  comunicazione visiva
Lo chiamavano Jeeg Robot, trailer HD

A proposito di genere supereroistico italiano declinato in forma cinematografica, ho pensato subito a Lo chiamavano Jeeg Robot, un film del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti.

Il film è un omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d’acciaio di Gō Nagai, della quale riprende alcune tematiche: il titolo, infatti, è un inside joke basato sul fatto che uno dei personaggi principali crede che Hiroshi Shiba, l’eroe della serie, esista nel mondo reale e lo identifica con Enzo Ceccotti, il protagonista.

L’intervista originale è di Dario Custagliola ed Emilio Cirri

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