Intervista a John Cassaday, tra guerre stellari e mutanti

Intervista a John Cassaday, ospite a Lucca Comics 2016: una lunga chiacchierata su carriera, esperienze, colleghi e amici del disegnatore.

Intervista a John Cassaday, tra guerre stellari e mutanti , texano classe 1971, è uno dei più apprezzati disegnatori del fumetto statunitense. In 20 anni di carriera ha lavorato per Marvel, DC Comics e Les Humanoids Associès, realizzando opere cult come Planetary (in coppia con Warren Ellis), Astonishing X-Men (con Joss Whedon), Io sono legione (con Fabien Nury) e un apprezzato e controverso ciclo di Capitan America con John Ney Rieber. Oltre che nel mondo dei fumetti, lavora anche come regista, concept designer e attore in piccoli ruoli per cinema e tv. Attualmente è a lavoro sull’acclamata serie di Star Wars, insieme a Jason Aaron.

Ciao John e grazie per la tua disponibilità. Vorrei partire come prima cosa dal tuo ultimo lavoro, ovvero Star Wars in coppia con Jason Aaron. Prima di tutto vorrei sapere cosa si prova a confrontarsi con un universo così conosciuto ed iconico.
Sono cresciuto amando Star Wars, è parte di me. Sentivo di conoscere i personaggi e il loro universo molto bene, quindi quando si è presentata l’occasione è stato davvero un onore per me, mi sono sentito molto fortunato. É stato davvero entusiasmante fare questo passo, utilizzare questi giocattoli ed essere parte del canone. Anche il fatto di mettere insieme un team fantastico ha aiutato, con persone come Jason (Aaron). Marvel ci ha pensato con attenzione, abbiamo avuto diversi incontri per discutere cosa volevamo fare, non abbiamo deciso di fare un fumetto su Star Wars dal nulla. Stavamo pensando al periodo in cui ambientare la storia, a quali personaggi ci sarebbe piaciuto inserire. Penso sia stata una tempesta perfetta, ogni cosa è andata a posto nel momento giusto e credo che abbiamo scelto il momento giusto nella trilogia originale per la nostra storia.

Il tuo stile è molto realistico e statico, focalizzatoIntervista a John Cassaday, tra guerre stellari e mutanti più a rendere le emozioni attraverso le espressioni piuttosto che l’azione. Da dove nasce questo tuo gusto?
Non so se sono cose che puoi scegliere, no? Nascono da quello che fai, inizi a disegnare e pian piano trovi il modo di disegnare che ti fa sentire più a tuo agio. Penso di essere influenzato soprattutto dai film, penso al mio lavoro in un senso più cinematico. Tutto viene dalla storia, la storia viene sempre per prima, è la cosa più importante per me. Se hai una buona storia, l’azione si mostrerà da sola, ma se l’azione arriva e non te la sei guadagnata, e non ci sono emozioni, sono solo giocattoli che interagiscono. Deve esserci qualcosa in più quando c’è un conflitto, non può essere solo “Non mi piaci” e “Neanche tu mi piaci, combattiamo!”, non può essere così semplice. L’azione va guadagnata.

Quali sono gli strumenti che prediligi per il tuo lavoro? Realizzi tutto in digitale oppure parti sempre dal supporto fisico cartaceo?
Lavoro ancora principalmente su carta, usando inchiostro, pennelli e matite. Il 90% è su carta, seguito da un po’ di Photoshop per ripulire e aggiungere alcuni effetti. Ma la maggior parte del mio lavoro è su carta.

Alla fine degli anni Novanta hai lavorato anche come sceneggiatore a un paio di serie (Union Jack e X-Men and Alpha Flight): cosa hai imparato da quell’esperienza? Credi che sarebbe interessante riprendere a lavorare come autore completo?
Ho co-sceneggiato alcune miniserie per Marvel con un amico… ed è stato fantastico! Ho fatto quello che volevo fare e Ben, che era già un autore affermato, mi ha insegnato molto. Probabilmente ci siamo scambiati informazioni, visto che io venivo dalla parte più visuale e potevo dargli consigli e mostrargli come rappresentare le cose, piuttosto che dirle. E allo stesso modo, lo guardavo sviluppare la storia e lavorarci sodo. Stavamo limando la trama, assicurandoci che tutto seguisse una logica uniforme. Era un professionista e ho imparato molto da quella esperienza.Ovviamente, voglio scrivere di più. Ho scritto alcuni albi qua e là nel corso degli anni, ma niente di sostanziale. Ma scriverò molto di più l’anno prossimo. Ho un po’ paura ma mi sento sicuro di me, ho sviluppato delle idee negli ultimi anni e ora mi sento pronto.

E ci puoi dire che cosa sarà oppure…
Non posso dire nulla in questo momento, ma grazie per aver chiesto, vi terrò informati! (ride)

Intervista a John Cassaday, tra guerre stellari e mutanti

Nella tua lunga carriera hai lavorato con moltissimi sceneggiatori. Con quale hai trovato più affinità? E quale invece è stato il tuo momento più difficile nel corso di questi anni?
Joss Whedon sugli X-Men. Eravamo amici prima di lavorare insieme sugli X-Men e abbiamo deciso di fare gli X-Men nella speranza che avrebbe non solo mantenuto la nostra amicizia, ma che avrebbe anche funzionato. Ed ha funzionato! É stato tutto il più facile e organico possibile. Ma anche lavorare su Planetary con Warren Ellis è stato un percorso educativo, ha espanso la mia mente. Disegnavo cose che non avrei mai disegnato, luoghi terrestri ed extraterrestri. É stata una vera sfida interpretare la sceneggiatura e un universo così vasto. A volte era semplice, leggevo e pensavo “Ci sono!”, altre volte sapevo che avrei dovuto studiare un po’ perchè non sapevo come disegnare certe cose. Quindi ho imparato molto. Dopodichè ho lavorato con Joss ed è andato tutto liscio. Penso che sia una delle cose più belle, stavo crescendo come artista e imparando molto e a quel punto è andato tutto al posto giusto. Alla fine sono stato molto fortunato per quanto riguarda le persone con cui ho lavorato.

Parlando di cose che hai imparato, vorrei parlare di Legione, realizzato con Fabien Nury per il mercato francese: credi di aver maturato una maggior consapevolezza di ciò che il fumetto può essere al di là del comicdom statunitense?
Stavo lavorando a quel progetto nello stesso periodo di Planetary e X-Men. Era solo questione di prendere la sceneggiatura e interpretarla. Era scritto come una sceneggiatura cinematografica, ma la prima parte era più simile a un fumetto. Ho semplicemente applicato gli stessi criteri che stavo usando per Planetary e X-Men, in modo diretto e applicando uno stile cinematico. Mi è sembrato un lavoro molto naturale.

Proprio riguardo al cinema, alcuni anni fa hai lavorato in veste di concept artist all’adattamento cinematografico di Watchmen.
Ho lavorato un po’ ai costumi assieme a Zack Snyder. Ci siamo sentiti per telefono e parlavamo più che altro di quello che ci interessava, come dei fanboy, di quello che ci piaceva di ogni singolo personaggio. Diceva: “Disegnali come preferisci, cambia qualcosa, fai quello che ti piacerebbe fare”.

Ed è stato tutto sommato semplice, nonostante Intervista a John Cassaday, tra guerre stellari e mutantiadattare un fumetto come Watchmen fosse rischioso. All’inizio nessuno credeva in questo film, ma alla fine ha funzionato piuttosto bene.
Anch’io la penso così. É una storia difficile da raccontare, e credo che abbiano fatto il meglio che potevano. Racchiudere quella storia in un film di due ore, due ore e mezza, era molto difficile e hanno fatto un buon lavoro.

Infine, vorrei sapere quali sono le caratteristiche più importanti che secondo te un disegnatore deve sviluppare per poter lavorare nell’industria del fumetto, in particolare quella statunitense.
Penso che il trucco sia non fare quel lavoro, andare ad una fiera e incontrare l’editore. Si può fare. La parte più difficile è mostrare il tuo lavoro. Se vuoi disegnare dei supereroi che combattono per strada, mostrali mentre uno getta l’altro contro un’auto, così puoi dimostrare che sai disegnare un’auto, oppure disegnali in un parco, così puoi mostrare alberi, una fontana, magari uno scoiattolo e un poliziotto a cavallo, e poi su un edificio, per mostrare che sai costruire architetture. Fai vedere che sei in grado di disegnare azione, che sai raccontare una storia, ma anche che sei in grado di gestire tutte queste cose. Non può essere solo due tizi muscolosi che lottano. Altri consigli: tieniti sul corto, 4-5 vignette, niente di incompleto. E sii onesto con la persona con cui parli. Se ci hai messo un anno per fare quattro pagine, purtroppo non va bene, ma faglielo sapere e preparati a rispondere alle loro domande. Sii onesto, probabilmente diranno: ok, è lento ma potremmo metterlo su questa serie. E porta un’ampia gamma di lavori, perchè quando arriva la sceneggiatura la devi disegnare, indipendentemente da quello che l’autore ha tirato fuori dalla sua mente.

Grazie mille John per il tuo tempo e a presto.
Grazie a voi.

Intervista realizzata presso Lucca Comics and Games 2016 il 31 ottobre 2016
Traduzione di Alessandra Cognetta

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