Napoli Comicon, la dimensione umana

Napoli Comicon, la dimensione umana

Disclaimer: Quest’anno ho avuto la possibilità di vivere il Napoli Comicon per due giorni e mezzo, dunque per forza di cose la mia sarà una cronaca parziale e alquanto personale dell’esperienza da poco conclusasi del Salone Internazionale del Fumetto.

Non è la prima volta che mi reco al Napoli Comicon e se ho scelto di tornarci c’è più di un motivo. Inutile nascondere l’amore per la città, unito all’idea di godersi un sole meraviglioso e di riassaporare il cibo che in tanti provano inutilmente a riproporre altrove. Volendo scavare più in profondità, c’è dell’altro. Il pensiero di tornare a vivere una manifestazione enorme, visitata da un pubblico decisamente numeroso (i comunicati stampa parlano di 130.000 persone), piena di autori, incontri, eventi di ogni tipo e novità editoriali: poche altre fiere in Italia hanno la medesima portata e risonanza mediatica che il Comicon è riuscito a ritagliarsi nel corso degli ultimi anni, estendendo il focus oltre ai fumetti anche a cinema, serie tv, videogame e giochi di ruolo. Eppure, in un sorprendente e apparentemente inspiegabile equilibrio, l’organizzazione è sostanzialmente puntuale, raggiungere la zona è fattibile anche coi mezzi pubblici e persino le file, pur con qualche piccola difficoltà, scorrono. Se ciò non fosse sufficiente (e qui veniamo a ragioni di maggior rilievo personale) è anche una delle manifestazioni in cui si riesce ad avvertire in maniera cristallina una dimensione particolarmente umana dei rapporti tra lettori, autori e operatori vari (quella stessa dimensione che, guardando l’altra faccia della medaglia, può dar vita a polemiche che sembrano personalizzare processi ben più complessi).

Mediamente, per quello che ho potuto seguire, buona parte degli incontri riservavano un certo motivo di interesse ed erano ben distribuiti all’interno del programma generale, ad eccezione di alcuni eventi un po’ sacrificati del pomeriggio dell’ultimo giorno e di alcuni orari con addirittura cinque incontri contemporanei tra cui scegliere. La tematica dominante di quest’edizione, ovvero il rapporto tra il fumetto e il web, è stata declinata in alcuni eventi dedicati (tra cui l’incontro di venerdì 28 aprile sulle realtà italiane di critica fumettistica online e quello di  lunedì 1 maggio, “Giorni di un futuro presente”, in cui Roberto Recchioni, Sio, Zerocalcare, Lucio Staiano, Ratigher e Giacomo Bevilacqua hanno ripercorso le esperienze di webcomic passate e presenti) ma anche con la presenza di autori quali Boulet e lo stesso Zerocalcare e con alcune mostre che ripercorrevano la storia dei fumetti nati online. È innegabile comunque come la manifestazione abbia in qualche modo rispecchiato, almeno sotto alcuni aspetti, le decisioni del Magister 2017, Roberto Recchioni, il cui ruolo è stato più evidente rispetto a quello svolto dai suoi predecessori. Il rapporto costante con i social media ha fatto da sfondo all’intera manifestazione, provando a riprodurre un tema di estrema attualità e rievocando de facto la natura di influencer del Magister ancor prima del suo essere autore e curatore. A questo punto sarà interessante verificare fino a che punto questo sia dipeso dall’iniziativa del Magister stesso o se si tratta di una nuova impostazione legata a questa figura (per saperlo probabilmente ci sarà da attendere un paio d’anni, visto che l’edizione del prossimo anno sarà celebrativa e il tema sarà il ventennale della manifestazione).

Foto dall’incontro “Giorni di un futuro presente”, sul rapporto tra i fumetti e il web.

Merita una nota non marginale la disposizione degli spazi, fondamentalmente ben distribuiti, senza stand troppo sacrificati: le aree dedicate al fumetto erano concentrate ma dense e con un po’ di voglia e pazienza ci si riusciva a dedicare a chiacchiere, scambi e condivisioni. Parlare con Lorenzo “LRNZ” Ceccotti delle scelte per la colorazione di Monolith – Secondo tempo, oppure dell’interesse verso la sperimentazione nei webcomic con Francesco Savino, o delle vie dell’autoproduzione con gli autori del collettivo La Stanza è stata una delle cose più interessanti che mi potessero capitare.

Verrebbe quasi da pensare a un certo punto che sarebbe bello vivere manifestazioni di questo tipo senza alcuna sosta, quattro giorni di incessante full immersion nella Nona arte. Ovviamente però non è stata un’esperienza esclusivamente idilliaca. Alcune mostre non erano del tutto riuscite e in certi casi contenevano materiale extrafumettistico non strettamente indispensabile alla contestualizzazione delle opere o degli autori su cui erano incentrate. La cerimonia di assegnazione dei Premi Micheluzzi, per quanto abbia premiato diverse opere e autori a mio parere meritevoli, è stata segnata dall’assenza di gran parte dei vincitori al ritiro dei premi e dai due conduttori che non sono riusciti a rendere particolarmente brillante e coinvolgente la serata. Poi le polemiche sulla direzione del Comicon emerse durante la manifestazione, su cui non mi dilungherò e che ha analizzato Ettore Gabrielli nel suo editoriale, hanno in qualche modo inciso sul clima della fiera e sulla serenità di molti (e probabilmente si continuerà a parlarne a lungo…).

Fatte salve queste annotazioni, rimane il ricordo di una bella esperienza, breve ma intensa, forse non perfettta ma decisamente umana.