NPE CONCORSO INTRODUZIONE
Interviste

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo Manticora

In occasione dell'uscita dell’antologia Le piccole Morti, abbiamo intervistato il collettivo Manticora, realtà autoprodotta bolognese.

Attivo da alcuni anni, il collettivo Manticora è costituito da cinque ragazzi che nel giro di poco tempo hanno già prodotto sette antologie, di cui sei presentate a Lucca Comics&Games e l’ultima all’Arf di quest’anno.

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo Manticora

Flavia Biondi, toscana, una laurea in Belle Arti di Bologna e diverse pubblicazioni fuori dal collettivo: da Renbooks (con Barba di perle, L’orgoglio di Leone e L’importante è finire) a Bao Pubblishing (con La generazione).

Lorenza De Luca, nata in Veneto ma di origini partenopee, laurea in Linguaggi del fumetto all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha collaborato con Tuono Pettinato (ai testi) su una breve storia per l’antologia Bandierine. Tutta una storia di resistenze di Barta Edizioni.

Anna Ferrari, trentina, laureata in Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, collabora con l’editore Renbooks. Ha lavorato nella più grande fumetteria d’Italia e si dedica, tra le altre cose, alla grafica.

Brian Freschi, cesenate, cinefilo, studia teatro all’accademia Off Art e sceneggiatura alla Scuola internazionale di Comics di Firenze, collabora con la rivista L’inquieto ed è l’unico del collettivo a non disegnare.

Ivan Lodi, iscritto al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna partecipa con il gruppo Dummies a diverse attività artistiche, fra cui un grande murales ai Giardini Margherita di Bologna, e da poco si è affacciato al mondo del fumetto.

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo ManticoraLe vostre antologie sono sempre dedicate a un tema molto specifico, spesso di un certo “peso”, come le sindromi psichiatriche. Viene da pensare che un tema così preciso sia frutto di una scelta di marketing finalizzata ad attirare la curiosità dei lettori. Oppure è frutto di casualità? Come nasce la scelta degli argomenti di cui parlate?
Anna Ferrari: La scelta dei temi su cui lavorare è sempre il nodo più difficile da sciogliere, soprattutto in un gruppo eterogeneo come Manticora. In Sindrome, la nostra prima antologia, è stato ancora più complesso in quanto abbiamo dovuto mettere d’accordo otto autori (mentre ora siamo “solo” cinque) dai gusti molto differenti. In quell’occasione ci sono volute parecchie ore di brainstorming prima di giungere al tema delle sindromi psichiatriche, tema che per la sua versatilità dava modo a ognuno di scegliere la sindrome che “sentiva” in maniera maggiore. Più in generale cerchiamo comunque di scegliere degli argomenti che possano risultare curiosi, interessanti, magari poco conosciuti anche da noi stessi in modo da riservarci la possibilità di approfondirli ed esplorarli durante la fase di ideazione dei racconti, per portare al lettore non solo delle storie, ma magari anche degli spunti su cui poter riflettere e indagare.

In diverse opere c’è un certo gusto verso le “favole nere”, è una delle caratteristiche comuni che vi lega come autori?
Lorenza De Luca: Più che una caratteristica comune è una maniera simile di percepire il tema che di volta in volta viene scelto per le antologie. Tra di noi scherziamo chiamandolo “il fascino del gatto morto”, e per quanto ciascuno abbia i propri gusti e le proprie inclinazioni, nessuno ne è immune del tutto!

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo ManticoraCome e quali parametri utilizzate al momento di scegliere formato, tirature e specifiche di stampa?
Flavia Biondi: Fatta eccezione per Spine, che ha un formato orizzontale, per tutti gli altri nostri volumi abbiamo utilizziamo due formati fissi. In origine scelti per un nostro gusto personale e poi mantenuti per non creare troppa confusione di costine una volta riposti in libreria.
Per quanto riguarda le tirature, essendo autofinanziati non possiamo sbilanciarci molto e iniziamo sempre con 200 copie, una cifra abbastanza tipica nell’autoproduzione. Una volta assodato se c’è l’interesse da parte del pubblico ristampiamo (molto felicemente!).

La vostra produzione è piuttosto costante e regolare: da quando siete nati realizzate una nuova antologia all’anno per Lucca (quest’anno avete raddoppiato con l’ARF). Puntate soprattutto a consolidarvi e continuare a cercare lettori o siete alla ricerca di essere “scoperti” da eventuali editori/datori di lavoro?
AF: Puntiamo innanzitutto a migliorarci. Sia singolarmente in vista di una eventuale collaborazione con gli editori, sia come gruppo nel consolidare la nostra piccola realtà autoprodotta. Non sono due aspetti che si escludono a vicenda.

In questo senso un membro del vostro gruppo (Flavia) ha realizzato anche una graphic novel per Bao: cosa comporta per il gruppo? Qual è la vostra immagine del futuro di Manticora nel caso impegni professionali importanti dovessero coinvolgere i suoi membri?
Brian Freschi: Se un membro del collettivo riesce a impegnarsi in un grande progetto si fa movida e si stappa lo spumante buono! Certo, sappiamo che per un po’ il lavoro lo allontanerà da Manticora, Flavia ad esempio per un anno è riuscita solo ad amministrare senza contribuire artisticamente. Ma ce ne preoccupiamo poco perché l’obbiettivo del gruppo è sempre stato quello di creare basi forti per un futuro professionale. Quindi tanto meglio! Comunque, nei prossimi tempi, è molto probabile che la Manticora partirà alla ricerca di nuovi disegnatori e autori completi. L’editoria è sempre dietro l’angolo e non si può restare senza truppa!

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo ManticoraNei vostri albi cercate spesso di inserire materiali aggiuntivi, chiamando a collaborare autori esterni al vostro gruppo. Si tratta di amici o di artisti che scegliete per motivi specifici? Avete sempre risposte positive?
BF: Un po’ tutti e due, ma sempre cercando una qualità che possa essere conforme al volume. Quando vediamo che un particolare tema calza a pennello a un nostro amico autore allora non c’è motivo per non chiedergli una collaborazione. Alla fine è come una bevuta tra compagni! Alcuni volumi si trasformano in un vero punto di ritrovo. In altri casi invece la nostra scelta è data dalla ricerca di un tratto nuovo e interessante, quasi sempre guidati dall’istinto. Spesso abbiamo contattato artisti senza conoscere i loro impegni lavorativi, quindi non tutte le risposte sono state positive. Ma l’interesse non è mai mancato e chissà che non ci si incontri nel prossimo progetto!

Più in generale, quali sono le caratteristiche (sia quelle percepibili esternamente che quelle “nascoste”) che vi accomunano come autori nel progetto collettivo?
Ivan Lodi: Penso che quel che ci accomuna esternamente sia la passione per le storie torbide, oscure, che come i nostri albi dimostrano continuiamo a privilegiare; se vogliamo andare più a fondo, direi che siamo uniti dal piacere per una narrazione chiara e lineare.

Bologna è una città che ha favorito il vostro incontro e la decisione di far nascere Manticora? Come vivete il movimento culturale della città?
IL: Senza Bologna, Manticora non sarebbe mai nata. Ci siamo conosciuti in Accademia, e alla fine degli studi abbiamo appunto fondato l’autoproduzione. Inizialmente ci siamo orientati verso eventi esterni a Bologna, poi col tempo abbiamo allacciato rapporti con gli altri gruppi del luogo.

Che futuro vedete per il movimento dell’autoproduzione in Italia?
LDL: Indubbiamente in crescita. Già rispetto a quando abbiamo cominciato noi sono nati tanti nuovi collettivi un po’ in tutta Italia, ciascuno con le sue peculiarità, che grazie a Internet e i social si sono fatti conoscere. Anche i lettori sono più attenti e interessati, in quattro anni di Self Area a Lucca Comics & Games abbiamo notato sempre più affluenza e curiosità, anche da parte di chi non è un lettore abituale di fumetti indipendenti.

Di Sindromi e Piccole Morti: intervista al collettivo ManticoraConoscete dei collettivi che operano fuori dai nostri confini nazionali? Notate differenze fra il loro modus operandi, e l’accoglienza di pubblico e critica, e quello degli italiani? LDL: Non conosciamo personalmente molti collettivi che lavorano con l’estero, ma sicuramente delle differenze ci sono.
Ad esempio, i ragazzi di Lök (altro collettivo di autoproduzione bolognese) ospitano spesso autori stranieri sulle loro pagine, attraverso delle call lanciate in rete a cui partecipano persone da tutto il mondo. Senza dubbio è un confronto stimolante, sia dal punto di vista artistico che organizzativo, dato che aprendosi a un pubblico internazionale è necessario mettere in conto di partecipare a qualche festival o convention fuori dai confini nazionali, con lettori diversi e gusti diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia.
È un arricchimento non da poco, e prima o poi sarebbe bello poter fare un’esperienza del genere anche con Manticora.

Qual è, secondo voi, un buon motivo per cui un fumettista dovrebbe preferire l’autoproduzione, e uno per cui sarebbe meglio farsi pubblicare da un editore?
FB: Consigliamo l’autoproduzione perché è la palestra migliore per comprendere e sperimentare, in piccola scala, ogni passaggio della produzione e della vendita di un fumetto. A suo modo aiuta ad avere un approccio più realistico e pratico nei riguardi dell’editoria.
Un motivo per cui invece consigliamo un editore, un editore serio, è la possibilità di avere una revisione professionale sul proprio lavoro e una maggiore possibilità di pubblico e distribuzione.

Ringraziamo il collettivo Manticora per averci concesso quest’intervista.

Intervista realizzata via mail il 21 giugno 2016.

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio