Cartoomics 2017: i pareri dei nostri inviati

Cartoomics 2017: i pareri dei nostri inviati

Andrea Bramini, Simone Brusca, Pierpaolo Dinapoli, Gianluigi Filippelli e Amedeo Scalese (in rigoroso ordine alfabetico): la piccola compagine spaziobianchista presente a Cartoomics 2017 era formata da noi cinque, a volte insieme e a volte per conto proprio, ognuno cercando di trarre il meglio dalla fiera di Rho Fiera Milano tra acquisti, giri tra gli stand e incontri con autori.
Ciascuno di noi si è quindi fatto una propria idea di questa edizione 2017 di Cartoomic e abbiamo pensato che il modo migliore per offrirvi una visione complessiva della manifestazione nelle sue sfaccettature sia quello di esprimere le nostre singole visioni, valorizzando così i diversi punti di vista, che, come leggerete, sono anche molto diversi.

ANDREA

Per quanto mi riguarda traccio un bilancio positivo di Cartoomics 2017.
Mancavo da due anni dalla fiera milanese e ho ritrovato una realtà piuttosto viva e capace di attirare un gran numero di persone, pur senza offrire particolari exploit.
Potrebbe lasciare l’impressione generale di essere “senza pretese”, se confrontata con le altre 3-4 grandi fiere del fumetto italiane, e, per una manifestazione situata in una città così importante, capitale del fumetto italiano, sembra un controsenso; ma d’altra parte non credo abbia nemmeno ambizioni di essere al pari delle realtà di maggior fama. È una fiera tranquilla che però non manca di avere ospiti di rilievo, conferenze interessanti dei principali editori e anche qualche anteprima interessante tra le uscite. Non sottovaluto infine l’importanza strategica della sua collocazione geografica: si possono incontrare un gran numero di autori che, anche se non ospiti ufficiali, visitano la fiera e sono spesso disponibili a scambiare quattro chiacchiere.

SIMONE

Ho visitato Cartoomics 2017 nei due giorni di maggiore affluenza, sabato e domenica, e pur riscontrando rispetto ad altre fiere una minore concentrazione di conferenze e autori di spicco, imputabile peraltro ai calendari editoriali, ho apprezzato la gestione ordinata degli eventi che consentiva anche nelle ore di punta di visitare gli stand delle diverse aree senza immergersi nella calca.
Una menzione particolare merita la Self Area, che, relativamente alle pubblicazioni a fumetti, sulle quali mi sono concentrato, ha selezionato espositori di livello elevato, sia per quanto concerne i contenuti che i disegni e la cura editoriale, al punto da essere paragonabili ad opere di grande distribuzione.

Dal sito di Cartoomics

PIERPAOLO

Al contrario di Simone, non sono rimasto molto colpito dalla Self Area, l’ho anzi trovata trascurabile.
I giochi da tavolo si ingrandiscono, ma l’offerta non mi è parsa così interessante.
In quel senso non sono rimasto entusiasta nemmeno di quanto portato dalle case editrici principali, pur se in aumento, senza contare che, per quanto mi riguarda ho notato anche pochi autori di spicco o che presentavano novità. Si distinguevano in tal senso solo Bonelli e Disney, che di anno in anno stanno aumentando la loro presenza in fiera.
Sotto il profilo delle conferenze, non sono molto più soddisfatto: a parte qualche felice eccezione, come quella di Barbara Canepa organizzata da BAO o l’incontro organizzato da Astorina, nel complesso quelle a cui ho assistito non mi sono sembrate granché interessanti.
Diciamo che Cartoomics ha ancora un po’ di strada da fare per diventare culturalmente rilevante. Logisticamente rimane una delle migliori. Forse è penalizzata dal periodo dell’anno relativamente morto per l’editoria a fumetti italiana, che guarda già al Comicon di fine aprile.

GIANLUIGI

Parto col dire che se rapportiamo la fiera al costo del biglietto, è deludente.
Ad esempio il costo de Le strade del paesaggio a Cosenza è 1/3 (se non ricordo male), sono presenti pochi editori (la Bonelli è venuta, ad esempio, anche se insieme al DyD fun club), ma hanno un programma interessante e il Museo del Fumetto di Cosenza è gestito ottimamente e presenta delle mostre di un livello che a Milano se lo scordano, anche facendo un paragone con il pur buon lavoro del WOW.
Milano, però, ha acquisito una dimensione molto legata al carnevale e quindi con un contorno di cosplayer che, pur non avendo il livello di Lucca, è comunque interessante, anche grazie alla sezione fantascientifica.
Restando ai fumetti, la parte degli editori è sembrata in miglioramento nel corso del tempo, sia grazie all’aumentata presenza della Panini, sia grazie alla Shockdom (che si è allargata negli ultimi anni per spazi espositivi) e alla BAO. Ma in effetti quest’anno si notava una certa staticità, che penso sia legata più alle difficoltà del sistema fumetto italiano che non a problemi intrinseci della rassegna.
Lamento infine l’assenza di una sala stampa vera e propria e la conseguente impossibilità di ricaricare i dispositivi digitali utili per interviste e riprese.
Nel complesso una manifestazione indubbiamente dignitosa che, come dice Andrea, non punta a nulla di più di quello che è ora, ma che ha fatto dei passi interessanti per migliorare.

AMEDEO

My two cents: avendo saltato l’edizione 2016, trovo che in due anni la fiera abbia fatto dei passi avanti, sia in termini strettamente organizzativi che – ed è quello che conta – in quanto a varietà delle conferenze e incontri proposti. Il fatto che non abbia l’appeal di altri grandi eventi non è probabilmente un limite della manifestazione in sé, posto che ovviamente i nomi di richiamo non mancano mai e che accanto alle case editrici più conosciute trovano il giusto spazio anche le piccole realtà, in un’atmosfera gioviale e tutto sommato divertente, favorita dal particolare fermento del movimento dei cosplayer.