La conclusione de La Compagnia della forca

Rizzoli Lizard pubblica l’ultima parte de "La Compagnia della forca", capitolo molto importante ma poco riconosciuto della vita artistica di Magnus.

La conclusione de La Compagnia della forcaCon La minaccia del grande Buio si conclude la seconda parte de La Compagnia della forca, la saga scritta e disegnata tra il 1977 e il 1979 da con la collaborazione di , e raccolta in una nuova riedizione in due volumi dalla , che da qualche anno sta riproponendo le opere dell’autore bolognese con pubblicazioni molto accurate e approfondite.

Come per gli altri lavori, anche in questo caso, la casa editrice milanese ha scelto il cartonato nel formato grande 28 x 21 cm, arricchendo il volume con i contributi critici di Luca Baldazzi e Fabio Gadducci (che ne ha anche curato l’edizione) e con l’inserimento di schizzi, tavole preparatorie e altro materiale inedito sui protagonisti della compagnia di ventura della casata di Montblanc.

Com’è dura l’avventura: una storia editoriale lunga trenta anni

Quella della Rizzoli Lizard è solo l’ultima tappa di un percorso editoriale che, come le storie e le vicende dei personaggi della Compagnia, è stato a sua volta avventuroso e pieno di trasformazioni ed evoluzioni nel tempo. Pubblicata inizialmente dalle Edizioni GEIS e concepita per un totale di ventiquattro albi nel classico formato tascabile dell’epoca, 14 x 21 cm, con due vignette per pagina per un totale di 120 pagine, la serie fu interrotta al diciottesimo numero, per essere poi conclusa dopo un anno dalla Edifumetto con il doppio albo finale La resa dei conti.

Negli anni successivi la saga ha avuto diverse riedizioni, ognuna caratterizzata da differenti interventi editoriali. I più classici, come nel caso della Granata Press e della Panini Comics, hanno ripreso semplicemente l’impostazione e la struttura grafica originale, integrandola al massimo con contributi speciali e con materiale redazionale esclusivo. Diversa invece è l’edizione nel 1988 di Alessandro Distribuzioni, dove viene ripubblicata tutta la saga in dieci numeri (ogni volume ha un titolo nuovo e contiene due albi che vengono assemblati insieme) e la struttura originale della precedente versione con le tavole a due vignette viene trasformata in maniera significativa con la storia rimontata dallo stesso Magnus in nuove pagine a otto vignette.

Questa stessa struttura viene adesso ripresa La conclusione de La Compagnia della forcaanche da Rizzoli Lizard che riunisce così in soli due volumi tutta l’intera pubblicazione. Ma se è vero che per la casa editrice milanese, dato il formato adottato e la necessità di seguire uguali registri editoriali rispetto alle precedenti raccolte delle opere di Magnus, la scelta di riproporre la storia nella versione rimontata era la soluzione più naturale, è pur vero che questo adattamento grafico resta non conforme all’originale e non consente una facile lettura.

Tutto ciò è dovuto sia perché vengono compresse le vignette, che erano invece concepite per un formato molto più agevole e ad ampio respiro, sia perché l’orientamento stesso della lettura non è sempre univoco (da sinistra a destra) ma in molti casi diventa zigzagante (dall’alto verso il basso per poi risalire in alto a destra), complici le misure non sempre omogenee delle vignette e la conseguente impossibilità di rimontarle sempre nell’orientamento classico.

Particolare da non sottovalutare perché si sta parlando in ogni caso di una delle opere più complesse e di difficile lettura di Magnus anche dal punto di vista del contenuto e delle storie, merito questo che molti all’epoca additarono invece come causa per cui La Compagnia non raggiunse il successo di pubblico sperato.

Magnus e il fumetto come forma d’arte e cultura

La Compagnia della forca è un’opera mutevole e multiforme, realizzata su più livelli di lettura e con innumerevoli intrecci e intrighi narrativi. In ogni episodio il ruolo dei protagonisti ruota costantemente, concatenando così le loro vicende in sviluppi sempre più complessi e coinvolgenti, struttura oggi molto utilizzata con il montaggio alternato tipico della serialità televisiva. Tutte queste caratteristiche non vennero sempre comprese e apprezzate all’epoca: il fumetto era visto e usato per lo più come intrattenimento volgare (e/o popolare) e dove non era riconosciuto e nemmeno richiesto alcun intento autoriale.

Magnus invece, pur mantenendo fede ai toni e ai dettami di largo consumo, non si accontenta e cerca sempre di rompere gli schemi e di (far) rispettare il fumetto come forma d’arte, realizzando un’opera non consueta e per nulla lineare in cui è evidente la partecipazione diretta dell’autore e il suo amore per la storia e la letteratura. Così, continuando a far ricorso agli elementi di facile presa sul pubblico di cui è portatore sano, dal grottesco all’avventura, dalla parodia all’epica, l’autore bolognese prova anche a farsi portatore di un valore culturale e formativo del suo lavoro. La Compagnia della forca è infatti un modello di storia comparata, materia che a detta dello stesso Magnus “è uno degli scogli più impervi per gli studenti che non riescono a concepire che ai tempi di Lorenzo il Magnifico ci fosse Dracula il vampiro perché appartengono a due mondi a parte, che non coincidono”.

Proprio su queste infinite contrapposizioni, Magnus costruisce le vicende della compagnia di ventura guidata da Sir Percy di Montblanc e composta da altri sei personaggi che partono uniti ma che si perdono e ritrovano costantemente per tutto il tempo del racconto.

La conclusione de La Compagnia della forca

Magnus gioca su questi sviluppi narrativi, facendo e disfacendo la tela, mescolando stili differenti e richiamando ambientazioni e contesti storici eterogenei. La Compagnia non ha uno ma (almeno) sette protagonisti e il lettore segue le sorti di ognuno, ritrovandosi catapultato in ogni episodio in una nuova situazione e in un nuovo luogo, dalla Venezia dei Dogi al favoloso Oriente, tutte terre grondanti Storia e avventura.

Un lavoro che attinge alle atmosfere create da Magnus nei suoi lavori precedenti e soprattutto a quelli realizzati con Max Bunker, da Alan Ford (e il Gruppo TNT) a Maxmagnus, che l’autore sviluppa ancor più in profondità caricando la scena con infiniti intrighi e personaggi, ma senza venir mai meno all’aria scanzonata e parodistica. Dall’innamoramento al potere, dall’ingordigia alla stupidità, dalle tematiche universali e da immaginario collettivo alle citazioni mitologiche e leggendarie da alta letteratura, da Icaro e l’aereo a L’Orlando Furioso e tutto il tema dell’epos cavalleresco.

La conclusione de La Compagnia della forcaI contrasti del chiaroscuro delle matite riproducono in pieno le contese e i conflitti umani, nascondendo dietro l’ironia e la parodia dei luoghi comuni, semplicemente tutte le debolezze dell’uomo.

La forza dell’opera di Magnus non è però nello script, almeno non lo è in quest’opera dove si ricorre a sviluppi che spesso si sciolgono in epiloghi superficiali e in maniera non lineare, con buchi nella trama, soluzioni irrisolte o risolte con il deus ex machina, come il tappeto volante.
Tutte situazioni che però passano in secondo piano perché davanti all’arte di Magnus, sarebbe fuori luogo pretendere una sceneggiatura di ferro, perché la sua forza è proprio nel poter riu
scire a realizzare l’impossibile nel suo mondo straordinario e in-credibile. Basti semplicemente pensare all’intuizione grafica della “bella adescatrice”, il cui volto visto da un altro punto di vista è semplicemente un teschio.


Soluzioni che racchiudono in pochi tratti intere pagine di superflue spiegazioni. Magnus riporta e amplifica il suo caratteristico marchio di fabbrica, il chiaroscuro e il suo tratto marcato e netto, giocando con le forme ed evidenziando gli elementi parodistici.

Escludendo Lo Sconosciuto, anche da un punto di vista grafico il lavoro realizzato per la Compagnia è più complesso e ricercato rispetto alla produzione precedente e sebbene non abbiano la cura e il dettaglio maniacale del Texone La Valle del terrore, gli sfondi medievali della storia sono comunque molto precisi e ricchi di particolari restituendo in pieno lo spirito e l’atmosfera delle vicende narrate.

L’opera incompresa di un autore che guardava oltre i confini

Anche se non sempre considerata, La Compagnia della forca resta un capitolo molto importante della vita artistica di Magnus, una grande allegoria che rappresenta l’epigrafe di un mondo avventuroso ormai in estinzione sia da un punto di vista storico, che artistico e culturale. Tutti indizi che Magnus semina in tanti dialoghi e situazioni in cui i personaggi di quest’armata di sventura si imbattono e combattono.

Non bisogna dimenticare che l’opera viene create in un periodo difficile, nel pieno degli anni di piombo, e nemmeno il fumetto di svago e di avventura può rompere ormai il disincanto che emerge. “Di questi tempi, nemmeno in Italia si sta più bene” dirà qualche personaggio della Compagnia, ma non si sta riferendo all’epoca passata, perché tra le righe della sua opera si coglie la profonda modernità di Magnus, che nel 1978, a chi lo criticava sull’assenza dell’eroe fisso, rispondeva così: “Mi annoio a disegnare sempre gli stessi volti e le stesse scene. E poi, se pensiamo alla televisione, alla caducità dell’immagine che vive solo nell’attimo in cui appare sullo schermo per poi dileguarsi definitivamente, possiamo concludere che la Compagnia, risponde alle esigenze visive e di vita del momento, che sono oltremodo caotiche e caleidoscopiche”.

Un autore totale che come pochi aveva saputo leggere, comprendere e restituirci il suo (e il nostro) mondo.

Abbiamo parlato di:
La Compagnia della forca-La minaccia del grande buio
Magnus, Giovanni Romanini
Rizzoli-Lizard, gennaio 2016
400 pagine, cartonato, bianco e nero – 28,00 €
ISBN: 9788817086110

 

1 Commento

1 Commento

  1. Fam

    20 luglio 2016 a 11:31

    Ottimo pezzo. La Compagnia della Forca resta una delle mie opere preferite. Solo un appunto: prima del Texone Magnus ha dato ampio sfogo alle sue capacità grafiche con certosina meticolosità ne Le Femmine Incantate, a mio modo di vedere la sua opera più rappresentativa.

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