L’estate diabolika: il Re del Terrore in trasferta

Nella Francia degli anni ’60, Antoine è un adolescente come tanti che sta per vivere un’estate indimenticabile tra primi amori e intrighi internazionali.

L’estate diabolika: il Re del Terrore in trasfertaUn padre con un lavoro oscuro, l’inconfondibile sagoma di un uomo in calzamaglia nera che si aggira intorno casa, una donna misteriosa che scappa da un passato ingombrante e che provoca i primi turbamenti del giovane protagonista, Antoine. Sullo sfondo, la Riviera francese, gli anni Sessanta, la guerra fredda.

Dopo l’ottimo lavoro di Souvenir dell’Impero dell’Atomo, la coppia formata dal saggista e docente Thierry Smolderen e dal più giovane disegnatore Alexandre Clérisse collabora di nuovo dando vita a L’Estate diabolika.

Come nell’opera precedente, Smolderen è ipercitazionista e si rifà (ammettendolo anche nella postfazione del libro) alle sue letture giovanili, ma questa volta l’autore francese si sposta all’immaginario degli anni ‘60, restando nell’orbita delle letture per l’epoca proibite e poco nobili (dai pulp magazines americani a e ai suoi epigoni). Inoltre, vi è anche un costante ricorso a citazioni cinematografiche, che passano da James Bond e il filone spy story a quello etichettato in maniera spregiativa del b-movie all’italiana.

Una scelta molto particolare e originale in quanto il riferimento al criminale in calzamaglia è suggestivo, non solo per conturbanti femme fatale, bolidi fiammeggianti e atmosfere sofisticate, ma anche per la tematica della maschera.

L’uomo nero ci perseguita e ci condiziona, e ci inibisce nell’essere chi siamo: tematiche degne di Luigi Pirandello, per un protagonista semplicemente a pezzi. E ben presenti sono anche le suggestioni dei primi albi delle sorelle Giussani, Il re del terrore su tutti. Anche in quella storia vi era un rapporto difficile tra padre e figlio, Gustavo e Stefano Garian, e Diabolik emergeva come una figura oppressiva e incombente, capace con la sua ombra nera di oscurare gli animi dei protagonisti. Questa capacità inibitoria invade anche il giovane Antoine, terrorizzato da oscuri spettri che vede ovunque.

L’estate diabolika: il Re del Terrore in trasfertaMa, più che quello fumettistico, è il Diabolik cinematografico di Mario Bava ad emergere, nei colori pop e nei richiami stilistici, in un film che proprio nei dettagli glamour ha i suoi punti di forza. E la stessa ispirazione è presente nella struttura narrativa de L’estate diabolika che riprende (nonostante la staticità della tavola) lo stesso stile dal montaggio sincopato di quei film, un montaggio fatto (consapevolmente) di enormi buchi narrativi tra le azioni che rallentavano molto il ritmo (inconcepibile se si pensa all’action movie moderno) e finivano per dare più cura all’aspetto formale che a quello narrativo.

Proprio in questi buchi narrativi, mentre i b-movie davano spesso molto spazio al lato erotico, Smolderen inserisce un’appendice romantica di un adolescente alle prese con i temi classici dell’età (quali l’estate indimenticabile nel bene e nel male, l’innamoramento, la prima volta del protagonista…) e intorno vi costruisce una storia alla Diabolik. Una storia ambientata in un universo fatto di spionaggio internazionale, di uomini che hanno vissuto momenti che hanno influenzato la Storia (si parla di Seconda Guerra Mondiale, Nazismo, Guerra Fredda…) all’interno di una piccola cittadina di provincia con continui e clamorosi colpi di scena.

Tutti elementi, come la scelta di raccontare attraverso la formula del libro nel libro, ovvero il protagonista che diventa scrittore e racconta quell’estate diabolica, finiscono per appesantire la narrazione e la lettura andando oltre il senso della metafora e dell’ipercitazionismo e finendo per minimizzarne la struttura. Così anche la parte finale, pur nelle sue continue rivelazioni, è quella più fredda e impersonale, e l’ultima tavola non aiuta a capire quale finale sia possibile abbracciare.

L’estate diabolika: il Re del Terrore in trasfertaSi conferma invece l‘imponenza dello stile espressivo di Clerisse con una struttura grafica che ripropone il feeling anni ’60 psichedelico e swinging London assolutamente calzante. Il layout delle tavole affascina specie nella rappresentazione degli interni e degli appartamenti dove la costruzione delle scale e degli spazi riescono a dettare il tempo dell’azione.

Clerisse risulta così uno tra i migliori disegnatori capaci di dare una profonda attenzione nella restituzione del design architettonico di edifici, arredamenti, auto, abbigliamento e di rendere il comparto scenografico vero e proprio protagonista delle tavole come già aveva fatto in Souvenir dell’Impero dell’atomo.

E come nell’opera precedente fa ricorso allo stesso tratto e alle forme geometriche degli spazi e dei luoghi che si oppongono al tratto più vignettistico con cui sono invece disegnati i protagonisti rendendo in pieno la contrapposizione tra il movimento pacato e statico da una parte e quello più dinamico che scimmiotta dall’altro quello dello spionaggio anni 60 (in piena corrispondenza al montaggio cinematografico di cui si è fatto già cenno).

Un lavoro molto importante e infatti è anche grazie alla parte grafica che L’estate diabolika resta un’opera interessante e originale nel panorama del fumetto europeo.

Abbiamo parlato di:
L’estate diabolika
Alexandre Clérisse, Thierry Smolderen
, gennaio 2016
168 pagine, cartonato, colori – 22,00 €
ISBN: 978-88-6543-579-3

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