“Le donne di Dylan Dog” di Barbara Baraldi

Barbara Baraldi scrive un commovente approfondimento sulle donne più importanti nella vita di Dylan Dog. Un pezzo esclusivo per lo speciale dedicato ai 30° di Dylan.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara BaraldiPer il nostro speciale dedicato ai trent’anni di vita editoriale di , abbiamo chiesto ad alcuni autori di spicco del panorama letterario italiano di scrivere una serie di articoli e approfondimenti dedicati al caro vecchio “old boy“. Inizia la scrittrice che ci parla degli amori più importanti della vita di Dylan.

 

Le donne di Dylan

Mi sono innamorato di te
e adesso
non so neppure io cosa fare…
Il giorno mi pento d’averti incontrata,
la notte ti vengo a cercare.

Così cantava Luigi Tenco in una delle canzoni d’amore più belle e struggenti della canzone italiana. E credo che Dylan Dog sarebbe d’accordo. Lui, l’Indagatore dell’incubo, che ha ancora il coraggio o forse l’incoscienza di innamorarsi. Non è un caso se in inglese innamorarsi si dice falling in love. Perché amare è precipitare, darsi a qualcuno che non conosciamo, chiudere gli occhi e saltare nel buio. Tutte frasi che si combinerebbero bene con la descrizione di un horror. Perché amare fa paura.
In tal senso, Marina Kimball, uno dei più grandi amori di Dylan Dog, ammette ne Il lungo addio: “Dire ti amo è una delle cose più spaventose della vita…“.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara Baraldi

E forse è proprio la sua mancanza di coraggio a cambiare per sempre la sua, di vita.
Il lungo addio è un viaggio nel passato: l’istante del primo amore che prosegue, tra incomprensioni e bisticci, dritto nelle fauci della fine di un amore. Ma è soprattutto una storia sulla vita. E sulla morte.
Perché ci sono alcuni momenti, nell’esistenza di ognuno di noi, che cambiano il nostro destino per sempre. I filosofi del what if rincorrono proprio questi momenti. Devastanti, come una pugnalata in pieno petto. Cosa sarebbe successo, se solo quel giorno avessi avuto il coraggio di…
Insomma, ho sbagliato tutto, è questo che vuoi dire? A quest’ora potremmo essere una coppia felice, e io ho rovinato la mia vita, e forse la tua…” dice Dylan a Marina, mentre in auto corrono verso Moonlight. Per poi, al loro arrivo, gridarle che forse si può davvero tornare indietro nel tempo e rivivere tutto da capo. Senza comprendere che è quello che hanno fatto, ma soltanto in una sorta di grande sogno. L’ultimo.
Perché nella vita vera, il passato rimane tale. E gli errori sono i mostri più difficili da sconfiggere. Marina non ha mai detto a Dylan che lo ama, almeno non nell’istante che forse avrebbe fatto la differenza.

E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene, a volte credo di esserne certo, a volte invece sembra tutto uno scherzo: fuggono gli occhi come falene“. Queste parole fanno parte della canzone che il giovane Dylan scrive per Marina. Ma troverà il coraggio di regalargliele solo quando entrambi saranno diventati adulti, quando ormai il loro tempo è scaduto.
Ma dimmi tu, non è meglio così? Immaginare ed illudersi sempre, qui ad aspettare qualcosa o niente, qui ad aspettare un no o un sì, che in ogni caso sarebbero fine…

Da parte sua, Marina troverà il coraggio, o forse la consapevolezza, di dire “ti amo”, solo alla fine del suo tempo, regalando questo ultimo pensiero a una stella cadente. Un ultimo desiderio, quello del condannato a morte: essere accompagnata da Dylan nel suo ultimo viaggio.
Ma le parole “condannato a morte” e “ultimo viaggio” non possono non richiamare alla memoria un altro grande amore dell’Old boy: la splendida Lillie Connolly dell’albo Finché morte non vi separi. L’amore impossibile di un inglese, ateo e per giunta poliziotto, e di un’irlandese, cattolica e militante nell’IRA.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara Baraldi
Lillie, che inventa sempre nuovi modi per offendere Dylan: escremento insetticida, trifolo parlante, mummia inesistente, gargarismo umano. Lillie, “matta come un cavallo matto”. Lillie, che avrebbe dovuto fingere di amare Dylan per sfruttarlo e compiere un attentato e invece finisce per innamorarsi davvero di lui. Perché l’amore è così, folle e spaventoso.
Così folle da spingere i due a sposarsi, in una sorta di sogno o forse in una realtà parallela, dove lei non è morta a causa dello sciopero di fame nel carcere di Dartmoor, ma è sull’isola di Birdy, pronta ad affrontare a testa alta la condanna a morte per i propri crimini. I due si scambiano gli anelli; quello trovato nelle patatine per Lillie e quello del Punisher per Dylan.
Un bacio. Prima della morte, che è anche la fine di un sogno d’amore.
È tutto finito?” chiede un giovane cameriere a Dylan nell’ultima pagina.
” risponde il Nostro. Che dopo questa batosta inizierà a bere e di conseguenza dovrà lasciare Scotland Yard.

Lasciare. Che brutta parola per un innamorato. Ed ecco che mi balza alla mente un altro grande amore di Dylan. Una donna forte, che sceglie di piantarlo in asso proprio nel momento in cui lui le chiede di sposarlo. E lo fa per non rinunciare alla propria indipendenza. Sto parlando di Bree Daniels, protagonista di un albo che ha fatto la storia dell’Indagatore dell’incubo. Era l’aprile del 1988 e nelle edicole italiane usciva il n.19, Memorie dall’invisibile.
Bree ha ereditato il nome dal personaggio interpretato da Jane Fonda nel film Una squillo per l’ispettore Klute di Alan J. Pakula, ed è così affascinante da potersi permettere di chiamare Dylan Dailan. È una prostituta, anzi una libera professionista, mi correggerebbe.
P-perché sei ritornato?
Perché ti amo“.
Questa dichiarazione non basta a domare Bree, che lo abbandona qui e ancora una volta nell’albo n. 88 Oltre la morte, morendo di AIDS e lasciandolo con il cuore spezzato, nonostante lui abbia cercato di fare un patto con la Morte pur di salvarla.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara Baraldi

Amore che strazia, amore che strega. Soprattutto se l’Indagatore dell’incubo finisce per innamorarsi di una vera strega, e questo avviene ancor prima di averla incontrata. Sto parlando di Kim, la proprietaria di Cagliostro, il gatto magico che sogna gli orrori.
Kim ha il volto della splendida Kim Novak in Bell, book and candle, il film di Richard Quine del 1958, e compare per la prima volta nell’albo 18, che prende proprio il nome dal suo gatto nero. Durante l’intero arco narrativo, lei e Dylan si rincorrono senza riuscire mai ad incontrarsi. “E un grande amore fu stroncato ancora prima di nascere“.

Fino al giorno in cui si incontreranno davvero, in Maelstrom, dove Kim muore come strega per rinascere donna, senza più alcun potere. Kim, la strega dell’Ovest, non viene uccisa da un pugnale, ma dall’amore. Lo stesso amore che la fa risorgere.
Il gatto Cagliostro la perde per sempre, visto che può appartenere solo a una strega. Ed è la sua voce felina a spiegare a Dylan che cos’è l’amore, in una scena surreale dove il Maggiolone sorvola i cieli di Londra. “Persa per persa, preferisco che sia viva… Anche se non è più mia, e forse sarà tua solo per poco… perché l’amore è una cosa strana che dà la vita e muore, che ogni volta sembra eterno e ogni volta finisce…
Quasi le parole di un amante ferito. Perché a volte un nuovo amore nasce sulle ceneri di un amore passato. Ma in fondo il passato si può davvero lasciare indietro?

Non se ha gli occhi chiari e profondi di Morgana, colei che incarna la triade del femmineo, perché è insieme donna, madre e saggia. Lei, dai capelli neri, selvaggi e il carattere indomito, che dice ’ccipicchia e ha sempre fame ma si dimentica sempre di mangiare. Lei, che Dylan crede di amare alla follia (albo n. 25, Morgana) per poi scoprire che il suo trasporto viene dal profondo, perché Morgana è la sua stessa carne, il suo sangue. Morgana è sua madre. Questo viene rivelato nel controverso n.100 La storia di Dylan Dog.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara Baraldi
…E ora è finito. Non dovrai più cercare la pace, perché la pace ha trovato te… E non dovrai più inseguirmi nel volto di cento altre donne: sei libero dal mistero di tuo padre e di tua madre…” dice Morgana nelle battute finali della storia.
Ma sappiamo bene che, come in tutti gli horror più spaventosi, come nei noir d’autore o nelle fiabe più oscure, non ci si può liberare della cosa che più ci spaventa. Perché ha la capacità di ritornare, ogni volta, sotto forme diverse. O forse dovrei dire occhi o capelli, fascino o voce differenti. E come in un viaggio circolare torniamo alle battute iniziali di questa mia riflessione sugli amori dylaniati.

L’amore è un gioco pericoloso. “Eppure ognuno uccide ciò che ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’animoso con una spada” sostiene Oscar Wilde ne La ballata del carcere di Reading. E proprio come se stesse parlando di un albo dell’Indagatore dell’incubo aggiunge: “Certuni lo strangolano con le mani del Desiderio, certi altri con le mani dell’Oro; i migliori si servono d’un coltello, affinché i cadaveri più presto diventino gelidi. Certe volte si compie il delitto con infinite lacrime, altre volte senza un sospiro, perché ognuno di noi uccide ciò che ama“.

"Le donne di Dylan Dog" di Barbara Baraldi
Quante volte siamo stati pugnalati dalla fine di un amore? Penso agli occhi ingenui di Anna Never, a quelli velati di lacrime di Dora, l’infermiera di Johnny Freak, a quelli cerchiati di nero di Manila, a quelli torbidi di Mater morbi o a quelli impenetrabili di Rowena in Attraverso lo specchio. Quanto può sanguinare il cuore, prima di smettere di battere? Quante volte ci si può innamorare?

Credo che Dylan Dog, l’ultimo dei romantici, sussurrerebbe: infinite.

1 Commento

1 Commento

  1. eli6

    28 settembre 2016 a 19:24

    Direi che l’anello a forma di teschio è di Phantom (uomo mascherato), non di Punisher

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