Jonah Martini, Indagatore di miracoli: intervista a Crippa e Buscaglia

Articolo aggiornato il 16/04/2015

Jonah Martini, Indagatore di miracoli: intervista a Crippa e BuscagliaCiao a entrambi e ben tornati.
ALEX: Ciao!
ALFIO: Ciao vecchia roccia!

Con Jonah Martini siete passati dall’inferno di 100Anime ai miracoli, tanto per non farvi mancare nulla. Sembra che voi due non riusciate a stare lontani dalle tematiche soprannaturali.
ALEX: Colpa del cinema di cui mi nutro da quando sono nato… maledetti thriller soprannaturali!
ALFIO: Colpa di essere suo amico e dal fatto che mi faccio sempre convincere dalle sue balzane idee.

Jonah Martini in Italia, Le Missionnaire in Francia; perché la necessità di cambiare titolo?
ALEX: Ottima domanda, la migliore finora. Un titolo azzeccato può fare la differenza tra una vendita buona e una vendita scarsa, soprattutto nel mercato del fumetto dove, per fortuna o per sfortuna, l’immagine dell’autore è slegata dal prodotto che propone (di solito…). Nello specifico nostro, io e Alfio di comune accordo con abbiamo optato “Jonah Martini” per l’Italia per due motivi: 1- evocare il filone bonelliano che intitola tutte le testate col nome dei relativi protagonisti, in modo da essere più immediati e “identificabili” nel nostro mercato; 2- evitare la traduzione letteraria (il Missionario) che forse fa più “saggio sulle missioni” che thriller soprannaturale…

La prima cosa che balza agli occhi è la definizione “Indagatore di Miracoli”. Fino ad ora si era visto di tutto, ma un indagatore dei miracoli ancora no. Si tratta di una mossa tesa solamente ad occupare questa nicchia narrativa vacante o la scelta nasce da altre esigenze.
ALEX: Come detto, il titolo è volutamente bonelliano affinché in Italia venga recepito più facilmente, e di conseguenza anche il sottotitolo doveva esserlo. è anche una dichiarazione d’intenti, se vuoi: titolo e sottotitolo dicono al lettore che no, non avrà tra le mani un fumetto underground con alieni succhia-budella, ma no, nemmeno il solito detective. Insomma, Jonah indaga su miracoli, non su omicidi o furti.

Parlateci un po’ dell’ambientazione geografica: come nasce Montelago e come l’avete ricreato? Basandovi su quali paesi?
ALEX: E questa è LA domanda! Tre anni fa mia moglie mi porto’ a Orta San Giulio, un bellissimo paesino piemontese che si affaccia sul piccolo lago d’Orta, al centro del quale c’é un’isoletta con un monastero, una chiesetta e poche case… affascinantissimo, me ne innamorai subito e pensai che dovevo ambientarci assolutamente un fumetto prima o poi. Una storia dal sapore mistico, perché questo ispira il luogo, credenti o no. L’idea di “Jonah” mi è praticamente nata lì. Per rispetto ho cambiato il nome in Montelago, perché comunque nella nostra storia si trattano temi e argomenti un po’ tosti. Una volta approvato il progetto ci portai Alfio di peso, che scatto’ un sacco di foto, prese schizzi e acquisto’ un pesantissimo e costosissimo volume sulla storia del paese… Ah, cosa non si fa e non si spende per l’arte! Praticamente TUTTI i luoghi di “Jonah” esistono e sono visitabili. Ti ricorda qualcosa, Michele? (“sì, lo stesso lavoro su Milano per 100ANIME” è la risposta)
ALFIO: Orta San Giulio è un luogo bellissimo che racchiude un po’ tutte le caratteristiche di tutti i paesi nostrani o, meglio, che trovavamo nell’Italia rurale dei primi del novecento. Ha conservato ancora quel fascino retro’ utile per raccontare la nostra storia in cui tutti possano riconoscere qualsiasi paesello dei nostri nonni.

Restando sull’ambientazione non si può non parlare del periodo storico in cui la vicenda è incentrata. Perché avete scelto proprio il “ventennio”?
ALEX: Perché tratto una delle crisi più ancestrali dell’uomo, quella di Fede, e mi serviva un contesto storico netto e squadrato come pochi per farlo esplodere. Jonah infatti è un prete che ha perso fiducia in Dio e nelle Istituzioni… ed è costretto a indagare per conto del Vaticano e sotto il Regime! Quello che cerca nel suo lavoro è ciò che in realtà cerca per sé: un vero miracolo che lo aiuti a tornare a credere. Trattando poi il Cristianesimo in senso stretto, e non rivisitato alla Codice da Vinci, l’Italia era il posto più azzeccato, quasi d’obbligo. Aggiungi che la crisi di Jonah è nata quando faceva il missionario in una colonia fascista, l’Etiopia, e ha visto da vicino gli orrori della colonizzazione del Duce, e il gioco è fatto.
Certo ci sono anche una componente estetica e una pratica: ambientare una storia in un passato recente così radicato nel nostro immaginario è sempre affascinante (in seppia poi è una goduria) e io da sceneggiatore sono esonerato dal conoscere le modernissime tecniche d’indagine sul soprannaturale! Un taccuino, una macchina fotografica d’annata e tanto intuito…voilà!
ALFIO: Infatti, Jonah non avrebbe spiccato in un contesto attuale.
Il ventennio è un momento storico che esalta la miopia di un popolo completamente chiuso in se stesso che permette di esaltare ancora di più l’anticonformismo e la modernità del nostro protagonista.
Ai tempi figure come lui erano assolutamente all’avanguardia. Solo pochi eletti erano in grado per esempio di sviluppare foto, guidare un sidecar e girare per il mondo e, soprattutto, a mettersi sempre in discussione.

La religione da sempre si basa sulla necessità di esempi da additare al popolo, ovvero i santi ed i miracoli. La necessità di nuovi santi/miracoli da “usare” come traino per il popolo è una cosa cui siamo davanti anche ai nostri giorni. Cosa ne pensate e come si rapporta questo con la storia che proponete al pubblico?
ALEX: Penso che il popolo abbia bisogno di icone, nel senso più ampio del termine. è un istinto, è qualcosa di innato in tutti noi. Tutti crediamo in qualcosa, chi in Dio, chi nella Scienza, chi nell’Amore, chi in sé stesso, chi nel proprio lavoro… Ma il passo verso la strumentalizzazione di un’icona è brevissimo. In “Jonah” se ne parla eccome: la conferma di un miracolo porta alla santificazione di luoghi e persone e, di conseguenza, fama per gli interessati e speranza per tutti gli altri… ma se il miracolo è falso?
ALFIO: Francamente non so di cosa ha bisogno il popolo, ma so di cosa ho avuto bisogno io nel volere raccontare questa storia: il desiderio profondo di capire se dietro ogni gesto c’é un disegno divino o no.
E confesso che non ho trovato ancora risposta, ma perlomeno, grazie a questa storia, ho elaborato almeno la domanda… quindi spero che il lettore colga anche questa riflessione.

A proposito della storia, durante la lettura non ho potuto non pensare ad un romanzo di Eraldo Baldini, “Malaria”. Non voglio insinuare alcun dubbio, anche perché ci sono un bel po’ di differenze tra i due titoli, ma l’associazione mentale è venuta spontanea. L’avete letto?
ALEX: Non lo conosco, giuro.
ALFIO: idem.
Consiglio di recuperarlo, sono sicuro vi piacerebbe.
Passiamo alla parte più propriamente grafica: Alfio cosa puoi dirci di come hai affrontato questo nuovo lavoro con Ale?
ALFIO: Narrativamente mi sono approcciato nello stesso identico modo di 100 anime. Con Alex ho sempre la fortuna di avere sotto mano tutta la sceneggiatura e quindi prima di disegnarla è possibile stendere gran parte dello storyboard su cui discuterne i tempi narrativi e le eventuali sfumature registiche.
Graficamente ho cercato di rendere il disegno più neutro possibile per dare più forza alla sceneggiatura. Era mia intenzione far scorrere la lettura e non cadere in virtuosismi estetici che avrebbero distratto inutilmente il lettore. Più che un disegno bello, il mio, lo reputo utile e funzionale al racconto fine a sé stesso.

La scelta della tonalità seppia con abbacinanti scorci di bianco, col rosso a definire solo la camera oscura, è importante a mio avviso. Tende a lasciare lo spettatore un po’ in disparte, come se stesse guardando un vecchio film o delle vecchie foto. Voglio dire se volevate la totale identificazione del lettore con l’ambiente non era meglio scegliere dei colori realistici (in fondo anche il passato è stato a colori) per questo motivo penso si tratti soprattutto di una scelta puramente grafica. Che mi dite?
ALEX: All’origine (tre anni fa) avevamo proposto il progetto in Francia proprio in seppia, perché ci sembrava figo e coerente col contesto, non solo storico ma anche narrativo (Jonah usa molto le fotografie come strumento d’indagine… e negli anni ’30 non c’era il colore). Ma Bamboo Editions ci impose il colore e così fu. Vedendo ora il risultato ti diro’: forse hai ragione, la scelta cromatica così estrema è più affascinante che rigorosamente realistica, ma noi vogliamo proprio affascinare e stupire il lettore! Vogliamo che quando qualcuno alle fiere o in libreria sfogli il fumetto rimanga colpito e incuriosito e infine lo compri!
ALFIO: Mi piace come l’hai definito: una storia che tende lo spettatore un po’ in disparte.
In effetti è così. Un fumetto per nulla sopra le righe, che cerca di essere discreto e riflessivo.
Il seppia, oltre che a essere utile per la trama, lo distingue.

Notevole lo studio portato avanti sui visi. Non so perché ma penso che Alfio si sia documentato un bel po’, no?
ALFIO: Beh, sì abbastanza. Mi piace documentarmi sugli attori.
Ho cercato di ispirarmi a Whilliam Defoe, Burt Lancaster, Donald Sutherland, ho visto Novecento di Bertolucci piu volte…

Domanda di rito: so che le avventure di padre Martini stanno continuando in Francia: cosa potete anticiparci?
ALEX: In realtà in Francia è tutto in stand-by per ora. Sono usciti due tomi in Francia e Belgio, uno nel 2007 e uno quest’anno, che rappresentano la prima avventura di Jonah. Le vendite sono state discrete, ma aspettano i risultati del tomo 2 (uscito pochi mesi fa) per decidere. Non è escluso pero’ che si continui la serie in Italia. ReNoir è un ottimo editore, non lo dico qui e ora perché mi conviene, ma perché finora quei bravi ragazzi hanno fatto solo scelte intelligenti sul nostro progetto (a cominciare dall’accorpamento dei due cartonati francesi in un unico brossurato a prezzo contenuto, fino all’accettazione di un fumetto che tratta una tematica così “spigolosa”). Vedremo come andranno le vendite, ma fin d’ora so che se ReNoir un giorno dirà “possiamo procedere con nuove storie” è perché ci sarà un’effettiva convenienza editoriale (per loro e per noi) e non per combattere i mulini a vento.

Altra domanda di rito: cos’avete in cantiere?
ALEX: Insieme, per ora, nulla. Sai, dopo 5 volumi francesi io e Alfio ne abbiamo un po’ piene le palle l’uno dell’altro, un po’ come quelle vecchie coppie annoiate che hanno bisogno di esplorare nuovi orizzonti e diventano scambisti per poi scoprire dopo anni che si trovavano benissimo col proprio partner. Prevedo quindi una reunion entro 10 anni.
Quindi, nel frattempo, io ho scritto e sto scrivendo fumetti per disegnatori scambisti che usciranno nel 2009: “GANGS” (disegni di ) e “DOLLAR-BABY” (disegni di Werther Dell’Edera) per KSTR Editions; “ArcasacrA” (disegni di Emanuele Boccanfuso) per Nicola Pesce Editore; un albo di Dampyr dal titolo provvisorio “Il morso della tarantola” (disegni di Arturo Lozzi). Questi ultimi due ambientati in Puglia.
ALFIO: Continuo collaborare con sceneggiatori francesi come Mathieu Mariolle e Jean Claude Bartoll. È appena uscito in Francia Mafia&CO per 12bis e per l’anno prossimo Nuisible per Glénat. Inzio timidamente ad approcciarmi al fumetto americano con la Image comics con una storia breve di Len Whein per il fumetto Outlaw Territory. In Italia mi dedico come illustratore per la Edizioni.

Io intanto attendo i lavori “pugliesi” di Ale, vista l’ambientazione che mi riguarda abbastanza da vicino.

Jonah Martini
Editore ReNoir Comics
Volume unico
96 pagine a colori
Formato 17X24
Copertina brossurata con alette
Prezzo 12euro

Riferimenti
Il blog di Alessandro Crippa: alexcrip.blogspot.com
Il sito di : www.alfiobuscaglia.com
Edizioni ReNoir: www.renoircomics.it

Si ringrazia la ReNoir Comics per la disponibilità.

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