Cose che sto imparando da mio figlio che inizia a leggere fumetti #1

Cose che sto imparando da mio figlio che inizia a leggere fumetti #1

Nel 2009 in casa è arrivato un pargolo, da allora molta della vita e delle scelte di famiglia ruotano attorno a lui, su come prepararlo alla vita e al mondo, come convincerlo a mangiare verdure e cose del genere.
Mi sono sempre ripromesso di non imporre a mio figlio la mia visione del mondo, le mie passioni, i miei gusti. Suona così patetico proiettare se stessi sugli altri, pensavo. Io non farò questo errore, mi ripetevo.
Poi però ho iniziato a leggergli fumetti.

Perché, spero capirete: tradizioni e cultura passano di generazione in generazione e muoiono senza un impegno attivo che le mantenga vive. E solo le nuove generazioni posseggono l’energia per mantenerle in vita.
Quindi, per mantenere in vita il fumetto è mio dovere cercare di trasmettere la mia passione a mio figlio. Mi capite vero? Non fareste anche voi lo stesso? Voi genitori appassionati, l’avete fatto e lo state facendo, spero!
Ma questa volta non vi racconto di che cosa ho proposto io a lui, ma di cosa lui ha scoperto da solo. E mi ha fatto scoprire. Perché la parte meravigliosa di tutto ciò è che questa trasmissione di passioni va nelle due direzioni.
Allora, io a 5 anni leggevo Topolino (X-Men e Capitan America a 7, ma questa è un’altra storia). Mio figlio a 5 anni navigava youtube. Controllo blando, lo ammetto. Episodi di Peppa Pig e del Trenino Thomas, canzoncine e nursery rhymes inglesi; quelle cose lì. Chi ha bambini in questi anni sa di che cosa parlo.

Poi lui scoprì un tipo che gli strappava risate fino alle lacrime. E mi invitò a ridere con lui. Mi sedetti al suo fianco, mi infilai la cuffia e iniziai a guardare. I disegni erano scarni, forme elementari e sfondi bianchi, i dialoghi una sequenza ininterrotta di nonsense (il tormentone del petrolio al bar!) e dove c’erano allusioni a cose totalmente al di fuori del mondo e della conoscenza di mio figlio. Non c’era possibilità che potesse afferrarli. C’era anche una discreta quantità di parolacce e quelle confesso mettono ancora noi genitori un po’ in difficoltà. E non intendo solo il Dottor Culocane…
Comunque, fu così che nel 2014 io scoprii Sio.

Da parte sua, il primo fumetto che mio figlio mi chiese di acquistargli fu Questo è un libro con i fumetti di Sio – 2, quello con la copertina azzurra, per intenderci. Lo leggeva e rideva – lo rilegge tuttora e ride – prima di spegnere la luce e addormentarsi. L’estate scorsa se lo portò in vacanza e anche in albergo se lo leggeva e rideva prima di spegnere la luce e addormentarsi.
Quella comicità, che dapprima chiamavo “demenziale”, e quelle forme semplici riuscivano (riescono) evidentemente a superare la barriera del linguaggio. Col tempo, iniziò anche a chiedere che gli spiegassimo alcuni passaggi, alcune battute e, beh, poche cose sono belle per un genitore come un figlio che ti chiede di spiegargli qualcosa.

Mio figlio legge ancora quel volume (in effetti poi si è fatto comprare anche il vol. 1, quello arancione). Mi chiedo e osservo se la sua passione e il suo divertimento cambiano (sì, lo so che suona male, ma sono suo padre E uno la cui missione è divulgare la passione per il fumetto: ergo, devo capire come funziona la faccenda nei bambini), se la continua rilettura porti alla saturazione, se e quando, con il suo crescere scoprirà gli altri significati e riferimenti delle battute e dei nonsense. Così, ad esempio, fra le tante mini saghe contenute nel volume, ce n’è una, dedicata a Marie Curie, che spicca per la gamma di emozioni che mette in scena. È un piccolo gioiello e sono abbastanza sicuro che mio figlio si perda il meglio di quel racconto. Sono curioso del momento nel quale sentirà e catturerà quelle emozioni. Conto di esserci, spero ne parleremo, lui ed io.

Immagine tratta da Octave, di David Chauvel e Alfred, Tunué, 2016.