Lavorando senza anatomia: intervista a Kyle Baker (prima parte)

Intervista a Kyle Baker di Derek McCaw, tratta dal sito Fan Boy Planet. Prima parte di una chiacchierata che parte da Plastic Man per arrivare a Capitan America.
Articolo aggiornato il 13/04/2015

Lavorando senza anatomia: intervista a Kyle Baker (prima parte)In certi momenti un progetto editoriale ed un autore sembrano essere fatti l’uno per l’altro. Sebbene perfino lo stesso confermi come solo qualche anno fa non avrebbe mai pensato a se stesso come il miglior disegnatore possibile per Plastic Man, ci troviamo adesso proprio in uno di questi momenti. Sicuramente Kyle Baker ha la perfetta sensibilità per ricatturare la magia del personaggio, cosa che pochi altri eccetto il creatore del personaggio (Jack Cole) sono rius riusciti a fare. Il suo lavoro su Marvel’s The Truth: Red White& Black (un approfondimento sul mito di Capitan America) aveva in passato suscitato diverse controversie. Il suo stile non era propriamente ciò che il pubblico si aspettava, sebbesebbene fosse esattamente ciò che la Marvel voleva. La questione è rimasta ancora aperta. Ma se “The Truth” non vi ha fatto piacere Baker, date un’altra occhiata. Lungi dall’essere un ovvio e ingenuo disegnatore, è infatti dotato disegnatore e narratorratore. Non mi credete? Andate a cercare Perché Odio Saturno o il provocatorio Re Davide.
Ho trascorso un po’ di tempo con Baker a San Diego per parlare del progetto Plastic Man, come riportato nella prima parte dell’intervista che segue.
Ho avuto a che fare con una persona gentile e gioviale e questa è stata una delle più appaganti esperienze che ho avuto fra le tante interviste ad autori che ho fatto. Cosa buona, visto che inoltre ero un suo fan fin dai tempi in cui lavorava alla versione targata DC di “The Shadow”.

Derek McCaw: Come sei stato coinvolto nel progetto Plastic Man?
Kyle Baker: La DC mi chiamo’ e mi disse che volevano affidarmi uno dei loro personaggi per farmi lavorare come volevo. Possibilmente uno che avesse bisogno dell’aiuto. Sai che, a parte Batman e Superman, alcuni personaggi stanno lì lì per estinguersi.
Premevano perché facessi “The Creeper”, ho letto alcuni numeri… ma quel suo potere è nei suoi cambi di vestito ed io non sapevo cosa farne. Perciò chiesi, perché non Plastic Man? Avevo fatto una storia di Splash Brannigan che Alan Moore aveva creato (per la sua etichetta Americàs Best Comics), e Alan ha una concreta abilità nel trovare nei miei lavori cose che io non vedo. Di tanto in tanto mi mandava una sceneggiatura (ho realizzato altre storie per la ABC) ed io pensavo “perché le manda proprio a me?”… poi le realizzavo e ci arrivavo: “le so fare bene”. Quindi mi ha mandato Splash Branniggan ed ho pensato “va bene”. Avrei preferito farne altre, ma andava bene lo stesso, l’avrei fatta. Ed alla fine davvero ero in grado di farla bene.

DM: Questo ti ha portato a Plastic Man.
KB: Sì

DM: Hai spesso detto di voler far riferimento a Jack Cole. Sei stato influenzato a livello editoriale, ti hanno dato qualche limitazione?
KB: No. La cosa vera, continuavano a dire… sto premendo più io per cose come mantenere la continuity di loro. Non vuoi buttare il bambino con tutta l’acqua del bagnetto.
Continuo a chiedere “posso far questo o quello?” e mi rispondono, sai, come per dire “lo stiamo vendendo come il Plastic Man di Kyle Baker, sei una specie di gancio”. La cosa importante è che lo sta realizzando Kyle…
È come quando Pete Bagge ha realizzato Spider-Man o Jim Kochalka con The Hulk. Lo compri (il fumetto) per vedere cosa ha fatto Pete Bagge con il personaggio. Se lo prendi e Pete ha disegnato come John Romita… beh., probabilmente avrà fatto una m…a di John Romita. Sai che intendo, vero? Saresti deluso.
Perciò di solito quando mi chiamano ora, come per Capitan America o per Plastic Man, lo fanno sottintendendo “fai le cose che sai fare tu e impazzisci”. E di solito sono io ad amare il personaggio così tanto da non combinare troppi danni. Ho preso tutto come Woozy Winks. E la storia è essenzialmente simile alle vecchie storie di Plastic Man.

Lavorando senza anatomia: intervista a Kyle Baker (prima parte)DM: Quindi fai riferimento alla continuity del periodo “Cole”, se possiamo definirla così.
KB: Non sono tornato alla continuity di Cole. Mi sono semplicemente riferito alla “formula” Cole. Tutto prende le mosse dopo che Plastic Man ha lasciato la Justice League ed è tornato a lavorare per l’FBI. La Justice League comparirà successivamente. Batman comparirà in varie storie e Robin ed anche gli altri. Saranno presenti in storie con lui. Ho anche un’idea per un’avventura con la Justice League.

DM: Stai trovando difficile confrontarti con l’uso più serio che ne veniva fatto nella Justice League? Quando lo abbiamo visto per l’ultima volta aveva 30.000 anni e cercava suo figlio. Molto più tendente alla soap-opera di quello che stai facendo tu. Sei tornato indietro al periodo più leggero mentre lo avevano lasciato in un punto così triste ma interessante.
KB: Che cosa? (risate) Non ho letto quel numero, sai. Non scherzo.

DM: Era lo spazio che ti avevano lasciato per entrare e tu non l’avevi letto…
KB: Non l’ho letto. Aspetto l’uscita dei paperback, guardero’. Me lo segno. Devo fargli fare qualche riferimento a questa cosa. Non lo sapevo. Ma no, il fatto è che avevo appena finito di lavorare ai Looney Tunes. E tanta di questa produzione sta cercando di riportare il prodotto ad essere quello che lo aveva fatto funzionare prima. La stessa cosa di quando mi presero a realizzare I Looney Tunes: “Bugs Bunny non va più, nessuno vuole più I giocattoli, dobbiamo chiudere i Warner Stores, dobbiamo reinventare Bugs Bunny”. Sia io che gli altri autori dicemmo “non è necessario reinventarlo. Dovete ritornare a ciò che funzionava in Bugs Bunny. Siete riusciti a perdere tutto”. È lo stesso con Plastic Man.
Il mio problema con le storie della Justice League è che non hanno dato il via a nessun cambiamento. il suo collo si allunga sempre. È Plastic Man e questa è la cosa divertente. La vecchia formula era semplicemente la stessa delle “crime story”. Avviene un qualche tipo di crimine. Deve trovare il colpevole e affrontarlo. Ma usa la sua intelligenza.
Non combatte Il crimine come fa Superman.. Superman lancerebbe un’auto o userebbe i raggi che escono dagli occhi o qualcosa del genere. Plastic Man piuttosto preferirebbe raggirarli. Puo’ mascherarsi da sgherro dei cattivi, oppure può perfino trasformarsi nella loro auto. Entrano nell’auto e questa si trasforma in Plastic Man – cose come questa.
Questa è l’altra cosa, c’é sempre la sorpresa. Leggendo l’albo inizi a cercare gli oggetti rossi. Come fanno poi I “cattivi” tante volte. Fanno “aspetta! il tavolo rosso deve essere Plastic Man!” e riempirono il tavolo di buchi di proiettile. E si scopre che (Plastic Man) era i proiettili.

DM: Quale è stata la cosa più divertente nel lavorare su Plastic Man?
KB: Una cosa sola. Mi è piaciuto il fatto che non devo rapportarmi correttamente all’anatomia. È tranquillizzante. È impossibile disegnarlo nella maniera sbagliata.

Lavorando senza anatomia: intervista a Kyle Baker (prima parte)DM: Originariamente era stata annunciata come una miniserie. Fin’ora il tuo primo ciclo di primi quattro numeri sembra aderire allo spirito di Cole, ma ho letto che il prossimo riguarda questa grossa vicenda della continuity. Stai per parodiare l’intero concetto del crossover?
KB: No davvero. Tutto quello che faccio… è per valorizzare il divertimento, sono più un narratore nel senso classico del termine. Cerchi di avere un inizio ed una fine ed il tuo personaggio deve avere uno scopo chiaro. Con le storie di supereroi vado in confusione.
Capisco cosa sta vendendo, perfino giudicando solo dalle risposte ricevute dopo essere tornato ad occuparmi di supereroi, come Capitan America… sto ricevendo critiche dai lettori. Devi imparare a conoscere le nuove regole del mercato.
Io sono della vecchia scuola. L’ultima volta che ho realizzato fumetti era negli anni ottanta e seguivamo regole che sembra non si debbano più applicare. Una era non usare molti dialoghi perché la maggior parte dei lettori erano ragazzini. Avevamo anche un’altra regola, rinominata (da Jim Shooter) “il principio del ghiacciolo”. Diceva che tu eri in competizione con un ghiacciolo. Il tuo prezzo non doveva mai superare quello di un ghiacciolo. Il tuo compratore è un ragazzino in un supermercato. Ha un dollaro datogli dal padre e può scegliere se comprare un ghiacciolo, una barra di caramella, giocare al videogioco o comprare un fumetto.

Questo è tutto.

Un’altra era che devi sempre tener presente il fatto che il lettore possa non aver mai letto quella testata precedentemente. Perciò, ogni mese, Daredevil deve dire, ad un certo punto della storia, “da quando l’incidente mi ha reso cieco, ho dei superpoteri”. Per il ragazzino che ha comprato il primo albo di Daredevil.
Ora, prendo albi che voglio leggere ed in cui voglio immergermi. Ma non riesco a capirli perché sono così autoreferenziali, ed io faccio questo da venti anni. Prendo un numero di Justice League e non riesco a dirti cosa succede.
E sembra essere così… vado avanti con qualche esempio, e mi spiace citarti questo albo, ma… prendi il Batman di Jim Lee. Mi piace molto Jim Lee. L’ho preso perché mi piace il talento che c’é dentro e tutto il resto, pero’ questo è l’esempio. L’ho preso, non avevo letto un albo di Batman da dieci anni ed ho pensato “mi piacciono questi che lo fanno, voglio controllare.”
Per esempio, Poison Ivy sta lì con Superman. E Superman inizia a pestare Batman. Grazie a Dio ho visto il film con Uma Thurman, perché non c’era alcun riferimento al fatto che Poison Ivy è una donna che rende le persone malvagie baciandole. Non c’era una scena in cui Poison Ivy baciava Superman. Mai. Erano solo mostrati insieme. Poison Ivy non fa altro che stare in posa. Mi sembra davvero che i lettori apprezzino solo cose che sono iper-autoreferenziali e quindi pesantemente condizionate dalla continuity.

Lavorando senza anatomia: intervista a Kyle Baker (prima parte)Le critiche che abbiamo ricevuto su Capitan America dicevano che avevamo ignorato la continuity. Non abbiamo più ricevuto queste critiche quando a metà strada c’é stato un intreccio della trama che rivelava che non avevamo ignorato la continuity. Il fatto era che stavamo giocando con le aspettative. E dopo improvvisamente tutto era ok.
Tutti erano arrabbiati perché la nostra storia iniziava a Pearl Harbor e (con voce profonda) tutti sapevano che il primo numero di Capitan America era prima di Pearl Harbor, e allora il nostro intreccio era che Capitan America era stato in giro durante questo tempo e il governo stava cercando di riprodurre la formula. Il dottore era stato ucciso.
Quando è successo, tutti erano, come dire, oh, vi amiamo. Mi sembra che i lettori si preoccupino più di questo tipo di cose. Ed i lettori sembrano davvero pagare tanto – e questo è il motivo per il quale non lo critico e lo faccio – i lettori sembrano voler pagare per immagini fotorealistiche dei supereroi mentre non usano i loro poteri. Pin up a tutta pagina di supereroi fermi in attesa di essere fotografati.
Perciò per il secondo ciclo faro’ posare i miei amici più muscolosi ine foto, e poi copiero’ quelle foto. Li faro’ star lì fermi a parlare. I personaggi staranno semplicemente lì e faranno riferimento agli episodi precedenti perché i lettori sembrano davvero gradire solo quello.
E voglio vedere se le vendite salgono. Ne ho discusso con Joey (Cavalieri).

Questo sarebbe quello che sta vendendo ora. Ma non ho intenzione di farlo.

Derek McCaw – 2003 San Diego ComicCon – late July

Nella seconda parte dell’intervista Baker ragiona su The Truth, sul perché il circuito delle librerie ed il “direct marker” siano in contrasto, e su alcuni dei molti progetti personali che ha in serbo per il futuro.

Tratta da Fan Boy Planet per gentile concessione dell’autore.
A cura di: Derek McCaw – (traduzione Davide Occhicone)

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