Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a Firenze

Da febbraio 2018, Alessio d’Uva è direttore della nuova sede fiorentina della Scuola Internazionale di Comics: lo abbiamo intervistato per capire quale sia la sua visione del proprio ruolo e di quello della scuola.

Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a FirenzeOltre che scrittore, editore e imprenditore nel mondo del fumetto con la casa editrice , Alessio d’Uva è molto attivo nell’educazione e formazione. Già docente della Scuola di Fumetto di Firenze e sempre disposto a partecipare a iniziative di divulgazione sul fumetto, da febbraio è direttore della nuova sede fiorentina della . Proprio per sapere come intende affrontare questa nuova sfida, lo abbiamo intervistato.

Salve Alessio D’Uva e ben ritrovato su LoSpazioBianco.
Potrebbe innanzitutto raccontarci come è nata l’occasione di assumere la direzione della sede fiorentina della Scuola Internazionale di Comics e che cosa l’ha spinta ad accettarla?
Salve! Direi che è stata per me una cosa improvvisa e inaspettata. Per questioni e meccanismi che non conosco, da fine novembre 2017, la vecchia sede fiorentina non era più parte dello storico circuito del franchising della Scuola Internazionale di Comics. A quel punto, tutto avrei pensato tranne che mi contattassero per diventare direttore della nuova sede che un gruppo di soci stava pensando di riaprire a Firenze. Quando ho ricevuto la telefonata in cui mi chiedevano se fossi interessato, ho provato una serie di sentimenti contrastanti.
Dopo dieci anni passati come docente, abbandonare amici e colleghi non è stato semplice, visto lo speciale rapporto di amicizia che mi lega a molti di loro, ma l’occasione di crescita professionale e il poter sviluppare un progetto un po’ più mio mi ha portato ad accettare.
Adesso mi trovo su questa nuova strada, ricca d‘incognite e di piccoli ostacoli giornalieri che cerco di affrontare col solito sorriso che ho sempre avuto all’ingresso della mia aula di insegnamento.

Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a FirenzeQuale è la sua visione sui compiti e sul ruolo della Scuola di Comics? Che cosa offre e che cosa richiede agli studenti?
Ho sempre considerato la Scuola di Comics una scuola professionale, atta a formare figure capaci di esordire nel mondo del fumetto, dell’illustrazione e dell’animazione. Per far questo dobbiamo chiarire bene agli studenti che le sei ore settimanali che passano nella nostra scuola sono solo una piccola punta di un iceberg. Conosco una gran quantità di autori che potrebbero confermare che quelle sei ore, spalmate in una settimana, in realtà corrispondono a mezza giornata di lavoro di chi in questo settore ci lavora assiduamente. Gli studenti, ma anche i docenti, devono capire che durante le lezioni è necessaria una concentrazione forte e che non terminano il loro studio al suono della campanella. Preferisco che considerino quelle sei ore teoria e che sviluppino la pratica nei loro studi, nelle loro camere, il resto della settimana. Poi, chiaramente, i docenti faranno dimostrazioni pratiche anche in classe. Ma non deve finire lì, per lo studente. Solo una forte applicazione, in questo mestiere, porta a risultati.

Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a FirenzeLa sua direzione porterà qualche novità rispetto al passato e, se sì, quali e perché?
L’idea è quella di creare appunto qualcosa di diverso. La Scuola Internazionale di Comics è un’istituzione nel settore, e voglio cercare di dare una mia impronta alla sede fiorentina. Il primo dei tre anni di corso di fumetto, ad esempio, subirà poche variazioni. Molto più diversi saranno gli anni successivi. Il compito del corpo docente sarà quello di formare degli storyteller e per questo motivo sarà dato molto spazio alle tecniche narrative, allo sfruttamento della regia, al ritmo e all’armonia di un racconto. Dobbiamo altresì far capire l’importanza della conoscenza del linguaggio. Per questo saranno organizzate delle apposite sessioni di studio, ci saranno uscite in tipografie, librerie, case editrici, oltre ai classici incontri con autori. Questo medium, come in realtà tutte le arti, è equilibrio, ritmo e armonia. L’equilibrio, nel fumetto, tra la parola e l’immagine, è la cosa che ti permette di dividere un prodotto tra un lavoro ben riuscito e un esercizio di stile (ad esempio).

La Scuola di Comics ha una decina di sedi in Italia: esiste una coordinazione fra i programmi e iniziative? E quali sono invece i gradi e gli ambiti di autonomia di ciascuna sede?
Sì, la Scuola ha un bel po’ di sedi. E ne stanno per nascere altre. Uno dei punti di forza è la condivisione di un programma, che è (in grandi linee) molto simile nelle varie realtà. Anche riguardo le iniziative, si cercano di fare le cose di concerto. Ho sempre pensato che l’unità possa permettere la crescita, e non intendo solo unità tra i vari licenziatari. Se si riesce a fare rete, si danno anche maggiori opportunità a tutti coloro che si diplomano alla Scuola.
Poi, naturalmente, ogni realtà ha le sue peculiarità, dovute al territorio, alle esperienze di chi le dirige e anche agli insegnanti che la fanno vivere.

Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a Firenze
I corsi di disegno proposti della Scuola Internazionale di Comics.

Il nome della Scuola richiama i comics, il fumetto, ma il sottotitolo è “Accademia delle Arti Figurative e Digitali“. Come conferma l’elenco dei corsi, abbiamo una pluralità di ambiti professionali. Quali sono, quindi, le opportunità di lavoro per un diplomato di una scuola di Comics? E perché e in che cosa “comics” è più efficace di “Arti Figurative e Digitali” nel definire la Scuola?
Credo che l’efficacia di “comics” sia più una questione storica. Ultimamente si è vissuto comunque un incremento di tutte le altre Arti, con quelle digitali che si stanno avvicinando notevolmente ai numeri dei corsi di fumetto e illustrazione.
Come detto, quello che con ancor più forza vogliamo fare è creare degli storyteller, capaci di muoversi in più ambiti. Perché ognuno dei nostri corsi spinge in quella direzione. Dall’animazione al graphic design, dal fumetto al videogioco, la comunicazione visiva è fondamentale.

Il mercato fumettistico italiano è fra i primi al mondo per fatturato, ma consente a pochi di vivere solo di fumetto; ugualmente in Francia, visto che dall’ultima Angoulême è arrivato un cahier de doléances in materia. Perché per un autore è così difficile vivere di fumetto? Dove si disperde quella ricchezza?
Qui sta il punto fondamentale. Nella volontà di non fermarsi al fumetto, che comunque vive un buon momento nel nostro Paese. Come dicevo sopra, si vogliono ampliare le possibilità di impiego per i nostri iscritti. Permettere quindi a chi conosce il medium fumetto, di sfruttare le proprie conoscenze in ambiti vicini. Sono davvero pochi gli editori nostrani che ti permettono di viverci col fumetto. La questione è ampia e meriterebbe un discorso a parte. Posso dire, per esperienza personale, che dipende anche dalle capacità professionali di un editore, dalla sua volontà di promuovere al meglio il proprio lavoro e dal sapersi muovere in un mercato non semplice.
Di contro abbiamo una continua diminuzione di lettori, mentre quelli storici difficilmente si allontanano dal prodotto che ormai conoscono a menadito.

Intervista ad Alessio d’Uva, direttore della Scuola di Comics a Firenze

Infine, come concilierà la sua attività di editore con quella di direttore della Scuola? Come dividerà il suo tempo e come strutturerà la gestione di Kleiner Flug?
Qui è già in atto il cambiamento. Da qualche giorno ho abbandonato il ruolo di direttore editoriale della casa editrice passandolo a Filippo Rossi, dato che mi sarebbe stato impossibile seguire entrambi i progetti.
Filippo collabora con me al progetto editoriale fin dal giorno della creazione di Kleiner Flug e devo dire che ha sempre creduto in quella folle linea editoriale che le abbiamo dato.
Folle perché, mi si permetta, non vuol essere ruffiana nei confronti del lettore. Questo però non va confuso con una forma di snobismo, ma semplicemente con un’idea chiara anche se assolutamente non commerciale.
Siamo arrivati insieme al quinto anno di vita di questa “creatura” e, seppur dalle retroguardie e con poco tempo disponibile, resterò come consigliere del nuovo direttore editoriale. Facendo quello che prima faceva lui nei miei confronti.

Grazie ad Alessio d’Uva per la disponibilità e un in bocca al lupo per questa nuova avventura.

Intervista realizzata via mail nel mese di marzo 2018

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