Intervista a Luca Russo: da John Doe a “(in)certe stanze” e oltre

Con Luca Russo, giovane artista italiano dalla già lunga carriera, sbocciata tra le pagine di John Doe fino ad arrivare ai fumetti editi da Tunué, "(in)certe stanze" e "Guardami più...
Articolo aggiornato il 11/11/2015

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltre

Caro Luca, grazie innanzitutto per la disponibilità. Scorrendo il tuo portfolio o una tua biografia si nota subito che sei estremamente poliedrico: fumettista, illustratore, insegnante… Chi è, oggi, Luca Russo?
Nella vita e nel disegno sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Il disegno è il mio mondo: le persone, le esperienze che mi circondano finiscono quasi sempre tra le pagine delle mie storie, a volte in maniera dichiarata, a volte in maniera più velata. L’insegnamento mi coinvolge molto soprattutto nel suo aspetto di trasmissione delle conoscenze.Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltre

Il tuo primo lavoro fumettistico di un certo livello risale al 2004, con il n. 15 di «John Doe» (Eura Editoriale). Ma, se non sbaglio, hai avuto prima altre esperienze… Quando hai iniziato a lavorare nel mondo del fumetto? Qual è stato il tuo percorso?
Subito dopo la Scuola Internazionale di Comics, nel 1994, ho mosso i primi passi nel cartone animato, un mondo che mi affascinava sin da bambino, come intercalatore e colorista presso la Cartoon School di Roma. Ma, proprio mentre facevo la cosiddetta “gavetta” per diventare magari un giorno animatore, ho capito che avevo una necessità differente di raccontare storie. Il fumetto mi permetteva di esprimere al meglio questa mia esigenza. Ho iniziato quindi disegnando e colorando di tutto, collaborando con diverse case editrici e studi, come la Play Press, per il fumetto e illustrazione per l’infanzia, la Fenix, lo Studio Leonetti, l’International Press Magazine, per i quali ho realizzato storie dal tratto realistico e illustrazioni sia per il mercato italiano che francese.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreSe non erro, il tuo rapporto con Roberto Recchioni (autore di «John Doe», insieme a Lorenzo Bartoli) è nato prima, con una storia breve, «Un colpo al Paradiso»… In generale, come ti confronti con lo sceneggiatore con cui lavori?
Di solito cerco il confronto e lo scambio di idee, sia che si tratti di un personaggio strutturato e ben definito, come il John Doe di Roberto e Lorenzo, sia che si tratti di storie create in coppia con lo sceneggiatore.

La tua carriera pare essere divisa in due parti: la prima, legata al fumetto realistico (talvolta iperrealistico!), e la seconda, con una svolta fortemente autoriale. Perché questo cambiamento?
Io non parlerei di cambiamento, piuttosto di adattabilità del segno rispetto alle storie da raccontare. I due percorsi in me sono sempre proceduti paralleli e l’uno non esclude l’altro. Nel 2002 ho fondato insieme al disegnatore Massimiliano Notaro e allo sceneggiatore Cristiano Silvi l’Explosiveink Studio proprio per approcciarmi in maniera più libera al mercato del fumetto, sia nella scelta di storie “esterne” che nella creazione di progetti autonomi.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreFino ad ora hai pubblicato due romanzi a fumetti con Tunué, «(in)certe stanze» e «Guardami più forte». Sono stati una novità, rispetto al tuo abituale (fino ad allora) modo di lavorare. Come ti sei approcciato alla lavorazione? A oggi ti soddisfano ancora, o la continua ricerca di uno stile ti sta portando per strade diverse?
Come dicevo prima, la ricerca dello stile migliore per rendere una storia è una delle mie “ossessioni”. Già quando lavoravo a John Doe, avevo in mente, ad uno stadio embrionale, (in)certe stanze, la cui trama e atmosfere molto forti richiedevano a mio parere una tecnica diversa dal classico bianco/nero del fumetto realistico italiano. È iniziata dunque per me una ricerca dei materiali (carta porosa, acrilico, matite colorate e gessetti) che mi permettessero di esprimere al meglio questa mia idea della storia. Con “Guardami più forte” ho seguito lo stesso percorso: dovendo raccontare una storia delicata e drammatica al tempo stesso, ho pensato che l’acquerello, con la sua “leggerezza”, fosse il medium pittorico ideale. Attualmente, mi sto dedicando ad esplorare la pittura (tradizionale e digitale) alla ricerca di nuove potenzialità espressive del mio segno.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreTra l’altro, molto di recente sei ritornato (momentaneamente?) a un fumetto più realistico, «Blood Academy» per l’editore belga Joker. Perché questo ritorno di fiamma?
Questo lavoro, come il John Doe n. 15 e due storie brevi per l’Eura (il citato “Un Colpo al Paradiso” e “Shivon Mac Namara” del 2007), è stato disegnato a quattro mani con Massimiliano Notaro. Nel 2005, quando eravamo insieme all’Explosiveink Studio, ci arrivò la proposta dello sceneggiatore d’avventura Philippe Saimbert riguardo un fumetto thriller ambientato in un reality show, tema che trovammo, allora come oggi, di grande attualità e che quindi poteva essere raccontato al meglio con un segno realistico. Poi, tra impegni editoriali degli uni e dell’altro e vicissitudini varie, il progetto, al quale tenevamo molto, ha visto solo di recente la luce e stiamo cercando di portarlo anche in Italia, con un accordo che proprio in questi giorni è in via di definizione.

Oltre che fumettista sei anche illustratore. Come descriveresti le tue escursioni nel mondo dei tarocchi?
Amando la sperimentazione continua, il mazzo di tarocchi con tema “Gli Angeli Oscuri” mi ha permesso di utilizzare per la prima volta la pittura digitale per un lavoro commissionato. Mi ha coinvolto molto l’idea di rivisitare delle iconografie “classiche” nella mia personale visione. Va detto che la Scarabeo mi ha dato estrema libertà creativa, sia nell’impostazione grafica che nella colorazione delle 78 carte. Abbiamo avviato dunque un proficuo rapporto di collaborazione che mi porterà credo presto ad un nuovo progetto con loro.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreFumettista, illustratore… E anche insegnante, presso la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Cosa cerchi di trasmettere ai giovani che seguono i tuoi corsi?
Oltre che alle tecniche e ai meccanismi dell’editoria, cerco innanzitutto di trasmettere ai miei allievi la passione per questo lavoro, la continua voglia di confrontarsi con se stessi e con gli altri, la capacità di rapportarsi al quotidiano per creare un proprio personale immaginario.

Sempre a proposito del rapporto con i tuoi allievi… Come vedi la professione del fumettista oggi? E tra dieci anni?
Questa è una di quelle domande che mandano in panico ogni giorno un disegnatore… Il mercato è in continua evoluzione ed è una sfida continua conciliare le sue esigenze con le scelte artistiche personali. Per avere più possibilità, bisogna proporsi ormai sul mercato globale e non soltanto nazionale, anche se negli ultimi anni l’Italia ha mostrato un’apertura nei confronti di scelte più autoriali attraverso il coraggioso lavoro di case editrici indipendenti, come ad esempio la Tunué, che mi ha dato la possibilità di pubblicare i miei graphic novel… i numeri sono ancora lontani da quelli del mercato francese o americano, ma speriamo che ci sia una continua crescita.

Prima abbiamo parlato di alcune tue scelte in ambito artistico. Ma, più in generale, perché disegni?
Il disegno si sveglia ogni mattina prima di me e va a dormire sempre dopo di me.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreQuali sono gli artisti (non soltanto fumettisti, ça va sans dire!) che ti hanno più influenzato?
La lista potrebbe essere infinita… Stilisticamente non ho un autore di riferimento, intendo un disegnatore specifico dal quale derivo graficamente, ma una serie di “suggestioni” provenienti da autori molto differenti tra loro, come Alberto Breccia, Enki Bilal, Moebius, Nicolas De Crecy, ma anche “classici” della pittura e dell’illustrazione come Edward Hopper e Ferenc Pintér… tutti artisti estremamente versatili nell’uso delle tecniche.
La curiosità di conoscere nuovi autori è sempre presente in me come la voglia di studiarne le tecniche per arricchire il mio bagaglio personale.

Quali i fumetti?
Anche questa è una domanda che prevederebbe una risposta lunghissima.
Leggo fumetti di ogni stile e nazionalità. Quelli che mi hanno più colpito e che rileggo a più riprese sono quelli di Andrea Pazienza e Moebius, la Trilogia Nikopol di Bilal, Mort Cinder e Perramus di Alberto Breccia, il Foligatto di Nicolas de Crecy, Corte Sconta detta Arcana di Hugo Pratt… Nel recente, sono rimasto affascinato da La signorina Else di Manuele Fior e Lo Scontro quotidiano di Manu Larcenet.

Quanto conta il background artistico e culturale per un disegnatore?
È fondamentale.

Intervista a Luca Russo: da John Doe a "(in)certe stanze" e oltreChi ti segue sui social network sa che stai lavorando ad almeno un nuovo progetto di stile pittorico, ma in digitale. Ci puoi dire qualcosa di più?
Tengo molto a questo progetto perché rappresenta il mio primo lavoro come autore completo: soggetto, sceneggiatura, disegno e colore. Per il momento preferisco non aggiungere altro ma vi invito a seguire l’evoluzione del lavoro sul mio blog.

Ringraziandoti ancora per il tempo e la disponibilità, anche a nome dei lettori de «Lo Spazio Bianco», ti lascio con una domanda relativa al futuro… Cosa stai facendo, e cosa farai, prossimamente?
Oltre al libro di cui abbiamo appena parlato, che occupa gran parte della mia giornata lavorativa, ho avviato una collaborazione con la casa editrice italiana Kawama per la quale ho appena pubblicato sul numero 2 di Shinigami “La ballata del Silenzio”, un racconto breve (mezzatinta a grafite), mentre sul n. 4 uscirà una storia, scritta da Otto Gabos, che ho dipinto in tecnica mista.
Per i-Pad uscirà a breve il cortometraggio animato “L’ultimo domicilio”, già pubblicato nell’edizione-cofanetto di (in)certe stanze, che mi vede anche nel ruolo di regista.

Riferimenti:
Luca Russo, sito web: lucarussoart.blogspot.com
Luca Russo, blog: lucarusso.blogspot.com

1 Commento

1 Commento

  1. Milo Russo

    3 giugno 2011 a 00:24

    Bella fratè. bellissima intervista e giuste risposte.

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