Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni

La responsabile editoriale di Canicola e tre autrici dalla spiccata personalità artistica protagoniste della collana Sudaca condividono riflessioni su formato editoriale degli albi maxi formato oltre che su mondi e...
Articolo aggiornato il 18/04/2015
Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Un particolare della mostra di Modena, dal sito di

Fra la fine del 2013 e il febbraio 2014 nella Galleria D406 fedeli alla linea di Modena e allo spazio Zoo a Bologna si sono svolte mostre relative agli ultimi lavori e produzioni di Amanda Vähämäki e Anna Deflorian (Vi avevamo già dato notizia degli eventi, rispettivamente quiqui)

La mostra dedicata ad Amanda Vähämäki a Modena comprendeva 250 disegni di diverse forme e colori, fra cui si potevano ammirare le tavole originali a grafite su carta trasparente di Cani Selvaggi.

In Burn clear, personale di  inaugurata durante l’Art City White Night sul solo set di His Clancyness,  si sono invece potuti ammirare anche gli esperimenti fotografici di Giulia Mazza, che sfruttando il maxi formato editoriale ha dato vita ai personaggi del fumetto.

Grazie alla disponibilità delle autrici e di di Canicola, abbiamo deciso di approfondire le sensazioni provate in queste esperienze espositive e di contatto con il pubblico.

Intervista a Liliana Cupido

Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Fra fumetto e realtà: uno degli esperimenti fotografici di Giulia Mazza

Liliana, gli albettoni sono in formato gigante, 30×42 cm e li hai definiti una “sfida editoriale”. Perché avete scelto proprio questo formato?
Il grande formato è interessante per un libro disegnato, permette storie in cui il visivo si esprime al meglio. Nella collana Sudaca, nata nel 2010 con Sabato tregua di Andrea Bruno, produciamo autori dalla forte poetica come disegnatori, un po’ per capacità visionaria, un po’ per sapienza tecnica. Siamo molto soddisfatti dei libri usciti e continuiamo a insistere sebbene il formato non sia immediato da comprendere, e vada incontro a problematiche di distribuzione e visibilità in diverse librerie (è anche per questo che stiamo promuovendo una forma di abbonamento diretto). Gli albettoni oltre al formato della tavola si caratterizzano per la brevità del racconto, che a noi ha sempre interessato. Si tratta infatti di storie di circa 30 pagine massimo, un formato molto raro, una sorta di “mediometraggio”: non è un racconto breve breve come lo si può trovare in un’antologia, non è una graphic novel. Ora con la prossima uscita Cinema Zenit di Andrea Bruno stiamo sperimentando un progetto che avrà più uscite, ognuna fruibile singolarmente. A ogni uscita corrisponde sempre un progetto culturale più ampio che prevede al centro una o più esposizioni in gallerie d’arte (i libri di Anke Feuchtenberger , Gabriella Giandelli, Amanda Vähämäki sono nati in collaborazione con d406 – Fedeli alla linea di Modena) o come nel caso di Cinema Zenitin Musei d’arte contemporanea (inaugura il 17 maggio una “project room” di Andrea al Centre d’Art Contemporain di Ginevra).
Ci ha fatto piacere ricevere una menzione speciale all’ultimo Romics proprio per il progetto di questa collana, per cui speriamo che sempre più lettori abbiano il desiderio di apprezzarne anche la particolare fruizione, che esalta visione e visionarietà dell’autore.

Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Liliana Cupido

Le aperture delle mostre di Anna Deflorian e Amanda Vähämäki sono intrecciate a vere e proprie performances: come stanno andando? Sembra che la vostra volontà sia quella di introdurre in toto i fruitori/lettori nell’atmosfera dell’opera, in modo che ci sia un continuum tra esperienza della mostra e di lettura…

Cerchiamo di posizionare i singoli progetti editoriali in un sistema artistico e di comunicazione più ampio rispetto a quello del fumetto, magari cercando occasioni di dialogo con altri linguaggi e altri pubblici. Quello che è nato insieme a Roghi di Anna Deflorian ne è un esempio: abbiamo pensato una serie di mostre in Italia e all’estero che potessero valorizzare il lavoro dell’autrice, sono nate così le tappe al Centro opificio arti Siri di Terni, allo Zoo di Bologna durante Arte Fiera, e poi Berlino, Amburgo, Rovereto. Abbiamo coinvolto la fotografa Giulia Mazza chiedendole di tenere Roghi come oggetto di alcuni suoi scatti, ne è venuta fuori una vera e propria interpretazione d’autore, che riprende suggestioni e atmosfere del libro rendendole materia viva nelle foto. Sempre a partire da Roghi è nato il videoclip musicale per Miss out these days di His Clancyness, un esperimento inedito tra Anna Deflorian e Jonathan Clancy realizzato dall’animatore Michele Bernardi.

In questo modo crediamo che il libro stesso possa godere di più vite, ed essere di conseguenza maggiormente valorizzato.

Intervista ad Amanda Vähämäki e Anna Deflorian

Dal punto di vista dell’editore a quello delle autrici: Amanda Vähämäki e Anna Deflorian condividono alcune riflessioni circa i mondi e i personaggi delle loro storie.

Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Amanda Vähämäki

I mondi in cui hanno luogo le vicende sono crudeli, e il rapporto umano e con la natura è difficile e contraddittorio: da che tipo di riflessioni sul presente viene la volontà di rappresentare ambienti simili?
Amanda Vähämäki: La mia storia è ambientata in una sorta di spiaggia “post-apocalittica” ma io stessa lo vedo piuttosto come scenografia per la storia, nel senso che il vero succo di quella storia è in qualcos’altro. Inizialmente non ci sono state molte riflessioni sulla scelta di questa ambientazione. Ho sognato questo posto nel 2004 e in quel periodo utilizzavo i sogni come materia prima per i miei fumetti. Ho disegnato un paio di storie ambientate al bar di Cani selvaggi, quasi tutte pubblicate sulla rivista Canicola, tranné un “prequel” pubblicato su Orang, dove si vede il nome del bar – “Green Whiskers”. Mi sono affezionata ai personaggi e ho cominciato a pensare alla storia di Cani selvaggi subito dopo aver disegnato la prima storia nel 2004. Mi sono messa a disegnare nel 2011, e naturalmente nel corso degli anni la storia era un po’ cambiata e ho riflettuto di più sul significato di questa ambientazione, ma non penso di poter dare una vera risposta alla tua domanda. Il mio fumetto stesso è pieno di contraddizioni e titubanza. È facile (e per qualche motivo molto umano) pensare di vivere alle soglie dell’apocalisse. Non c’è speranza, eppure ce n’è.
Anna Deflorian: Il paesaggio e l’architettura plasmano il modo in cui ci comportiamo come individui e come comunità. L’ambientazione è un tutt’uno con la storia dal punto di vista estetico e simbolico.
Per me, l’ambientazione base e la più funzionale è quella in cui sono cresciuta – quella di montagna, magari esotica per i più, ovvero un posto oggettivamente bello ma chiuso, claustrofobico, lento.

Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Anna Deflorian

Com’è stato incontrare il pubblico durante l’apertura delle mostre? Pensi sia importante per gli autori incontrare i potenziali lettori e contestualizzare le opere attraverso modalità particolari?
Amanda
Vähämäki: Ho incontrato abbastanza poca gente che non conoscessi già. Probabilmente sì, sarebbe anche importante, ma la verità è che non sono molto portata a incontrare gente e, anche meno, di parlare di quello che faccio ad un pubblico. Lo trovo abbastanza faticoso e anche in qualche modo distruttivo per il lavoro. Apprezzo la possibilità di poter tenere delle mostre e la possibilità del pubblico di vedere i miei disegni.
Anna Deflorian: Le mostre sono piacevoli e quando lo spazio lo permette mi piace pensare all’allestimento. Sono un’occasione un po’ più socievole in un panorama di giorni di lavoro solitari e servono a liberarsi auspicabilmente di un po’ di cose e a fare il punto sul lavoro.

Intervista a

Last but not least, un paio di domande anche a Gabriella Giandelli, ospite d’onore all’ultima edizione del festival Fumetto di Lucerna, anche lei fa parte del trittico di autrici esplorate nell’articolo “Deflorian, Vähämäki e Giandelli : mondi crudeli e sperimentazioni grafiche al femminile fra mostre e albettoni“.
Scopriamo insieme alcuni retroscena di Lontano.

Liliana Cupido, Anna Deflorian, Amanda Vähämäki e Gabriella Giandelli fra mostre e albettoni
Gabriella Giandelli

Il protagonista di Lontano si muove fra vari ambienti più o meno fisici, si rifugia in mondi altri per sfuggire in qualche modo a sé stesso, anche se non si sa bene dove voglia andare; addirittura concretizza il viaggio interiore incidendosi il ventre ed entrandoci.
Pensi che la storia sia rappresentativa dello stato di una generazione nell’Italia attuale? Hai voluto esplicitamente rappresentarla o l’ispirazione ti è venuta da altro?
In Lontano ho voluto parlare di uno stato emotivo legato all’adolescenza.
In questo senso forse si tratta di un sentimento condivisibile anche da chi è adolescente/giovane adesso, ma io mi sono ispirata al passato, precisamente a chi era giovane quando io ero bambina. Gli anni verso la fine dei 60 e i primi 70.
Lontano parla di un momento, un pomeriggio nella vita di un ragazzo. Ho ripensato al silenzio e al vuoto di certi pomeriggi dopo la scuola, i pensieri e i sogni che correvano veloci nella mente, il senso generale d’incertezza e di solitudine, la musica che invadeva tutto ed era veicolo di emotività incontrollabile.
Ho cercato di scrivere una canzone in cui raccontare il pensiero di qualcuno che vive la sua vita ma che immagina un’altra vita possibile.  Il ragazzo immagina un suo doppio proiettato in un mondo totalmente immaginario e fantascientifico e, anche se ancora non lo ha sperimentato, percepisce la brevità del proprio passaggio e l’impossibilità di dare corso ai propri sogni.
La vita si apre e si chiude, la giovinezza scompare. Qualcos’altro accadrà, forse, nel percorso della materia.

Quanto ti ha condizionata dal punto di vista grafico e narrativo il fatto di sapere che il formato del libro sarebbe stato così grande?
Molto. Mi ha eccitato e anche spaventata a un certo punto. Ma proprio per questo ho voluto pensare al racconto come a una ballata, una canzone. Volevo essere enfatica e romantica. Giocare con le emozioni.
Il formato grande è meraviglioso, mi sarebbe piaciuto poter fare altri lavori così, per cercare di imparare a sfruttare al meglio tutte le sue possibilità. Ma sono già stata fortunata ad avere questa opportunità.
Adesso sarà dura tornare ai libri di formato normale.

Ringraziamo le autrici e Liliana Cupido di Canicola per la disponibilità e rimaniamo in attesa di nuovi e altrettanto sconvolgenti lavori.

(Interviste svolte via mail tra luglio e agosto 2014)

 

 

2 Commenti

2 Comments

  1. Andy

    30 agosto 2014 a 11:24

    Ottimo articolo veramente interessante,mi ha fatto venire curiosità verso i lavori di queste autrici!

  2. Nicole Brena

    Nicole Brena

    1 settembre 2014 a 17:08

    Grazie Andy, spero li leggerai e tornerai a trovarci per dirci cosa ne pensi.
    Buona giornata!

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