Come leggere un fumetto, secondo Leonardo Rizzi

Dal laboratorio dello Spazio B**K di Milano, un’intervista all’esperto di traduzione e linguaggio del fumetto Leonardo Rizzi: come si leggono i fumetti.

Prendete una manciata di vignette, qualche balloon, una trama avvincente e un disegno accattivante: scegliete insomma un buon fumetto, e mettetelo fra le mani di qualcuno che un fumetto non lo ha mai letto, pur essendo divoratore di romanzi, saggi o manuali. È probabile che quella persona non riesca a leggere, almeno non subito: leggere il fumetto non è un’abilità istintiva.

È una questione che allo Spazio Bianco, come in tutti i magazine specializzati, spesso trascuriamo: ai lettori abituali interpretare la sequenza di tavole e vignette, come quella delle frasi che compongono un romanzo, sembra un’attività naturale. Eppure sappiamo che non è così, perché c’è stato un tempo in cui non sapevamo leggere né fumetti né romanzi, e anche perché tutti, prima o poi, ci siamo sentiti rivolgere la classica domanda: “Io i fumetti non riesco proprio a leggerli. Ma tu guardi prima il testo o le figure?

Come leggere un fumetto, secondo Leonardo RizziA trarci in inganno sono l’opinione comune, secondo cui i fumetti sono lettura da bambini e quindi “facile”, e l’innegabile evidenza che l’interpretazione delle immagini è, in gran parte, un’attività istintiva. Non lo è però la lettura delle immagini in sequenza, con una componente testuale e con tutti gli artifici retorici che si trovano in una tavola tanto quanto in una pagina di letteratura.

In attesa che la lettura dei fumetti venga insegnata a scuola come quella dei romanzi e degli articoli di giornale, allo Spazio B**K di Milano, libreria specializzata in illustrati e autoproduzioni, si è svolto qualche settimana fa il primo corso “Leggere i fumetti”, rivolto a chi i fumetti li sa già leggere, ma vorrebbe sfondare la barriera dell’istinto, cogliendo i meccanismi dietro le vignette, le transizioni, le onomatopee e i balloon. Il corso, dopo una sintetica introduzione storica dell’editor Panini, Andrea Plazzi, è stato tenuto da , traduttore e specialista del linguaggio del fumetto: la persona giusta a cui fare qualche domanda per capirne di più sulla lettura dei fumetti.

“Leggere i fumetti” è un’attività che deve essere insegnata? O è sufficiente affidarsi alla comprensione istintiva?
Un buon fumetto contiene al suo interno tutte le chiavi che consentono di leggerlo e decodificarlo al livello più istintivo. Ma naturalmente l’istintività ha un limite proprio nella sua eccessiva facilità. Significa perdersi e lasciarsi andare senza freni. E a volte questo non ti fa rendere conto della grande complessità del mezzo di comunicazione fumetto; di quanto si nasconda all’interno della sua semplicità. Soffermarsi e interrogarsi su quello che succede tra una vignetta e la successiva vuol dire intraprendere una missione rischiosa: approfondire ciò che si nasconde all’interno di quella apparente semplicità. Vuole dire indagare nei meccanismi percettivi che ci fanno amare tanto un fumetto e che ci consentono di entrare nel suo mondo. Vuol dire conoscere un fumetto in modo sempre più consapevole e amplificato. “Leggere i fumetti” è una guida a una trentina di fumetti bellissimi, attraverso i quali entrare insieme nel mondo che si trova in quello spazio a metà tra lo scritto e il disegnato, tra il narrato e l’immaginato.

Per molti adulti, non abituati, la lettura di un fumetto è un’attività difficoltosa. Eppure ai bambini risulta quasi sempre facile. Come mai questa differenza?
Secondo me dipende da diversi fattori, ma forse è meglio precisare che queste sono solo le mie opinioni.
Il fumetto è un mezzo di comunicazione molto ellittico. Rispetto a un mezzo più percettivo come il cinema o la televisione, richiede un immenso lavoro di “ricezione” o di decifrazione. È necessaria una concentrazione che crei un rapporto molto intimo con il lettore. E l’investimento nella concentrazione e nell’immaginazione non è merce così disponibile negli adulti. I bambini sono un recipiente aperto, uno spazio bianco splendente. Ancora prima di raggiungere l’età scolare, sono pronti a creare connessioni tra tutto. Il loro cervello fa gli straordinari nello stabilire rapporti di causa ed effetto e nell’elaborare il mondo. Davanti a qualsiasi esperienza, cercano di comprenderla con una facilità e un’apertura che è molto maggiore di quella di un ipotetico adulto medio.
Come dicevo prima, una buona opera non dovrebbe avere bisogno di un libretto di istruzioni per essere compresa dal lettore. Quando non viene compresa, il problema probabilmente non sta nel lettore, ma nell’autore o nelle sue strategie narrative. Il fatto è che i fumetti creati dagli adulti e destinati agli adulti, in genere, sono molto esigenti nella ricerca del loro pubblico, in termini di contenuto, di stile e di strategia comunicativa. E questo può portare a un aumento della difficoltà di un fumetto “adulto” rispetto a un fumetto “per ragazzi”.
I fumetti più leggibili dai bambini e dai ragazzi (ma non necessariamente destinati solo a loro) sono straordinarie macchine da lettura. Ogni dettaglio, dallo stile grafico allo stile narrativo, è concepito per far scorrere la lettura. I fumetti concepiti per adulti si prendono molte più libertà. Chiaramente è più che legittimo per un autore decidere di realizzare una narrazione più complessa, non “facile”, nel suo percorso autoriale. Ma è anche possibile che questo renda anche più complessa la lettura per chi non è abituato. E quindi, un lettore neofita e incuriosito dalla moda del momento può capitare davanti a un volume relativamente ostico. Bisogna poi considerare quanto sia relativamente poco diffusa la lettura negli adulti, nel nostro paese. Per ragioni di retaggio culturale e sociale, la nostra nazione è estremamente legata all’estetica e un po’ meno alla letteratura e alla narrativa. In un certo senso, ci concentriamo più sui disegni che non sui testi. A mio avviso, questa è una delle ragione dell’estrema diffusione del fumetto popolare nel nostro paese rispetto alla narrativa popolare. Ma nel momento in cui il fumetto diventa più letterario, ecco riaffacciarsi la nostra tendenza anti-narrativa.

Come leggere un fumetto, secondo Leonardo Rizzi

Negli ultimi due secoli il fumetto ha raggiunto una standardizzazione e un riconoscimento grazie alla riproduzione a stampa: per questo le unità narrative di base oggi sono la striscia o la pagina. Pensi che il digitale cambierà molto la struttura del fumetto?
Inevitabilmente. Scott McCloud ha argomentato in modo brillante quanto il mezzo di comunicazione fumetto prescinda dalla carta stampata. Ma quest’ultima continua a riservare molte sorprese. Sto pensando a Chris Ware e a un’opera fuori da ogni canone come Building Stories, un fumetto che non ha senso in nessun’altra forma, neanche negli scan a maggiore risoluzione. D’altra parte, come si fa a tradurre in digitale un’esperienza nata per essere montata a proprio piacimento in quattordici formati cartacei diversi? Ma per il resto, la maggior parte dei fumetti che leggiamo su laptop e tablet oggi sono uno strano ibrido ancora legato a pagine e a strisce, proprio perché possano coesistere in entrambi i formati.
Io appartengo alla generazione che non riesce a leggere facilmente fumetti su uno schermo. Non c’è niente da fare. La sensazione della carta sulle dita mi fa concentrare più facilmente. Ma questa è un’abitudine personale, un piccolo feticismo legato alla mia esperienza. Le nuove generazioni, o le generazioni che verranno ancora più avanti, formeranno esperienze diverse. Quanto ci vorrà perché questo succeda, non ne ho idea. Ma quando ci si allontanerà sempre di più dalla carta stampata – anche per pure ragioni di sostenibilità ambientale – ci allontaneremo anche sempre di più dall’ibrido cartaceo-digitale di oggi. E allora le connessioni e i rapporti tra vignette potranno avvenire in modi sempre più impensati.

A chi si rivolge un corso di “lettura di fumetti” come quello organizzato dallo Spazio B**K?
A tutti i curiosi del fumetto che vogliono scoprire come funziona. Agli studenti delle accademie di belle arti e dei licei artistici e agli scrittori che vogliono approfondire la narrazione a vignette. A chiunque voglia esplorare questo mezzo di comunicazione con un mare di fumetti a disposizione, spulciando il modo in cui trenta grandi autori hanno rappresentato tutti i grandi temi alla base di questo mezzo di comunicazione: la rappresentazione della realtà e dei mondi interiori, dello stile e delle idee più pure, del tempo e del cambiamento. Ma d’altra parte, sono i grandi temi che attraversano in profondità tutte le arti, non ti pare?

Intervista realizzata via mail nel mese di aprile 2015

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio