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Jacovitti – Il teatrino perpetuo: tra horror vacui e amor pleni

“Jacovitti – Il teatrino perpetuo” è la pubblicazione che ha accompagnato la mostra dedicata all’autore inaugurata a Bologna durante il BilBolBul 2017 e conclusasi a gennaio 2018. Un saggio ricco di spunti che aiutano a capire l’importanza e l’influenza di un artista inimitabile.

Il nome dell’associazione culturale è da oltre dieci anni sinonimo di garanzia e qualità nella promozione culturale, pedagogica e didattica del fumetto. Sono loro a curare BilBolBul, il Festival internazionale di fumetto che si svolge ogni anno a Bologna e che puntualmente ospita, tra le altre, una mostra dedicata a un importante autore della nona arte.

Altrettanto puntualmente a queste mostre si sono sempre affiancate una serie di pubblicazioni, curate da Hamelin, rivelatesi veri e propri approfondimenti sull’autore di volta in volta in oggetto. È accaduto in passato con Magnus, con Sergio Toppi e con Gianni De Luca, e nel 2017 il protagonista è .

Benito Franco Iacovitti – cognome che per vezzo autoriale trasformerà in Jacovitti -, classe 1923 e scomparso nel 1997, è un unicum nel panorama fumettistico italiano (e non solo). È questa la tesi di fondo che Jacovitti – il teatrino perpetuo porta avanti nelle sue pagine.

Il volume, pubblicato da , è strutturato in due sezioni. La prima, denominata Camomilla, ospita gli scritti di sei critici che si concentrano, ognuno secondo il proprio stile e le proprie conoscenze, su un aspetto particolare dell’opera di Jac. La seconda, più snella come numero di pagine e chiamata Pallottole, lascia spazio alle parole di otto autori – italiani e non – che spiegano l’influenza che Jacovitti ha avuto nella loro professione.

Jacovitti – Il teatrino perpetuo: tra horror vacui e amor pleni

Camomilla

La sezione dedicata alle letture critiche e riflessioni inizia con un pezzo di Gianni Brunoro che, facendosi carico dell’apertura del volume, regala ai lettori una panoramica sulla figura e l’opera di Jacovitti, mettendone in evidenza tanto la poliedricità di generi trattati quanto la complessità e lo studio che si cela dietro uno stile immediato, diretto e aperto verso il lettore.

Andrea Sani, autore che da anni studia l’opera di Jacovitti, illustra l’inventiva linguistica del fumettista, la sua capacità di creare neologismi e calembour raffinati oltre a rime spassose, qualità che spesso finisce in secondo piano rispetto all’esuberanza grafica di Jac.

Il famoso critico cinematografico Goffredo Fofi parla invece del rapporto tra Jacovitti e il cinema, quella comunanza di idee e ispirazioni che si può ritrovare nella sua opera fumettistica e nei lavori di Federico Fellini – che di Jac fu estimatore – ma anche in quel gruppo di autori che fecero grande tanto l’illustrazione e il fumetto quanto il cinema italiano del Dopoguerra e che in gioventù si riunirono attorno a pubblicazioni satiriche come il Marc’Aurelio e Il Bertoldo.

Jacovitti – Il teatrino perpetuo: tra horror vacui e amor pleniErik Balzaretti nel suo scritto prova ad alzare un velo sulle fonti e le influenze ispiratrici che hanno dato vita a uno stile personalissimo come quello di Jacovitti. Da alcune miniature e riproduzioni medievali fino ai “Proverbi Fiamminghi” di Peter Brueghel o all’opera di Hieronimus Bosch, tante sono le assonanze che si possono ritrovare con le tavole del fumettista, soprattutto le famose “panoramiche”, per arrivare in tempi più recenti all’ammirazione di Jac per il surrealismo di certi suoi colleghi come Walt Kelly e Al Capp, senza tralasciare autori come Otz Messmer o R.F. Outcault. Il saggio è illuminante nel definire chiaramente su quali fondamenta si sia costruito lo stile di Jacovitti.

Alessio Trabacchini si lancia in un’analisi a largo raggio sull’evoluzione dello stile e della poetica, del modo di raccontare di Jacovitti nel corso del tempo, rapportato alle vicende attraversate dal nostro paese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in avanti.

Chiude la sezione Camomilla Luca Raffaelli che, con lo stile giornalistico che lo contraddistingue, racconta i legami che intercorrono tra Jacovitti e Andrea Pazienza e non solo quanto in quest’ultimo si possa ritrovare la lezione del primo, ma anche di come Jac e Paz fossero spiriti affini nel loro immaginario narrativo e nel loro modo di raccontarlo e metterlo su carta.

Quello che viene fuori dagli scritti di questi sei autori, oltre a un generale ma ampiamente esaustivo ritratto di Jacovitti che può stimolare tanto ad approfondirne lo studio quanto a leggerne l’opera, è l’opinione condivisa di quanto la figura di questo autore sia più profonda, complessa e sfaccettata di quello che gli è stato riconosciuto, soprattutto quando era ancora in vita.

Ridurre Jacovitti ad autore di storie per bambini o, ancora peggio, ad autore per riviste di area cattolica di ideologia conservatrice è una visione distorta e miope di quanto complessi fossero la poetica e la tecnica grafica di Jac – capace di un eclettismo narrativo e di generi raro e amplissimo – e di quanto il suo stile raccogliesse in sé e reinterpretasse una serie di influenze e stimoli artistici, storici, politici e sociali variegati e profondi.

Pallottole

È nella seconda e più breve sezione del saggio che viene fuori quella che possiamo ritenere la definizione migliore data a Jacovitti, grazie alle parole di uno degli otto fumettisti ospitati: Miguel Angel Martin autore spagnolo che vanta una grande conoscenza critica del linguaggio del fumetto.

«A mio parere [Jacovitti – ndr] è uno dei pochi veri artisti usciti dal mondo dei fumetti, forse insieme soltanto a George Herriman. Ci sono tanti disegnatori di fumetti che sono bravissimi, ma non per questo sono artisti. Vorrei che la distinzione fosse chiara, chiamo artisti quegli autori che creano un mondo unico, complesso e irripetibile, che può essere soltanto loro fino a confondersi con loro.
[…] In Italia ho potuto leggere alcune delle prime storie di Jacovitti, lì puoi notare ancora l’influenza del fumetto nordamericano, anche se la sua personalità è già chiara. Poi diventa inimitabile in tutto, e intraducibile in altri linguaggi apparentemente simili, come l’animazione. So che Jacovitti è molto amato qui dagli esperti di fumetti italiani, ma secondo me dovrebbe essere apprezzato anche fuori dal mondo del fumetto. Perché, senza che ne avesse la pretesa, ne sono sicuro, è un grande artista.»
(Un artista psicotonico, M.A. Martin, Jacovitti – Il teatrino perpetuo, pag. 98)

Un artista dunque che, oltre a Martin, ha pervaso con la propria eredità altri sette autori le cui riflessioni vengono ospitate in questa parte conclusiva del saggio: da Luca Salvagno (unico dei presenti ad aver lavorato come colorista con Jac) a Paolo Bacilieri, passando per Marco Taddei, Marco Corona, Francesca Ghermandi e Maicol & Mirco, fino a Gilles Bachelet.

Jacovitti – Il teatrino perpetuo: tra horror vacui e amor pleniUn gruppo di autori distanti tra loro per stile, formazione e tematiche, ma tutti in vari modi esposti, influenzati, segnati e avvicinati (anche per negazione, come nel caso della Ghermandi) alla poetica jacovittiana. Quello stile inimitabile – e inimitato – capace di una pervasività profonda in chi ne legge le opere.

Questo emerge dalle parole degli autori: tutti, chi più chi meno, sono stati lettori e sono cresciuti con Jacovitti e quelle tavole, quelle pagine strabordanti di personaggi surreali, lische e salami, quell’amor pleni piuttosto che horror vacui, si sono manifestate nelle loro menti quando da lettori sono diventati autori.

Merita una piccola citazione anche l’impostazione grafica del saggio, esaustiva ed efficace senza essere preponderante sulle parole che qui svolgono la parte del leone. Le immagini di tavole intere o singole vignette, spesso tratte da scansioni originali delle tavole di Jac, la presenza di diverse delle tipiche tavole panoramiche dell’autore, accompagnano le parole dei saggi, le illustrano e le esplicano.

Un plauso va riservato ad alcune illustrazioni ingrandite a tutta pagina che “svelano” l’originale cifra grafica dell’autore, quella linea netta, nera e spessa tracciata direttamente con il pennino, senza nessuna matita preparatoria. che contornava con precisione le figure e che in realtà era formata da una serie di piccoli tratti stesi uno accanto all’altro, in un lavoro di ripasso della china più e più volte sul foglio. Il segno di un artista unico e inimitabile.

Pubblicazioni come Jacovitti – Il teatrino perpetuo, così come le altre prodotte in passato da Hamelin, racchiudono in sé un valore critico e culturale notevoli, analizzando e approfondendo la figura e l’opera di autori fondamentali della scena fumettistica.
Valore che aumenta ancora di più in questo periodo in cui da più parti si lamenta una diminuzione della pubblicazione di opere di critica e divulgazione sul fumetto da parte delle case editrici specializzate.

Abbiamo parlato di:
Jacovitti – Il teatrino perpetuo
A cura di Hamelin – AA.VV.
Coconino Press – collana Coconino Cult, 2017
112 pagine, brossurato – 20,00 €
ISBN: 9788876183881

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