Una fumettista italiana in America: intervista a Elena Casagrande

Elena Casagrande ci parla di Suicide Risk, serie di nuova uscita in Italia (Bao Publishing) da lei interamente disegnata.
Articolo aggiornato il 17/04/2015

Dopo aver frequentato la Scuola Internazionale Comics di Roma, prima collabora sulla testata IDW Publishing Angel con David Messina, poi disegna, da sola e sempre per la stessa casa editrice, Star Trek, Angel, Ghost Whisperer, Intelligence Gathering, True Blood e Doctor Who/Star Trek. Inizia a lavorare per la Marvel con Marvel Heartbreakers, per passare in seguito a Spider-man e a Hulk durante l’arco narrativo di Fear Itself. Nel frattempo si è anche occupata per Image di Hack/Slash e ha portato a termine alcuni progetti per case editrici italiane. Attualmente sta collaborando con lo sceneggiatore su Suicide Risk, serie Boom!Studios, edita in Italia da e tema dell’intervista che vi state apprestando a leggere.

Una fumettista italiana in America: intervista a Elena Casagrande

Come ti sei trovata a collaborare con Mike Carey? Quanta libertà ti è stata data?
Lavorare con Mike è stato prima di tutto un sogno che s’avverava , poi si è anche dimostrato piacevole e stimolante. La sua sceneggiatura è scorrevole, facile da visualizzare, dal gusto un po’ televisivo e mi lascia piena libertà. Ogni tanto ci scriviamo per scambiarci opinioni o chiarire dei punti, per caratterizzare un personaggio o un ambiente; sono sempre felice di leggere il numero successivo e, proprio perché adoro la storia e i personaggi, ho chiesto a Mike di non spoilerarmi la storia del numero dopo al quale sto lavorando!

Come sei entrata a far parte del progetto?
Sono stata contattata dalla Boom! Studio, da quella che ora è la mia editor, ed ho fatto una pagina di prova, dopo qualche settimana mi ha confermato di esser stata scelta e la tavola di prova è stata inclusa nel primo numero (è la pagina 3).

Una fumettista italiana in America: intervista a Elena Casagrande

Come ha lavorato alle tavole e con quali strumenti?
Io lavoro sia digitalmente che “analogicamente”. Faccio dei layout molto veloci usando photoshop e la Cintiq, poi, quando mi ritengo soddisfatta dell’impostazione dei personaggi, della dinamica della tavola e della narrazione, stampo in ciano e inchiostro. Ultimamente, per velocizzarmi, molte tavole sono direttamente disegnate in fase di china.

Ti sei occupata tu della caratterizzazione grafica dei personaggi. Quanto tempo hai impiegato per sviluppare i personaggi di Suicide Risk? Hai preso in riferimento qualche attore in particolare?
Inizialmente molti personaggi sono apparsi durante la lavorazione dei primi numeri e il loro character design l’ho fatto in corso d’opera (soprattutto dalla seconda run in poi) man mano che apparivano. I characters a cui ho lavorato più a lungo sono stati solo quelli del primo numero, ovvero Leo, Voiceover, Diva, Maybe e Grudge War (Memento Mori aveva già una caratterizzazione). Per i personaggi in generale spesso mi sono ispirata a vari attori (Leo per esempio si rifà all’attore Timothy Olyphant, mentre per Diva avevo in testa Katie Cassidy), per altre comparsate ho usato familiari e amici. A quale personaggio sei più legato? Al protagonista, Leo, senza dubbi. Chiunque egli sia (spoiler!) lo trovo un personaggio ben caratterizzato.

C’è qualche autore di riferimento che hai preso in considerazione per Suicide Risk?
Sì, ho avuto spesso sotto gli occhi i lavori di Tommy Lee Edwards… figuratevi quando ho visto che era il copertinista! Suicide Risk affronta temi abbastanza sfruttati (superpoteri e i problemi derivanti, vendetta, ecc…) ma in maniera per nulla banale. Come ti sei trovata a disegnare una storia tanto particolare? Penso sia stato il mood televisivo che avevo attribuito subito alla sceneggiatura, forse perché ormai siamo circondati di film e telefilm con gente con superpoteri, forse perché io stessa sono una divoratrice di tale genere, ma è stato davvero immediato l’approccio visivo che ho avuto con la storia e nonostante l’argomento di base. E’stata la fiducia nelle capacità di Mike a farmi pensare che sicuramente dietro l’angolo ci sarebbe stato lo spunto originale con cui sarei rimasta inchiodata al racconto, e così è stato. E poi… chi non desidererebbe costruire da zero un mondo con gente con superpoteri?

A che punto sei con i volumi successivi?
Attualmente sono al lavoro sul numero 16.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato durante la fase di realizzazione del volume? E la cosa che ti è più piaciuto disegnare?
Per parlare della parte più difficile dovrei rivelarvi parte della storia. Diciamo che forse si noteranno le tavole che mi hanno preso più tempo! La cosa che mi è piaciuta più disegnare e che mi piace tutt’ora è la rappresentazione dei poteri che ogni personaggio possiede: non ci si annoia mai!

Una fumettista italiana in America: intervista a Elena Casagrande

Quali sono le differenze tra lavorare per IDW, Marvel e ora per Boom Studios?
Bhè, onestamente e personalmente solo una questione di page rate. Per correttezza comunque il mio lavoro è sempre e solo relativo alla Boom! Studios, con la Bao Publishing ho un rapporto di splendida amicizia e ammirazione, ma oltre la Ultravariant realizzata per l’uscita italiana, tutto il resto del lavoro l’hanno fatto e continuano a farlo i ragazzi della redazione.

Fai parte del collettivo tutto al femminile delle Truckers. Come ti trovi a lavorare con delle bravissime colleghe? Quanto ti ha aiutato a livello personale e di progressi personali la condivisione e il confronto con Sara Pichelli, Claudia Balboni, Eleonora Carlini, Arianna Florean, Azzurra Florean e ScarletGothica?
Lavorare con le Truckers è bello, perché nonostante abbiamo impiegato molto tempo a capire certe dinamiche di gruppo, a capire dove potevamo arrivare e come, noto veramente come questa esperienza ci stia facendo crescere sia come gruppo che a livello personale. Dal mio punto di vista il confronto non è che fonte di stimoli e di nuovi traguardi da raggiungere e i costanti aggiornamenti che facciamo sul nostro blog sono un ottimo esercizio. Ognuna di noi lavora parecchio alla propria carriera ma, nonostante la mole di fatica, lavorare insieme al nuovo progetto è qualcosa di così nuovo e diverso che ci permette di mostrare molte altre nostre capacità e, soprattutto, di divertici veramente come vogliamo.

Una fumettista italiana in America: intervista a Elena Casagrande

A cosa stai lavorando di nuovo?
Ad un modo per duplicarmi o moltiplicare il tempo di una giornata! Ahahahah! Mi piacerebbe essere abbastanza cervellotica da trovare una soluzione in tal senso, ma, ma purtroppo non è possibile. Quindi le mie giornate rimangono di 24h lavorative che suddivido tra Suicide Risk, sul nuovo progetto Truckers, sulla collaborazione mensile con Blastoff Comics e su qualche commission. Poi ci sono quelle dedicate alla nuova serie a fumetti di Doctor Who, per la Titan Comics, di cui sono la disegnatrice delle storie del “Decimo Dottore“. Ogni tanto mangio e dormo. Grazie mille per l’intervista Elena e a risentirci presto.

Per saperne di più:
Blog delle Truckers
Scheda di Suicide Risk volume 1

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