Collezioni Insospettabili

Se il collezionismo fosse una malattia, per giunta ereditaria, di sicuro me l’ha passata mia nonna. Che avendo fatto la contadina sa bene quanto sia utile conservare e riutilizzare : “A buttare via sei sempre a tempo”, dice. Una visione in prospettiva, che, considerati i suoi novant’anni , ci guardiamo bene dal contestare.

È lei l’artefice della riesumazione dei giochi con cui io e mia sorella, ormai trent’anni fa, ci divertivamo. Li ha conservati con la cura degna di un collezionista, ma senza intenti nostalgici o conservativi, perché li offre al bisnipote Cosimo, che si ritrova per la mani dei playmobil vintage.
In mezzo ai giochi c’è pure qualche libro e uno in particolare ha subito catturato la mia attenzione.
Si tratta di un libro di racconti illustrati con protagonista Calimero. Ho riconosciuto in attimo quella copertina rosa, buffo come la memoria accantoni certi ricordi lasciandoli però a portata di mano, anche dopo un sacco di anni.

Quel libro mi faceva paura, e questo forse è il motivo per cui è sopravvissuto, in condizioni oltretutto discrete, fino a oggi. Oltre ovviamente alle cure dall’archivista/collezionista che,  in totale autonomia, l’aveva riposto in chissà quale cassetto, convinta che prima o poi sarebbe servito. E come darle torto?

Appena visto ho iniziato a sfogliarlo, alla ricerca di quelle illustrazioni che riuscivano davvero turbarmi e che immediatamente mi tornavano in mente, quasi che l’avessi riposto la settimana prima.
Su tutte ricordo che c’era l’immagine, abbastanza tetra, di una nave fatta tutta di fiammiferi, opera  di un bizzarro collezionista.
Ma già la seconda di copertina era per me fonte di una leggera inquietudine: mi piaceva poco quel verde scuro e minaccioso che pareva incombere alle spalle dei sorridenti e ignari Calimero e famiglia.

Era tutto ancora lì, carico di forza e vigore. Quelle linee incerte e nervose, quei colori espressivi e poco rassicuranti. Del tutto diversi dai toni innocui e omogenei utilizzati di solito nelle pubblicazioni per bambini. C’era una nota lugubre, una elaborazione dei chiaroscuri estremamente evocativa che non poteva essere ignorata e si imponeva anche ai miei occhi di adulto. Figuriamoci quanto poteva ammaliarmi e catturarmi da bambino.

Del resto era evidentemente rimasto impresso nella mia memoria e forse aveva fatto sì che la mia frequentazione con il racconto per immagini proseguisse e mi accompagnasse per tutto il resto della vita. Probabilmente qualcosa era iniziato lì, ancor prima che con Topolino, e grazie alla nonna avevo l’occasione di risfogliare quelle pagine con occhi vecchi e nuovi, grazie agli anni trascorsi e alle migliaia di pagine a fumetti  lette. A volte meravigliose a volte banali, raramente così intense.

I credits. Speriamo ci siano i credits. Ho cercato il nome dell’autore dei disegni, sperando di poter soddisfare la curiosità di un adulto appassionato (e un po’ preparato) di fumetti e illustrazione e chiudere un cerchio aperto da tanti tanti anni.

Un finale inaspettato, ma perfettamente coerente.
Il cerchio si chiude e quel libro riesce a regalarmi ancora un brivido, dopo trenta anni.
Anche per merito della nonna e della sua preziosa opera di raccolta e conservazione, degna del miglior Collezionista.