Ironia, avanguardie e noir: intervista a Benoît Preteseille

Intervista a Benoît Preteseille, artist in residence dell'ultima edizione di BilBOlBul: parliamo della mostra a lui dedicata e della sua arte.
Articolo aggiornato il 19/07/2017

Artist in residence dell’ultima edizione di BilBOlBulBenoît Preteseille nel luglio 2015 ha esplorato il museo Davia Bargellini di Bologna, dialogando prima e poi ridisegnando secondo la sua sensibilità alcune delle opere esposte. L’ironia in questa operazione sembra giocare un ruolo fondamentale come tentativo di rapportarsi in modo scherzoso e intimo con le opere, facendo sì che l’esperienza di fruizione divenga più memorabile, una sorta di lettura a livello superiore.
La mostra, inaugurata venerdì 20 novembre, rimarrà aperta fino al 17 gennaio 2016.

Ironia, avanguardie e noir: intervista a Benoît PreteseilleDiplomato in arti decorative a Parigi, Benoît Preteseille inizia la sua carriera come scenografo per il teatro e il circo. Punto di forza e obiettivo di Preteseille –  autore estremamente eclettico – è l’ibridazione artistica estremamente influenzata dalle avanguardie, in cui personaggi assurdi si muovono in mondi onirici e metafisici.
È poeta e cantante del duo “art rock” Savon Tranchand.
Nel 2004 ha fondato, con Wandrille Leroy, le edizioni Warum, casa editrice che ha “scelto volontariamente di allontanarsi dai codici di genere per promuovere un fumetto sperimentale e innovatore”.
È direttore della rivista ION, fondata nel 2010 ad Angoulême (dopo una prima parentesi di esistenza di sette numeri dal 2002 al 2004).

Salve Benoit, grazie di aver accettato di rispondere a qualche domanda sulla tua partecipazione all’ultima edizione del BilBOlBul! É per te la prima occasione di incontrare il pubblico italiano?
Chiaramente ho già incontrato alcuni italiani in giro per i festival europei, ma questo è il mio primo festival in Italia. Nessuno dei miei libri era mai stato tradotto prima, perciò mi ha fatto molto piacere realizzare un’opera speciale e bilingue, oltre alla mostra.

Ironia, avanguardie e noir: intervista a Benoît PreteseilleCom’è stato incontrare le opere antiche conservate nel museo Davide Bargellini? Nella nota introduttiva al libro che raccoglie i tuoi lavori  ti definisci attirato da “le morbide, le baroque, le raté”, puoi dirci qualcosa a questo proposito?
I musei piccoli mi piacciono sempre, perché mostrano cose che convenzionalmente non sono ritenute “sublimi”. È molto eccitante per me vedere opere d’arte strane, artisti di cui non ho mai sentito parlare o strumenti particolari, arte folcloristica, ecc. All’interno di questi musei mi piace sentire l’umanità, e anche i fallimenti e gli errori. E le opere strane e brutte in generale. Ma non penso di essere l’unico che preferisce Diabolik ai poliziotti che lo inseguono.

Da cosa è scattata la fascinazione per dadaismo e surrealismo? Quando hai capito che l’incontro con questi movimenti artistici aveva trovato in te il tramite per la contemporaneità?
Sono concentrato sul XIX secolo e l’inizio del XX perché è stato un periodo in cui fare arte era pericoloso. Gli artisti cercavano di fare cose che potevano essere viste malissimo, considerate volgari, lontane dalla bellezza comune. È uno spirito che sfocia anche in altri campi (la filosofia, la letteratura, la musica). Un libro a riguardo, Tracce di rossetto di Greil Marcus, è stato molto importante per me. Marcus trova un filo conduttore fra diverse, straordinarie opere d’arte.

Ironia, avanguardie e noir: intervista a Benoît PreteseilleChe valore ha per te l’ironia? Che ruolo pensi abbia o debba avere nel contemporaneo e nel rapporto con le opere d’arte?
Non sono un uomo del sacro. L’ironia aiuta a cambiare punto di vista sulle cose, ma mi aiuta anche a rispettarle. Quando ridi di un artista, non lo stai sempre prendendo in giro. A volte lo riporti alla vita. Un pittore come Francis Picabia – sulla cui vita e opere ho realizzato un libro [L’oiseau de Francis Picabia, ndr] – preferisce vederti ridere, ne sono certo.

Come definiresti il tuo stile grafico, c’è qualcuno che ti ha particolarmente ispirato? Da dove è scaturita la ricerca e in che senso va?
L’ispirazione deriva dal nutrire te stesso di varie cose: vita, libri, film, serie, musica, ecc. Penso di disegnare in stile “linea chiara”, il che certamente deriva dal mio amore per i fumetti franco-belgi: E.P. Jacobs e Mortimer, Jacque Tardi, Yves Chaland… è un modo di disegnare che risulta poi molto naturale da leggere.

Ibridazione fra arti: un punto di  partenza, di arrivo, o semplicemente un modo naturale e necessario di comunicare?
Perché scegliere?

Un punto sullo stato del fumetto, anche in relazione alla tua esperienza di editore e coeditore fra ION e Warum.
Il modo del fumetto è in credibilmente creativo. È uno di quei domini dell’arte fra i più interessanti e affascinanti. D’altra parte, però, sentiamo – come editori e scrittori – che la maggior parte del pubblico vede ancora questo mondo come una cosa infantile che non necessita una seria lettura. Ci sono capolavori segreti dappertutto, basta trovarli e leggerli!

La mostra a Bologna

Intervista realizzata per e-mail il 6 dicembre 2015

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