Il linus di Giovanni Robertini

Abbiamo intervistato Giovanni Robertini, giovane neo direttore di linus, la rivista che ha appena festeggiato i primi cinquant’anni di vita.

Il linus di Giovanni RobertiniCon il numero andato in edicola a luglio, linus ha un nuovo direttore, il trentanovenne Giovanni Robertini.
Robertini ha fatto il giornalista, l’autore televisivo (
Avere vent’anni, L’Infedele e Le Invasioni Barbariche) e ha scritto Il Barbecue dei panda – L’ultimo party del lavoro culturale, oltre a essere anche blogger del quotidiano digitale Post.
Lo Spazio Bianco lo ha incontrato per rivolgergli qualche domanda sul suo nuovo incarico sulla rivista italiana che fa ormai parte della storia del fumetto.

Benvenuto su Lo Spazio Bianco, direttore!
Chi è Giovanni Robertini e come sei arrivato alla direzione di linus?
Il mio primo lavoro è stato quello di redattore di Duel, bellissimo mensile di cinema diretto da Gianni Canova. In mezzo c’era e c’è ancora tanta televisione. Quando Michele Dalai mi ha chiamato per linus, ecco, ero proprio felice.

Che sensazioni hai provato quando ti è stato chiesto di assumere la direzione della rivista?
La sensazione di poter crescere e insieme di tornare ragazzo. Una bella sensazione.

Il primo numero da direttore sarà stato una bella emozione, ma il tuo primo incontro con linus da lettore te lo ricordi?
Da piccolo trovavo linus a casa di amici di mia madre. Lo tenevano al cesso e ci rimanevo chiuso dentro per ore, finché non avevo finito i fumetti. Le letture da cesso, si sa, sono le più nobili.

Qual è a tuo avviso l’anima di linus e come è cambiata negli anni?
È un giornale con un’identità forte e leggera. Come quei capi d’abbigliamento super tecnici che resistono a tutte le temperature. linus resiste agli anni, cambiando ma mantenendo una lingua, un’attitudine e una curiosità che sono quelle del giornale e di chi è cresciuto leggendolo.

Sei (virtualmente) seduto sulla poltrona che fu di Giovanni Gandini e . Nel direttore giovane che sei prevale l’euforia o il senso di responsabilità a raccogliere tale eredità?
Purtroppo il senso di responsabilità. L’euforia arriva come una bibita fresca e con questo caldo finisce subito. Ce ne vorrebbe di più.

Sia Gandini che OdB sono stati sempre molto abili nel coniugare il fumetto più innovativo alle nuove istanze  che arrivavano dalla letteratura, dal teatro, etc. È un approccio che “recupererai”?
E soprattutto Gandini e Del Buono tra le cose innovative riuscivano a scovare quelle belle. Sì, ci proverò. L’intenzione è quella.

Hai una lunga esperienza come autore televisivo: che cosa porterai di questa nel tuo nuovo ruolo?
La mia pazienza.

Il linus di Giovanni Robertini
La copertina del numero di luglio 2015

Nel tuo primo numero da direttore della rivista si notano alcune novità importanti: il logo tornato di grandi dimensioni, nuove firme ma anche vari segni di continuità con il passato, soprattutto nella line up dei fumetti. Nell’editoriale hai scritto di essere sicuro “di una cosa: o miglioreremo o peggioreremo”… quali saranno le prime cose che metterai in discussione?
Beh, in discussione ci si mette tutto e tutti, e fino al giorno della chiusura del numero. Poi si va a bere.

linus ha vissuto negli anni scorsi momenti piuttosto difficili con una ventilata chiusura. In che stato di salute lo hai trovato quando ne hai assunte le redini editoriali?
tra Peanuts, Monty, Perle ai Porci, Wumo, Dilbert e Thompson ha ancora tra i fumetti più belli in circolazione.

Michele Serra, nella conversazione che tiene con te sulla rivista, definisce coraggiosa la scelta di portare ogni mese in edicola una rivista che parla di cultura, in un Paese dove la cultura è ormai diventata l’ultima ruota del carro. Ci vuole davvero tanto coraggio secondo te? E, soprattutto, sarebbe forse necessario che ci fossero più coraggiosi?
“Coraggio!” me lo dice sempre mia madre. Ho dato a questa parola così state sfumature di significato che mi sembra già di aver dato una risposta coraggiosa.

Sempre con Serra, si parla del rapporto tra linus in quanto rivista e il mondo digitale dei social network. Concordi con l’affermazione un po’ tranchant data da Serra: “una rivista che parla di social network è come un condannato a morte che interroga il boia”?
Per questa risposta ti farei parlare con chi si occupa per linus dei social network. Ma non credo abbia tempo, è sempre su Facebook…

Come si affrontano, secondo te, la crisi delle edicole e il calo generalizzato dei lettori?
Cazzo, qui qualsiasi cosa dica sbaglio. Quindi taccio.

linus è forse l’ultimo punto di riferimento per un determinato tipo di lettori con un certa formazione politico-culturale che in Italia ha visto negli ultimi anni via via sfaldarsi certezze e capisaldi.
La sensazione è che in questo momento i lettori di linus si sentano tutti un po’ Bobo, il personaggio di Staino che ha fatto il suo ritorno nel primo numero da te diretto, addirittura con l’onore della copertina. In questo scenario, quali sono gli obiettivi che ti sei prefisso come direttore?
Iniziamo con tre, che già è difficilissimo.
Uno: trovare cose belle, curiose e inedite da pubblicare, soprattutto per quanto riguarda i fumetti.
Due: avere una satira che faccia ridere (e di questo sono già molto contento del lavoro fatto da Giorgio Cappozzo, Spinoza.it, Alessandro Gori e gli altri della banda).
Tre: entrare nel dibattito culturale, però sorridendo.

linus è stato importante, come testimonia anche il recente saggio di Paolo Interdonato, per l’affermazione  e la legittimazione culturale  del fumetto in Italia. Oggi la situazione è davvero cambiata e in che modo?
Il fumetto ha più visibilità, tutti parlano di graphic novel. Per il resto non mi sembra cambiato molto, Zero Calcare e Bobo in qualche modo si assomigliano: il personale è politico per entrambi.

Il linus di Giovanni Robertini
La copertina del numero di Agosto 2015

linus è stato fin dalla nascita, nel panorama europeo, un unicum che non ha una controparte simile in altri mercati editoriali. In generale, anche nelle celebrazioni per il cinquantennale, non è stata data molta evidenza a questo aspetto. Qual è il tuo pensiero?
Una statua di linus in ogni paese!

Nell’ambito dei festeggiamenti del cinquantennale, l’ultima proposta è la riproposizione anastatica dei primi dodici numeri di linus da parte de la Repubblica. Se il successo premiasse le vendite dei primi dodici numeri, c’è già la volontà sia vostra che del quotidiano di proseguire?
È una bella iniziativa de la Repubblica. L’intenzione è sicuramente quella di proseguire, e sarebbe bello presto riuscire a digitalizzare tutto l’archivio.

Nel tuo linus “ideale” ci sarà spazio nuovamente per una pagina della posta, per un rapporto più diretto con i lettori?
Sì, ci stiamo pensando. Se troviamo l’idea giusta potrebbe già esserci entro l’anno.

Ci puoi dare qualche anticipazione su quali saranno le novità che ci aspettano, se ci saranno, nell’ambito delle strisce a fumetti ospitate dalla rivista? Qual è l’autore di fumetti che domani, se potessi porteresti sul “tuo” nuovo linus?
Mi piacerebbe che linus fosse ancora e sempre “di casa” per i fumettisti italiani. A settembre avremo un’anticipazione del nuovo lavoro di Dr. Pira.

Esulando per un momento da quelli pubblicati su linus, quali sono le passioni a fumetti che hai coltivato in passato o che continui a coltivare?
Andrea Pazienza ha iniziato a farmi amare in fumetto. Lo rileggo spesso.

 

Intervista realizzata per email il 31/07/2015

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