Blog: 5 buoni motivi per riaprirlo (se lavori nell’editoria)

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5 OTTIME RAGIONI PER RIESUMARE IL TUO BLOG (O AVERE PERLOMENO UN SITO)

I blog sono morti, lunga vita ai blog! 

Fino a pochi mesi fa i social sembravano aver spazzato via la blogosfera, con un’immediatezza, una semplicità d’uso e un livello d’interazione con il pubblico che i vari wordpress e blogger neanche si sognavano.

Twitter, YoutubeFacebook e Instagram (e un po’ anche Tumblr) hanno sviluppato e stimolato con un sistema di feedback immediato la produzione di contenuti sintetici e visivi, mentre per commentare il post di un blog c’era bisogno di una laurea in linguistica solo per superare lo scudo riflettente dei catpcha pixellati.

In breve tempo, dove prima c’era una selva di sitarelli sempre aggiornati dalla grafica imbarazzante e glitterata, ora si trovano solo error 404 e post di commiato come “proviamo questo Facebook, anche se non decollerà mai”. E mentre un’orda sgrammaticata senza precedenti riversava fiumi di opinioni non richieste nel più grande profilatore automatico mai inventato, anche i professionisti presero ad abbandonare i loro blog in cambio della visibilità accentuata dagli algoritmi del like.

Oggi Facebook conta 26 milioni di utenti attivi ogni mese solo in Italia e avere una pagina aziendale è necessario, per quanto stia diventando sempre più costoso e faticoso raggiungere il target. Per gestire una tale massa di contenuti, il social di Zuckerberg si è perfezionato nel selezionare e nello stimolare inconsciamente la produzione breve, visuale, emozionale. Una manna per grafici e disegnatori, no? (Figurarsi su Instagram…)

Peccato che il vostro “portfolio social” abbia la labilità di un fiocco di neve in un altoforno e senza un postare quotidiano e costante, sparireste in meno di 48 ore. Ribadisco, SE il vostro target è su Facebook, non potete farne a meno. Che siate free-lance a caccia di clienti, o che vendiate fumetti, giochi in scatola, autoproduzioni, commission, spillette personalizzate, grafiche per il tuning, resterete intrappolati ancora un po’ in questa corsa del topo.

E alla fine di tutto questo lavoro? Probabilmente non rimarrà nulla. Sui social si monetizza in corsa, sul momento, viene ottimizzato il presente.
Quindi… a cosa potrebbe servirvi un blog (o un sito)?

  1. A (R)esistere in Google
    Il motore di ricerca preferito dal 92% degli utenti mondiali ha ottimizzato i propri algoritmi per offrire agli utenti un’esperienza di ricerca sempre più affidabile e di qualità in una rete (fuori dai social) dove gli unici a produrre contenuti costanti sono le aziende e i mitomani. Non importa a quale delle due categorie apparteniate, le ricerche professionali avvengono (anche) qui; fatevi trovare quando qualcuno cerca “fumetti divertenti” “disegnatore realistico” o “giochi da tavolo per adulti” [tutte ricerche reali e tra le più frequenti per il singolo termine. N.d.R.].
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  2. A trovare più clienti
    Considerando che i vostri colleghi hanno abbandonato il blog più o meno nel 2011, è un buon momento per far arrivare sul vostro sito quell’editor francese che sta cercando…
    ° un disegnatore realistico
    ° degli adattamenti di romanzi italiani per lanciare una nuova linea
    ° un team che produca un gioco da un graphic novel
    Per farvi trovare dovreste impegnarvi un attimo sulla SEO e sulle traduzioni, ma intanto siateci, altrimenti qualcun altro sarà lì al posto vostro. Come dite? Avete giusto aperto l’altro ieri lo shop e vi sentite a posto fino al 2018? Va bene, restate dove siete, non c’è bisogno di contenuti svogliati e sgrammaticati prodotti solo “perché me l’ha detto quello del marketing”.
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  3. A fare meno fatica
    “Da qualche parte bisogna pur cominciare”, “bisogna fare curriculum”, “l’editore è simpatico, anche se non mi paga è un bel progetto” e chissà quante altre menate vi raccontate da soli mentre versate inchiostro sulle fanzine, sulle antologie da 500 copie, o su quelle 100 tavole che vi pagheranno a percentuale nel duemilaecredici. Fidatevi, se non avete nemmeno un editor decente a seguirvi, state perdendo tempo. Pubblicare su Verticalismi, piuttosto, vi darà più visibilità e soddisfazioni (se è questo che state cercando). Lo stesso vale per le case editrici che si fanno fiere e presentazioni in perdita pur di esserci (magari lì avete lavorato male con la pubblicità, ma è un altro discorso). In tutti i casi, cercate di avere una strategia per essere presenti nel mercato senza perdere tempo dietro a iniziative fallite in partenza. Un buon sito fa parte di questa strategia.
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  4. Ad apparire professionali
    Anche se non indosserete mai la cravatta, far sapere cosa fate, in cosa siete specializzati, con pagine di esempio aggiornate e un indirizzo mail attivo, è la base del portfolio. Alla Scuola Internazionale di Comics è materia d’esame, insieme al progetto di fine anno. Avere un profilo facebook con la privacy impostata su “pubblico” non è la stessa cosa.
    E se vale per un esordiente, figuriamoci per un editore.
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  5. Ad avere uno storico
    We make comics Since 2016, fra vent’anni significherà che avete tenuto botta. L’esperienza è sempre un valore aggiunto ed è una delle qualità che un marketing avanzato sa monetizzare. Più grande e curato (leggi: “indicizzato”) sarà il vostro archivio in rete, più facile sarà trovarvi.
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    That’s all, Folks! dicevano i padri fondatori dei cartoni animati, ma alcuni di voi potrebbero trovare interessante approfondire questi argomenti, con
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