L’Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca Rossi

Il creatore di Dampyr, Mauro Boselli, torna su Le Storie con una storia di pirati disegnata da Luca Rossi, realizzando uno dei migliori albi della collana.

Storie di mare

L'Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca RossiQuanto poco sappiamo del mare. Un’immensa distesa d’acqua fredda, profonda e scura. Un universo insondabile e popolato nei suoi antri più remoti da creature strane e sinistre. Un mondo ignoto che nella storia dell’umanità è stato fonte d’ispirazione per artisti di ogni genere e che ha dato vita a miti, leggende e superstizioni.
Romantico e sinistro frutto di questa contaminazione tra realtà e fantasia sono invece i pirati, celebratissimi avventurieri che da sempre solcano i mari della letteratura e del cinema, bifolchi senza tempo pronti a sfidare il mare e i venti nell’immaginario collettivo.
e , nel volume numero 35 della collana , intitolato L’Abisso, propongono un’avventura marinaresca vecchio stampo, in cui fin da subito si respirano le atmosfere dei grandi classici del genere: da Capitani coraggiosi di Kipling, ai corsari di Salgari, da L’isola del tesoro di Stevenson, ai racconti più oscuri di Poe e Lovecraft, passando per il Billy Budd di Melville, il tutto saldamente radicato nella classica mitologia piratesca, ricca di superstizione, maledizioni, mappe del tesoro e mostri marini.

L'Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca Rossi

Inizia l’Avventura

L’incipit della storia è semplice ed efficace: due uomini alla deriva su una scialuppa vengono avvistati da un veliero che, trovandosi sulla rotta, li recupera. Uno dei due è già morto, l’altro è un giovane che dice di chiamarsi Michel Davy e di non ricordare altro. Il veliero si chiama Southern Star, e batte bandiera nera con teschio e ossa incrociate: un membro della ciurma prende a cuore la sorte del ragazzo, il quale viene accolto a bordo come mozzo. Qui inizia l’avventura diretta abilmente dagli autori, che riescono a toccare diversi temi e ambientazioni cult della letteratura piratesca, con riferimenti talvolta eccellenti: un’isola tropicale abitata da una tribù di selvaggi dedita a riti pagani, una foresta maledetta, l’incontro con un pirata spregevole e terribile davanti al quale sono costretti a chinare il capo, una nave fantasma, un’epidemia a bordo, ammutinamenti, una Tortuga, un capitano protetto da strani guerrieri indigeni (probabile citazione all’Achab di Melville), una donna abbandonata in mare su una scialuppa (evidente riferimento a Il Corsaro Nero di Salgari) e ovviamente non poteva mancare una paradisiaca isola del tesoro circondata da un cimitero di navi.
In sostanza, ben presto la ciurma si accorge di essere perseguitata da strani eventi, in certi casi inequivocabilmente sovrannaturali, e la proverbiale superstizione marinaresca non tarda quindi a enunciare il nome del “Giona”, ovvero l’elemento della ciurma responsabile di attirare la sventura su tutta la nave: Michel, che da quel momento è costretto a continuare il viaggio guardandosi le spalle, protetto solo da Hickson, unico vero amico che ha nella ciurma.

Niente donne a bordo

L'Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca RossiInteressante notare come gli autori trattino la figura della donna nell’universo pirata: le donne, che siano principesse o che facciano “il mestiere”, riescono sempre a trasmettere qualcosa di destabilizzante, in un certo senso “divino” ma anche terribile. In qualche modo, sebbene maltrattate e quasi sempre vittime di abusi e violenze di vario genere (ovviamente per coerenza con l’universo narrativo: questi pirati sono autentici criminali), sono l’elemento che rompe l’uguaglianza nella ciurma, al punto che è sufficiente un medaglione con raffigurato un viso femminile per gettare il seme della discordia tra i membri dell’equipaggio e causare un omicidio. Ecco dunque la legittimazione della regola del “codice dei pirati” che non consente di prenderle a bordo.
Significativa anche la circostanza, inserita dallo sceneggiatore probabilmente per evitare di presentare figure femminili esclusivamente passive, in cui un gruppo di prostitute riesce a raggirare gran parte della ciurma, che mirava ad approfittare dei loro servizi senza tuttavia avere il denaro necessario per pagare: gli uomini sono quindi costretti a sfilare nudi per la città e tornare alla nave, derubati di tutto sotto la minaccia delle loro stesse armi.

Un’ottima lezione di fumetto

Nel complesso, Mauro Boselli e Luca Rossi confezionano una storia molto buona e lo fanno giocando con i fondamentali, senza ricercare l’originalità. La “grammatica” del fumetto è praticamente impeccabile: le vignette scorrono fluide e la storica “gabbia bonelliana” viene manipolata quel tanto che basta per rallentare o velocizzare il tempo della storia nei momenti cruciali, creando persino qualche inaspettata scena ad effetto.
Le prime quattro tavole della storia, a questo proposito, si possono considerare una lezione per qualsiasi aspirante fumettista: la gabbia viene costruita volta per volta in funzione del tempo, che dal placido nuotare degli abissi sottomarini passa, nella tavola successiva, alla tragica immobilità della scialuppa abbandonata alla corrente della superficie, con un naufrago in fin di vita che muove una mano in un gesto disperato, accompagnato da una voce fuori campo che lascia ben presto spazio al silenzio, finché il fato sancisce l’incontro con la Southern Star e il movimento e lo scorrere del tempo riprendono naturali.
Molto efficace anche il modo in cui Boselli costruisce i dialoghi, riuscendo persino ad armonizzare esclamazioni e brevi battute in lingue diverse, creando un effetto molto realistico senza tuttavia penalizzare la comprensione.

Il disegno

L'Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca RossiI disegni di Luca Rossi, descrittivi e precisi, riescono ad armonizzarsi al meglio con la sceneggiatura, riuscendo a trasmettere tutta l’atmosfera e la carica inquietante della storia.
Ciò che colpisce maggiormente sono i volti espressivi dei (tanti) co-protagonisti, delineati da tratti netti, spigolosi su mento, naso e mascelle – che talvolta possono ricordare quelli dei comics d’oltreoceano – che con l’aggiunta di barbe, baffi, capigliature o menomazioni, raggiungono una caratterizzazione grafica immediata e del tutto indispensabile per lo stile narrativo del “socio” Boselli che, com’è noto, è solito inserire molti personaggi rilevanti nelle sue sceneggiature.
Anche i volti e i corpi femminili, sebbene meno curati dal punto di vista della caratterizzazione, risultano particolari e adeguati: da notare la differenza tra le sinuose indigene dalle tipiche acconciature gonfie e, ad esempio, la sguaiata ragazzona della locanda, dal volto imbruttito e il corpo sformato dai vizi, oppure tra la bellezza selvatica delle “professioniste” dalla carnagione scura e il viso ornato da pitture tribali, e invece il volto regalmente agghindato della principessa indiana.
Tuttavia il lavoro migliore Rossi lo fa proprio con il terribile abisso che da il titolo alla storia: il mare è infatti un nero inferno d’acqua e schiuma bianca, che si estende fino all’orizzonte e che in alcune scene pare quasi imprigionare i personaggi nell’universo ristretto del veliero, tra quell’acqua scura e sinistra e un cielo bianco e immobile, solcato appena da qualche nuvola.

L'Abisso: i pirati di Mauro Boselli e Luca Rossi

Un finale maldestro

Complessivamente l’unica nota veramente negativa dell’albo è il finale, che risulta inaspettatamente forzato e lascia purtroppo cadere nel vuoto alcuni elementi potenzialmente interessanti emersi durante lo svolgimento.
Presumibilmente, ciò che l’autore aveva in mente era un finale lovecraftiano, alla maniera di quel piccolo capolavoro che è Dagon: quindi svelare l’aspetto della terribile entità rimasta “latente” per tutto il racconto, ma nello stesso tempo lasciare alcuni punti non chiariti sulla sua reale essenza e sullo svolgimento dei fatti.
Tuttavia il tentativo risulta un po’ maldestro e la sceneggiatura finisce per annodarsi nel giro di quattro o cinque pagine finali: l’inettitudine del protagonista, che per tutta l’avventura è rimasto pressoché inattivo, limitandosi ad assistere alle azioni dei compagni, contrasta infatti nelle ultime tavole con una sua improvvisa salita in cattedra spiegata da uno scontato evento sovrannaturale. Per arrivare a questo punto lo sceneggiatore è inoltre costretto ad alcune forzature, tra cui quella di riutilizzare uno stratagemma narrativo azzardato già impiegato all’inizio della storia.
Interessante comunque l’idea dell’isola “divina”, un’ideale Shangri La dove i pirati ritrovano, in una sorta di doppio contrappasso, sia i loro sogni, sia i loro incubi più oscuri.

L’Abisso, nel complesso, è una storia che sa intrattenere e a volte stupire, e anche se il finale manca di mordente, l’albo riconferma di diritto la collana Le Storie come una delle più interessanti del panorama Bonelli degli ultimi anni, non sempre all’altezza di se stessa ma in grado di registrare notevoli picchi di qualità.

Abbiamo parlato di:
Le Storie #35 – L’Abisso
Mauro Boselli, Luca Rossi
, settembre 2015
114 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,80€

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